Gili Trawangan Into The Wild

Lek Gili Trawangan Into The Wild2L’usurpazione illegale di turisti a Gili Trawangan facente parte del piano della P2 é completa.
In maniera subdola e impercettibile i backpacker squattrinati che venivano qui a riposare le ossa dai viaggi nel subcontinente, sono stati bannati.
I poetici tuguri a 50.000 rp con colazione per due che mi hanno sempre accolto in questi anni, ora costano 250.000 rp, e sono più sporchi di prima.
In compenso sono spuntati come funghetti magici bungalows a 60 euro a notte, compatibili con le esigenze del vacanziere in cerca di due settimane perfette.

La cosa triste non sono solo i prezzi, basta pagare, ma il fatto che invece di conoscere Jack che sta facendo il giro del mondo per studiare le pratiche omosessuali dei Geki o Francy che sta scrivendo un libro del suo viaggio, incontri il Rag. Burlini con le balle girate perché l’acqua della doccia é un pò salata o la russa cinquantenne Irina Ghesborova con i tacchi alti che si insabbiano ad ogni passo.
Anzi,  non li conosci neanche, li vedi e basta.

Eravamo arrivati in motorino da Bali pieni di speranze. I poliziotti del ferry non ci avevano nemmeno fatto storie con i documenti e non siamo stati costretti a corromperli in stile Porchettiano.

Lo scenario del viaggio Lembar-Bangsal via Sengiggi era stato spettacolare, e il cocco fresco (non quello vecchio e duro che vendono sulle nostre spiagge italiane) a 5000 rp (0,35 Euro) sulla scogliera, servito da un ragazzino vagamente somigliante a Heidi in compagnia di due vacche, aveva aggiunto poesia alla prosa.

Ma poi, appena approdati a Trawangan, la mancanza di locali alla ricerca di clienti per le loro guest house, mi ha fatto capire che qualcosa era cambiato.

Da Rudy’s era tutto pieno e un ragazzino mai visto ci ha portati nella favela vicina al villaggio per proporci un tugurio a 200.000 rp.

Dopo un’oretta di ricerche, tra cartelli “Full” e “No vacancy”, abbiamo deciso che era ora di mangiarci una pizza, bere qualche birra e dimenticare la notte in arrivo.
Ci siamo così incamminati verso il Coral Beach e abbiamo iniziato ad ordinare pizze e birre. Anche quelle molto più care del solito.

Al calar del sole l’alcol aveva già reso le sensazione più soffici e l’idea di passare la notte in riva al mare aveva acquistato un certo fascino.
Il barista/cameriere che aveva capito la situazione nonostante i fumi di vari tipi di droghe nel suo cervello, ci ha offerto di dormire nei suoi gazebo (senza nemmeno bisogno di firmare petizioni per la Lega) e ci ha persino aiutato a farci il letto con i cuscini, dicendo:
- “non preoccupatevi, domani ho due stanze”
- “a quanto?”
- “non preoccupatevi, domani ho due stanze”
- “a quanto?”
- “non preoccupatevi, domani ho due stanze”

Lek, che non ha mai dormito all’aperto in vita sua, aveva accettato la situazione con notevole filosofia, arrivando persino a sorridere e canticchiare (suonava un pò come il canto del cigno siamese, ma mentendo a me stesso mi sono detto che era contenta).
Paolo e Valeria, nel gazebo accanto, si erano subito addormentati, in grande stile Beach Life, mentre Giorgio e Rosa (fratello di Valeria e morosa), erano più in là, silenziosi.

Gili Trawangan Into The WildLa notte é stata bellissima, con un cielo stellato (niente stelle cadenti in questo emisfero) del valore virtuale 80.000 rp, il rumore delle onde da 25.000 rp e un’alba da 150.000 rp.
Verso le 7 mi sono alzato e immerso in un’acqua silenziosa e calda da 320.000 rp.

Forse la più bella notte mai passata a Gili Trawangan.

Ma come tutte le più belle cose durasti solo una notte come le rose, e poi hai voglia di una doccia vera, per cui ci siamo rimessi alla ricerca delle classiche quattro mura.
Le abbiamo trovate sotto forma di una casetta per quattro a 600.000 rp, dove ci siamo riparati dalle intemperie (Paolo e Valeria hanno fatto l’Into The Wild 2, ma come sempre il primo film riesce meglio).

Ora siamo di nuovo a “casa”, e mi resta un gusto dolce di una scampagnata fuori porta, durante la quale le forze del mercato ci hanno spinti verso un’assaggio di vita più semplice e scomoda, ma più vicina all’acqua, il sale, il sole e la luna, e provo quella stanchezza malinconica di chi ha appena fatto l’amore con una sconosciuta che al mattino se n’é andata senza salutare (e si é pure fregata il cellulare), e che sa non ha senso cercare, perché la prima e unica notte sono irripetibili e il cellulare lo puoi ricomprare.

Lascio le Gili, mature e pronte per il vero business milionario, con una certa tristezza, sapendo che ogni giorno saranno un pò più perfette e un pò meno vere, che i ragazzi verranno pagati meglio dai nuovi proprietari occidentali, che i clienti saranno un pò più esigenti (“ho ordinato il pineapple juice, non il coconut juice, chiama il manager oppure lascio un brutto commento su tripadvisor”), che i pezzi di spiaggia vuota saranno sempre meno, che Lucky Man sarà un pò fuori luogo, che prima o poi troveranno il modo per far abbassare il suono degli altoparlanti della moschea, che torneranno le tartarughe, che ci saranno sempre più tette al vento in un’isola mussulmana, che i cantieri saranno sempre aperti, che non servirà più contrattare nulla sui prezzi decisi da cartelli di tassisti e negozianti, che l’invisibile cortina di ferro tra la spiaggia turistica e il villaggio sarà sempre più ferro e sempre meno invisibile, che sarà sempre più facile trovare un wireless aperto, che o ci torno con 500 euro in tasca o é meglio che mi trovi un’altra isola e soprattutto che l’atmosfera di isola felice e spensierata se n’é andata per sempre, schiacciata da centinaia di tacchi a spillo e camice firmate approdate da terre lontane in cerca del nulla.