Brasile

Fuga da Natal

Ragazze di NatalNatal, 6 settembre 2003
Ridendo e scherzando sono passati 15 giorni da quando quel famoso venerdí arrivai a Ponta Negra e mi imbattei nei tre quasi-piemontesi’. Al momento di pagare l’appartamento super lux credevo di dovere una settimana invece erano due! Sono dovuto andare a internet a verificare le email per rendermi conto che erano davvero passati tutti quei giorni.
Non sto li´ a raccontarvi i fatti miei ma lascio ricordi belli e brutti, per cui e´stata un´ esperienza forte e viva.
Ho peró il dovere storico di raccontarvi almeno della casa di Sodoma e Gomorra perché é giusto che il mondo sappia (anche se non faro´ nomi).
Vi vivono piú o meno due ragazze (non sono quelle delle foto), ognuna con la sua stanza, cucina e bagno. La casa ha solo il pianoterra e un piccolo cortile in fronte. Oltre alle due ragazze ci vive una prostituta incinta che adesso non puó lavorare e stá li. Secondo me e´una bella ragazza, ma adesso incinta e con un dente che le manca in fronte non lo sembra.
Ho passato varie serate in quella casa perché frequentavo una surfista troppo simpatica che aveva conosciuto le sodomagomorriane da un paio di settimane e stava da loro invece che dallo zio.
In quella casa ogni sera c´e´ una festa a base di birre, musica ad altissimo volume, carne ai ferri, riso, magogna (marijuana), sesso e droga. Dato che so che i miei lettori sono in gran parte dei pervertiti (altrimenti non potrebbero essere miei lettori), approfondiró gli ultimi due punti:
Droga: ad un certo punto della sera arriva sempre un tipo con scritto ‘spacciatore’ in faccia, si chiude in stanza con altra gente e si mettono a tirare coca. Niente di segreto ma non obbligano nessuno a vederlo. Io una delle prime sere me ne giravo per la casa, aprii una porta e li vidi intenti a preparare le famose righe.
- ´Vuoi anche tu?´ (´maaa le si leggeva chiarooo in facciaaa che le dispiacevaaaaa´ – Baglioni, Piccolo Grande Tiro).
- ´Ehm…no grazie´
La bella Tatiana, mezza italiana e mezza brasiliana Ora, non per fare il pulitino, ma come la religione, Rimini ad Agosto e Emilio Fede io da quella roba preferisco stare lontano tanto che nonostante le migliaia di km passati sotto i piedi e le varie possibilitá non ne ho mai fatto uso.
Ecco, per non fare nemmeno il moralista, non credo impersonifichino neanche il diavolo per cui se uno ne fa uso non lo guardo storto. E´ solo uno dei molti elementi che servono a farsi un´idea di una persona.
Comunque questo era per dire della droga, in definitiva niente di interessante se non per l´aspetto economico che andremo poi a ad approfondire.
Sesso: qui sono riuscite a soprendere anche me, uomo-che-ha-visto-molto. Cioe´..come dire…su questo aspetto non sono né animale né moralista. Anche qui vale la regola ´Fa´quello che vuoi basta che non mi rompi i maroni a me´, ma…ogni sera, entrambe le co-inquiline, se ne trombavano uno nuovo. Non sto a raccontarvi le manovre di circopezione di incapace perché non ce n´erano o io non me ne accorgevo neanche. Bastava forse uno sguardo e sparivano in camera per poi sorgerne con sguardi non proprio da innamorati, ma piú da chi e’andato in bagno, ha fatto la pipí che proprio gli scappava e se ne esce soddisfatto. Romantico, no?
Un giorno trovo una di loro in spiaggia e mi dice:
-´Ti piace quello?´, indicandomi un tipo che giocava a racchette.
-´Sembra simpatico´
-´Ha un bel culo´, dice lei.
La sera era alla festa a condividerne le gioie nuziali.
Poi mi tira fuori una storia che ha portato il cane dal veterinario, che mi ha cercato e che le servono 45 real in prestito. Io penso che dopo tutte le feste glieli posso anche dare nonostante non credessi alla storia. Appena dico che glieli dó, diventano 78 perché c´era il taxi.
La sera arrivo e gliene dó 30 per punizione.
C´e´anche da dire che ogni sera servivano sempre soldi per le birre e non c´era limite, se ne portavo fuori 20 sparivano 20, se ne portavo 30 sparivano 30 e cosí via.
Una sera che li avevo finiti la prostituta-incinta fa chiamare un taxi perché vada a prenderli in casa. Un pó  sfacciatina? (ma non sono andato).
A proposito, la madre incinta fa un buon uso di birre, sigarette, marijuana e, mi hanno detto, anche coca. Triste.

Tornando alla padrona di casa, una sera e´ stata con due uomini e poi in un locale si e´messa a baciarne un altro. Poi il numero due e´ tornato ed é stata con lui.

Comunque, no, non e´come state pensando che sono invidioso perché non ha mai scelto me! Comunque in effetti non mi ha mai scelto.

Un giorno invito la mia amica surfista (quella buona che abita con i cattivi) ad andare a Pipa, noleggio una macchina a 16 euro e mi ritrovo in macchina 5 persone.
Andiamo in spiaggia, mangiano e bevono e alla fine della fiera domandano i soldi a me.
Ok, me lo aspettavo, ma siamo arrivati al capolinea e glielo dico. Si incazzano, si sentono offesi e decidono di tornarsene a casa da soli.
La mia surfista viene con me alla macchina a prendere la roba, le do i soldi per pagare (tanto erano 8 real, eh eh) e dico anche che aspetto se vogliono tornare con me, ma dice che le altre sono troppo orgogliose per tornare sui propri passi. Io credevo che l´orgoglio fosse una questione di dignitá ma mi sbagliavo.

Comunque quella bella giornata segnó la fine della mia frequentazione della casa di Sodoma e Gomorra, fine che sarebbe arrivata comunque perché come dice un italiano che vive a Ponta Negra ‘divertente ma dopo 3 giorni ti nauseano’.

Nonostante tutto la mia amica surfista buona decide che anche lei e’un pó nauseata e finiamo nel suo villaggio vicino a Genipabu dove ci sono delle bellissime dune e mi fa conoscere un Paulista (un tipo di San Paolo) pittore che vive in una casa con due tavolini fuori che fanno da bar e che ha come passione Mina, Patty Pravo e compagnia. Non vi dico l’emozione di sentire Mina che canta in un villaggio di dune brasiliano.

Comunque le cose belle devono finire e un bel giorno dico alla proprietaria che vado.
Avevano appena finito di lavorare al gardino con cascata e laghetto e mi dice:
-”Cosa pensi dei testimoni di Geova?”
Io penso “no, anche qui” ma dico:
-”Ehm..ci ho provato a parlare qualche anno fa ma non ne e’venuto fuori molto”
Grande errore. Dovevo dire che ero mussulmano sciita del partito di Saddam impegnato in azioni terroristiche in America latina, anche se dubito avrebbe mollato l’osso.
Per decenza non sto lí a tediarvi con i dettagli ma e’ stata la solita inutile discussione tra chi vuole dialogare (io) e chi vuole solo insegnare (lei) convinta che se riesci a convincerti avrai salva la vita eterna.
La cosa che mi ha terrorizzato di piú é stato il rendermi conto che stavamo seduti al lato di appunto quel laghetto con gli uccellini che ciguettavano e i fiorellini rossi che cadevano dall’albero per cui lei si sentiva nel bel mezzo di una di quelle scene colorite dei loro libretti “Svegliatevi” ed era ancora piú infervorita che d’abitudine potendo impunemente dire “ma secondo te chi ha creato tutta questa bellezza ecc ecc..” (originale no comunque).
Avrei voluto essere a Porto Marghera con un Tv che trasmette il TG4 e sentire cosa avrebbe detto. Opera del diavolo, probabilmente.
Comunque me ne sono liberato in 30 minuti (tempo massimo consentito dal mio codice morale per attivita’ inutili e spiacevoli) ma non sono riuscito ad evitare che mi regalassero due libri (mezzo kilo in tutto) che non sono ancora riuscito a lasciare in qualche stanza d’albergo perche’mi sentivo sempre in colpa nei confronti di chi li avrebbe trovati.

Natal, Ponta Negra, il surf a la vita da nababbo

La vista dall’appartamento di Ponta Negra, NatalNatal, Rio Grande Do Norte, Lunedi 26 Agosto 2003
Canoa Quebrada (canoa rotta) e´ un nome abbastanza famoso in Brasile. Il fascino del posto sta nella lunghissima spiaggia con le falesia di terra alle sue spalle, nelle belle zone circostanti, nel fatto che la stradina principale del paese non é asfaltata (ma ci stanno mettendo le pietre) e nel fatto che ci vivono un sacco di stranieri che hano aperto ristoranti e posadas. Gira un sacco di droga pesante (retaggio del passato hippy di Canoa) ma non si vede per cui mandateci pure le famiglie.
Io ci sono arrivato con la mia tavola da surf e per la prima volta in Brasile sono stato accolto da persone che mi proponevano alloggi appena sceso dal bus.
Io sono finito in una bella posada a 6 euro con piscina e ottima colazione (la prima marmellata e il primo burro del viaggio!!!) gestita da un italiano e una brasiliana.
Lí ho conosciuto tre piemontesi (anche se uno era olandese) in viaggio breve disorganizzato.
Uno di loro era insieme a una brasiliana che secondo me, a parte il nome, Tania, era estone piú che brasiliana sia per viso che vestiti. Poverina, noi parlavamo in Italiano e lei se ne stava zitta. É il solito difetto nostro.
Comunque dato che Canoa non offriva le onde di 15 metri che sono abituato a surfare prima di colazione mi sono spostato a Natal, dove intanto erano andati i tre piemontesi.
Per caso sono finito a Ponta Negra, per caso in un albergo a 50 real (15 euro) e per caso loro erano lí.
La stessa sera, tramite della gente che avevano conosciuto, siamo finiti ad una festa in una casa nel paese dove abitano delle ragazze, diciamo cosí, originali.
La situazione ci é piaciuta subito perché abbiamo respirato l´atmosfera-non-turista. Eravamo nel mezzo del villaggio in una casa senza mobili (si dovevano trasferire il giorno dopo) e ad un certo punto é arrivato un camion con delle mega-casse che ha fatto partire la musica.
Mentre il frango (pollo) sfriggettava sulla griglia improvvisata noi ci scolavamo le birre fresche e riflettavamo sulla situazione. Il villaggio attorno sonnecchiava e delle bambine stavano fuori dal cancello a sentire che succedeva.

Sul fronte surf sono orgoglioso di annunciare di essermi fatto la prima ferita da surfista: un´ondqa troppo vicina alla spiaggia mi ha sbattuto conto il suolo sabbioso e la mia fronte a sfregato violentemente contro milioni di milioni di particelle sabbiose che hanno provocato una ferita sanguinolenta. Mentre me ne tornavo all´hotel mi immaginavo di lasciare una scia di sangue alle mie spalle e che la gente mi guardasse ammirata. Sono stati 300 metri eroici, passati quasi con la caratteristica lentezza e rarefazione di un sogno. In camera si sono guardato allo specchio ma quasi non si vedeva e mi sono reso conto di avere fatto una brutta figura con mé stesso.
Comunque per fortuna nei giorni seguenti la ferita ha preso un pó di colore e la gente mi chiedeva cos´era permettendomi cosí di rispondere come se nulla fosse che era una ferita da surf.
Tutto questo con lo sguardo verso la spiaggia dove dei bambini si tuffavano incolumi nella stessa onda che quasi mi aveva spezzato il collo. Triste.

Santa Rita, Natal Per i tecnici comunque sono riuscito a prendere due onde senza alzarmi e la sensazione di energia
e´ stata forte. Non ti rendi conto del potere di un´onda finché non ti spinge violentemente senza che tu possa fare niente per fermarla. E stiamo parlando di ondine di 1 metro, 1 metro e mezzo.

Il mio corpo e´ sempre piú in forma ed entrare nell´acqua é sempre piú bello, con meno paura e piú familiaritá. Passare due tre ore in ammolo (si, si mi metto la magliettina) osservando il colore del cielo e dell´acqua cambiare, la costa lontana, le montagne in parte e´una cosa speciale.

Ierio mentre tentavo di alzarmi in piedi mi é venuto un crampo al polpaccio (´il mio corpo é sempre piú in forma´ diceva qualcuno) e sono dovuto tornare a riva dove prima Tatiana (una delle ragazze della casa di Babylon) e poi uno sconosciuto me lo hanno massaggiato gentilmente. Brava gente i brasiliani.

Nel frattempo mi sono sposato in un appartamento con aria condizionata, piscina, acqua calda, due camere, due bagni, cucina/entrata grande, balcone con amaca vista mare, tutto completamente nuovo a 12 euro al giorno e mi ci trovo talmente bene che ho deciso di fermarmi qui dato che e´ comunque uno dei posti migliori per imparare il surf. Mi sono un pó imborghesito ma ogni tanto fa bene fermarsi, no?

Paracurù e il Brasile tranquillo

La  famiglia di Geisa e MariaFortaleza, lunedi 18 agosto 2003
I giorni passati a Fortaleza sono stati una continua guerra con i vari centri di servizio Acer che adesso non sanno come risolvere il problema di mandare
il computer a San Paolo, ripararlo e tenerlo lí finche non arrivo io a riprenderlo.
Il Piano Quinquennale e la Direttiva de Consiglio Comunista del Politburo della Acer infatti prevede (dal 1965) che se un computer parte da un
posto ci deve ritornare. Il fatto che la garanzia per viaggiatori probabilmente sará utilizzata da un viaggiatore (leggi: che si sposta) che non puó aspettare 40 giorni in un posto, non é stato preso in considerazione.
Per la cronaca: le mie email alla Acer centrale sono state finora ignorate. (spero che leggendo queste righe nessuno pensi “allora mi compro un compaq”, ho avuto un’esperienza anche peggiore con la compaq).

Il Buggy, tipico mezzo brasiliano per spostarsi sulla sabbia Comunque nel weekend sono andato a Paracurú a 100 km a nord di Fortaleza
dove un mio amico tre anni fa ha deciso di porre fine alla propria esistenza da ‘soltero’ e si é sposato. Lui, e lei, adesso sono nella produttiva Padania e io sono andato a trovare la famiglia.
Paracurú é un paese di pescatori molto bello con delle ottime spiagge e con quell’indefinibile atmosfera di ‘qui non succede nulla ma va bene cosí’.
Sono stato accolto da Maria, la sorella, e suo marito Pierre, uno svizzero e dai genitori di Giaisa, la sposa del mio
amico.

Ieri, per la prima volta, ho giocato a pallone in spiaggia con dei brasiliani. Era una cosa che volevo fare da tempo e devo dire che la soddisfazione di essere all’altezza e’ stata grande. La cosa che mi ha salvato e’ che le partite duravano 10 minuti di orologio, poi chi perdeva usciva.
Me ne sono tornato a Fortaleza con la pelle degli alluci staccata per cui sto camminando con difficoltá.