Chi mi legge da molto tempo sarà scioccato da questo blog perché per fare una rivelazione sensazionale.
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ho una doppia vita.
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Ebbene sì.
Voi mi avete conosciuto come un viaggiatore, che dal 2000 si sposta di quà e di là alla ricerca di qualcosa di non ben definito ma che evidentemente é bello sapere che sto cercando.
In realtà mi sposto dall’89, quando ancora non c’era internet e le mie gesta non avevano la possibilità di essere declamate. Un giorno, dopo la pensione, scriverò anche di quello.
La mia doppia vita consiste nel fatto che sono sia un viaggiatore che un residente.
Il viaggiatore lo conoscete, infatti scrive dei report (volgarmente chiamati blog), pubblica foto di bassa qualità e gira film assurdi per denunciare lo strapotere della polizia (Cobretti).
Poi, quando torno a casa, mi tolgo la tuta da SuperViaggiatore e mi rimetto il pigiama. Mi siedo al computer e lavoro.
Cioé mi alzo la mattina, succo di carote e caffé, e giù a battere i tasti davanti allo schermo. Verso mezzogiorno si mangia qualcosa, un pò di TV e via di nuovo a battere. Verso le tre mi viene un pò di malinconia, voglia di orizzonti, di essere in giro, ma poi mi passa perché in realtà mi va bene anche il lavorare, in quanto é propedeutico al viaggiare successivo.
Perché la tuta da SuperViaggiatore mi aspetta.
E non scrivo, ovvio, di cosa devo parlarvi? Del pigiama? (anche perché non sto in pigiama davvero).
E oggi stavo pensando agli ultimi mesi del Giro del Mondo, quando mi chiedevo: “E adesso?”.
Avevo raggiunto la libertà totale. Ero in giro da un anno, avevo entrate costanti che mi avrebbero permesso di stare in giro per sempre…ed ero entrato nella routine del viaggio.
Ci pensate? Anni e anni di sforzo per sfuggire alla routine dell’ufficio ed eccomi in quella del viaggio.
Qui é difficile seguirmi, lo so, mi potranno capire solo quelli in viaggio da mesi, forse Claudio, Pedro o qualcun’altro.
Ma era successo. E infatti alla fine del libro “La Lunga Estate”, scrivevo in maniera forse un pò retorica:
Seconda Crisi del Semaforo Rosso
Oggi quando mi fermo al semoforo raramente sono al volante e non vedo piú tramonti infuocati.
Quei tramonti li ho raggiunti e superati ormai da un pezzo.
Oggi la sfida é trovarne di nuovi.
E mentre cercavo quelli nuovi prima incontro Lek e poi mia mamma se ne va per sempre.
E mi trovo davanti ad una nuova sfida, quella di non essere assorbito nuovamente dal pensiero unico, ma di mantenere la libertà di viaggiare e conseguentemente di pensare.
Perché se viaggi, sei libero di pensare.
Da casa é molto più difficile.
Passano i mesi del 2006 la sfida si preannuncia difficile. Sto a casa con mio padre, porto Lek qui per un mese, poi vado io per qualche settimana.
Mi vedo già pendolare tra Scorsé e Bangkok, preso in una morsa di affetti.
Inizio già a pensare al passato e al futuro con tenerezza. E’ il primo passo verso la depressione. E’ il presente il vero e unico amore e se non lo rispetti ti avvelena il futuro.
Poi é arrivato un momento in cui ho quasi gettato la spugna, lasciando perdere i viaggi, per un pò (quel pò che poi diventa sempre e la tua giovinezza é finita).
Non ricordo bene quando, ma mi sono sentito in gabbia. E nessuno mi teneva prigioniero. Certo, avrei potuto prendere e partire, rinunciando alla famiglia e all’amore, ma per cosa? Per ritrovarmi libero e con i sensi di colpa e il rimorso di aver gettato al vento qualcosa di importante?
E di nuovo nella routine del viaggio?
La sfida era nell’equilibrio.
A settembre sono andato in India e ho capito.
Avevo bisogno di due mesi in giro, con Lek. Alla fine avevo fatto pace con mé stesso ed ero di nuovo pieno di energia positiva.
Stavo meglio che nel periodo della Seconda Crisi del Semaforo Rosso, che quindi ho superato.
Oggi sono uno skipper. Nei mesi invernali (anche se sono estivi) preparo la barca, in quelli estivi (anche se sono invernali), navigo.
Rispetto a prima riesco a lavorare di più e quindi anche guadagnare di più, magari anche forse in futuro comprare una casa e farne il TripCentre. E quando viaggio, lo faccio con più intensità, come all’inizio, quando era una conquista poterlo fare.
A 28 anni mi dicevo che volevo smettere di pensare che l’anguria era finita ed ero già arrivato al bianco che sa di cetriolo.
E andai in Australia, dove mi rituffai nella parte dolce.
Da allora é stata una continua lotta per sfuggire al gusto di cetriolo. Ogni tanto lo risento, ma poi trovo sempre il modo di trovare una parte dolce.
I semi li sputo.
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(no, i semi non hanno alcuna valenza metaforica, potete smettere di pensare..eh eh eh!!!)














