set 20

Uva in mare!

La barca é pericolosa.
Passarci troppo tempo ti fa venire il “mal di terra” e poi quando cammini per l’isoletta  di Ilovik al bordo delle sue acque turchesi e trasparenti dopo una cena a base di carne alla griglia cadi nell’acqua del porto e ti sfregi il ginocchio nella notte croata mentre un signore grasso e solo seduto su di una panchina sotto un pino ti guarda e pensa “questi inglesi ubriaconi”.
Il giorno dopo metti ad asciugare le scarpe sul bordo della barca e un’onda causata dalla motovedetta delle polizia che viene a vedere come mai non ci sia nessuno in coperta le fa cadere nel mare profondo 70 metri e tu che cerchi di prenderle finisci in acqua di nuovo e per poco non finisci sotto l’elica e muori una morte eroica.
E’ anche pericolosa perché dopo tre giorni di silenzio, onde, cielo e discorsi sulle classi PHP di Andrea, non sei più abituato alla folla e anche otto tedeschi che ridono nel barcone milionario al tuo fianco ti danno fastidio. Continua a leggere »

nov 01

Ieri Lek, Domenico ed io abbiamo preso il tram per andare al Castello di Praga.
A Malastrana abbiamo cambiato tram e siamo saliti sul numero 22 che sale dal bel quartiere medievale al bellissimo castello gotico.

Appena saliti  le mie pupille nasali hanno notato degli accenti acidi nell’aria.

L’inconfondibile odore da barbone.

L’odore da barbone è subdolo perché la sorgente delle esalazioni non é mai cosciente.
Probabilmente qualche settimana fa si é fatto una doccia ed era profumato.
Poi, giorno dopo giorno mentre il suo corpo esalava umori ed immagazzinava odori, il suo naso ci si é abituava, fino al risultato finale: una puzza con un raggio d’azione di 7,5 metri e lui (anzi, credo fosse una lei) che non se ne rende conto.

Un pò come l’Italia con Berlusconi.

Comunque, non di barboni e berlusconi volevo parlare ma dei misteri di Lek.

Come molti di voi sanno Lek ama cucinare e mangiare con una passione a volte incomprensibile per chi, come me, ha avuto storie d’amore col formaggio duro e il pane vecchio.
Non mi sto inventando un passato povero e romantico, ho davvero avuto i miei giorni di bassa liquidità.

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dic 22

Mosca, un caffè dalle parti della Piazza Rossa, un pomeriggio troppo freddo per fare il turista

giacca di pelle argentinaNon sarebbe giusto aver passato quasi un mese in Siberia e non parlarvi del freddo, tanto più che in questi giorni arrivano notizie di un’Italia nella “morsa del gelo”, con “temperature polari” attorno ai -5 C.
Ve lo do io il freddo…

Cominciamo con la triste storia della vacca argentina.

LA TRISTE STORIA DELLA VACCA ARGENTINA

C’era una volta una vacca di nome  Giulia che viveva nel nord est industriale della Pampa e aveva speranze di un futuro glorioso.
Le avevano detto che sarebbe potuta diventare una vacca da latte per il parmigiano argentino, che sarebbe andato in produzione entro il 2008 e avrebbe fatto concorrenza a quello italiano, un pò come era già successo con i vini.
E quindi lei mangiava l’erba migliore per avere il latte migliore, e in effetti il latte non era male tanto che erano già stati in visita alcuni buyers della Parmalat, anche se per il momento non se n’era fatto nulla.

Ma il suo impegno ebbe un effetto collaterale insperato e fatale: la sua pelle era bella, elastica e dello spessore giusto per farci una giacca.
Finì quindi scannata e trasformata in giubbotto da vendere in un negozio di pregio in qualche boulevard di Buenos Aires.

Poi, un paio di anni fa, un turista italiano passò per il negozio del boulevard di pregio, guardò la vetrina e si disse “ma si, dai, per una volta non facciamo i barboni (e qui costa la metà che in Italia)”.
Entrò nel negozio El Boyero e disse :

- “Ciao, mi serve una giacca di pelle vera per affrontare gli inverni polacchi, cechi e a volte perfino quelli lettoni. Non bado a spese. Avete qualcosa in promozione?” Continua a leggere »