dic 29

Chi mi legge da molto tempo sarà scioccato da questo blog perché per fare una rivelazione sensazionale.

ho una doppia vita.

….

Ebbene sì.
Voi mi avete conosciuto come un viaggiatore, che dal 2000 si sposta di quà e di là alla ricerca di qualcosa di non ben definito ma che evidentemente é bello sapere che sto cercando.

In realtà mi sposto dall’89, quando ancora non c’era internet e le mie gesta non avevano la possibilità di essere declamate. Un giorno, dopo la pensione, scriverò anche di quello.

La mia doppia vita consiste nel fatto che sono sia un viaggiatore che un residente.
Il viaggiatore lo conoscete, infatti scrive dei report (volgarmente chiamati blog), pubblica foto di bassa qualità e gira film assurdi per denunciare lo strapotere della polizia (Cobretti).
Poi, quando torno a casa, mi tolgo la tuta da SuperViaggiatore e mi rimetto il pigiama. Mi siedo al computer e lavoro.
Cioé mi alzo la mattina, succo di carote e caffé, e giù a battere i tasti davanti allo schermo. Verso mezzogiorno si mangia qualcosa, un pò di TV e via di nuovo a battere. Verso le tre mi viene un pò di malinconia, voglia di orizzonti, di essere in giro, ma poi mi passa perché in realtà mi va bene anche il lavorare, in quanto é propedeutico al viaggiare successivo.
Perché la tuta da SuperViaggiatore mi aspetta.
E non scrivo, ovvio, di cosa devo parlarvi? Del pigiama? (anche perché non sto in pigiama davvero).

E oggi stavo pensando agli ultimi mesi del Giro del Mondo, quando mi chiedevo: “E adesso?”.
Avevo raggiunto la libertà totale. Ero in giro da un anno, avevo entrate costanti che mi avrebbero permesso di stare in giro per sempre…ed ero entrato nella routine del viaggio.
Ci pensate? Anni e anni di sforzo per sfuggire alla routine dell’ufficio ed eccomi in quella del viaggio.
Qui é difficile seguirmi, lo so, mi potranno capire solo quelli in viaggio da mesi, forse Claudio, Pedro o qualcun’altro.
Ma era successo. E infatti alla fine del libro “La Lunga Estate”, scrivevo in maniera forse un pò retorica:

Seconda Crisi del Semaforo Rosso
Oggi quando mi fermo al semoforo raramente sono al volante e non vedo piú tramonti infuocati.
Quei tramonti li ho raggiunti e superati ormai da un pezzo.
Oggi la sfida é trovarne di nuovi.

E mentre cercavo quelli nuovi prima incontro Lek e poi mia mamma se ne va per sempre.
E mi trovo davanti ad una nuova sfida, quella di non essere assorbito nuovamente dal pensiero unico, ma di mantenere la libertà di viaggiare e conseguentemente di pensare.

Perché se viaggi, sei libero di pensare.
Da casa é molto più difficile.

Passano i mesi del 2006 la sfida si preannuncia difficile. Sto a casa con mio padre, porto Lek qui per un mese, poi vado io per qualche settimana.
Mi vedo già pendolare tra Scorsé e Bangkok, preso in una morsa di affetti.
Inizio già a pensare al passato e al futuro con tenerezza. E’ il primo passo verso la depressione. E’ il presente il vero e unico amore e se non lo rispetti ti avvelena il futuro.

Poi é arrivato un momento in cui ho quasi gettato la spugna, lasciando perdere i viaggi, per un pò (quel pò che poi diventa sempre e la tua giovinezza é finita).
Non ricordo bene quando, ma mi sono sentito in gabbia. E nessuno mi teneva prigioniero. Certo, avrei potuto prendere e partire, rinunciando alla famiglia e all’amore, ma per cosa? Per ritrovarmi libero e con i sensi di colpa e il rimorso di aver gettato al vento qualcosa di importante?
E di nuovo nella routine del viaggio?

La sfida era nell’equilibrio.
A settembre sono andato in India e ho capito.
Avevo bisogno di due mesi in giro, con Lek. Alla fine avevo fatto pace con mé stesso ed ero di nuovo pieno di energia positiva.

Stavo meglio che nel periodo della Seconda Crisi del Semaforo Rosso, che quindi ho superato.

Oggi sono uno skipper. Nei mesi invernali (anche se sono estivi) preparo la barca, in quelli estivi (anche se sono invernali), navigo.
Rispetto a prima riesco a lavorare di più e quindi anche guadagnare di più, magari anche forse in futuro comprare una casa e farne il TripCentre. E quando viaggio, lo faccio con più intensità, come all’inizio, quando era una conquista poterlo fare.

A 28 anni mi dicevo che volevo smettere di pensare che l’anguria era finita ed ero già arrivato al bianco che sa di cetriolo.
E andai in Australia, dove mi rituffai nella parte dolce.

Da allora é stata una continua lotta per sfuggire al gusto di cetriolo. Ogni tanto lo risento, ma poi trovo sempre il modo di trovare una parte dolce.
I semi li sputo.

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(no, i semi non hanno alcuna valenza metaforica, potete smettere di pensare..eh eh eh!!!)

dic 02

Aeroporto di Delhi, 1 Dicembre
Ok, ho appena acceso il computer, verificato se per caso si sono inventati di mettere il Wireless (ovviamente no) in un aeroporto internazionale di un paese famoso per i progressi della sua industria IT, scoperto che non c’è nemmeno più un internet point, e allora scrivo l’ultimo report indiano.
Lek é appena partita, torna nella sua Thailandia sotto occupazione militare (detta così é da paura), e ogni cellula del suo corpo freme per l’assimilazione del primo Tom Yam Kung (zuppa di gamberetti).
Sono le 7 di sera, sono qui dalle 4, e il mio volo é alle 3 di notte. Ciò mi rende un parìa aeroportuale, in quanto non posso entrare alle Partenze (lì dove fanno i check in) e mi devo accontentare della sala di aspetto esterna, dove pago 30 rupie perché il mio volo é tra più di 5 ore. Più passa il tempo e più salirò di grado: tra tre ore non dovrò più pagare (ma ho già pagato), tra cinque potrò entrare nelle Partenze e tra otto volerò in alto tra le nuvole in compagnia di Rama e Krishna.
Intanto subisco il purgatorio. Qui stanno perfino facendo dei lavori e mi tocca respirare polvere.
Posso dirlo? Ma andate tutti a fanculo!!!!!!! Scusate, lo dico senza cattiveria né arrabbiatura, ma ogni tanto ci vuole, giusto per tenere gli animi all’erta.

Ho appena visto una mega zanzara aggrappata al mio zaino. Non mi dire che mi becco la dengue proprio adesso. La scaccio.

L’addio all’India lo abbiamo vissuto qualche giorno fa, a Gokarna. Eravamo sul Tuk Tuk per andare in stazione, avevamo appena salutato la famiglia amica di Lek, il sole stava per tramontare (niente, o ci metti un tramonto o non funzionano i report commoventi. Comunque stava davvero per tramontare) e “il paesaggio era imbevuto dei colori del tardo pomeriggio, profondi ed evocativi di una nostalgia di un tempo passato, forse mai vissuto” (questa é una pseudo-citazione, cioé la frase é mia e non l’ho mai letta, ma da qualche parte é sicuramente già stata scritta). Io guardavo fuori a destra e Lek a sinistra.
A un certo punto mi giro per chiederle come sta lo stomaco, e vedo che piange.
Scusate, non voglio capitalizzare sui pianti altrui per dare un pò di verve a questi blandi report, ma mentre la guardavo, lei e il background indiano che le scorre colorato (imbevuto dei colori…ecc..) dietro, vedevo la perfetta fine del viaggio.
Non é stato facile per lei questo viaggio: le scomodità, le eccessive attenzioni degli indiani (dopo 3.200 where-are-you-from e 12.543 sguardi incollatissimi, sclererebbe anche Gandhi), il cibo e il viaggiare costante le avevano fatto non sopportare alcuni aspetti dell’India.
Ma poi a Gokarna ha visto un’India diversa ed era contentissima.

E mentre guardavo quelle lacrime, capivo che erano l’approvazione finale.
Allora mi sono associato mentalmente all’addio. Ho detto addio e il resto é stato cronaca, fino ad adesso (l’addio l’ho detto, fatemi partire!!).

Ora se ne andrà a casa e tra qualche giorno si renderà conto del regalo più bello: aver viaggiato due mesi é come aver vissuto sei.
E forse anche dell’altro regalo che ti dà sempre la strada: maggiore libertà di essere té stesso, perché temporaneamente non sei stato sotto l’influsso dei raggi ultravioletti condizionanti che spara la società. Adesso forse li sentirà.

Io, da parte mia, mi sentivo un pò orso, senza emozioni. Cioé lei piangeva e io non trovavo emozioni dentro di me. E allora via a chiedermi allora perché viaggio. Cioé se non viaggi per le emozioni, per cosa viaggi? Ma la risposta c’é: viaggio perché é l’unica soluzione.
Se avrò tempo ve la spiegherò meglio, adesso sono stanco.

nov 28

Siamo di ritorno, in viaggio. Fermi qualche ora a Mumbai, ci piombiamo in un net point.
Mentre lavoro uno si avvicina e mi chiede:
- “Mi puoi trovare la mail di Nel Gibson in internet? Ce l’avevo e l’ho persa”.
Lo guardo. E’ serio.
- “Non credo che sia disponibile in internet”
- “Conosci XXXXYYYYY. E’ un tipo famoso a XXXWWW con Mel Gibson qui a Bombay”.
- “Mi dispiace, ma non credo sia possibile trovare la mail”.
- “Mmm..ok, grazie lo stesso”.