giu 21 2007
Ubon Ratchathani e il receptionista thailandese
Siamo diretti nuovamente in Laos, attirati da sogni di sorrisi incondizionali e succulente baguettes.
Facciamo tappa a Ubon Ratchathani, città del povero Isan, la regione dalla quale vengono tutte le “ragazze con la pelle scura che sposano gli stranieri che non si capisce perché apprezzano le ragazze con la pelle scura (e non sono ossessionati dalla pelle bianca come tutti gli altri asiatici)”.
Ci siamo piazzati in un bell’albergo a 550 bath (12 euro) fornito di tutto l’essenziale: il wireless gratuito.
Il bus col quale abbiamo viaggiato aveva i sedili reclinabili elettronicamente e addirittura un bottone per il massaggio.
Clicci e il sedile ti massaggia la schiena.
L’effetto di questo miracolo della tecnologia é “strada piena di buche”, quindi tutto sommato poco piacevole, dato che l’effetto suddetto era già causato dalla strada.
All’arrivo ci ha accolto lui, il monumento vivente della professionalità thailandese: il receptionista.
Dove sapere infatti che l’aspetto in assoluto più frustrante del vivere viaggiando é il dover avere a che fare con in receptionista thailandese.
Se dovessimo usare i termini informatici per descriverlo/a diremmo che:
1) E’ una variabile non definita: cioé é lì, in attesa di fare qualcosa di utile per il sistema, ma non é in possesso di informazioni di nessun genere.
2) E’ sempre TRUE: cioé dice sempre di sì anche se non é in grado di fornire una risposta.
3) E anche una variabile predefinita: é sempre la stessa in qualsiasi hotel (server), cioé non ne ho mai trovate di funzionanti.
Ora, questo non combacia con il punto 1) variabile non definita, ma la logica classica non é un campo dove rifugiarsi in Thailandia.
4) Graficamente é bello: pulito, elegante e sorridente. Una gif animata che fa benissimo il “Wai” (unisce le mani e inchina), ma non molto di più.
5) Non può essere Forced o Hacked: se alzi la voce o ti incazzi (MAI in Thailandia, please), si chiude a riccio, smette di sorridere e va in ibernazione.
6) E’ sicurissimo contro gli attacchi informatici: se ripeti la stessa domanda (pensando che non abbia capito) più di due volte, smette di rispondere.
Il tipo di ieri per esempio negava di avere una nostra prenotazione, fatta la sera prima e non ci voleva dare la stanza.
In Europa il sistema sarebbe quello di incazzarsi, diventare rossi in faccia, alzare la voce e, non fallisce mai, sbattere un pugno sul bancone. In Thailandia questo provocherebbe l’embargo immediato da parte del personale degli hotel di tutta la provincia, tramite il network segreto online www.thai-receptionist-against–stupid-farang.co.th
dove circolano foto e descrizioni di clienti scomodi.
La tecnica adottata dal suddetto é stata diversa.
1) Profondo respiro per reprimere la frustrazione nel rapporto con il thai-recep.
2) Ripetizione dell’affermazione, con sorriso e voce molto bassa e suadente del fatto che avevamo prenotato. (Più sei gentile, meno si sentono minacciati e non rischiano l’ibernazione, inoltre se ti trovano una soluzione lo faranno con la sensazione di averti fatto un piacere e non forzati).
3) Quando ci dice che ha solo una stanza a 800 bath (contro quella a 550), dico che non la voglio.
4) Si entra in loop. La soluzione sembra essere impossibile. Tecnica: attendere.
Il thai-recep, vede che non ce ne andiamo, che siamo gentili e inizia il lento processo mentale per trovare una soluzione.
La soluzione é ovvia, ma non la posso suggerire, sarebbe come affermare che non sa fare il suo lavoro.
5) Colpo di genio! Dice “vi potrei dare quella a 800 fino a che non si libera una da 550″.
Ok, risolto. Sono un genio.
Nel pomeriggio un altro caso.
andiamo alla reception per carpire un’informazione segreta ed estremamente complessa: da dove partono i bus per Mukdahan?
Risposta della bella receptonista, questa volta un Jpg.
- “Non lo so, ma so da dove partono quelli per Chong Mek”.
- “Ah, bello, ma a Chong Mek ci andiamo un’altra volta, per Mukdahan?”
- “Mmmmm…non saprei, da qui vanno sempre a Chong Mek”.
- “Ok”
Ci guarda, vede che non ce ne andiamo e si mette a cercare in una guida. Non trova.
Semplifichiamo la domanda:
- “Dov’é la stazione dei bus?”
Prende una mappa e inizia a guardarla.
La scansiona con gli occhi ed ha lo sguardo dell’illetterato davanti alla Divina Commedia .
- “Ok, grazie, cerchiamo online”.
Sorride, fa un “Wai” e ci lascia andare.
La soluzione é sempre in internet.
Incredibile. Sono riuscito a venirne fuori non alterato. Sarà che ormai non ho più alcuna aspettativa nei confronti delle reception thailandesi? Ve lo consiglio, raggiungete questo stato mentale il prima possibile.
Dimenticati gli episodi suddetti, in serata Ubon Ratchathani mi regala quella sensazione bellissima di non avere niente da visitare.
Non ci sono templi imperdibili, cascate spettacolari, musei unici al mondo…insomma nessuno di quei generatori di sensi di colpa che non mancano mai nelle altre città.
Posso quindi dedicarmi allo spettacolo della vita di strada del thailandese che vive, mangia e sorride.
Cioè che vive per mangiare e sorride pensando al prossimo pasto.
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