San Pedro de Atacama, 9 Aprile 2004
Tappa non prevista in quanto un po’ fuori dalla mia “ruta”, ma su suggerimento del grande Massimo di Milano (gia’ presentato su questi schermi in Bali 2002) e di un tipo che a Antofagasta mi ha portato al mercato del pesce, ho deciso di affrontare l’ira del deserto e piazzarmi in questa “Gringo Town” per un paio di notti.
“Energia positiva” diceva il suddetto Max e energia positiva c’e’ stata.
Pueblito di terra e polvere invaso dai cani tanto quanto Santiago dai collegiali in uniforme, impietosamente castigato da un sole perenne, San Pedro e’ sulla via della Mcdonaldizzazione in quanto il personaggio locale piu’ comune ormai e’ il backpacker in cerca di orizzonti polverosi e natura selvaggia, mentre il vero locale apre ristoranti “tipici” a prezzi doppi.
C’e’ tutto e vale la pena di vederlo, basta un attimo di tolleranza verso il prossimo che in fin dei conti, come te vorrebbe essere solo davanti allo spettacolo, ma che, come te, non lo e’, anche per colpa tua.
Quindi salta sul pulmino che ti porta alle 4 di mattina (sacrilegio della religione “m’arzo quando me sveglio” nata in Cina nel secolo 21) verso i geyser a 4000 metri, scendi e scatta qualche foto a meno 10 gradi nel mezzo del cratere del vulcano, bagnati con tedeschi, francesi e inglesi, quando il sole e’ gia’ spuntato, nell’acqua termale risultante dall’incontro di ghiacciaio in scioglimento e acqua del geyser maggiore, risalta sul pulmino e visita un pueblito di 8 abitanti nel mezzo della cordigliera con tanto di lama parcheggiato in parte alla casa, per poi ritornare a mezzogiorno sul tuo letto di ostello e riprendere il filo del discorso col mondo dei sogni.
Poi verso il tramonto vai verso l’uscita del paesino e arriva alle soglie di Mordor, dove vedi i lampi di Sauron, dall’altra parte della cordigliera lontana, e la signora del baretto per camionisti ti dice che li vede sempre quei lampi, ma qui non piove mai. Ma tu sai che il Male sta operando e manca poco all’invasione della Terra Media anche se preferisci non dirglielo alla povera signora del baretto per camionisti.
E mentre parli ecco che proprio dalla strada di Mordor si avvicina Frodo che in realta’ e’ lo svedese dell’ostello che e’ andato a fare foto.
Ritorna con lui all’ostello mentre ti racconta che Joe Tempest degli Europe, e’ sul lastrico per colpa di un manager disonesto e gira Stoccolma con la chitarra cercando locali dove suonare.
Poi all’ostello siediti nel patio centrale come il ragno in mezzo alla ragnatela e parla con due inglesi, un tedesco e poi un’israeliana che ha appena conosciuto un Italiano che gira sempre con la chitarra e dice che ne vede pochi di Italiani che viaggiano chiedendomi perche’.
Le tiro fuori la mia teoria basata su parecchi punti quali barriere linguistiche, mammismo indomito (“figghio, figghio…’ndo vai all’estero che so’ cattivi”), problemi economici ec..ecc..ma mi rendo conto che in realta’ non regge molto e il mistero resta insoluto (vedi l’”Ode all’Italiano Viaggiatore” piu’ sotto).
Poi arriva un’americana, mai vista prima, che chiede se ho gia’ mangiato che lei tra un po’ va. Ho gia’ mangiato ma chiamo il Frodo svedese e ci si va a bere una birra mentre lei mangia.
Una bella serata di chiacchiere parlando di film e poi a letto.
Io rientro nel mio dormitorio dove non mi hanno messo nessuno (nell’altro sono in cinque!), forse perche’ gli avevo detto che ho un portatile, e dormo.
La mattina, mentre faccio le valigie, bussano, entra il capo e mi presenta la gemella di Jennifer Lopez:
-”va compartir”, (ndt: compartira’ la stanza) mi dice
-”ok, yo me voy en una hora” (me ne vado tra un’ora)
- “Ok”
Entra Jennifer e comincia a parlarmi, peruviana ingenera 23enne in vacanza, dopo venti minuti mi dice che quando vado in Peru’ dalle sue parti mi ospita a casa sua.
Mi sembra di essere in Polonia nel ’91, quando la gente era piu’ umana e ti ospitava senza farti prima la scansione del dna.
Prendo lo zaino e mi incammino verso il bus, tra la polvere che ormai fa parte di me, i cani sdraiati all’ombra e il sole impietoso che perennemente castiga.
La mia ombra scivola lungo i muri di fango secco, l’energia positiva e’ invisibile ma presente.
Il bus mi porta via, accendo il computer e, in mezzo al deserto, scrivo, cosa? Quello che avete appena letto.
ODE ALL’ITALIANO VIAGGIATORE
(Prima Poesia Round The World)
“O figlio di Etruria, Roma e Venezia
nella tue vene scorre il sangue di Marco Polo, Cristoforo Colombo e PaoloTripMaitTrop,
ma le tue gambe restano ove trovansi,
il tuo sguardo dalla finestra non esce,
i tuoi sogni al di la’ delle Maldive due settimane ad agosto non arrivano
Che successe nella tua lunga storia?
che annacquo’ il sentimento d’avventura
nei tuoi antenati denso come il sangue?
Non vedi che manchi solo tu
al banchetto dei viaggiatori
che si godono questo mondo
meraviglioso e ospitale?
Dove sei?
Tutti ti chiamano e si domandano
“dov’e’ l’Italiano?”
io rispondere non so piu’
aiutami tu,
rompi le catene invisibili
che ti tengono prigioniero
e vieni a fare la tua parte
a dare il tuo colore
la tua simpatia
a cucinare dei bucatini per gl’inglesi
a farti una risata con i francesi
a giocare una partita con i brasiliani
vieni, ti si aspetta, e’ arrivato il momento
e poi, non sai che l’euro che ti ha reso povero in patria
ma ricco fuori?
Italiano viaggiatore, dove minchia sei?”
Scusate, 400 pagine di poesia di Neruda e una la dovevo scrivere anch’io.














