lug 24

Tamargua Fuerteventura, la nostra nuova casa
Giovedì 22 Luglio 2010, 16:30 dal treno Bologna-Prato
Otto anni dopo, di nuovo verso le Canarie.
Stavolta senza furgone, ma in Ryanair, senza Paolo e Mario e relativo passaggio in Marocco, ma con Lek e scatole di riso thai, riso da risotto (recente scoperta dopo anni di ostruzionismo al riso non ortodosso) e valigia rigida di ultima generazione.
Se qualcuno mi vedesse adesso non crederebbe io sia mai stato un backpacker, anzi un self proclaimed Guru dei backpacker primi anni 00.
Non é rimasto nulla di quelle vecchie glorie se non i pantaloncini da bagno che mi ostino a portare al posto dei jeans, giusto per dire “meglio comodi che eleganti”.
Un pò come fanno i rasta ormai assimilati.
Solo capelli e chiacchiere. Continua a leggere »
dic 22
Mosca, un caffè dalle parti della Piazza Rossa, un pomeriggio troppo freddo per fare il turista
Non sarebbe giusto aver passato quasi un mese in Siberia e non parlarvi del freddo, tanto più che in questi giorni arrivano notizie di un’Italia nella “morsa del gelo”, con “temperature polari” attorno ai -5 C.
Ve lo do io il freddo…
Cominciamo con la triste storia della vacca argentina.
LA TRISTE STORIA DELLA VACCA ARGENTINA
C’era una volta una vacca di nome Giulia che viveva nel nord est industriale della Pampa e aveva speranze di un futuro glorioso.
Le avevano detto che sarebbe potuta diventare una vacca da latte per il parmigiano argentino, che sarebbe andato in produzione entro il 2008 e avrebbe fatto concorrenza a quello italiano, un pò come era già successo con i vini.
E quindi lei mangiava l’erba migliore per avere il latte migliore, e in effetti il latte non era male tanto che erano già stati in visita alcuni buyers della Parmalat, anche se per il momento non se n’era fatto nulla.
Ma il suo impegno ebbe un effetto collaterale insperato e fatale: la sua pelle era bella, elastica e dello spessore giusto per farci una giacca.
Finì quindi scannata e trasformata in giubbotto da vendere in un negozio di pregio in qualche boulevard di Buenos Aires.
Poi, un paio di anni fa, un turista italiano passò per il negozio del boulevard di pregio, guardò la vetrina e si disse “ma si, dai, per una volta non facciamo i barboni (e qui costa la metà che in Italia)”.
Entrò nel negozio El Boyero e disse :
- “Ciao, mi serve una giacca di pelle vera per affrontare gli inverni polacchi, cechi e a volte perfino quelli lettoni. Non bado a spese. Avete qualcosa in promozione?” Continua a leggere »
dic 13
Chi di voi è stato a Praga, Cracovia o simili nel 1989 e 1990 mi capirà quando dico che questa é terra di frontiera.
O, ancora meglio, città minori come Wroclaw, Poznan o Brno, luoghi dove essere straniero era di per sé interessante e coinvolgente.
Qui a Novosibirsk la sensazione da Far West me l’hanno data le guardarobiere, quelle signore che ti aspettano all’entrata anche dei locali più infimi e che ti custodiscono amorevolmente la giacca di pelle di vacca presa in Argentina.
Per esempio, una delle prime sere io e PaoloAttachment (un amico che dal 1989, appunto, vive di luce riflessa le proprie ferie e mi segue nei miei spostamenti, ultimamente spacciandosi addirittura per collaboratore), siamo finiti in un ristorante italiano per bere una birra e fare i cool, e ci siamo trovati a fare i due gay sulle poltrone di pelle, circondati da coppiette innamorate (perché a volte una guida locale servirebbe davvero). Continua a leggere »