ott 30 2002
Bali deserta e la visita al luogo delle bombe
Ubud, Bali, 30 Ottobre 2002
Sono tornato a Ubud. Praticamente deserta. Ieri sono andato a mangiare con Stefano e avremo visto 10 turisti in tutto. La Monkey Forest Rd e’ una sfilata di camerieri seduti davanti ai ristoranti in attesa di clienti che non arriveranno. L’atmosfera e’ strana. La domanda che serpeggia nell’aria e’ “quanto durera’?”. I sorrisi della gente non sono spenti, la gentilezza non e’ sparita. Bali e’ sempre Bali, turisti o no, e in un certo senso mi sento un privilegiato ad essere qui ora. Bali senza turisti.
Ubud, Bali, 1 Novembre 2002
Oggi sono andato in motorino a Kuta e ho visto il luogo dell’attentato. Come tutte le sensazioni strane, e’ difficile spiegare quello che ho provato. Tanto per evitare la facile ipocrisia non vi diro’ che mi sono messo a piangere e a strapparmi i capelli quando ho visto il Sari e il Paddy’s che non ci sono piu’. Ma un nodo in gola mi e’ venuto. Poi, camminando lentamente, per quella strada che ormai e’ una piazza, ed avvicinandomi all’angolo con La Poppies Gang II, il nodo stava quasi per scogliersi in lacrime. Ho evitato…aiutato forse da due grasse signore di colore, americane o inglesi, che sorridenti si facevano le foto con lo sfondo dei rottami.
Credo che ormai chi ha perso qualcuno non venga piu’ da queste parti, sono passati 18 giorni, chi doveva venire e’ venuto. C’era qualche occidentale, molti balinesi. Un gran silenzio. Quasi automaticamente mi sono messo a ricostruire mentalmente quello che c’era, cercando di basarmi sul poco rimasto.
Davanti al Sari c’e’ un buco, proprio davanti all’entrata, li’ dove c’erano i tipi della Security. Si riconosce ancora il bar, perche’ era un po’ ribassato, ricordate?
Nota: Ho deciso di pubblicare queste foto per pemettere alle persone che sono state con me a Bali di essere partecipi al dolore di chi ha sofferto questa tragedia. I commenti sono dedicati a loro.
Omar, li dove ci siamo seduti quella sera a parlare sono ammassati i rottami e spunta lo scheletro dell’insegna, ancora in piedi, carbonizzata.
Qualche pezzo metallico della struttura della pista e’ ancora li…il bagno (avevo pensato che chi era in bagno magari si era salvato) non c’e’ piu’.
E poi il Paddy’s…si vedono bene le scale dove piu’ di una volta ci eravamo appoggiati a parlare, per prendere un po’ d’aria fresca tra le due sale.
Una sera, con Omar, Ste e Belinda, eravamo dentro al Paddy’s seduti sui divanetti al lato della pista. Omar, ti alzasti a andasti a parlare con una fighetta australiana che si credeva Marilyn Monroe, remember? Dopo 5 minuti eri di nuovo al box di partenza ma mi ricordo che pensai che avevi davanti una gran carriera. Vedete nella foto cosa e’ rimasto…
Vi ricordate poi all’angolo della Poppies Gang II, quell’edificio in costruzione, quasi finito? Ci avevno lavorato tutta l’estate. L’ultima volta che l’ho visto era pronto, stavano per inaugurarlo. Adesso sono al punto di prima. Tragica ironia della sorte.
Il Maccaroni’s e’ anche chiuso e segna quasi il limite tra cio’ che si e’ distrutto o gravemente danneggiato e cio’ che ha subito danni non irrimediabili.
Davanti al Sari, non mi ricordo bene cosa c’era, ma non c’e’ piu’. La Banca Panin (la Banca dei Panini, si diceva scherzando) e’ molto danneggiata.
Girando verso la Poppie, tutti i negozi sul lato sinistro per un centinaio di metri sono distrutti. Sono loro che hanno protetto il resto della via. Sul lato destro i danni arrivano fino a 50 metri all’interno.
Sono andato al Dua Dara a vedere. Nessun danno, i ragazzi sono sempre li, mi hanno riconosciuto. Qualche stretta di mano, nessun riferimento alla bomba. Chissa’ se hanno perso qualcuno. Non ho voluto chiedere. La vita continua. C’e’ qualche turista che dorme li, giapponesi in particolare.
La strada invece e’ quasi deserta, e’ incredibile. Per chi conosce Kuta sembra impossibile. C’era gente giorno e notte.
Sono andato al Warung 96, era mezzogiorno: vuoto. Ragazzi, fa impressione vedere il Warung 96 vuoto! Il ristorante accanto dove andavamo sempre anche. Il forno a legna era spento, nessuno davanti che ci lavorava.
Le cameriere sedute mi hanno visto, non credo mi abbiano riconosciuto, si sono alzate per farmi sedere. Ho detto che non volevo mangiare quasi con un senso di colpa. Ho detto che andavo li spesso. Mi hanno chiesto: :quando torneranno i turisti?”. Mi ha spiazzato.
“Verso dicembre, tornano”, ho detto.
Credo sia stato quello il momento in cui ho deciso di tornare a Kuta per i miei ultimi giorni a Bali. Li abbiamo abbandonati.
Non c’e’ stata vera amicizia, mai. Tutti quei sorrisi, quelle risate, quelle chiaccherate. Tutto quel sentimento di riconoscenza che la maggior parte ha quando lascia Bali, dov’e'?
Gli amici, in questi momenti, tornano. Noi li abbiamo abbandonati mettendo a nudo il rapporto puramente commerciale che c’e’ tra turista e paese ospitante.
Li vedo li, in attesa. Camerieri, negozianti, tassisti. Seduti sul marciapiede ad aspettare i turisti che probabilmente non si faranno vedere per un pezzo, magari sdraiati sotto il sole delle Maldive, o a fare shopping a Londra o in Tailandia, piu’ sicure (?).
No, noi siamo venuti perche’ costava poco, c’erano dei bei panorami e le signore si mettevano dei bei costumi. Ne venivano fuori delle belle mangiate, delle belle foto, dei bei ricordi.
Ma adesso? Mi pare di sentirli: “Ma sei matto? E se buttano un’altra bomba? Io vado in vacanza per divertirmi, mica a cercare problemi”.
Eppure forse non c’e’ stato un momento migliore di questo per visitare Bali. La spiaggia di Kuta e’ quasi deserta, per cui per i surfisti, di colpo uno dei migliori spot del mondo e’ libero.
In giro per le strade si vedono pochi turisti, come se fossimo in Birmania.
Improvvisamente Bali si e’ svuotata di facce bianche, ridiventando quasi quello che era nei mitici anni 30. E’ un’occasione unica e chi preferisce altre mete fa, secondo me, un grosso errore.
Il pericolo? Se fosse stata una bomba messa per problemi interni, capirei. Ma chi se la sente di affermare che Milano, Londra o qualsiasi altra capitale o posto turistico sono piu’ sicuri?
O non e’ la classica sindrome isterica? Ora, non posso affermare che non metteranno altre bombe a Bali, ma dato che i bastardi hanno colpito New York, Bali e le Filippine, non e’ probabile che colpiscano anche da altre parti?
Siamo in guerra, credo che ormai lo abbiamo capito tutti. Possiamo mettere la coda tra le gambe o reagire per dimostrare che non li lasceremo fare. Un ottimo sistema per neutralizzare l’effetto delle loro azioni e’ proprio quello di non fare cio’ che si aspettano. Non abbandonando Bali, gli diciamo “bastardi, non basta una bomba per farci scappare, non siamo dei codardi. Anche se non siamo pronti a suicidarci per una causa assurda come voi, vedete che non abbiamo paura”.
Quella gente vuole fare dell’Indonesia e di Bali, quello che ha fatto in Afghanistan. Dobbiamo dirgli che siamo nel 21esimo secolo e non nel Medioevo.
Onestamente non credo che queste mie parole serviranno a convincere qualche potenziale turista che entra in agenzia di viaggi, non sa niente e non vuole sapere niente, e deve scegliere una meta perfetta per i suoi 11 giorni di svago. Mi rivolgo, come sempre, ai quasi viaggiatori, a quelli che sono sempre in bilico tra il pacchetto e il viaggio in liberta’, di scoperta, di crescita e in questo caso di sfida. E mi rivolgo ai viaggiatori che hanno sempre evitato Bali perche’ “troppo turistica” (comunque gran errore).
Venite a Bali, e’ un gran momento che non si ripetera’ piu’. E’ come se si fossero aperte le acque del Mar Rosso e si possono vedere i fondali, durera’ poco.
Pensate che oggi mi ha fermato la Polizia in motorino e non mi ha chiesto soldi! Questo equivale a un miracolo.
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