lug 04

LouisAuckland, 4 Luglio 2004
Giornata di pioggia costante a Pahia, le mie scarpe hanno raggiunto il punto di non ritorno e ormai succhiano acqua da tutte le parti. Decisamente sarebbe il momento di cambiarle ma dato che ho di fronte la secca Australia e la tropicale Bali credo che non lo faro’. Le buttero’ semplicemente via a Bali, scattero’ una foto di addio e mi comprero’ un paio di ciabatte a Kuta con la speranza di non dover indossare scarpe per qualche mese.

L’autostop si e’ confermato il miglior mezzo di trasporto in Nuova Zelanda, portandomi velocemente a Omapere, sulla costa ovest, dove sono andato a fare wwoofing in una casa in cima alla collina.
Invece di lavorare all’aperto mi sono dedicato a fare il sito (www.nzanity.co.nz) per il business di Louis, ex hippy, che produce puzzles e li vende nel su negozietto nella foresta e su internet.
Ho passato cinque giorni immerso nella natura, vista dalla finestra, davanti al computer.
Quando il tempo ha dato un piccolo break, ho visitato le spiagge e le foreste della zona, veramente da film.
Il resto e’ stata un’orgia di mangiate e televisione.
Quindi il wwoofing si riconferma come ottimo sistema per uscire dal giro turistico e vedere un po’ di realta’ locale. E per non spendere una lira.

Alla fine dei cinque giorni, mi sono fatto portare in strada e in due passaggi mi sono ritrovato a Auckland.
Passaggio uno: camionista che consegna pane e latte e mi regala dei dolci (prossimi alla scadenza).
Passaggio due: trentenne tosa-pecore che mi porta a Auckland da sua sorella e mi offrono te’ e biscotti fatti dalla giapponese che vive li.

Se dovete andare in Nuova Zelanda giratela in autostop.

Chiudo il report dicendo una cosa che deludera’ moltissimo i turisti: non ho visto kiwis.

giu 26

Un bel ristorante a AucklandPaihia, Northland, Nuova Zelanda 26 Giugno 2004
Atterrato a Auckland e vittima del jet lag (“intrippamento da fuso orario” secondo lo Zingarelli) ci ho messo tre giorni prima di capire qualcosa e uscire dalla citta’. Poco male perche’ sono stato in un ostello a guardarmi le partite del mondiale, compresa quella dell’Italia, in compagnia di danesi e inglesi.
Bella cosa l’ostello, una volta risolto il problema sicurezza con una cassaforte alla reception, il resto e’ piacevole. Si dorme in compagnia, si mangia in compagnia, si beve una birra in compagnia…insomma sembra quasi di stare a Taize’  senza l’aspetto religioso.
Al secondo giorno ho deciso di fare il Woofer (wwoof.org) e ho sono speso 20 euro per iscrivermi e ottenere la lista delle fattorie biologiche dove lavorare 4 ore al giorno in cambio di vitto e alloggio (vedere report del 2000 in Australia). Purtroppo tutti quelli che ho chiamato non mi volevano per cui ho deciso che se il lavoro scappa da Maometto, che minchia ci va a fare Maometto al lavoro?
In onore al mio glorioso passato di autostoppista sulle strade europee di mezza europa (bellissima ‘sta frase) e in onore al mio portafoglio che ci tiene a un po’ di rispetto e, inoltre, visti i prezzi dei bus kiwi (neo-zelandesi) , ho deciso di lustrarmi il pollice e di tornare on-the-road, che non si dica che solo  e’ un grande che fa autostop.
Questa mattina quindi ho fatto check-out e mi sono incamminato verso la fermata del bus. “ma che ‘sta a dire questo, non doveva fare autostop?”. Si, si ma dovete sapere che il vero autostoppista della vecchia scuola sa che e’ sempre difficile uscire dalla citta’ e vale la pena investire qualcosa per piazzarsi in un buon punto. E infatti un’ora e 8 dollari dopo ero bello piazzato al lato della motorway del nord, diretto verso il futuro e speranzoso nella bonta’ di questi locali degli antipodi.
Quindi, appoggio lo zaino, tiro fuori il pollice sinistro (guidano dalla parte sbagliata), passa una macchina, ne passa un’altra e poi una terza che si ferma. Iniziamo bene.
E’ un tipo sulla trentina che mi chiede da quanto aspetto. Gli dico che avevo appena iniziato e mi dice che lui a volte deve aspettare anche mezz’ora!! ‘Azz, dico io, mezz’ora e’ un ottimo tempo in Europa. MMm…mi sa che non sara’ dura girare la NZ in autostop.
A un certo punto tira fuori il cellulare e chiama:
- “ciao mamma, sto per arrivare, sono con un autostoppista, puoi preparare anche per lui?”
Iniziamo molto bene, penso. A meno che non sia il famoso maniaco dell’autostop che non ho mai avuto il piacere di conoscere.

Facendo autostopMi porta a casa, tutta la famiglia sorridente, tutti sono stati in Italia e gli (si dice “gli” o “piaciuta loro’?) e’ piaciuta, mi nutrono a base di pane e formaggio (lo chiamano pranzo, ma posso lamentarmi?) e prima di andare mi dicono di ripassare a trovarli che posso dormire da loro se c’e’ bisogno.
Iniziamo benissimo.

Dylan, il mio benefattore, mi riporta in strada e mi rimetto a autostoppare. Mentre autostoppo mi viene in mente di aver ricevuto nel cuore della notte un sms di Roberto, mio vecchio compagno di avventure e autostop europeo, e gli scrivo che sto al lato della strada, come ai vecchi tempi, sicuro di aver toccato una corda di nostalgia nel suo animo di uomo sposato.

A un certo punto mi si avvicina un Maori (aborigeno neo-zelandese, quelli cattivi con tutti i tatuaggi sulla faccia e sul corpo) spuntato dal nulla, o forse da una macchina in lontananza.
- “Dove vai?”, mi grida da lontano.
- “alla Bay of islands, Paihia”, mentre si avvicina
- “ah..e’ vicino, un paio di kilometri”
lo guardo e vedo i suoi tatuaggi. Non sorride, ma non sembra voglia mordere.
Secondo pero’ la mia mappa sono almeno 50 km.
- “basta che in fondo li’ vai a sinistra e cammini’
Secondo la mia mappa e’ sempre dritto.
Gliela faccio vedere. La guarda e dice:
-”mmm..ah..si, e’ lontano”.
Un grande, penso, dovrebbe fare la guida turisitica.
Mi chiedo se mi vuole dare uno strappo o no.
-”ok, buona fortuna”, e se ne va.
Lo vedo allontanarsi domandandomi cosa voleva. Sale in macchina e va’ nell’altra direzione.
Mistero.

Il sole comincia a calare e inizio a pensare che non ho una tenda e che se non si ferma qualcuno presto sono nei guai.
Passano altri cinque minuti e si ferma un tipo che mi porta dritto a Paihia, facendo una deviazione di 20 km per me.
Anche lui simpatico, anche lui che e’ stato in Italia.
Vado in ostello, chiacchierata con la recepsionista di Monaco di Baviera, vado a fare la spesa e passo davanti al bus dell’ostello di Auckland, entro a vedere se ci sono i Danesi e li trovo svaccati in stanza a dormire.
Erano partiti la mattina dall’ostello, avevamo diviso la stanza. Ci si mette d’accordo per la cena.
Vado al supermercato e un indiano sud-africano con moglie 8 figli si mette a parlare con me. Anche loro sono stati a Venezia.
Rimaniamo davanti al frigo del latte 20 minuti, poi se ne va con l’harem, compro il latte e il concentrato di pomodoro e me ne torno in ostello.
Come prima giornata da autostoppista non mi posso lamentare.