Questo é un capitolo del libro che sto scrivendo online: TripLife 1.0 Manuale per Vivere e Lavorare Viaggiando.
Qui c’é la presentazione.
Mandami commenti, critiche e suggerimenti, mi aiuterai a scriverlo nel miglior modo possibile.
Questo capitolo si chiama:
Il muro psicologico
Questo non é un vero e proprio capitolo, ma una specie di intermezzo per sottolineare un concetto fondamentale: il più gran nemico del tuo progetto sei tu.
Vivere viaggiando, non é tecnicamente difficile.
Si tratta semplicemente di raccogliere più soldi di quanti ne escono.
Guadagnare qualcosa, e farlo durare al massimo.
Se ti va male lavi cessi e mangi riso fritto per mesi dormendo in tuguri.
Se ti va bene fai cose più interessanti e hai più comodità.
Se il tuo sogno é vivere viaggiando, lo puoi tranquillamente realizzare, non servono libri come questo, che infatti é completamente inutile per alcune persone.
Il problema é quando cominci a porre dei paletti a quanto ti vuoi “abbassare”. Se poni degli standard minimi troppo alti di pulizia, qualità del cibo, comodità e lavori, rischi di chiudere quella finestra, ora aperta, che ti permette di fare un salto nella Terra Degli Uomini Liberi (Che a Volte Lavano Cessi).
Non sto dicendo che devi partire e fare una vita scomoda. I paletti li decidi tu e vanno benissimo.
Ma non andare in giro a dire che “vivere viaggiando é difficile”, quando la verità é che “non mi sono voluto adattare, ho una mia dignità”.
Un altro grosso problema sono le tue paure. Se non parti per colpa loro sei in buona compagnia.
90 persone su 100 sono rimaste nel limbo dei “Quasi Partivo Mannaggia!”.
Esistono dei club dove si ritrovano ogni martedì sera a leggere libri di viaggio.
Tra te e uno o più anni di aria incredibilmente fresca ci sono poche migliaia di euro, il coraggio di fare un piccolo salto e la capacità di staccarti da quello che sei (o credi di essere) per diventare quello che puoi.
Sono cose che ho già detto spesso in altri testi, ma se non é chiaro questo, la lettura di questo libro non ti servirà a niente.
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