gen 05

Trasporto di pomodori a Shanghai Shanghai, 5 gennaio 2005
Rileggo e i 40.000 sono 150.000, destinati ad aumentare. Sono passati otto giorni. Ma che differenza c’e’ da 40.000 a 150.000? E se diventano 200.000? Non e’ facile legare un’emozione a un numero. Mentre se vediamo due sorelline orfane ci viene anche da piangere. Siamo fatti così, limitati nel comprendere i grandi numeri, ma sensibili al caso particolare.
E capisco che la mia scelta e’ giusta e puo’ funzionare. Mi avete mandato 10, 20, 50 euro, e io vi mandero’ delle foto e delle storie. Saprete che quei 20 euro sono diventati 1000 bath con i quali adesso la signora “Khan” sta comprando dei vestiti nuovi. Delle storie, si, dovro’ parlare e farmi raccontare, fare un po’ da giornalista. Vedremo, e’ una cosa nuova per me. Intanto grazie della fiducia, spero ben riposta.

Nel frattempo vanno avanti anche le nostre storie personali, e per me’ domani significa fine della Cina. Cinque settimane di corsi intensivi di cinese la mattina e business il pomeriggio. Ho imparato la lingua? Scherzi? In cinque settimane? Comunque son contento perche’ ho scoperto che in sei mesi fatti bene si puo’ fare (solo orale pero’), e io che credevo ci volessero anni.
Ancora una volta quando quasi quasi le mie chiappe si erano abituate alla consistenza e temperatura della tazza del cesso locale, le riporto in viaggio con me verso vecchi orizzonti. Vecchi perche’ ormai a Bangkok sono di casa.
Nuovi pero’, perche’ di fare del bene non mi era mai passato per la testa. Ma stavolta, ripeto, e’ troppo grossa per stare a guardare. In un mondo dove anche Bush e’ diventato buono…

Oggi sono andato all’ospedale perche’ mi e’ spuntato un altro bubbone, stavolta sulla schiena. Non mi ricordo se e quando l’ho scritto ma e’ da Aprile in Peru’ che regolarmente mi si gonfia un brufolo sulla pelle, che cresce cresce, si riempie di pus, e fa un male boia, poi scoppia e sparisce. Ogni volta in posti diversi e ogni volta spero sia l’ultimo.
Io credo sia dovuto alla carne e all’alcol. Cioe’, non mangio carne da 15 anni, ma due anni fa ho ripreso e ho avuto questi problemi. Poi ho smesso, ma ogni tanto mi capita un pezzettino in una zuppa o da qualche parte. E regolarmente mi spunta il bubbone. Inoltre se bevo alcool mi si indebolisce il sistema immunitario. In quest settimane ho bevuto qualche birra e una settimana fa ho anche mangiato un po’ di carne, ma poca eh? E bummm ecco il bubbone.
Allora stamattina ho chiesto a Jack di portarmi da un dottore cinese tradizionale, uno di quelli sommersi di erbe e inguenti imperiali con tanto di bilancia in rame.
Lui mi dice “ti porto all’ospedale, dove hanno medicina tradizionale”. Ok.
Entriamo all’ospedale e pago 8 rmb (0,8 euro) alla cassa digitale dove una voce ripete persino il prezzo in cinese.
Poi andiamo su dalla dottoressa e c’e’ una fila di vecchietti ovviamente cinesi che aspetta su delle sedie. Siamo praticamente in corridoio. La dottoressa e’ seduta alla sua scrivania e parla con una paziente.
Tutti mi guardano e una vecchietta si mette a ridere e dice “uno straniero che si cura con la medicina cinese, hi hi hi!!”.
Ok, penso io, che c’e’ di strano?
Quando arriva il mio turno Jack spiega alla dottoressa il problema e lei mi porta dietro a un separe’, alla fine del corridoio.
Alzo la maglietta/maglia/maglione e la doc si mette a tastare attorno alla zona incriminata. Dice che e’ meglio che mi curi con la medicina occidentale che con la tradizionale ci vuole troppo tempo. Ma voglio fare la cavia di me’ stesso e insisto.
Allora mi da’ la ricetta e la portiamo giu’. Sono 8 euro, tornate tra un’ora, ci dice il tipo dell’erboristeria. Nel frattempo andiamo da un altro dottore che con 4 euro mi scarica il pus. Mentre aspetto noto che lo studio non e’ il massimo dell’igiene, ma sono tutti standard relativi. Il dottore se ne va fuori dalla porta a fumare una sigaretta e mi godo l’aroma del tabacco.
Poi torna e fa il suo lavoro, senza guanti, poi con le dita un po’ insanguinate mi mette il cerotto. Noto con disgusto che tocca anche altri cerotti destinati a futuri pazienti. Solo alla fine di tutto, dopo aver toccato penne, quaderni e flaconi, si lava le mani. Insomma un macellaio. Ma i germi in Cina non fanno male, nel caso non lo sapeste.

Andiamo a prendere le erbacce e mi presentano un sacchetto della spesa con almeno tre litri di estratto di qualcosa da bere riscaldato al microonde due volte al giorno. Ottimo, intanto vediamo se non mi arrestano a Bangkok per importazione di erbe medicinali illegali.

Ultime ore a Shanghai, ho ancora del lavoro da fare. Alla prossima

dic 11

Militari cinesi in bicicletta Shanghai 11 Dicembre 2004
Ieri primo assaggio di vita notturna con July (l’uomo col nome di donna) e il suo amico Brian, entrambi Filippini.
Saltando da un locale chic al successivo superchic grazie al supporto di tassisti incomprensibili che pero’ ci capivano sempre ho constatato che anche in Cina la vita notturna e’ simile a quella in tutto il resto del mondo, cambiano solo le facce ubriache.
Il Brian che e’ qui da tre settimane ma e’ gia’ riuscito a farsi ospitare da una ragazza, ci ha portati in un locale molto cool, dove si poteva girare con la birra in mano a guardare in giro in un’atmosfera molto easy. Al secondo piano c’erano anche degli impiegati frustrati sudamericani emigrati in Cina a suonare salsa che sembra proprio alla moda da queste parti.
Il July attaccava bottone con tutte le donne e noi si chiacchierava. Inutile approfondire sul contenuto delle suddette conversazioni, niente di molto originale.
A livello spese siamo sui 4/5 euro per entrare, 4 euro per la birra e 1/2 euro per il taxi da un posto all’altro.
Il tutto molto moderno e ogni tanto ti fermi e le tue labbra si muovono nel pronunciare un inaudibile “comunismo?”.
Vabbe’ ma sono i soliti discorsi, comunisti si comunisti no. Certo che se sono comunisti prevedo un dilagare dell’ideologia nei paesi limitrofi. Tutti vogliono essere ricchi.
Prima di andare a dormire siamo passati a casa della ragazze che ospitava Brian a prendere la valigia. Il giorno prima infatti era tornato il ragazzo e aveva dato l’ultimatum. Adesso Brian vive con noi e mi tocca stare a sentirli parlare in filippino. Il brutto e’ che ci sono un sacco di parole in inglese e spagnolo in questa strana lingua ibrida, per cui mi tocca capire e non riesco a concentrarmi su film in Cinese che non so mai se sono in Cinese o Cantonese.

L’altro giorno e’ venuto l’operaio a riparare un cassetto. Era in giacca e cravatta e ha passato piu’ tempo al telefonino che al cassetto. Gli ho fatto sistemare la tazza del cesso e me la sono goduta a vederlo tutto elegante ad armeggiarci attorno.
Dico cio’ per dire che qui sono tutti e sempre in giacca e cravatta, anche gli umili.

dic 04

Preparando i noodle (spaghetti)Shanghai 4 Dicembre 2004
Il boss dell’appartamento e’ tornato da Guandong e mi ha invitato a cena. Con noi sono venuti Jack, il mio professore di cinese e assistente personale, e tre amiche ventenni di cui una vicina di appartamento.
Prima di andare al ristorante siamo andati al mercato con una macchina aziendale fornita di autista. Poi siamo andati al ristorante dove vige un sistema originale: si scelgono il pesce e i frutti di mare (e i serpenti vivi se si vuole) nelle vasche, si scelgono gli altri piatti basandosi sui campioni presenti su di un tavolo e poi ci si siede.
le ragazze avevano chiesto (tre volte) a jack di chiedere a July di chiedere al cameriere del serpente. July, non sopportando l’idea di ospitare sul proprio tavolo dei serpenti, a detto di dire che non ce n’era.
Notare, oltre alle divergenze culinarie tra Filippini (July) e Cinesi (ragazze), il sistema così prettamente asiatico della comunicazione diagonale: nessuno chiede o rifiuta niente a nessuno direttamente. Il tutto si svolge con l’ intermediazione di terze persone (in questo caso Jack), evitando così la catastrofe inimmaginabile per un asiatico del “perdere la faccia”.
Sembra un aspetto folcloristico ma se vieni in Asia e’ meglio che capisci subito come funziona seno’ non sai piu’ cosa sta succedendo. Semplifichiamo la regola: niente va fatto in maniera diretta.
Per noi e’ virtu’ la schiettezza, per loro la sottigliezza. Mica solo nei libri.

Continuando: il cibo viene servito man mano e ognuno spilucca dai piatti. Insomma originale e pratico. Il cibo ottimo.
I frutti di mare a Shanghai in realta’ sono tutti di fiume: gamberetti, granchi, molluschi ecc…sembra infatti che a Shanghai ci sia una certa paura di contrarre malattie dai frutti di mare. Solo a Shanghai.