mar 13

Monaci LaotianiLuang Prabang, 10 Marzo 2007
10 giorni in Laos e del Laos quasi non ho parlato.
Recupero adesso.
Intanto rispondo alla domanda: ma perché andare in Laos?
La risposta é semplice: per gustarsi la calma.
Tutto qui. La caratteristica principale del Laos, almeno dal punto di vista di chi ci viene in viaggio, é che la gente é calma.
Delusi? No, veniteci, poi capirete.
Capirete soprattutto che si può vivere bene se si vive calmi.
Una bella cura antistress, il Laos.

Ovvio che qui si tratta di percezioni di un occidentale. Non sto dicendo che il Laos é calmo per tutti.
Magari ai laotiani farebbe ridere sentirmi dire una cosa così.
Magari sono tutti presi dalle necessità quotidiane, l’avere un piatto di riso o meno da dare ai propri figli l’indomani.
Noi ci facciamo venire lo stress perché Telecom non ci porta l’adsl, immagina loro se non hanno riso o medicine.

Detto questo, qui, noi, si respira calma.

Quindi, regola numero uno in Laos:
mandate immediatamente a fxxxxxx (fanculo) tutte le attività che vi vengono proposte.
Cascate, giro dei templi, visita ai soliti villaggi folclorisitici (NE HANNO LE PALLE PIENE DI VOI QUESTI POVERI ESEMPLARI FOLCLORISTICI!!!!!) , rally su elefante ecc…tutte cose che hanno come unico scopo quello di separarvi con eleganza dai vostri soldi.
La mattina alzatevi e canticchiate un’ode alla calma. Fate colazione con baguette, burro, marmellata e caffé a 1,5 euro, o se vi sentite in vena di spese, con 2,5 alla bakery francese (ma allora, se é francese, potevano chiamarla Boulangerie) dove vi danno un caffé decente, ottimo pane e marmellate fatte in casa.
Poi fatevi un giro a piedi o al massimo in bicicletta. Stancatevi un pò perché poi é bello riposare.
Tranquilli, la sera prima o poi arriverà, e vi potrete fare un giro per il mercato.
Non mangiate nei ristoranti per turisti.
Sedetevi dalla signora delle zuppe e ordinate una noodle soup a 1,5 euro. Buonissima.
Mangiate con calma. Non avete nulla da fare.
E guardate le signore laotiane che vendono la merce.
Guardate e imparate. Non hanno molto. Però ridono, chiacchierano e se la passano così.
Ogni sera.
L’insegnamento é biblico: Dio ci ha dato già tutto per essere felici.
Basta. Punto. Perché complicarsi la vita?

Qui non si tratta di diventare dei laotiani, ma di spostare un pò l’ago della bilancia relax-stress, verso relax.
Imbevetevi di immagini calme, vi torneranno utili nelle giornate in cui correndo a destra e sinistra vi domanderete perché correte a destra e a sinistra.
Forse troverte il tempo per un cappuccino e ringrazierete mentalmente le signore del Laos.

E fate in fretta. Qui stanno costruendo dappertutto.
I giovani monaci passano il tempo libero negli internet point. Ho visto spuntare da sotto le tonache arancioni già più di un bel telefonino con fotocamera.
Le signore al mercato ascoltano la musica in mp3, sempre dai telefonini, e a volte le vedi giocare abilmente sugli schermi a colori.
La Cina é dietro l’angolo, pronta a invadere il Laos di prodotti e fabbriche.
Forse cambierà tutto e la calma resterà un retaggio del passato, nelle mani di qualche vecchio che non riuscirà a insegnare al nipotino il valore della stessa.
Il nipotino sarà infatti troppo occupato a giocare con la playstation 5.

Il cambiamento non é mai tutto male o tutto bene.
Forse il Laos starà meglio, adesso non sta molto bene, ma se fate in fretta riuscirete a vedere cosa vuol dire vivere con calma.
E in ogni caso, la vista di quei templi dorati, la sera mentre mangi e ti scoli una Beer Lao, è impagabile.

Luang Prabang, 10 Marzo 2007
10 giorni in Laos e del Laos quasi non ho parlato.
Recupero adesso.
Intanto rispondo alla domanda: ma perché andare in Laos?
La risposta é semplice: per gustarsi la calma.
Tutto qui. La caratteristica principale del Laos, almeno dal punto di vista di chi ci viene in viaggio, é che la gente é calma.
Delusi? No, veniteci, poi capirete.
Capirete soprattutto che si può vivere bene se si vive calmi.
Una bella cura antistress, il Laos.

Ovvio che qui si tratta di percezioni di un occidentale. Non sto dicendo che il Laos é calmo per tutti.
Magari ai laotiani farebbe ridere sentirmi dire una cosa così.
Magari sono tutti presi dalle necessità quotidiane, l’avere un piatto di riso o meno da dare ai propri figli l’indomani.
Noi ci facciamo venire lo stress perché Telecom non ci porta l’adsl, immagina loro se non hanno riso o medicine.

Detto questo, qui, noi, si respira calma.

Quindi, regola numero uno in Laos:
mandate immediatamente a fxxxxxx (fanculo) tutte le attività che vi vengono proposte.
Cascate, giro dei templi, visita ai soliti villaggi folclorisitici (NE HANNO LE PALLE PIENE DI VOI QUESTI POVERI ESEMPLARI FOLCLORISTICI!!!!!) , rally su elefante ecc…tutte cose che hanno come unico scopo quello di separarvi con eleganza dai vostri soldi.
La mattina alzatevi e canticchiate un’ode alla calma. Fate colazione con baguette, burro, marmellata e caffé a 1,5 euro, o se vi sentite in vena di spese, con 2,5 alla bakery francese (ma allora, se é francese, potevano chiamarla Boulangerie) dove vi danno un caffé decente, ottimo pane e marmellate fatte in casa.
Poi fatevi un giro a piedi o al massimo in bicicletta. Stancatevi un pò perché poi é bello riposare.
Tranquilli, la sera prima o poi arriverà, e vi potrete fare un giro per il mercato.
Non mangiate nei ristoranti per turisti.
Sedetevi dalla signora delle zuppe e ordinate una noodle soup a 1,5 euro. Buonissima.
Mangiate con calma. Non avete nulla da fare.
E guardate le signore laotiane che vendono la merce.
Guardate e imparate. Non hanno molto. Però ridono, chiacchierano e se la passano così.
Ogni sera.
L’insegnamento é biblico: Dio ci ha dato già tutto per essere felici.
Basta. Punto. Perché complicarsi la vita?

Qui non si tratta di diventare dei laotiani, ma di spostare un pò l’ago della bilancia relax-stress, verso relax.
Imbevetevi di immagini calme, vi torneranno utili nelle giornate in cui correndo a destra e sinistra vi domanderete perché correte a destra e a sinistra.
Forse troverte il tempo per un cappuccino e ringrazierete mentalmente le signore del Laos.

E fate in fretta. Qui stanno costruendo dappertutto.
I giovani monaci passano il tempo libero negli internet point. Ho visto spuntare da sotto le tonache arancioni già più di un bel telefonino con fotocamera.
Le signore al mercato ascoltano la musica in mp3, sempre dai telefonini, e a volte le vedi giocare abilmente sugli schermi a colori.
La Cina é dietro l’angolo, pronta a invadere il Laos di prodotti e fabbriche.
Forse cambierà tutto e la calma resterà un retaggio del passato, nelle mani di qualche vecchio che non riuscirà a insegnare al nipotino il valore della stessa.
Il nipotino sarà infatti troppo occupato a giocare con la playstation 5.

Il cambiamento non é mai tutto male o tutto bene.
Forse il Laos starà meglio, adesso non sta molto bene, ma se fate in fretta riuscirete a vedere cosa vuol dire vivere con calma.
E in ogni caso, la vista di quei templi dorati, la sera mentre mangi e ti scoli una Beer Lao, è impagabile.

TripItinerario Bangkok – Laos
Le foto dal Laos

mar 10

Turisti a caccia di MonaciLuang Prabang, 10 Marzo 2007
Voi non avete letto il libro di Giovanna e quindi non potete capire.
Per fortuna però avete me, e vi posso spiegare.

Giovanna, nel suo libro “Le Comunità Viaggianti”, studia i viaggiatori indipendenti. Li viviseziona, ne estrae gli organi e ce li sbatte sul piatto sanguinanti con l’aria di una chirurga del diciassettesimo secolo (Giovanna, scherzo, devo scrivere queste cazzate senò invece di leggere guardano Sanremo).
La lettura del libro mi ha ovviamente influenzato, nel senso che ora analizzo anch’io. Peggio, analizzo me stesso.

L’altra sera per esempio.
Stiamo mangiando una noddle soup (zuppa di nudol) al mercato di Luang (S)prabang e vicino a me vedo un inglese con la sua ragazza filippina che si scola la sua giusta Beer Lao.
Iniziamo a parlare.
Mi rendo subito conto (autoanalisi) che ci stiamo studiando. Come diceva Giovanna.
Cerco di capire da quanto viaggia. Cioé se é un turista da due settimane o un uomo vero da vari mesi on the road.
Lo faccio senza rendermene conto.
Lui viaggia da vari mesi. Approvato. Possiamo parlare la stessa lingua.

Con un tremolio d’orrore scopro che sto anche cercando di buttare qua e là degli elementi per fargli capire che anch’io non sono un turista da disprezzare, senza allo stesso tempo sbattergli in faccia la mia opulenza di viaggiatore “professionista” a tempo pieno (termine di Giovanna, non mio).
E’ come se dicessi: “amami, sono come te”.
Poi mi viene in mente una scena bruttissima: due cani che si annusano il culo.

In seguito l’analisi sale di livello e mi rendo conto anche da “sedentari”, facciamo la stessa cosa.
Solo che annusandoci il culo non cerchiamo tanto odore di viaggio, quanto di soldi.
Ammettiamolo, quando conosciamo qualcuno nella nostra vita di sedentari, una della prime cose che cerchiamo di scoprire é il lavoro (e quindi i soldi) del nostro interlocutore.
E’ automatico, é inconscio, ma é spesso così.
Forse perché nella via sedentaria i soldi sono la misura della libertà e del successo, così come nella vita errante, lo é il il tempo.

Pensateci, mai e poi mai un backpacker disprezza un altro perché spende poco per dormire, per mangiare o perché si veste male.
Anzi, meno uno spende e più é apprezzato.
Ovvio che anche questa analisi ha i suoi limiti: una persona va giudicata anche da altre cose.
Per esempio il Google Page Rank* del suo sito.

Coll’inglese, ci ritroviamo quasi tutte le sere a mangiare noodle e parlare.
Racconat che ha lasciato la piattaforma petrolifera presso la quale lavorava a adesso compra collanine in Asia e le rivende in Ingilterra. Semplice ma funziona.
Dopo un pò riparte. Torna in Inghilterra con la sua ragazza filippina.
Salgo sul monte e ululo alla luna, salutando un viaggiatore che se ne va.

Giovanna, mi hai rovinato.

* Google Page Rank: misura della popolarità di un sito (più o meno). Tripluca.com ha 5. Agli altri se va bene hanno 4.
Da 4 a 5, nonostante le credenze popolari, la distanza é immensa, circa 10 volte di più, trattandosi di un valore esponenziale.
Eh eh eh.

mar 06

La strada principale di Luang PrabangLuang Prabang è una città reale (nel senso che ci vivevano i Re).
Fatta di nebbia e conseguente colore grigio, orde di monaci arancioni vaganti, biciclette e atmosfera molto calma.
Oltre a ciò, una valanga di turisiti che rendono la città il classico luogo “dove vedi la vera Asia com’era una volta”.
Solo che la presenza stessa dei turisti, di un certo livello, ne smorza i lineamenti più caratteristici.
Insomma é quasi o era la vera Asia.
Adesso é una fotografia, una rappresentazione teatrale.
Un pò come Ubud a Bali.
Ma lasciatemelo dire: é bello lo stesso.
Bisogna tentare di capire cos’é vero e cosa non lo é, tutto qui.

Dopo la prima notte passata in una piccola stanza a 13 U$, la mattina dopo siamo partiti alla ricerca del Sacro Graal: una Guest House sui 10 euro con connessione internet.
La cosa si é subito, ovviamente, rivelata impossibile.
Devi spendere almeno 90 U$ per avere internet in stanza.
Altrimenti sei condannato a caricarti il tuo Apple-Ibm (io ho un ThinkPad X31 della Apple, che non esiste in commercio) due volte al giorno e piazzarti in un internet Café con cavi e mouse al seguito.
Poco romantico.

Per conseguire l’idillìo di una sdraio in balcone con wireless nell’aria bisogna essere dei geni. Eccone qua uno, il subscribed (sottoscritto).
Ora vi spiego come si fa:
1) Armatevi di PC acceso e girate innocentemente per la città, schivando i monaci arancioni.
2) Ogni tanto sedetevi per terra, aprite la cappotta del suddetto e cercate una rete wireless. Assumete l’aria di chi sta facendo una ricerca sul grado di inquinamento da polveri sottili per conto dell’Unesco.
3) Una volta trovata la linea, se é aperta, cercate una guest house nei paraggi e vedete se dalla stanza si capta il segnale. Se sì fermatevi lì.
Se invece é chiusa scoprite a chi appartiene.
Per farlo avvicinatevi all’hotspot(modem che lancia il segnale) come uno squalo si avvicina alla preda ferita e sanguinante.
Un elemento rivelatore é la presenza di gente che lavora al computer portatile mentre beve un caffé.
Se, come nel nostro caso, appartiene a un bar o caffé, entrate, consumate generosamente (per non insospettirli sulle vostre reali intenzioni) e fatevi dare la password per collegarvi.
Il 99% delle volte la password andrà bene anche i giorni successivi.
Cercate una Guest House in zona, fate la prova di connessione, e sistematevi.

Noi ci siamo riusciti e vi sto scrivendo a scrocco dalla stanza.
Nello specchio davanti a me vedo un genio.
Mi guarda e mi sorride.
Clicco Invio e posto il Blog.

Le altre foto dal Laos