Perché i tuoi figli devono imparare l’inglese

Te la metto giù semplicemente che è quasi l’una di notte e non so quanto riesco a scrivere:

  1. Perchè l’italiano nella sua vita adulta avrà la stessa importanza di un dialetto oggi in Italia.
    Se tuo figlio non parla l’inglese sarà come quel tipo che parla solo dialetto veneto. Va benissimo per carità, viva la Serenissima, ma poi abbi la compiacenza di non toglierli l’anima se non diventa un direttore d’azienda multinazionale.
  2. Perché tuo figlio è un utente di un sistema operativo in inglese.
    Se iOS, Android, Whatsapp e Facebook fossero solo in inglese riusciresti ad utilizzarli con la stessa scioltezza che hai oggi?
    Probabilmente no. Ti limiteresti a leggere i contenuti scritti in italiano ma non avresti la possibilità di approfondire.
    Tipo Facebook in polacco per capirci:Ebbene, il mondo gira in inglese e chi non lo parla ha accesso solo a una minima parte dei contenuti.
    Il contadino della Brianza che non parla italiano e va a Milano ha le stesse probabilità di farcela di un ragazzo del 2030 che non parla inglese.
  3. Perché le informazioni critiche sono in inglese.
    Quando arrivano tradotte in Italiano è già tardi.
    In altre parole con l’inglese hai la possibilità di anticipare, con l’italiano puoi solo subire. Mangi roba già digerita, filtrata, impacchettata e con la data di scadenza a breve.
    Qui mi ricollego al discorso delle piattaforme. Devi entrare all’inizio. Se sono già in Italiano, vuol dire che è tardi.
  4. Perché è facile e quindi cosa stiamo a discutere a fare?
    Tuo figlio sta registrando ogni giorno qualcosa come 100 Mb di informazioni di (numero a caso, giusto per avere un riferimento) di cui almeno la metà è robaccia fatta di incoraggiamento al consumismo, volgarità e trigger digitali di rilascio di dopamine.
    La conoscenza dell’inglese a livello sufficiente è 1GB. In altre parole, poca roba. Anche se impara una parola o frase al giorno in un anno è già avanti.
    Lo sforzo è veramente minimo.

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La Paura della Carrozzina

Anni fa passeggiavo con Marek nella piazza di Cracovia quando vidi passare una coppia con una carrozzina.

cracovia piazza del mercato
(no qui non c’è la carrozzina, ho recuperato una foto dal mio vecchio sito di foto, Tripfoto.com)

Dissi: “vedi Marek, io di quella scena lì ho un terrore tremendo” (non ho idea di come possa aver detto una cosa del genere in polacco, forse era qualcosa più simile a “io non piace me quello, capisc?”).
Marek rise, poco convinto, credo che invece a lui quella scena piacesse.

Sapevo di dire una cosa brutta, ma io ne avevo paura per davvero.
Non vedevo in quello se non la fine di tutto ciò che mi aveva tenuto in vita fino ad allora.

Per “in vita” intendo, quel gradino al di sopra della pura sopravvivenza.
Perchè per la pura sopravvivenza ero già passato spesso: sono quelle settimane, mesi o anni che non lasciano un segno, come farina messa lí a lievitare, ma nella quale hai dimenticato di mettere il lievito.
Non succede nulla a quella farina. Non va a male subito, ma resta lí, inutile, in attesa di un giorno quando arriveranno le prime bestioline e sarà da buttare.

Solo viaggiando trovavo il lievito.

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