giu 14 2006
Bangkok, again
Bangkok, 14 Giugno 2006
Che storie. Nell’Eurostar Venezia-Roma mi sparo 5 ore di Suor Antonella dell’ordine missionario del Sacro Costato, tutta pacioccona e simpatica che mi parla del suo lavoro di infermiera e responsabile guardaroba. Azzardo un’apertura sulla mia, fallita, ricerca spirituale degli anni dell’adolescenza e mi ritrovo aggiunto alla lista dei senza Dio per i quali pregherà perché Gesù mi parli.
In aereo il mio compagno di posto indiano é invece un prete francescano appena tornato da Roma e Assisi, per fortuna più interessato al cricket che alle conversioni on the road.
Per tutta la notte non cederà un minuto il poggiagomito in comune.
Nel secondo volo, da Doha (Qatar) a Bangkok invece eccomi a parlare con un francese (laico) appena tornato dall’Australia, che va a tuffarsi per la prima volta in Asia per quattro-cinque mesi, finché durano i soldi.
Lo adotto immediatamente, mi sembra di vedere mé stesso qualche anno fa, e ci vedremo probabilmente a Kaho San Road davanti alla classica birra. Siamo della stessa religione.
FlashBack: A Fiumicino cerco un posto per vedere Italia-Ghana, ma porca quella troiona che li ha fatti, ci sono solo schermi piatti che trasmettono pubblicità. Cammino dolorante (vedi sotto) per tutto il terminal e finalmente dietro un ufficio c’é un televisore in bianco e nero che trasmette in maniera quasi improponibile la partita.
Decine di persone in piedi o per terra osservano lo schermo traballante dove non si capisce chi ha la palla. Praticamente si guarda la radio.
La cosa ha del surreale: un filo esce da dietro la TV e si attacca a un cartello con palo di ferro, appoggiato su di un trolley, a mò d’antenna.
Eccoci davanti a un simbolo potentissimo dell’Italia: l’assurdità e il genio.
Cioé non sai se ringraziare il genio che ha creato un’antenna dal nulla o l’immenso testa di minchia che non ha pensato alle migliaia di passeggeri che si vogliono vedere le partite mentre aspettano l’aereo. Poi la risposta comprenderà probabilmente le solite cose tipo Siae, permessi, burocrazia, ma cosa volete che ci interessino quando in quello stesso momento nell’aeroporto più sifgato del Ghana quella partita se la stavano guardando?
Per fortuna vinciamo.
Durante tutto il viaggio mi fanno un male boia la pianta del piede sinistro e il pollicione del destro, postumi di partita a calcio a piedi nudi domenica. In giro per l’aeroporto di Doha zoppico col destro e trascino il sinistro, cercando con lo sguardo di far capire che é una cosa passeggera, cioé che sono come voi, solo che ho giocato a pallone.
A Bangkok prendo un taxi assieme al francese che non crede ai propri occhi quando sgancio i 135 bath (2,6 euro) per un viaggio di 40 minuti. Lui va fino a Kaho San, ne dovrà pagare altri 80.
Arrivo al Victory, la mia casa fino a sei mesi fa. Trovo Lek che mi parla dal profondo sonno di una donna che si é svegliata alle 4 e mezza del mattino e che lo deve fare anche domani.
La mattina mi sveglio presto anch’io, lei va al lavoro e io mi ritrovo a Bangkok.
Esco, vado al 7eleven, entro, dico Sawadee krap, compro il latte, lo yogurt, il latte di soia. Pago, sorriso della cassiera.
Esco, vado al negozio dalla signora zoppa, mi compro 10 bath di quella specie di pane fritto che si mangia col latte di soia, la signora mi chiede se voglio il giornale, no grazie, torno su, accendo la Tv, mi faccio un caffé e mi guardo la BBC.
Welcome back.