Florianopolis, Brasile, 16 Giugno 2004
Continua la serie “le migliori onde del mondo di un non-surfista”, qui a Florianapolis, praia Joaquina, uno dei migliori spot del Brasile per il surf.
E’ inverno e non fa un gran caldo, ma non ho resistito e ho affittato tavola e muta per ritentare l’avventura del surfista.
Ho solo due giorni e il primo se n’e’ andato in tentativi di surfaggio eroici ma tristi terminati con un inizio di crampo al polpaccio destro.
Per risollevarmi il morale mi sono fatto delle partitelle di calcio con l’australiano trovato in ostello col quale abbiamo deciso di spostarci in spiaggia.
Eh si, perche’ in Brasile, a differenza di Cile e Peru’, finisci sempre e per forza in spiaggia.
Oggi mi aspetta un’altra giornata di psuedo-surf, riusciro’ ad alzarmi?
San Paolo, 28 Ottobre 2003
Ok, a BA (Buenos Aires, come Bkk e’ Bangkok) ho fatto il bravo e ho lavorato un sacco. Sveglia al mattino (pero’ sempre la mia sveglia biologica “m’arzo quanno me sveglio”), caffe’ alla turco-polacca (non viaggio con la moka, per favore!), cyber-cafe’, salto a un ristorante dove per 5/8 pesos (1.5 – 2.5 Euro) pranzavo da executive, salto in palestra (giusto per stare in forma), secondo salto al cyber, serata culturale.
Tre giorni di fila al cinema (1,5 euro), una commedia musicale (8 euro), un cabaret (10 euro in primissima fila), etc..etc..
e..grande come al solito le sbaglio tutte: non ho mai visto uno spettacolo di tango!!!
Come al solito, domani, domani e alla fine sono tornato in Brasile e non ci sono piu’ andato.
Comunque confermo che Buenos Aires oggi vale la pena di andarci: fate la vita da ricchi e colti, prendete un bell’appartamento in centro, mangiate in ristorante bistecche da 3 kg tutti i giorni, andate al teatro/opera/cabaret/balletto/tango tutti i giorni e ve ne tornate a casa felici e contenti.
Non so se nel film finisse cosi’, ma nel libro di Hannibal, lui e la tipa dell’FBI alla fine si rifugiano a Buenos Aires a fare proprio questa vita. Ok, era prima della svalutazione per cui moltiplicate i prezzi per 3, ma il collega Lecter non aveva problemi di soldi come me.
Sembra di essere a Parigi, Roma, Martellago o Madrid senza lo stress dell’euro pesante. Insomma un sogno che non durera’ molto, credo.
Ah..se volete comunque andare a Jesolo e dargli 1000 euro per una settimana di appartamentino e 10 euro di una pizza…fate pure, eh eh!!!
Indovinello: chi e’ andato a Buenos Aires a cercare lavoro nel momento peggiore della storia dell’Argentina, mentre svaligiavano le banche e le valigerie, sbittecavano le macellerie, spanificavano i panifici e la gente era disperata e lui chiedeva “hay trabajo” (c’e’ lavoro?) e se non gli ridevano in faccia e’ perche’ gli piangevano in faccia e il peso era ancora a pari con un dollaro (adesso e’ 3 pesos per un dollaro) e nel giro di un mese ha finito i soldi ed e’ tornato a casa? Ma certo che e’ lui: paolotripmaitrop.com!!!
Un po’ dopo il suo viaggio svalutarono il peso e lui avrebbe potuto vivere con poco e bene e magari trovare anche un lavoretto.
Quando si dice: il posto giusto al momento giusto.
Foz de Iguacu, Brasile 12 Ottobre 2003
Le mie ultime ore in Brasile. In un caffe’ della stazione di bus di Foz di Iguacu attendo il pullman ovviamente in ritardo, mentre la televisione presenta impietosamente una messa di qualche chiesa evangelica (o forse cattolica) dove dei devoti cantano stonati. Ma come ci sono finiti in tv? Poi ripensandoci mi rendo conto che non e’ raro che un brasiliano stonato si erga a cantante per le masse e che, tanto preso dall’amore per la musica cosi’ innato nel suo popolo, non si accorga dei propri limiti. Se poi la musica ricambi questo amore, non si sa.
Tre mesi. Doveva essere uno, ma problemi tecnici mi hanno ‘retrasado’. Non e’ stato un male poi cosi’ grande.
La grande domanda se, come l’Asia, il Sud America mi sarebbe entrato nella pelle per ora non ha risposta, ma se proprio mi incalzate direi di si. Almeno il Brasile.
Motivi differenti da quelli asiatici, ma in un modo o nell’altro e’ riuscito a penetrare le difese (amare e’ soffrire) e mi e’ entrato dentro. In termini pratici e terra-terra: I will come back (almeno I hope).
Ci sarebbero un sacco di cose da dire ma comincio gia’ a preoccuparmi che il bus arrivi in anticipo sul ritardo e mi lasci giu’. Inoltre adesso in TV si e’ messa a cantare una signora non migliore della precedente e tra un “misericordia de Deus”, “Jesus te ama” e banalita’ del genere (com’e’ che gli scrittori di musica religiosa non riescono ad avere un po’ di fantasia?), mi e’ gia’ venuto il latte al Pentium 4 (yes, ho un Pentium 4 eh eh).
Come dice la mia censora Irene, e’ un mese che non scrivo e quindi facciamo un po’ di cronaca.
Dopo la riuscita fuga da Natal sono andato a Recife, o meglio, a Porto de Galinhas dove sono scappato da internet a 15 real all’ora. Sono arrivato a Maceio’, dove dopo una notte gratis all’Hotel Ibis (c’era l’acqua fredda e ho richiesto l’applicazione del contratto ti-risolviamo-il-problema-in-15-minuti-o-non-paghi) ho proseguito per Salvador.
A Salvador, di Bahia, mi sono piazzato in un appartamento a Farrol-da-barra, in riva al mare con aria condizionata, due Tv e amaca a 50 real (circa 15 euro a notte).
Dopo qualche giorno e’ arrivato Paolo, il parassita delle vacanze, che invece di fare come tutti gli altri e comprare un pacchetto per Sharm el Sheik o andarsene a Jesolo, mi raggiunge sempre in qualsiasi buco del culo del mondo io mi ficchi.
Cosi io faccio tutto il lavoro di preparazione tecnica e sociale, e lui arriva e si diverte.
Ma io sono buono, troppo buono e lui lo sa e ne approfitta.
Comunque: Salvador e’ famosa per essere la citta’ che non si ferma mai e un po’ di vita notturna si e’ vista al Pelourinho, ma niente di sconcertante. Tra l’altro, anche li’ se vi avvicina qualche simpatica ragazza locale, sappiate che probabilmente non e’ il vostro sguardo sicuro e simpatico che le attrae, e nemmeno i vostri muscoli palestrati durante l’inverno. Insomma ci siamo capiti.
E’ da quando ho messo piede in Brasile che la Tv e i locali continuano a garantirmi che prima della fine del viaggio saro’ derubato o ammazzato da qualche “vagabundo” (bella espressione brasiliana per designare i criminali, associando cosi’ il non avere un posto fisso, come me, al crimine. Simpatico).
E finalmente qualcosa e’ successo e per fortuna non a me. In due parole: serata al Pelourinho dove Paolo beve una capirinha di troppo e glielo si legge in faccia, una quasi-non-prostituta* lo ri-approccia (rifiutata precedentemente) e lui ci si mette a parlare mentre una mano veloce di un forse-complice gli sfila artisticamente 30 real dalla tasca e sparisce nell’oscurita’ e nell’oblio della notte bahiana. Per fortuna che zio Luca gli aveva detto: non uscire col portafoglio. Danno limitato e profezia quasi avverata.
Com’e’ che a me non succede mai niente? E’ il Dio dei viaggiatori, forse. Amen.
* Perfette per gli italiani che poi tornano a casa e dicono “ehh..un bel pezzo di ragazza, e poi non era una prostituta, no, sai studiava e ogni tanto andava con qualche straniero, e mica con tutti, solo con quelli simpatici e che gli piacciono”. (sigh!)
(Adesso sono in bus in Paraguay e ci stiamo dirigendo ad alta velocita’ verso la capitale…dai che tanto non lo sapete che si chiama Asuncion.)
Continuando…da Salvador siamo andati a Itacare’. Perche’? Boh, dovevamo andare verso Rio e abbiamo chiesto che c’era di bello per strada e ci hanno detto Itacare’.
Insomma arriviamo in ‘sto posto molto turistico, ci piazziamo in una pousada a 35 real (6 euro a testa) con colazione magnifica e andiamo a visitare le varie spiagge e baie.
Sabato sera usciamo che c’e’ la sagra del paese e con la capirinha in mano comincia quella sensazione del che-ci-faccio-qui?
Sembrava una festa dell’Acr con un sacco di ragazzini e ragazzine che ballano (ma qui a 9 anni si muovono come se stessero ballando in un lap dance) e i genitori in giro a rovinarsi di cap (rinha, roska) vari.
Il portoghese 21enne scroccone che avevamo rimediato in pullman era sparito, assatanato di sesso alla ricerca di una vittima con la bava alla bocca.
Flashback: pensate che prima di uscire ci entra in stanza e comincia a stilare un piano di attacco complicatissimo per la serata:
“Allora, adesso andiamo a comprare casacha, limao, ghiaccio e zucchero per fare la capirinha e li portiamo nella mia pousada, cosi poi se conosciamo 3 ragazze abbiamo la scusa per portarle li. Poi usciamo ma se uno conosce tre ragazze entra il diritto di prelazione e ci puo’ provare con una, mentre gli altri due aspettano. Se la prima non ci sta’, puo’ provare con l’altra e gli altri due aspettano, tranne per la prima. Se neanche le seconda ci sta’, intanto le prime due sono libere per l’attacco degli altri e il primo prova con la terza.”
Lo guardo e gli chiedo se serve una lavagna e del gesso per indicare le posizioni dell’artiglieria. Risponde serio che no e che tutto dovrebbe essere chiaro.
Chiedo a Paolo se per caso hanno conosciuto tre ragazze, e mi dice che no ma che il tutto probabilmente nasce dal fatto che il portog ha conosciuto una ragazza e che Paolo, en passant, ha detto che e’ carina per cui lui si e’ sentito insicuro e sta cercando di contenere i potenziali danni.
Insomma, nel piano di attacco, il portog era quello che conosceva le tre e noi i due che devono aspettare. Sembrava troppo complicato per essere meramente teorico e non basato sula conoscenza preventiva del nemico.
Gli dico che il mio programma e’ andare fuori un po’ e bere una o due capirinhe, non prepararmi per una battaglia e che se si rilassa e’ meglio perche’ gli si legge in faccia che vuole scopare.
-”ok, ok ma andiamo a comprare la bottiglia”
Riluttanti lo seguiamo e facciamo la spesa di 8 real (2,5 euro) e lui ovviamente “i soldi ve li do’ dopo”.
Fine del flashback.
Insomma, siamo li, il portog e’ sparito e ci guardiamo il concerto. Appaiono delle ragazze che avevamo conosciuto la sera prima e facciamo due chiacchiere.
Poi, di colpo, appaiono tre angeli.
La sensazione e’ cosi’ chiara che non ho parole per esprimerlo. Cioe’, sembravano appena sbarcate dallo shuttle in arrivo da un’altra galassia perche’ non c’entravano niente col popolo attorno. Due sono gemelle, l’altra no (mmm che frase scalcinata).
Tiro fuori il telecomando e clicco il bottone “attacco”, Paolo riceve il segnale e fa il suo lavoro da subalterno avvicinandole nel suo tipico ballo-sospetto (sembra gay e quindi innocuo) e da li’ nasce la nostra nuova amicizia.
I due giorni seguenti sono dunque allietati dalla presenza dei tre angeli, simpatiche, belle e non-scroccone (cosa rara e apprezzabile da ‘ste parti).
Epilogo: il portoghese lo abbiamo poi ritrovato alle 4 di mattina, solo soletto, sconfitto in una battaglia senza eroi. Lo abbiamo quindi pietosamente invitato ad unirsi a noi ma i suoi non-velati approcci animali (dopo 5 minuti era gia’ all’attacco) sono stati rifiutati dalle ragazze. Tra gli altri motivi, uno ci permette di chiudere la storia in maniera gloriosa riportando le parole di Daiane:”Ha l’alito che puzza”.
Dio c’e’ ed e’ giusto.
Poi il triste giorno arriva: Paolo deve partire ed andare a Rio a prendere l’aereo. Siccome io sono un vero amico e avevo promesso di accompagnarlo a Rio e lui l’ultimo giorno sta anche male (le due capirinhe di 3 giorni prima?) dopo essere caduto nel bagno (come il Papa, si) ed aver battuto il cranio (ma il Papa fu piu’ lesto), gli dico:
-”Caro Paolo, io ti avevo promesso di accompagnarti a Rio e anche se mi piange il cuore a lasciare queste simpatiche ragazze con le quali mi trovo cosi bene, ho deciso che a Rio ci vado ma magari in futuro ed e’ arrivato il momento che alla tua eta’ tu impari ad arrangiarti e vada a Rio da solo e magari mi porti anche la tavola da surf a casa”.
Insomma l’ho caricato mezzo moribondo su di un pullman per Rio e ho detto al motorista (autista):
- “Se schiatta avvisatemi che vi do’ istruzioni per la tavola da surf”.
E questo e’ quanto so di lui, spero che sia vivo e in ufficio.
La tavola da Surf per la cronaca e’ ferma al deposito bagagli dell’aeroporto di Rio e ci restera’ per sempre. Se qualcuno la vuole mi scriva, e’ gratis.
A questo punto mi mancavano pochi giorni prima che i 3 mesi di visto scadessero e decisi di passarli a Ilheus in compagnia delle ragazze che intanto erano tornate a casa, a Ilheus appunto.
Ci voleva, perche’ mai in questo viaggio sono entrato nel Brasile vero in maniera cosi’ profonda come a Ilheus.
Tramite le ragazze, ho conosciuto Roqui il parrucchiere gay, Annette la nullafacente scroccona, Janette la panettiera sguardo-spento e un’innumerevole serie di personaggi che, uno ad uno, partecipano all’esistenza della loro strada, viva ed intima dove non si riesce a camminare per duecento metri senza fermarsi almeno cinque volte a chiacchierare, il che onestamente sembra l’occupazione principale di gran parte dei locals.
Ancora piu’ brasiliana la strada della casa di Alessandra, che mi ha portato a conoscere la sua famiglia e le sue due bambine, dove la madre ha un ristorante di “comida caseira” (cibo di casa).
Ricordo quella strada allagata dal sole delle cinque della tarde quando tutti i colori sono piu’ vivi ed emozionanti, con persone sedute ai tavoli, altre che camminano, altre che lavorano, il tutto in un’atmosfera non-e’-che-vada-bene-ma-puo’-andare-peggio-per-cui-relax.
Chiudo con una scena pietosa: io in giro per le strade di Ilheus che porto al circo tre bambini (mentre le madri se ne stanno a casa). Al ritorno me ne metto uno in groppa. Si era pisciato addosso.














