set 25
Il delitto di Garlasco, certamente più importante, unito al concorso Miss Italia, stanno offuscando un piccolo e insignificante fatto di cronaca: le proteste birmane.
Siccome ci sono stato, sono interessato alla cosa.
Che dire? Spero che riescano a liberarsi dal regime, possibilmente senza troppi spargimenti di sangue, e iniziare un cammino verso la modernità senza però buttar via quello che c’é di buono.
La cosa buona é che se ci sarà democrazia, verrà dal basso, e quindi sarà “naturale”, come dovrebbe essere.
Dopo aver rovesciato questo improponibile regime, inizieranno altre difficoltà: diventare una nazione moderna senza soccombere all’industrializzazione:
Mi accorgo di essermi sbagliato nel giudizio che diedi: dissi che la religione in Birmania era usata per controllare il popolo. E sono invece i religiosi stessi a scendere in piazza.
Bravi, in questo momento siete l’anima del popolo, non diventate però il Vaticano in futuro.
Dai, liberate la Birmania dai banditi, e non diventatelo anche voi.
Dedico questo post alla bambina della foto, scattata nel 2004
Le mie foto dalla Birmania
ott 02
In volo per Bangkok, 2 Ottobre 1904-2004
Sono in volo per Bangkok. Ho deciso che l’avventura birmana era volta al termine. La verita’ e’ che mi mancava la Thailandia. una felice espressione di Manu la descrive come “regolabile”. Giri una manovella e diventa a tua misura, ottima per tutti i tipi di persone e per tutti gli umori. Regolabile…c’e’ tutto cio’ che tutti possono sognare. La Birmania invece e’ un “prendimi come sono o lasciami per sempre”. Allara vai e la prendi com’e’. Ti adatti tu, non lei. La hostess mi interrompe per offrirmi del caffe’ col uso sorriso thailandese. Ha perfino del latte vero, non la solita polvere bianca. La guardo e sorrido. Credo di amarla, come amo tutte le thailandesi col sorriso thailandese. Un sorriso profondo e continuo, senza compromessi ne’ significati nascosti. Dio (o Buddha) ci ha fatti (no, Buddha non ha fatto nessuno ma vabbe’) e noi ci sorridiamo. Cosi’ ha senso no? Si, hai ragione cara hostess e’ proprio cosi ma dammi ‘sto latte che si raffredda.
La Birmania se ne sta scivolando via, dietro di me, e io non ho nemmeno scritto che sono il popolo piu’ amichevole dell’Asia.
Devono (no tutti ma quasi) ancora imparare che il turista lo devi fregare. Che ingenui.
Nota: cambio discorso.
Ieri ho investito due dollari per un massaggio birmano. La ragazza e’ riuscita a non toccare nemmeno un centimetro della mia pelle. Addirittura metteva una coperta sopra i vestiti.
La sera sono uscito con Gunter, un cuoco svizzero. Siamo andati nel locale dell’altra volta. Tutte puttane tranne la signora che puliva per terra e le cassiere. Ritrovo quella dell’altra volta che viene da me e mi fa la corte. Le confermo che non sono un atm (bancomat), non ho soldi vai da un altro. Non ci crede, dice che i soldi non le interessano, e sta con me. Mi offri da bere? No, non ho soldi. Mi dice che lei non ha problemi di soldi, ma lo fa per i suoi genitori. Grande psicologa, cosi il cliente si sente anche un benefattore. Mi sento quasi in colpa per non usufruire dei suoi dolci servizi perche’ lascio una famiglia nei guai.
Addio Birmania, e’ troppo presto per capire se ti ho capita.
ott 01
Yangon, 10 Ottobre 1904
A Yangon ritrovo Manu che si sta godendo l’ultima cena birmana, l’unica costosa, in un ristorante a cinque stelle. Con lui c’e’ uno dei ragazzi che commerciano con la Cina, trovato per strada, in tenuta araba in occasione di una festa mussulmana. Non beve niente, ne’ puo’ mangiare (pero’ puo’ rubare agli infedeli, Manu infatti decide di fidarsi e gli lascia 50 euro da cambiare e il giorno dopo e’ introvabile).
Scopro che i cinquemila metri sono in realta’ millecinquecento cioe’ cinquemila piedi. Quindi si poteva anche fare Ngapali.
Ma non importa, anche l’altra spiaggia e’ carina e piu’ accessibile.
Poi usciamo e andiamo a bere un te’ per strada. Arrivano anche gli altri tre e si ricrea la combriccola della prima sera. Due domani partono per la Cina nel loro business. Si parla, si discute e si ride, poi tutti a casa.
Saluto Manu che va a Bangkok a regolare alcuni affari per poi tornare qui a meditare per un mese. Il monaco col quale ha parlato da seduto sul trono gli ha detto che puo’ stare gratis ma la permanenza minima e’ un mese. Trenta giorni di quattro ore di sonno a notte, colazione e pranzo, niente cibo dopo mezzogiorno. Il resto seduto o a passeggiare secondo uno schema ben definito. Niente letture a parte qualche libro loro. Qualcosa mi dice che Manu trovera’ un buon motivo per non tornare in Birmania. Scommettiamo?