giu 29
“ci vediamo domani alle 11″ in Thailandia vuol dire.
“Ci vediamo non troppo presto che voglio dormire e vicino all’ora di pranzo così mangiamo assieme, ma non la prendere come una promessa, dipende un po’ da come, quando e dove mi sveglio e cosa dice il mio stomaco. Può darsi che non venga per niente e non é che mi tocca avvisarti no? Insomma, e’ molto indicativo.
E’ abbastanza probabile che sia domani ma non è detto.
Inoltre nota che non ho specificato se mattina o sera”
insomma, tradotto in italiano:
“sia dai, magari domani ci si vede, ci sentiamo”
P.S.
Questa sarebbe da Facebook o Twitter ma dopo due settimane in Vietnam senza di loro devo ammettere che non mi sono mancati per niente. Anzi.
E mi domando: “ha senso buttare tutto nel calderone dei Social dove poi tutto sparisce nel nulla?” .
No, meglio un mini post qui, a casa mia.
giu 15

Capitano, portaci al largo!
Hanoi (Vietnam) 14 Giugno 2011
I vietnamiti sono dei furbacchioni, diciamolo subito.
Sono uno di quei popoli dove ho impari ad arrangiarti presto o resti alla base della catena alimentare.
Sono furbacchioni tra di loro, tra i loro pari e con i loro superiori, furbacchioni con i loro inferiori e furbacchioni con i turisti.
Come in tutti i paesi di furbacchioni alla fine sono tutti scemi e chi vince sono i paesi dove la legge é chiara e rispettata, perché le energie non sono spese nell’eterna lotta della giungla ti-frego-prima-io-perchè-senò-mi-freghi-prima-te, ma nel creare valore.
L’esempio classico é la Germania dove un quotidiano costa meno che in Italia ed ha molte più pagine, perché lo possono vendere per strada senza edicolante o macchinari sofisticati, tanto sanno che nessuno (o quasi) ruba un giornale. Arrivi, prendi il giornale, lasci la moneta e te ne vai. Avresti potuto non lasciare la moneta ma l’hai fatto. Continua a leggere »
mag 04

nel giardino di John, il Tamil cattolico
Nuwara Eliya, Sri Lanka, 3 Maggio 2011
Sono in Sri Lanka e scrivo da un divano in pelle in un salotto dello Yorkshire con una vista sulle Alpi Svizzere.
Siamo prigionieri di un Tamil con la barba che assomiglia a un estremista islamico nonostante sia cattolico.
Un Tamilbano convertito.
Nel tripmanuale non l’ho scritto, tanto era ovvio, ma non fidatevi mai della gente che incontrate in treno e che vi offre un alloggio.
La storia:
Ieri abbiamo preso il treno superveloce Kandy-Nuwara Eliya che sfrecciando tra le montagne tappezzate di coltivazioni di té San Benedetto, copre la distanza di 68 km in meno di tre ore.
Non avendo trovato posto a sedere ci eravamo piazzati vicino a un porta aperta ad osservare lo scenario (per quel poco che si può vedere a 20 km all’ora. Al massimo fai amicizia con un mucca mentre le sfrecci accanto).
Poi, a un certo punto, un tipo mi chiama e mi avverte che alla prossima fermata i suoi tre vicini sarebbero scesi, e che ci cedevano volentieri il posto.
Ci siamo quindi seduti dietro di lui e abbiamo parlato un pò.
Le solite cose: dove andate, dove dormite, se volete ho dei bungalow ecc…
Dopo un po’ ci siamo spostati dall’altro lato del treno perché lo scenario era migliore (al che lo scenario é subito migliorato dall’altro lato e peggiorato dal nostro).
Continua a leggere »