Italia

Da Venezia a Catania in treno con Lek

corzé, 23 Aprile 2006
Eccomi succube di Terzani. Dopo vari mesi di resistenza pacifica ho finalmente ceduto e mi sono recato alla fornitissima biblioteca di Scorzé a prendere un paio di suoi libri.
Non leggo mai libri di viaggi. In questi anni di immersione completa e costante, leggere di viaggi era come leggere il menù mentre ti servono la zuppa di cozze al ristorante “La Mattanza” di Palermo, assurdo e non interessante.
Per questo non volevo leggere Terzani.
Ora che sono a casa invece la cosa ha senso. Sono in una specie di vacanza forzata dai viaggi. Vorrei rifare un giro del mondo ma non posso. Vorrei prendere e partire per mesi in Brasile, o andare a vivere un pò a Shanghai e girare la Cina. Partire senza sapere dove vado e quando torno.
Ma eccomi nelle fila dei “vorrei ma non posso” che mi hanno accompagnato in questi anni durante i quali davo per scontato che per viaggiare bastava partire. Ed eccomi a leggere Terzani e a capire, definitivamente, che il viaggiare non é legato a una stagione della vita, alla giovinezza, finita la quale iniziano le responsabilità.
Lui ha viaggiato sempre, fino alla morte e ciò mi aiuta a vivere più serenamente questo periodo di stasi perché mi permette di vederlo per quello che è, un periodo appunto. Ripartirò. Non so quando, non importa, ma ripartirò. Il solo pericolo é dimenticarlo, abituarmi ad accendere la tv dopo mangiato e sprofondare nella poltrona fino a quando la mia mente ritornerà a funzionare secondo gli schemi consueti suggeritici costantemente dai mille stimoli della nostra società. Lavora e consuma, consuma di più e lavora di più. Anzi, consuma prima e lavora dopo così non ne vieni più fuori.
E lo so che quando ne sei fuori, la mente è più lucida e vede chiaramente le cose come stanno, mentre quando ci sei dentro è come l’erosione dell’acqua sulla roccia che alla fine vince sempre. Questa é ora la sfida.

E tanto per tenermi in allenamento mi sono fatto l’Italia in treno con Lek, la mia ragazza Thailandese che é venuta a trovarmi per un mese. Da Venezia a Pistoia (con Firenze in allegato), Roma, Catania e Palermo. Sempre a casa di amici sia perchè l’Italia é improponibile per uno abituato a dormire con 5 euro, sia perché se il viaggio é esperienza non c’é nulla di meglio che entrare nelle case per viverla.
Vorrei raccontarvi il viaggio con gli occhi di Lek, per la prima volta fuori dall’Asia, bombardata da una serie di novità infinite. Non solo i monumenti, ma le facce della gente (giustamente tutti uguali), i rumori delle persone che qui gridano invece di parlare, gli interni delle case, i magnifici bagni nei quali passerebbe ore (“Se avessi un bagno così passerei la giornata a lavarlo”), i fiori, il cibo,il freddo, eccetera. Ma su tutto svetta la cosa più bella del Bel Paese: il gelato.
Abituata a mangiarlo nelle catene in stile americano Swensens di Bangkok, si é trovata spiazzata davanti al gusto inebriante di un gelato italiano, tanto da non pensare ad altro.
Eccovi un episodio vero e certificato accaduto a Firenze in compagnia di Riccardo:
La conoscete la sindrome di Stendhal?
http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Stendhal

Citazione:
La sindrome di Stendhal, detta anche di Firenze, è una affezione psicosomatica che ha come sintomi tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e anche allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d’arte, specie se comprese in spazi limitati.

Stendhal se ne va per Firenze e di colpo si trova di fronte il Duomo. Quasi sviene e resta inebetito con il cuore che gli batte all’impazzata.
Eccoci io, Lek e Riccardo in via dei Calzauioli a Firenze, stiamo per girare l’angolo e trovarci di fronte il Duomo. Riccardo mi guarda e capisco, osserviamo Lek, cerchiamo di cogliere l’attimo in cui si renderà conto di cosa ha di fronte. Giriamo l’angolo, Lek é inebetita e si dirige a passi veloci verso destra. Dove va? Cosa guarda?
Riccardo non crede ai suoi occhi.
- “Ahhh! Icecleam!!!! Mint and chocolate!!!” (gelato!! Menta e cioccolato!!!).
- “Ehmm…Lek, guarda in alto”, le dico.
Dà un veloce sguardo al Duomo e si getta sul prossimo negozio, un ufficio cambi.
- “Non hanno la bandiera Thailandese? Non cambiano soldi Thailandesi?”.
Guardo Riccardo, é triste, sconceratato.
- “Lek, GUARDA lì!”
- “Ah…beautiful…..”.

Reinventarsi

Scorzè, 8 gennaio 2006
Eccomi qua, a casa. Voglio stare un pò con mio padre, sarebbe crudele lasciarlo solo adesso. La strada che ho seguito finora mi ha portato qui. Saltano i progetti e le ambizioni asiatiche e mi devo reinventare.
Potrei disperarmi e piangere la fine della libertà o posso reagire e inventarmene una nuova.
Il 31 Agosto 2004, a Kuta, Bali, scrivevo nel mio moleskine (quel libretto che una volta usavano Picasso, Hemingway e Chatwin e che adesso usiamo un pò tutti ma che resta il più adatto allo scopo).
“Continuano a dire che vorrebbero viaggiare ma hanno bisogno di sicurezza. Ma un viaggiatore è come un atleta polivalente, con tutti i muscoli allenati, pronto per qualsiasi evenienza, sempre con gli occhi aperti. In altre parole: sicuro.
Un residente invece è specializzato nel proprio ambiente, ma completamente impreparato nel caso in cui qualche elemento esterno lo faccia uscire dai propri binari. In altre parole: insicuro”

Ecco, vediamo se è vero. E’ un colpo forte quello che ho ricevuto, saprò dimostrare di avere davvero i muscoli più forti?
Come fare? Io quando non viaggio, sono al di fuori del mio ambiente, e non so bene come comportarmi. La sfida maggiore è continuare quel percorso in salita che ha sempre reso la mia vita entusiasmante. Dove troverò l’entusiasmo nella Pianura Padana?
Non ho risposte, ma lentamente stanno nascendo dentro di me. Una su tutte il TripCentre.
E’ l’occasione buona per dare una spinta decisiva al progetto ed iniziare quel processo che forse un giorno mi porterà attraverso una porta e potrò dire “Eccoci nel TripCentre”.

Vivere in una casa con altri viaggiatori. Gente che va, gente che viene. Serate sprofondati sui divani a parlare di viaggi, leggere libri, suonare musica. Giornate a lavorare ai vari progetti che ci fanno guadagnare abbastanza per poi partire.
Sento già l’atmosfera elettrica ed avvolgente di una casa di viaggiatori, dove succede qualcosa per davvero.
Ecco una cosa per la quale vale la pena di lottare, scusate la retorica, ma ce ne sono.

Io ci sono, e vado avanti anche da solo, chi vuole saltare sul carrozzone traballante è benvenuto. Mal che vada ci si diverte!