Venerdi 4 Febbraio
E il domani e’ arrivato dopo una notte passata ad ascoltare una coppia di francesi chiacchierare tre stanze in la. Le loro voci non e’ che penetrassero i muri. Semplicemente la parte sopra la porta e’ una grata e si sente tutto cio’ che succede in zona.
Sono sceso e ho preso un motorino a noleggio. Avevo optato per quello a tre euro al giorno ma poi ho deciso di scialacquare e ho preso uno nuovo con marce automatiche a quattro euro. Dopotutto mi dovevo fare almeno 300 km ed era meglio partire bene.
Così parto e 25km dopo mi si buca una gomma. Provvidenzialmente ci sono due tipi sotto un albero, mi trascino verso loro e chiedo se c’e’ un meccanico in zona. Per fortuna si, torna indietro di 500 me e lo trovi sulla sinistra.
Così torno indietro di 500 metri e lo trovo sulla sinistra. Sta riparando una gomma. Poi ripara la mia e mi mostra il chiodo di 8 cm che si e’ infilzato nel copertone. Ripara, due euro e riparto.
Detto tra noi questa e’ un’altra ennesima prova che Dio non esiste, o almeno che si e’ dimenticato di me. Cioe’, anche nelle rare occasioni in cui faccio del bene mi punisci e mi ostacoli? “e’ una prova del Signore” direte voi. E non le puo’ fare ai cattivi le prove? Io sono un buono.
Per strada trovo il Muro della Memoria in costruzione. Si tratta di un muro bianco con una candela e una bandiera per ogni nazione che ha avuto vittime a causa dello tsunami. E’ anche il sito dove sono parcheggiati i corpi refrigerati in attesa di identificazione. Mentre un camion frigorifero fa manovre faccio una foto alla bandiera italiana. C’e’ qualche svedese che gironzola. Facce tristi in giro.
Riparto sotto il sole e ringrazio l’inventore del pareo/sarong per il quale scopro sempre nuove funzioni: sciarpa anti scottature da sole e (al ritorno) maschera anti-insetti (quelli che si spiaccicano sul tuo viso al tramonto mentre corri).
Arrivo in zona, Kao Lak verso mezzogiorno. Mi fermo al ristorante dove l’altra volta una ragazza parlava inglese e mi mangio dei noodle fritti uovo e verdure. Appare la ragazza e le chiedo se qualcuno mi puo’ dare una mano a tradurre nei campi, pago 500 bath (10 euro).
-”Ok, ci penso io”
Dopo un po’ torna con un ragazzo, Jate. Due parole, parla bene, lavorava per un’agenzia di immersioni, e adesso ha “una lunga vacanza”. Tutto e’ chiuso.
Ok, partiamo.
Gli dico che voglio andare al campo dell’altra volta. Mi dice che gli stranieri vanno tutti li, e’ il piu’ grande, ma ce ne sono altri quattro piu’ piccoli dove non va ormai quasi piu’ nessuno.
Ok, andiamo a vedere un po’.
Il primo mi ricorda Taize’ con le baracche e una piazza polverosa sotto il sole.
Faccio un briefing a Jate, di che sto portando soldi di amici dall’Italia. Ok.
ci infiltriamo nelle baracche, su ognuna c’e’ scritto quante persone ci vivono e l’eta’ di ognuno.
Nello zaino ho gia’ pronte delle buste marroni con i soldi, 4000 o 5000 bath (80 o 100 Euro), sopra c’e’ scritto il nome di chi ha donato, l’email e il mio sito.
La frase in inglese e’:”questi 4000 bath sono per te da parte di Francesco Zunotti di Milano, franc@tin.it, organizzato da Tripluca.com” (nome e email in questo esempio sono inventati).
Arriviamo ad una baracca dove c’e’ una ragazza con due bambini. Jate le dice qualcosa in thailandese, entriamo. Il bambino e’ piccolissimo. poco piu’ di un mese. Nato dopo lo Tsunami? Si, il giorno dopo. Come si chiama? Klar, vuol dire “onda”. Pazzesco, una storia per la CNN. Le lasciamo una busta, facciamo due foto e scriviamo giu’ i nomi, eta’ e indirizzo.
Non so bene come la prendano questa storia delle foto e indirizzo. Io lo voglio fare per creare un contatto, per quanto difficile. Jate dice che non c’e’ problema.
La giornata e’ lunga e piena di storie come questa, alcune anche peggio, le troverete nella sezione apposita.
Qui mi resta da dire che sono stupito del fatto che nonostante sia chiaro che i “farang” (stranieri) vengono a portare soldi, nessuno ti approccia e nessuno chiede niente. Magari dentro di loro sperano che ti fermi da loro, ma neanche uno sguardo supplichevole, niente. Anzi, spesso Jate chiede a delle persone fuori dalle baracche a chi possiamo donare e ci portano da un famiglia dove sanno che ce n’e’ piu’ bisogno. Solo in un caso un ragazzo con la maglietta della Nazionale Italiana con una bambina in braccio, ci ha seguiti discretamente e ha buttato due parole dicendo “anche la mia bambina ha perso la mamma”.
Ho chiesto a Jate chi e’. Dice che lo conosce, ha ancora la casa e se dice che ha perso la moglie e’ vero. Decido comunque di non dargli niente per non premiare questo tipo di comportamento. E’ una decisione difficile ma non voglio penalizzare appunto le persone che non chiedono. Spero che chi mi ha affidato i soldi sia d’accordo con me.
Comunque dicevo questo per far capire che si comportano straordinariamente bene viste le circostanze.
Alla fine di tutta la giornata, dopo aver visitato un pescatore che ha perso la moglie e i mezzi di sussistenza, lascio Jate e gli do’ 1000 bath, e’ stato eccezionale. Dice che non ha 500 da darmi di resto, lascia stare, grazie di tutto.
Parte e se ne va. Resto un po’ li e vedo dall’altra parte della strada dei ragazzi che giocano a pallavolo con un pallone. Ottima luce, faccio una foto. Nella casa accanto dei ragazzini sfrondano un albero e cadono dei frutti. Altra foto. Mi vedono.
Attraverso la strada per andare verso Phuket, mi chiamano e mi offrono dei frutti. Mai visti, sembrano albicocche ma con un sapore diverso. Mentre mangio si fanno delle belle risate. Risate che solo chi non ha contatti con stranieri si puo’ fare.
Il solo fatto che dalla mia bocca escano parole sconosciute fa saltare i bambini dalle risa. Ok, vado, verso il tramonto come sempre. Verso nuove avventure, non perdete la prossima puntata a sole 1500 lire, 25 pagine a colori.
Il rapporto dettagliato sugli aiuti per le vittime dello Tsunami














