India

Beach Shitting parte 2

Gokarna,24 Novembre 2006
Neanche a farlo apposta, non ho fatto in tempo ad informare il mondo del BS di Gokarna che oggi mi capita un evento da follow-up.
Me ne stavo tranquillo e beato a bermi il mio caffè Kimbo fatto con la Moka da uno e il mio lassi dolce che ad un certo punto vedo un gruppo di donne indiane che gridano rivolte verso un punto non definito della Beach Shitting Beach (la spiaggia verso il villaggio dei pescatori dove l’attività defecatoria é più pronunciata).
Chiamano dei baldi giovani che controvoglia si fanno trascinare verso quel punto indefinito.
Esco dal ristorante e guardo, ma non vedo nulla.
Escono anche un indiano spacciatore e il suo cliente cannato danese e mi chiedono in perfetto spagnolo canario:
- “Que pasa tìo?°
- “Boh, non so, sono appena stato lì (a fare la corsetta ndt) e ho visto solo un gruppo di venti cani”.
In realtà avevo visto anche due delfini a pochi metri dalla riva, e avrei voluto buttarmi e andarli a toccare ma poi ho avuto paura che fossero magari i soliti delfini fuori dalla norma e magari mordono. Comunque questa cosa non l’ho detta. Mi era piaciuto troppo stare a guardare i delfini, senza nessuno con me, in quella spiaggia immensa. Una cosa personale insomma.
Bah, torniamo alla moka.

Poi arriva il boss e gli chiediamo se sa cos’é successo. Lo sa. Cronaca:
Un russo é andato in spiaggia a ha detto ai tipi che cacavano in santa pace: “No é bene voi cacare in spiagia. Io dare a voi mio cesso e voi potete cacare quanto volere. Tuto vilagio potere cacare in mio cesso. Mio cesso molto belo”.
Ora, non sappiamo chi sia questo russo, se un turista o uno che sta aprendo una guest house.
Non sappiamo se abbia usato proprio queste parole, o se fosse ben intenzionato o incazzato.
Sta di fatto che gli indiani l’hanno presa male e ne é nata una discussione. Nel giro di pochi minuti mezzo villaggio era sul luogo del delitto a prendersela col povero russo.

Il boss del ristorante era incazzatissimo. Le sue parole:
“Porca merdaccia schifosa (in realtà ha detto ‘fucking hell’), questi fino a ieri mangiavano riso e verdure, avevano una maglietta piena di buchi e un longi attorno alla vita. Adesso sono pieni di soldi perché affittano le baracche ai turisti e a noi ristoratori, e la devono smettere di cagare in spiaggia”.

L’indiano spacciatore: “Si però é centinaia di anni che fanno così”.
Il boss: “cosa c’entra? Le condizioni sono cambiate, vivono con i soldi dei turisti e si devono adeguare”.
La discussione é continuata e ho scoperto per esempio che anche le donne lo fanno in spiaggi, solo che loro si alzano prima la mattina.

Ora, col mio classico senso per l’assoluto, ne traggo la morale. Qui si scontrano due visioni del mondo: quella secondo la quale si può cagare in spiaggia alla faccia dei turisti e quella secondo la quale é meglio di no. Chi avrà ragione?

Comunque cambiando discorso, in questi giorni ho capito il problema dei nostri due mondi:
1) Il mondo occidentale cerca di risolvere i problemi spirituali attraverso azioni nel mondo materiale. Esempio: una bella casa pulita, una vita organizzata, la pensione alla fine della vita lavorativa, dei soldi messi via ecc..ecc.. che ci dovrebbero garantire felicità e sicurezza, ma non lo fanno.
2) Il mondo indiano/orientale cerca di risolvere i problemi materiale attraverso azioni nel mondo spirituale: bloccare la Dengue a Delhi con puja (preghiere) di massa, osannare un Guru perché ha messo in piedi due ospedali gratuiti (invece di lavorare a un sistema sanitario che funziona) o cercare la giustizia sociale in un’altra vita. ecc..

Sono sempre più convinto che é proprio nel confronto e nell’incontro tra queste due culture che troveremo la soluzione.

Gokarna e il Beach Shitting

Gokarna, 23 Novembre 2006
Oggi vi parlerò di una sport locale: il Beach Shitting.
Il Beach Shitting é praticato solo dai maschi di qualsiasi età, di preferenza nelle prime ore del mattino.
Non entrerò nei dettagli di una disciplina più complicata dello stesso Cricket, anch’esso molto praticato da queste parti, e per comodità del lettore mi limiterò ad delucidarne gli aspetti essenziali: ti alzi la mattina e vai a cagare in spiaggia.
Non sono necessari particolari strumenti o installazioni, come nel cugino europeo, il WC Shitting, dove occorrono un’infinità di accessori: tazza, carta igienica, spazzolone, spray alla lavanda, anatra Wc net, bidè, giornale pornografico, ecc. ecc..che nel tempo hanno tolto la poesia anche a questo sport ancestrale e ci rendono schiavi della tecnica anche per fare la cosa più normale del mondo.
Per il Beach Shitting basta essere carichi e crederci.
Funziona così:
1) Scegli un luogo non troppo frequentato. Credo si possa dire che un 30 metri lontano dalla prossima anima sia accettabile. Alcuni preferiscono la zona sottostante gli alberi. Alcuni più vicino all’acqua. Altri, i più temerari, sul bagnasciuga.
2) Defechi. Con calma, rivolto verso il mare. Se passa qualcuno (tipo io che faccio jogging), non fai una piega. Non saluti, ovviamente.
3) Ti alzi, vai fino all’acqua, ti acquatti di nuovo, e con la mano sinistra fai il bidé oceanico.

Il risultato é che nei campi sportivi del Beach Shitting, cioè nella zona antistante il villaggio dei pescatori, chi come me fa jogging la mattina si ritrova a fare una corsa ad ostacoli. Gl ostacoli sono di tre tipi:
1) Ordinary Shit: la normalissima defecation. Facile da saltare.
2) Shit in The Hole: alcuni, un pò più accorti, fanno un buco e ci defecano dentro. Ma non lo coprono mai, per carità. Rischiosa, se ci cadi dentro.
3) Rainbow Shit: pensavate che quelli che la fanno vicino all’acqua stessero pensando al prossimo perché poi le onde si portano via la cacca? No! Le onde la trasformano in un arcobaleno marrone della lunghezza media di 2 metri, fatto di tanti piccole palline marroni. E’ l’ostacolo più difficile perché si confondono con i sassolini marroni qui purtroppo comuni.

Oltre a ciò, correndo spesso intravedo in distanza un locale che si appresta al BS, e mi tocca cambiare traiettoria per non disturbarlo.

Ora, la cosa mi rende abbastanza difficile la corsetta quotidiana, ma alla fine ce la faccio lo stesso. Il fatto positivo é che probabilmente la cosa tiene lontani i turisti più globalizzati, quelli che vogliono solo le cose belle. La gente che gira da queste parti in effetti é abbastanza per i fatti suoi, e la particolarità del posto sta anche in questo.
Certo, se cagassero da qualche altra parte non dispiacerebbe a nessuno, ma mica siamo qui per cambiarli, siamo qui per osservare e imparare.
Pensateci la prossima volta che mi invitate a casa vostra. Potrei aver imparato troppo bene.

Goa e le impronte nere

Gokarna, 13 Novembre 2006
Oggi facciamo un feedback.
Siamo a Goa, Palolem Beach per l’esattezza.
Goa era dei portoghesi e molti qui sono cristiani. Come conseguenza inevitabile ci sono chiese e chiesette sparse sul territorio. Questo é cosa buona in quanto ci fa sentire un pò più a casa. Ma come ci spiega il Guru Baba dentro il bene c’é il male e dentro il male c’é il bene.
In realtà non é vero che il guru Baba abbia detto così. Anzi, forse sì, il fatto é che ci starebbe bene una sua frase così.
Scusate, é che iri sera ho visto delle foto del Guru Baba (quello arancione, cicciottello, con una capigliatura da Michael Jackson primi tempi). Diceva “Why fear when I am here” (cioé “Perché aver paura quando sono qui?”). Non lo so, in effetti ha l’aria bonacciona e rassicurante.
Tornando a Goa. Arriviamo a Palolem, bellissima spiaggia Goana, la più “da cartolina” e di conseguenza la più cara. Ci piazziamo in una stanza piccola piccola a 500 rupie (8 euro, che sono tanti per l’India) e Lek subito dice che non le piace molto. Niente in particolare, sensazione. Sto imparando a rispettarle le sue sensazioni.
Mi accorgo che la stanza confina con una bella chiesetta, i muri quasi si toccano. Bello, stanzetta vicino chiesetta, il mare a 50 metri.
La mattina dopo, poco prima di svegliarmi, sento delle voci, qualcuno sta cantando nella chiesetta. Ottimo, mi rassicura la presenza di un solo Dio. E’ più gestibile, anche se poi complica un pò le cose con Figlio e Spirito Santo, ma basta non pensarci troppo e torni al Dio unico, che, come dicevo, rassicura.
Lek non ha dormito bene. Niente a che vedere col letto scomodo o le zanzare. Sensazioni.

Passano un pò di ore di spiaggia, succo di anguria e internet. Torniamo alla stanza e passiamo per la chiesetta. Strano, ha l’aria abbandonata. Nessun segno in particolare, ma un posto frequentato lo percepisci come frequentato. Uno abbandonato, come dire, si capisce che é abbandonato.
Boh…sarà trascurato come capita spesso in India.

Passano un pò di ore di spiaggia, succo di ananas e internet. La mattina dopo mi sveglio. Lek ha dormito male. Mentre faccio la doccia vedo, per la prima volta (ma non é la prima volta che faccio la doccia), due impronte nere di mani sul muro.
Porca troia. Queste mica c’erano ieri.
Intanto sulla spiaggia il cielo comincia ad oscurarsi, i turisti ingnari ancora non se ne rendono conto, ma alla prima ventata di aria fredda, alcuni si alzano dalle sdraio, sorpresi.
Mi metto un pareo, esco dalla doccia, e chiedo a Lek di venire a vedere.
Entra, vede le mani e mi chiede se l’ho fatto io.
No, ma ieri c’erano? No, ieri non c’erano.
Penso se per sbaglio possono essere nostre quelle impronte. Impossibile.
-”La chiesetta”, dice.
Mi giro, l’altare é due muri più in là, ma sarà a due metri dalle mie spalle. Non é un gran viaggio per qualche anima in pena.
Ok, oggi ce ne andiamo.