Tra Port Hedland e Broome, Western Australia, 14 luglio 2004
Collegando il computer allo stereo della macchina ho cobrettizzato i ragazzi e ci siamo messi a girare “Porchetti nell’outback australiano” che contiamo di mettere online nel giro di qualche settimana.
(Nota postuma: ecco il il filmato, ma occhio che sono 20 Mega e ci vuole Windows media player 9)
Ieri sera Diego e Fabio sono andati a pescare al molo, con rocchetto e ami, e hanno preso cinque pesci che hanno regalato a un giapponese, mentre io e Alberto aspettavamo per cucinarli.
Tre giapponesi bloccati a Port Hedland a causa della macchina rotta se la spassano andando a raccogliere quotidianamente i polipi arenati in spiaggia e cucinandoseli in mille salse asiatiche.
Abbiamo socializzato un po’, sono due ragazze e un ragazzo, ma l’uomo della situazione ringhiava e non abbiamo insistito.
Lo sfondo della citta’ e’ una grande petroliera e una serie di fabbriche e saliere, non un paesaggio proprio paradisiaco e, nonostante i polipi, non il miglior posto perche’ si rompa la macchina.
L’altra sera ci siamo dimenticati di fare benzina e abbiamo sudato freddo perche’ stavamo entrando in riserva e non apparivano benzinai. Alla fine ci siamo imbattuti in una miracolosa RoadHouse, praticamente un benzinaio + ristorante + campeggio + stanze.
Abbiamo fatto un barbeque (carne per loro, formaggio verdure per me) metre un ungherese parlava con una coppia irlandese e noi ce la ridavamo. Avete presente quelli che parlano per ore e non ti ascoltano? E che se provi a cambiare discorso si incazzano? E che sanno tutto loro? E che non puoi andare via perche’ sarebbe maleducato mentre loro ti parlano e non si rendono conto che non ce la fai piu’?
Gli irlandesi ce l’avevano scritto in faccia che non ce la facevano piu’ mentre l’ungherese continuava e continuava fin nel bel mezzo della notte tanto che prima di andare a letto c’erano solo loro alzati, sotto l’unica luce di un triste lampione.
Ho dato loro la buonanotte e nello sguardo degli irlandesi c’era una richiesta di aiuto mentre in quello dell’ungherese un “ok, ok, buonanotte e lasciami parlare che non ho finito”.
Cosa complicata i rapporti sociali.
Al mattino abbiamo fatto provvista di verdura fresca in uno di quei monumenti al senso civico australiano: un baracchino al lato della strada con le verdure in esposizione con i prezzi e una cassettina per lasciare i soldi.
Abbiamo preso 10 dollari di verdure, circa 6 kg di roba e abbiamo lasciato 10 dollari (cioe’ siamo stati onesti, capita).
Inutile dire che questo sara’ possibile in Italia forse nel 2190, quando impareremo che a fare i furbi e a fregarci tra noi ci diamo la zappa sui piedi e tutto costa di piu’ anche perche’ comporta una larga serie di controlli.
Non ho citato i pinnacoli, una serie di specie di stalattiti nel deserto che visti la mattina fanno anche un bell’effetto, ma il freddo toglie gran parte del piacere. Sono parte della lista delle attrazioni turistiche australiane della serie “fatti una botta di km per vedere una cosa bella ma per la quale chissa’ se ne valeva la pena” promossa dall’ufficio del Turismo “sopravvalutazione risorse turistiche australiane”. Tutto questo per dire che l’Australia e’ bellissima, ma non fatevi prendere troppa dalle cose da vedere assolutamente, la bellezza e il fascino di questo continente non risiedono esclusivamente nei luoghi a pagamento delle brochure, ma sono in gran parte gratuite e disponibilissime come quel cielo stellato dell’altra sera quando ci siamo fermati, abbiamo spento i fari e ci siamo messi a guardare l’immensa volta celeste che in realta’ era nera.
Piu’ passavano i minuti e piu’ ci sentivamo piccoli davanti al creato, granelli di sabbia in questo deserto di anime sperdute e abbiamo capito (tutti nello stesso momento) di quanto siamo insignificanti e sfigati e non valiamo niente e forse e’ meglio che facciamo un suicidio di massa buttandoci sotto il primo tir a quattro rimorchi che passa’ in solidarieta’ con i canguri.
Poi di tir non ne passavano e siamo tornati in macchina e ci siamo sentiti di nuovo grandi perche’ ci sono un sacco di bagagli e si stava stretti. Le misteriose vie della percezione spirituale sono legate a banali situazioni bassamente materiali.
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