Bangkok

Ubon Ratchathani e il receptionista thailandese

Siamo diretti nuovamente in Laos, attirati da sogni di sorrisi incondizionali e succulente baguettes.
Facciamo tappa a Ubon Ratchathani, città del povero Isan, la regione dalla quale vengono tutte le “ragazze con la pelle scura che sposano gli stranieri che non si capisce perché apprezzano le ragazze con la pelle scura (e non sono ossessionati dalla pelle bianca come tutti gli altri asiatici)”.
Ci siamo piazzati in un bell’albergo a 550 bath (12 euro) fornito di tutto l’essenziale: il wireless gratuito.
Il bus col quale abbiamo viaggiato aveva i sedili reclinabili elettronicamente e addirittura un bottone per il massaggio.
Clicci e il sedile ti massaggia la schiena.
L’effetto di questo miracolo della tecnologia é “strada piena di buche”, quindi tutto sommato poco piacevole, dato che l’effetto suddetto era già causato dalla strada.

All’arrivo ci ha accolto lui, il monumento vivente della professionalità thailandese: il receptionista.
Dove sapere infatti che l’aspetto in assoluto più frustrante del vivere viaggiando é il dover avere a che fare con in receptionista thailandese.
Se dovessimo usare i termini informatici per descriverlo/a diremmo che:
1) E’ una variabile non definita: cioé é lì, in attesa di fare qualcosa di utile per il sistema, ma non é in possesso di informazioni di nessun genere.
2) E’ sempre TRUE: cioé dice sempre di sì anche se non é in grado di fornire una risposta.
3) E anche una variabile predefinita: é sempre la stessa in qualsiasi hotel (server), cioé non ne ho mai trovate di funzionanti.
Ora, questo non combacia con il punto 1) variabile non definita, ma la logica classica non é un campo dove rifugiarsi in Thailandia.
4) Graficamente é bello: pulito, elegante e sorridente. Una gif animata che fa benissimo il “Wai” (unisce le mani e inchina), ma non molto di più.
5) Non può essere Forced o Hacked: se alzi la voce o ti incazzi (MAI in Thailandia, please), si chiude a riccio, smette di sorridere e va in ibernazione.
6) E’ sicurissimo contro gli attacchi informatici: se ripeti la stessa domanda (pensando che non abbia capito) più di due volte, smette di rispondere.
Il tipo di ieri per esempio negava di avere una nostra prenotazione, fatta la sera prima e non ci voleva dare la stanza.
In Europa il sistema sarebbe quello di incazzarsi, diventare rossi in faccia, alzare la voce e, non fallisce mai, sbattere un pugno sul bancone. In Thailandia questo provocherebbe l’embargo immediato da parte del personale degli hotel di tutta la provincia, tramite il network segreto online www.thai-receptionist-against–stupid-farang.co.th
dove circolano foto e descrizioni di clienti scomodi.
La tecnica adottata dal suddetto é stata diversa.
1) Profondo respiro per reprimere la frustrazione nel rapporto con il thai-recep.
2) Ripetizione dell’affermazione, con sorriso e voce molto bassa e suadente del fatto che avevamo prenotato. (Più sei gentile, meno si sentono minacciati e non rischiano l’ibernazione, inoltre se ti trovano una soluzione lo faranno con la sensazione di averti fatto un piacere e non forzati).
3) Quando ci dice che ha solo una stanza a 800 bath (contro quella a 550), dico che non la voglio.
4) Si entra in loop. La soluzione sembra essere impossibile. Tecnica: attendere.
Il thai-recep, vede che non ce ne andiamo, che siamo gentili e inizia il lento processo mentale per trovare una soluzione.
La soluzione é ovvia, ma non la posso suggerire, sarebbe come affermare che non sa fare il suo lavoro.
5) Colpo di genio! Dice “vi potrei dare quella a 800 fino a che non si libera una da 550″.
Ok, risolto. Sono un genio.

Nel pomeriggio un altro caso.
andiamo alla reception per carpire un’informazione segreta ed estremamente complessa: da dove partono i bus per Mukdahan?
Risposta della bella receptonista, questa volta un Jpg.
- “Non lo so, ma so da dove partono quelli per Chong Mek”.
- “Ah, bello, ma a Chong Mek ci andiamo un’altra volta, per Mukdahan?”
- “Mmmmm…non saprei, da qui vanno sempre a Chong Mek”.
- “Ok”
Ci guarda, vede che non ce ne andiamo e si mette a cercare in una guida. Non trova.
Semplifichiamo la domanda:
- “Dov’é la stazione dei bus?”
Prende una mappa e inizia a guardarla.
La scansiona con gli occhi ed ha lo sguardo dell’illetterato davanti alla Divina Commedia .
- “Ok, grazie, cerchiamo online”.
Sorride, fa un “Wai” e ci lascia andare.
La soluzione é sempre in internet.

Incredibile. Sono riuscito a venirne fuori non alterato. Sarà che ormai non ho più alcuna aspettativa nei confronti delle reception thailandesi? Ve lo consiglio, raggiungete questo stato mentale il prima possibile.

Dimenticati gli episodi suddetti, in serata Ubon Ratchathani mi regala quella sensazione bellissima di non avere niente da visitare.
Non ci sono templi imperdibili, cascate spettacolari, musei unici al mondo…insomma nessuno di quei generatori di sensi di colpa che non mancano mai nelle altre città.
Posso quindi dedicarmi allo spettacolo della vita di strada del thailandese che vive, mangia e sorride.
Cioè che vive per mangiare e sorride pensando al prossimo pasto.

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Il turista: l’animale che disimpara dalle proprie esperienze

Il Panda  Chiang MaiBangkok, 16/6/07
Rieccoci a Bangkok. Ormai una routine, comoda e piacevole quella del ritorno a Bangkok.
Una città oggettivamente caotica, inquinata e sovrappopolata che nella mia percezione é diventata un piccolo villaggio svizzero, calmo e rilassante.
La mattina scendo a bermi il caffé al Seat2Cup, la ragazzina di cui non ricordo mai il nome mi vede e dice:
- “Ohhh, Mr. Lucaaaaaaa”.
Sorrido con fare da Hemingway che torna al solito bar di Cuba dopo mesi di viaggio e mi sorseggio il caffé.
Hemingway poi inizia a parlare dei suoi viaggi mentre Tripluca se ne sta zitto e sorseggia il caffé.
Perché la Thailandia non é Cuba. In Thailandia é difficile avere una conversazione.
Cuba potrebbe trovarsi culturalmente a pochi Km da Cavarzere, la Thailandia é piazzata dietro a una montagna innevata sulla faccia scura della luna (Dark side of the moon).
Anche se l’inglese ci permette di comunicare, ci sono migliaia di anni di storia che ci dividono.
Lo so, ho già parlato di questo, ma ve lo dovete sorbire, perché é il preludio a un appello che voglio fare al popolo dei turisti che vanno in Thailandia.
Tutto inizia a Lamai beach, Koh Samui.
Lek e io ci siamo piazzati in una casetta un pò fuori mano, vicino alla spiaggia ma lontano dalla via dei bar.
Ogni tanto ci capitava di passare per la via dei bar, la sera, e ogni volta mi sentivo come teletrasportato in un universo parallelo.
Passavo dalla Thailandia normale, alla Thailandia dei bar.
In questa strada, uguale a tutte le strade dei bar thailandesi, ci sono…dei bar.
In questi bar vedete delle ragazze e ragazzine vestite in maniera molto succinta che ridono, parlano, gridano e ballano con degli stranieri, in prevalenza più che adulti.
Ci sono sempre anche dei travestiti altissimi (prendono ormoni per far crescere le tette e gli cresce anche tutto il resto).
Chi é stato in Thailandia queste cose le ha viste. Anche qui nessuna novità.

Altro preludio.
Un inglese sulla quarantina abitava in una delle casette vicino alla nostra.
Non ci siamo mai parlati ma ci salutavamo con la complicità di due astronauti che si incontrano sulla luna.
Lek ogni tanto andava a chiacchierare con la padrona di casa e un giorno passa l’inglese che le dice che é molto bella.
Dire a qualcuno che é bello in Thailandia é normale. Lo dicono anche a me. Se ve lo dicono troppo spesso é che siete brutti.
Se vi dicono che siete magri é che siete grassi. A me dicono che sono grasso e peso 70 kg.
Anzi, mi hanno appiccicato il nomignolo di “Uan” che vuol dire “ciccione”.
Però se dico a Lek che ha messo su un paio di Kg di troppo, si incazza. Va a capire.
Quindi deduco che l’inglese sia ben integrato e abbia fatto un complimento perfettamente educato a Lek.
Poi ieri ripassa e dice che deve andare a Bangkok. Qui ha la ragazza “in affitto”, la saluta e va a Bangkok.
Chiede e Lek se lo può accompagnare in giro per la città.
In pratica le chiede di prenderla in affitto.
L’inglese crede che Lek sia una ragazza da bar.
Quando Lek me lo dice mi girano un pò i maroni e mi viene voglia di andare dall’inglese, tirargli una pedata nei coglioni e andarmene senza spiegazioni.
Poi, il Ghandi che é in mé mi appare e mi dice che non ne vale la pena.
Rifletto e mi riempio di compassione. Mi illumino e lascio che il mio cuore guidi il mio pensiero. E capisco.

Il problema qui é l’ignoranza.
L’inglese in questione é una vittima della propria ignoranza. La sua ignoranza nasce dal fatto che é venuto un Thailandia e ha visto solo le strade dei bar.
A Bangkok é andato a Pat Pong, a Phuket é andato a Patong, in spiaggia é andato a Pattaya e quando ha iniziato a girare per in altri posti é sempre stato attirato dalle vie dei bar.
Di conseguenza ha imparato che tutte le thailandesi sono in affitto.
Ora, la cosa triste é che non é solo.
Milioni di turisti vengono in Thailandia ogni anno, anche famiglie, vecchietti o giovani, e vedono solo le vie dei bar.
Perché le vie dei bar non sono nei ghetti, ma perfettamente integrate nelle aree turistiche. Non le puoi evitare.
La Thailandia turistica é perfettamente integrata nei bordelli.
Di conseguenza ormai dire Thailandia e dire prostituzione é un sinonimo.

Ora vi spiego come stanno le cose in realtà:
La Thailandia ha un’industria del sesso molto sviluppata.
Non é colpa solo dei turisti (noi occidentali siamo sempre pronti a sentirci in colpa, grazie alla Chiesa).
A Bangkok ci sono dei mega bordelli frequentati da thailandesi, in genere facoltosi.
Le ragazze che si vendono per denaro lo possono fare per molti motivi.
In genere per fare soldi presto attirate dal nuovo Nokia o perchè, e questo é rivoltante, la famiglia le spinge.
Avete presente il rispetto del padre e della madre che sono così forti nelle culture asiatiche? E’ il confucianesimo al massimo grado.
E’ una bella cosa. C’era anche da noi, in quel libro lì, “Onora il padre e la madre”.
Ma la domanda é “ok, ma se il padre e la madre sono dei figli di mignotta? Li devo rispettare lo stesso?”.
In Europa abbiamo imparato a dire di no, in Asia dicono ancora di si.
La madre dell’area Isan, nord-est povero, che manda la figlia a battere perché la vicina si é fatta la cucina nuova (grazie alla figlia che é andata a Phuket), e vuole la cucina nuova anche lei, non é un caso isolato. C’é un problema culturale, profondo.
Quindi la prossima volta che vai a mignotte in Thailandia, e ti sembra di piacerle molto, e pensi che forse ne può nascere una bella storia, sappi che quello che trova in te è una Scavolini.

Si calcola che le ragazze da bar in Thailandia siano circa il 5%.
E’ un numero immenso, che però ci permette di rimettere le cose in proporzione: il 95% non sono ragazze da bar.
E questo 95% é agli antipodi.
La tipica ragazza thailandese studia, lavora, aiuta in casa, resta vergine molto più a lungo delle coetanee europee (spesso fino al matrimonio), vede di conseguenza le europee come ragazze facili (che vedono le thailandesi come puttane) e spera di sposare un uomo ricco possibilmente europeo (credendo che tutti gli europei siano ricchi), fare dei figli metà thai metà farang (stranieri) perché sono belli, farano l’invidia delle amiche e diventeranno cantanti o attori.
Questo é il 95% delle ragazze thailandesi.
Non lo dico perché sto con Lek, lo dicevo anche in tempi non sospetti se ricordate.

E anche il 95% della Thailandia é agli antipodi dalle strade dei bar. Allora evitatele, a meno che non stiate scrivendo una tesi di laurea sulla prostituzione. Perché dovete limitare la vostra esperienza ad aree non rappresentative di un paese?
L’industria del turismo ha una risposta: perché é più facile farvi spendere di più in meno tempo. Ma la vostra risposta qual’é?

Quindi c’é un ovvio problema di percezione da parte del turista.
Vero, c’é SEMPRE un problema di percezione da parte del turista che resta l’unico animale in grado di disimparare dalla proprie esperienze.

Il mio appello quindi é: Off the Beaten Track, gente.
Vuol dire “via dalla strada battuta”.
Ovunque andiate, dedicate almeno 50% del vostro tempo a posti non turistici. Ne va della vostra cultura, della vostra esperienza, della vostra percezione.
Ne va dello stesso fine ultimo del perché viaggiate.
L’Off del Strad Battut, vi può offire la risposta al perché lo fate.
Si tratta di consapevolezza. Capire.
Fare il turista significa leggere una brochure. Dovete leggere il libro, il classico.
Le tecniche sono svariate, non serve nemmeno andare lontano, a volte trovare l’Off the Beaten Track anche nei posti più turistici.
A questo proposito, vi consiglio il blog di Lek, sul “Cosa fare un giorno a Bangkok”
/ dove troverete consigli per dormire a Bangkok in una zona non turistica a risolvere il vostro problema di percezione.
Perché avete un problema, e lo dovete ammettere.
Sono qui per aiutarvi, il vostro fidato Guru.

La Singaporizzazione di Bangkok

Il centro commerciale Kings Power di BangkokBangkok 17 Marzo, 2007
E’ solo quando vai in un posto varie volte che puoi coglierne le tendenze.
Io a Bangkok ci sono venuto regolarmente dal 2000 e anche se non ho visto molti “must”, tipo il famosissimo Floating market (bisogna alzarsi troppo presto), posso dire di averne colto alcuni aspetti in cambiamento molto interessanti.
Uno di questi é la Singaporizzazione di Bangkok.
Per i neofiti: Singapore é l’inferno o il paradiso a seconda dell’atteggiamento che avete nei confronti della vita.
a) Se consumate per vivere: mangiate perché avete fame, vi vestite perché fa freddo, lavorate per avere i soldi necessari a soddisfare le due necessità di cui sopra e nel resto del tempo cercate di vivere la vita in maniera piena, gustando le cose che non si possono comprare e che sono le più belle…Singapore é un inferno.
b) Se vivete per consumare: mangiate perché quella cosa l’avete vista in tv, vi vestite seguendo la moda, lavorate per poter consumare di più e nel resto del tempo cercate di vivere la vita in maniera piena, gustando le cose più care da comprare che sono le più belle…Singapore é un paradiso.

Ora, Bangkok.
E’ da molto tempo che vedo questi mega centri commerciali spuntare dalla giungla di cemento.
Oggi però ne sono stato particolarmente colpito perché ho appena visitato quello che avevo visto costruire dalla finestra del mio appartamentino al Victory.
L’ho visto crescere.
E’ il King Power

Nel frattempo ne avevano appena terminato uno a 200 metri, tanto per farvi capire quanti ne stanno facendo.
Ora questo é terminato e aperto.

Sono entrato. Mi ha accolto un personaggio e mi ha chiesto di registrarmi.
- “Non é un centro commerciale?”.
- “Si, ma si deve registrare”, mi dice gentilmente con un mezzo inchino.
Andiamo alla reception, riempio un foglietto e mi registro.
- “Così può comprare qui Duty Free e ritirare all’aeroporto”.
Poi mi lascia andare.
- “Sopra ci sono le firme straniere, sotto il prodotti tipici thailandesi. L’entrata é di sopra”.
Vado di sopra. Mi sento controllato.
Salgo e inizio la camminata virgiliana nel Girone dei Consumatori.
Passo tra Gucci e MontBlanc e mi rendo conto che non ho scelta. Devo sempre seguire la stessa strada. Sembra molto spazioso e libero, ma puoi solo seguire dritto.
Seguo dritto, passo Adidas e Salvatore Ferrigno.
Poi Svaroksi. Poi Prada.
Arrivo alle scale mobili e scendo.
Prodotti tipici thailandese.

Caffé delle tribù equo e solidale a 10 euro i 250 grammi.
Cibi confezionati di lussi. Statuine a 200 euro.
Guardo la gente.
Sono cinesi e giapponesi.
Ma cosa sono venuti a fare a Bangkok? Per entrare qui?

Comincio a respirare male. Voglio uscire.
Non trovo l’uscita.
Sono in trappola?
Intravedo un ascensore.
Una tipa mi sorride. Mi sembra di essere nel Matrix.
- “Scende o sale?”
- “Ehmm..scendo”
Mi sorride e mi sembra di notare che i pixel dei suoi denti tremino un pò. Un dejà vu.
Cazzo. Fatemi uscire.
L’ascensore si ferma. Si apre la porta.
Faccio per uscire ma vengo travolto da un gruppo di cinesi (se ti sbattono contro sono cinesi). Non riesco a uscire.
Spingo i cinesi.
Raggiungo l’uscita.
Vedo l’uscere.
Mi dice “you can check out anytime you like, but you can never leave”.
Esco. Mi assale l’aria calda e umida di Bangkok.
La benedisco e mi rifugio al Seat2Cup dove mi collego e scrivo.

Le foto dalla Thailandia