Giro del Mondo

Tsunami, la dura vita del portatore di aiuti

Una famiglia di sfollati dallo Tsunami13 Gennaio 2005, Karong Beach, Phuket, Thailandia

Non credo sia stata ingenuita’, probabilmente ero concentrato su di una cosa e non ho avuto il tempo di pensare alla cosa seguente, per cui il mio formidabile cervello ha sistemato i tasselli per default e ha creato un’immagine idilliaca di San Luca Da Martellago che distribuisce soldi (la seconda cosa di cui sopra) a destra e sinistra a gente mezza annegata appena uscita dall’onda e che non ha niente, neanche acqua da bere. Il tutto sotto un cielo con poche nuvole attraverso il quale passano alcuni raggi di sole ad illuminare a scena, e me in particolare senza nemmeno piu’ la pancetta in posa statuaria.
E invece arrivo a Phuket con il portafoglio pieno di 30.000 bath (600 euro, gli altri li ritiro man mano che non mica l’American Express oro), scendo al mio hotel solito (in spiaggia fisso fisso) senza nemmeno il coraggio di chiedergli dell’onda (paura che si offendano), mi piazzo in camera (ho viaggiato la notte), guardo le pareti per vedere se l’acqua e’ arrivata (sembra di no), mi faccio la doccia e continuo a dilungarmi per evitare la madre di tutte le domande che ormai da un pezzo mi aspetta dietro l’angolo per rivelarsi in tutto il suo splendore, denudandosi in un:
- “E ADESSO?”
come, e adesso? Cioe’ io qui ho i soldi e vengo in pace ad aiutare i bisognosi..dove sono? Perche’ non si sono messi in fila dietro alla mia porta? Dove li trovo?
Gia’ perche’ finora (dalla stazione dei bus all’hotel) ho visto una spiaggia devastata ma vuota e altre spiagge rovinate con negozi distrutti ma turisti che girano e dove tutto sembra quasi normale. E questo cielo blu con quel sole giallo e la spiaggia di sabbia fina col mare, il mare, calmo e rilassante.
Dove sono le vittime? Luca (quando parlo con me stesso non mi chiamo Tripluca, penso offline), le vittime mica stanno in spiaggia ad aspettare te, saranno da qualche parte, sono passati quasi venti giorni.
Ok, allora le devo trovare…dove?
Avevo letto sul giornale dei pescatori di Rawai beach che sono rimasti senza barche e come se non bastasse nessun vuole pesce della zona per paura che abbia mangiato cadaveri umani (di solito mangia cadaveri di pesci e non fa schifo a nessuno).
Allora prendo il mio fido motorino e vado a Rawai dove in effetti vedo delle barche distrutte, alcune affondate alcune galleggianti, alcuni pescatori che lavorano alle barche. Una scena abbastanza conforme al canone morale del dopo-catastrofe.

I donati e il donatore con Padre Carlo L’idea e’ buona: vado da un pescatore che sta riparando la barca e gli do’ dei soldi.
ma quando sogni, tutto e’ facile. Io gli dico due parole, lui smette di lavorare e mi racconta la sua esperienza, dopo un po’ quando siamo ormai amici, gli tiro fuori i soldi per comprarsi la barca e lui e’ felicissimo, mi porta dalla sua famiglia, ha due bambini affamati che vogliono il pesce di papa’, si festeggia, compra la barca e la chiama tripluca.it, poi gli dico no e’ .com, ok e cancella e mette .com.
Nei sogni. Poi in realta’:
- come gli parlo? mi tocca cercare un traduttore e pagarlo e magari fa il furbo e mi porta dallo zio ricco che fa una messa in scena da povero pescatore e intasca il gruzzolo.
- il tipo che approccio non e’ un pescatore ma un cugino che sta a 10km nell’interno e sta dando una mano. Fa il furbo e intasca il gruzzolo. E magari vicino c’e’ un pescatore che ha perso tutto.
- il tipo che approccio ha perso la barca ma le altre nove che ha sono a posto in garage vicino alla Mercedes color seppia.
Tutto cio’ per dire che le cose vanno fatte bene e per farle bene ci vuole la conoscenza locale, che io non ho.
Per il momento quindi accantono il progetto “pescatore beificato” e decido di valutare anche altre possibilita’ prima di elargire.
Nel pomeriggio mi trovo con un’amica di Phuket che lavora troppo ed e’ informata tramite i telegiornali. Una sola parola, un solo messaggio: ci pensa il governo. Popolo non ti preoccupare, ci pensa il governo. taci e continua a subire (traduzione mia).
Strano, penso, con tutti i problemi che ci sono da queste parti, il governo si prende carico per bene anche di questo?
Inoltre la mi amica mi dice che il vero disastro e’ stato a Kao Lak, a nord di Phuket.

Altra risorsa: chiamo la Croce Rossa ed altre associazioni perche’ mi indichino persone bisognose, ma non e’ il loro lavoro, non mi sanno rispondere.
Risorsa seguente: lascio messaggi in giro nei forum chiedendo consigli. Poi mentre mangio mi arriva un sms: ciao sono eddy, se passi da queste parti vieni a trovarmi’.
E’ il proprietario di sawadee.it, sito sulla Thailandia in italiano, e sta a 15 minuti da me. Salgo sul motorino e lo vado a trovare a Patong.
E’ lo shock finale. Patong e’ tipo PatPong, la Thailandia degli stereotipi, decine di baretti pieni di ragazze succinte, musica ad alto volume, farang (stranieri) pancioni e maturi con ragazzine forse maggiorenni, piu’ qualche travestito per completare il quadretto didattico. The show must go on.
Ho un attimo di rigetto, ma poi mi dico, meglio Così, almeno non si e’ fermato tutto.,
Eddy mi da’ un sacco di informazioni utili. Dice che chi aveva attivita’ in spiaggia aveva anche soldi messi via, chi e’ rimasto a piedi sono i dipendenti senza lavoro, ma quelli dove li trovi?
Dice che Phuket e’ turistica e appena tornano i turisti tornano anche i soldi.
Insomma mi ritrovo a sperare che le cose stessero peggio.
Il rapporto dettagliato sugli aiuti per le vittime dello Tsunami

L’ospedale delle erbe a Shanghai

Trasporto di pomodori a Shanghai Shanghai, 5 gennaio 2005
Rileggo e i 40.000 sono 150.000, destinati ad aumentare. Sono passati otto giorni. Ma che differenza c’e’ da 40.000 a 150.000? E se diventano 200.000? Non e’ facile legare un’emozione a un numero. Mentre se vediamo due sorelline orfane ci viene anche da piangere. Siamo fatti così, limitati nel comprendere i grandi numeri, ma sensibili al caso particolare.
E capisco che la mia scelta e’ giusta e puo’ funzionare. Mi avete mandato 10, 20, 50 euro, e io vi mandero’ delle foto e delle storie. Saprete che quei 20 euro sono diventati 1000 bath con i quali adesso la signora “Khan” sta comprando dei vestiti nuovi. Delle storie, si, dovro’ parlare e farmi raccontare, fare un po’ da giornalista. Vedremo, e’ una cosa nuova per me. Intanto grazie della fiducia, spero ben riposta.

Nel frattempo vanno avanti anche le nostre storie personali, e per me’ domani significa fine della Cina. Cinque settimane di corsi intensivi di cinese la mattina e business il pomeriggio. Ho imparato la lingua? Scherzi? In cinque settimane? Comunque son contento perche’ ho scoperto che in sei mesi fatti bene si puo’ fare (solo orale pero’), e io che credevo ci volessero anni.
Ancora una volta quando quasi quasi le mie chiappe si erano abituate alla consistenza e temperatura della tazza del cesso locale, le riporto in viaggio con me verso vecchi orizzonti. Vecchi perche’ ormai a Bangkok sono di casa.
Nuovi pero’, perche’ di fare del bene non mi era mai passato per la testa. Ma stavolta, ripeto, e’ troppo grossa per stare a guardare. In un mondo dove anche Bush e’ diventato buono…

Oggi sono andato all’ospedale perche’ mi e’ spuntato un altro bubbone, stavolta sulla schiena. Non mi ricordo se e quando l’ho scritto ma e’ da Aprile in Peru’ che regolarmente mi si gonfia un brufolo sulla pelle, che cresce cresce, si riempie di pus, e fa un male boia, poi scoppia e sparisce. Ogni volta in posti diversi e ogni volta spero sia l’ultimo.
Io credo sia dovuto alla carne e all’alcol. Cioe’, non mangio carne da 15 anni, ma due anni fa ho ripreso e ho avuto questi problemi. Poi ho smesso, ma ogni tanto mi capita un pezzettino in una zuppa o da qualche parte. E regolarmente mi spunta il bubbone. Inoltre se bevo alcool mi si indebolisce il sistema immunitario. In quest settimane ho bevuto qualche birra e una settimana fa ho anche mangiato un po’ di carne, ma poca eh? E bummm ecco il bubbone.
Allora stamattina ho chiesto a Jack di portarmi da un dottore cinese tradizionale, uno di quelli sommersi di erbe e inguenti imperiali con tanto di bilancia in rame.
Lui mi dice “ti porto all’ospedale, dove hanno medicina tradizionale”. Ok.
Entriamo all’ospedale e pago 8 rmb (0,8 euro) alla cassa digitale dove una voce ripete persino il prezzo in cinese.
Poi andiamo su dalla dottoressa e c’e’ una fila di vecchietti ovviamente cinesi che aspetta su delle sedie. Siamo praticamente in corridoio. La dottoressa e’ seduta alla sua scrivania e parla con una paziente.
Tutti mi guardano e una vecchietta si mette a ridere e dice “uno straniero che si cura con la medicina cinese, hi hi hi!!”.
Ok, penso io, che c’e’ di strano?
Quando arriva il mio turno Jack spiega alla dottoressa il problema e lei mi porta dietro a un separe’, alla fine del corridoio.
Alzo la maglietta/maglia/maglione e la doc si mette a tastare attorno alla zona incriminata. Dice che e’ meglio che mi curi con la medicina occidentale che con la tradizionale ci vuole troppo tempo. Ma voglio fare la cavia di me’ stesso e insisto.
Allora mi da’ la ricetta e la portiamo giu’. Sono 8 euro, tornate tra un’ora, ci dice il tipo dell’erboristeria. Nel frattempo andiamo da un altro dottore che con 4 euro mi scarica il pus. Mentre aspetto noto che lo studio non e’ il massimo dell’igiene, ma sono tutti standard relativi. Il dottore se ne va fuori dalla porta a fumare una sigaretta e mi godo l’aroma del tabacco.
Poi torna e fa il suo lavoro, senza guanti, poi con le dita un po’ insanguinate mi mette il cerotto. Noto con disgusto che tocca anche altri cerotti destinati a futuri pazienti. Solo alla fine di tutto, dopo aver toccato penne, quaderni e flaconi, si lava le mani. Insomma un macellaio. Ma i germi in Cina non fanno male, nel caso non lo sapeste.

Andiamo a prendere le erbacce e mi presentano un sacchetto della spesa con almeno tre litri di estratto di qualcosa da bere riscaldato al microonde due volte al giorno. Ottimo, intanto vediamo se non mi arrestano a Bangkok per importazione di erbe medicinali illegali.

Ultime ore a Shanghai, ho ancora del lavoro da fare. Alla prossima

Lo Tsunami

The’ verde e nero in fiore Shanghai, 28 Dicembre 2004
Pensavo di fare un report sulle settimane passate ed ecco che arriva un Tsunami a sconvolgere mezza Asia. Che dire? Ricordo ancora Domenica quando la CNN diceva che c’erano gia’ 9 morti confermati in Aceh. Nove. Poi piano piano sempre piu’. Poi di colpo la Thailandia, sembra ci siano quasi cento morti. A Phuket dove sono stato in Ottobre. Poi a Phi Phi, dove sono anche stato e dove ho pure spedito degli amici in Novembre. Ora sono gia’ sui mille e passa.
Come scrivevo a un amico, viaggiando tanto si amano tanti posti e tante persone, per cui qualsiasi cosa succeda nel mondo qualcuno che conosco e’ toccato, direttamente o indirettamente.
Non vi dico il colpo quando ho letto che le isole Gili erano state spazzate via. Falso allarme per fortuna.
Vedo le immagini di Phuket e Phi Phi e ricordo chiaramente cosa stavo facendo li poche settimane fa.
E come nel dopo bomba di Bali, mi vengono in mente persone e situazioni..e quelle persone forse sono sparite. E’ come se un po’ d’onda sia venuta a risucchiare qualcosa anche in me, niente di fisico, ma quella persona in quella situazione vissuta tempo fa, forse e’ sparita.
Siamo gia’ a 40.000.
Torno a Bangkok il 6 gennaio, vediamo se posso fare qualcosa. So gia’ che cercano traduttori, ma forse solo per i primi giorni. Donare sangue. Vedremo.
Mi viene in mente di far spedire vestiti a un indirizzo di Bangkok, poi ci penso io a portarli. O a farmi mandare soldi, ma poi sapete cosa vanno a pensare. Allora lascio stare, tanto qui da Shanghai…
Ma poi penso che chissa’ quanta gente preferirebbe dare qualcosa non a un’organizzazione senza sapere bene dove vanno i soldi, ma a una persona che poi ti dice anche a chi li ha dati. Potrei fare qualcosa, da Bangkok potrei fare qualcosa. E in fondo chi se ne frega se poi qualcuno pensa male. Anche se 100 diranno “Quel coglione di Tripluca (citazione Bali 2002) fa i soldi con la scusa dello Tsunami” magari uno da’ 10 euro, e io i 10 euro li porto a una persona e poi te lo faccio sapere chi e’ questa persona. Una donazione da persona a persona. Sulla mia reputazione posso sorvolare, tanto chi vuol pensar male non lo puoi fermare. E mentre scrivo e rileggo penso sia una buona idea.
Potreste pagare con carta di credito su Paypal, o spedire qualcosa nel mio conto in banca, o un vaglia dai miei o da un amico.
Che ne dite? Fatemi sapere che organizziamo qualcosa ragazzi. Io sono qui e sento il dovere di fare qualcosa, velocemente.