Goa e le impronte nere

Gokarna, 13 Novembre 2006
Oggi facciamo un feedback.
Siamo a Goa, Palolem Beach per l’esattezza.
Goa era dei portoghesi e molti qui sono cristiani. Come conseguenza inevitabile ci sono chiese e chiesette sparse sul territorio. Questo é cosa buona in quanto ci fa sentire un pò più a casa. Ma come ci spiega il Guru Baba dentro il bene c’é il male e dentro il male c’é il bene.
In realtà non é vero che il guru Baba abbia detto così. Anzi, forse sì, il fatto é che ci starebbe bene una sua frase così.
Scusate, é che iri sera ho visto delle foto del Guru Baba (quello arancione, cicciottello, con una capigliatura da Michael Jackson primi tempi). Diceva “Why fear when I am here” (cioé “Perché aver paura quando sono qui?”). Non lo so, in effetti ha l’aria bonacciona e rassicurante.
Tornando a Goa. Arriviamo a Palolem, bellissima spiaggia Goana, la più “da cartolina” e di conseguenza la più cara. Ci piazziamo in una stanza piccola piccola a 500 rupie (8 euro, che sono tanti per l’India) e Lek subito dice che non le piace molto. Niente in particolare, sensazione. Sto imparando a rispettarle le sue sensazioni.
Mi accorgo che la stanza confina con una bella chiesetta, i muri quasi si toccano. Bello, stanzetta vicino chiesetta, il mare a 50 metri.
La mattina dopo, poco prima di svegliarmi, sento delle voci, qualcuno sta cantando nella chiesetta. Ottimo, mi rassicura la presenza di un solo Dio. E’ più gestibile, anche se poi complica un pò le cose con Figlio e Spirito Santo, ma basta non pensarci troppo e torni al Dio unico, che, come dicevo, rassicura.
Lek non ha dormito bene. Niente a che vedere col letto scomodo o le zanzare. Sensazioni.

Passano un pò di ore di spiaggia, succo di anguria e internet. Torniamo alla stanza e passiamo per la chiesetta. Strano, ha l’aria abbandonata. Nessun segno in particolare, ma un posto frequentato lo percepisci come frequentato. Uno abbandonato, come dire, si capisce che é abbandonato.
Boh…sarà trascurato come capita spesso in India.

Passano un pò di ore di spiaggia, succo di ananas e internet. La mattina dopo mi sveglio. Lek ha dormito male. Mentre faccio la doccia vedo, per la prima volta (ma non é la prima volta che faccio la doccia), due impronte nere di mani sul muro.
Porca troia. Queste mica c’erano ieri.
Intanto sulla spiaggia il cielo comincia ad oscurarsi, i turisti ingnari ancora non se ne rendono conto, ma alla prima ventata di aria fredda, alcuni si alzano dalle sdraio, sorpresi.
Mi metto un pareo, esco dalla doccia, e chiedo a Lek di venire a vedere.
Entra, vede le mani e mi chiede se l’ho fatto io.
No, ma ieri c’erano? No, ieri non c’erano.
Penso se per sbaglio possono essere nostre quelle impronte. Impossibile.
-”La chiesetta”, dice.
Mi giro, l’altare é due muri più in là, ma sarà a due metri dalle mie spalle. Non é un gran viaggio per qualche anima in pena.
Ok, oggi ce ne andiamo.