Cuzco, 9 Maggio 2004
Dopo qualche giorno ad Arequipa, la citta’ bianca, dove un sacco di case e mura sono fatte con la pietra lavica bianca del vulcano Mist, sono venuto a Cuzco o Cusco (un giorno si decideranno come si chiama).
Tutti, assolutamente tutti i peruviani, mi dicevano che era bellissima, ma per una volta devo dire che le aspettative sono state superate: e’ un posto davvero speciale.
Dato che non sono molto bravo in descrizioni lascero’ che siano le foto a parlare.
A livello feeling/atmosfera posso aggiungere che c’e’ qualcosa di particolare…sara’ che le montagne attorno sono verdi come quelle Heidi (pero’ al posto delle caprette che fanno ciao ci sono i lama che sputano), sara’ che in giro ci sono un sacco di indiani vestiti come indiani, sara’ il colore della luce o le mura costruite dagli Inca mescolate con l’architettura coloniale…sara’ quel che sara’ il posto e’, come dicono i giovani peruviani, “chevere” (trad: figo, cool, forte).
Sara’ ,infine, che ero in buona compagnia essendomi magistralmente inserito nel tessuto sociale ed essere uscito la sera con un gruppo di peruviani locali e di Lima, riuscendo così in una missione quasi impossibile in questa “gringo area” dove il 50% delle persone per strada sono turisti.
La notte e’ stata lunga e mi ha lasciato quella sensazione di vuoto energetico e completezza spirituale che solo una all-night-long puo’ dare.
Eravamo in sei e abbiamo iniziato in un bar chich-cool-modern con sgabelli dondolanti, tavoli rotondi e inquietanti segni inca sui muri, sorbendoci una bottiglia di whisky e red bull.
Dopo questo lieve riscaldamento, siamo passati ad una discoteca di musica latina, 50% gringos, dove ho conosciuto un tipo peruviano che parla italiano e vive in Svizzera. Era felicissimo di parlare italiano e far vedere agli amici quanto bravo era.
In effetti era bravo, tanto che mi stava ad insegnare modi di dire in piemontese, sardo e romano che io, figlio ingrato della nostra terra, non ho mai sentito.
A parte i dialetti, il contenuto era interessante ed e’ giusto che tutti possano compartire un po’ di questa conversazione, perche’ altrimenti qualcuno potrebbe illudersi di vivere in un mondo bello e sano:
Allora, abbiamo gia’ iniziato a parlare, lui mi guarda, vede che sono con dei ragazzi e delle ragazze, una di loro e’ piu’ vicina a me:
-”E’ la tua fregna?”, dice.
-”Come?”
-”La ragazza, e’ la tua fregna?”, sorride a bocca larga
-”Ehm..no, siamo tutti assieme”
Altro stacco:
-”Io sono spacciatore: coca, maria, exctasi”
Lo dice con un tale entusiasmo che sembra un bambino che ha ricevuto “ottimo” in pagella.
-”Ah…complimenti”, gli dico
-”Ma io sono sicuro, lavorano per me e io sono al sicuro”
-”Ah..”
-”guarda, vedi quello?”
Guardo e vedo un suo amico abbastanza alto e grosso per essere peruviano.
-”E’ un poliziotto, lavora con me”.
Il poliziotto si avvicina e gli dice qualcosa in gergo, probabilmente qualcosa tipo:
-”non gli dire troppo che seno’ dobbiamo eliminarlo”
Allora io dico a Riccardo:
-”Non mi dire troppo che poi mi dovete eliminare”
-”No, no non ti preoccupare, sono pulito”
Intanto si erano aggiunte altre amiche del gruppo, eravamo, credo fosse un caso, tutti vestiti di nero.
Glug, glug, intanto la birra continua a scendere (birre a 1,2 euro per la cronaca, vodka orange a 2,3 euro) e d’improvviso il gruppo decide di cambiare posto.
Scendiamo in strada, cinque minuti a piedi con gli spiriti degli inca che ci guardano probabilmente inca-zzati, ed eccoci in un posto con musica gringa/tecno/gispy-king e un sacco di salti impossibili tra un tipo di musica e l’altro.
A questo punto siamo tutti piu’ o meno cotti e inizio a vedere sciamani inca nascosti tra la folla immorale, per cui decido di sedermi e cercare di recuperare un po’ di buon senso.
Ding!! Suona il campanello virtuale del “live it cool” ed eccoci a cambiare posto ancora.
(Ahh.devo dire che per entrare non si paga da nessuna parte o quasi).
Entriamo in una discoteca, questa sara’ l’ultima, dove facciamo l’alba. Verso le sei andiamo a mangiarci dei sandwich. Siamo rimasti in 5 dei 9 che eravamo al top della serata, le facce sono abbastanza indecorose ed e’ bene che le nascondano dietro un panino.
Usciamo, e’ l’alba, il sole sta per spuntare e noi, i leoni della notte, decidiamo che il momento del giusto riposo e’ giunto.
Mentre camminiamo sotto i portici coloniali che sembra di essere a Bologna, incontro indovinate chi? I due britannici della terra del fuoco. Riporto qui un pezzo di report nel quale ne parlavo:
“…un nordirlandese che aveva capito tutto mi ha ordinato dell’acqua. A quell’ora era in vena di confidenze:
- Sai, sono piccolo, e l’unico modo per stare dietro agli altri a bere e buttar giu’ acqua.
Infatti ha funzionato e mi ha rimesso in sesto.”
Insomma due tipi che mi erano rimasti in mente perche’ positivi e simpatici. Ottimo, i locali se ne sono tutti tornati a Lima, e mi stavo pregustando una settimana all’insegna della natura con camminate e te’ di foglie di coca, adesso so che con quelle due spugne, purtroppo, non sara’ così