Lunedi 5 Giugno 2000,
E’ uno strano periodo questo, non riesco a staccarmi da Cairns perche’ troppo preso dal lavoro, nell’aria c’e’ una sensazione di “fine della puntata”, Federico parla di tornare a Sydney a lavorare, Giuseppe forse se ne torna in Italia, tutti gli altri sono partiti, Manu, Fausto, Paul, Paolo, Arcangelo…Da Melbourne a Cairns. Tra una decina di giorni saliro’ in furgone, mettero’ la prima e andro’ verso il deserto, lasciandomi alle spalle un po’ tutto. Benvenuto in Australia parte seconda. Il deserto, Ayers rock, Darwin, il West, Perth e poi la costa Sud, Adelaide, e poi il ritorno a Melbourne e Sydney. Ogni volta sembra che le persone importanti della tua vita le hai gia’ incontrate e poi non e’ mai cosi’.
E nel frattempo sono diventato “famoso”, piu’ di 100 accessi al giorno tra Tripreport e Tripfoto, duecento persone leggono i report, due o tre messaggi al giorno di persone che non conosco che mi domandano informazioni, fanno i complimenti o mi ringraziano per quello che sto facendo. E’ una sensazione strana, mi sento un po’ sotto pressione. Me la sono cercata certo, e quindi che mi lamento a fare?
Non lo so piu’ bene quello che sono venuto a fare in Australia, non lo so piu’ bene neanche quello che sono venuto a fare in questo mondo ma va bene lasciamo stare le crisi esistenziali che non e’ il caso.
Cambiamo discorso che ne ho uno interessante da fare: sono stato sulla barriera corallina. Ho fatto delle foto subacquee ma sono venute male e in piu’ mi si e’ bruciata la macchina digitale da 2 milioni perche’ non era resistente all’acqua. No, scherzo, le ho fatte con l’usa e getta ma ho perso tutti i colori ed e’ tutto verde.
Riusciranno le mie parole in bianco e nero a trasmettere le emozioni che ho provato?
Vediamo:
Comincio dalla parte interessante e vi risparmio la colazione a base di pane alle segale, burro e marmellata di pesche che ho vomitato dopo un’ora e trentacinque minuti di traversata e passo direttamente all’attimo prima del tuffo.
Sono in barca, indosso una muta (fa freddo come non lo faceva da 60 anni, che sfiga!), la maschera e il tubicino. Sotto di me l’acqua.Guardo e vedo dei pesci di tutte le dimensioni! Mi butto. Sparisce il cielo, sono in acqua, e’ tutto blu.
Il fondo e’ a dieci metri, e’ di sabbia. Tutto attorno a me ci sono pesci, vedo la chiglia della barca e vicino a uno scuba diver (immersionista?) vedo un pesce immenso: il famoso pesce Napoleone, proprio quello dei dépliant! E’ grande come un uomo e ha una faccia sul deluso-dalla-vita/rilassato-e-un-po’-annoiato, si fa toccare dagli Scuba ma evita gli Snorkellisti (umani muniti di maschera e tubicino, ma sprovvisti di bombole). Va bene, sono Snorkellista e me ne vado. Sbatto le pinne verso la barriera che e’ una ventina di metri piu’ in la’, nuoto contro corrente cosi’ se mi stufo basta che mi faccia trasportare e torno alla barca. La prima cosa che vedo e’ come una montagna di corallo che va dal fondo alla superficie, e mi sembra proprio di volare verso una montagna. Mi avvicino e le passo attorno, e’ pieno di pesci che si fanno gli affari propri e di coralli colorati. Senza rendermene conto dico “Oh my God” e mi entra acqua in bocca, risalgo alla superficie per sputare e mi riimmergo. Passo la prima montagna e mi dirigo verso un’altra ed e’ tutto una sorpresa di colori diversi, pesci strani, silenzio…va bene, ci rinuncio, non ci riesco a descriverlo ma e’ come se tutto cio’ non fosse vero.
Nel bel mezzo dell’oceano ad un certo punto puoi appoggiare i piedi su del corallo e sei in piedi! A poche decine di metri ci sono degli squali (tranquilli), sotto i tuoi piedi decine di pesci. Pensate che avevo un pezzo di stoffa bianco che mi spuntava dalla manica e i pesci provavano a mangiarlo!
Paul un giorno ha detto: “Quand’e’ che smettiamo di essere bambini? Quand’e’ che smettiamo di meravigliarci?” (l’ho gia’ citata questa frase?), io non lo so quando e’ stato per me, ma laggiù lo sono tornato per un attimo e da quando ho rimesso la testa fuori dall’acqua il mondo e’ diventato piu’ bello. Nei giorni seguenti, di notte e di giorno, ogni tanto mi venivano dei flash di quelle immagini che ho visto e che mi si sono stampate nel cervello. E ogni volta era un’onda positiva che mi rasserenava leggermente. Adesso voglio tornarci perche’ non sono venuto qui per vedere l’Opera House, o la gente ubriacarsi nei locali la sera, sono venuto per vedere se ero ancora capace di stupirmi e andare a letto la sera senza quella maledetta sensazione di aver gia’ mangiato tutta la fetta d’anguria e di dover cominciare a raschiare nel bianco che sa di cetriolo. Sono venuto perche’ nessun cattolico possa convincermi che la vita e’ fatta di rinunce e nessun ateo che invece e’ una fregatura.
Cairns, 18 Giugno 2000
Non ho scritto molto in questi giorni, ancora troppo preso dalla creazione di siti qui a Cairns. Il computer e’ diventato il mio ufficio e mi resta sempre poca voglia di scrivere il report o di rispondere alle email. Di email poi me ne arrivano talmente tante, sul mio indirizzo di Hotmail, quello di Yahoo e sui Libri degli ospiti, che mi alzo la mattina con un senso di oppressione e di colpa incredibili. Sogno di folle in trepida attesa di un cenno della mia tastiera, popoli disperati per i quali un mio intervento rappresenta l’unica speranza, casi umani tristissimi di gente che vuole andare in Australia e non sa in che ostello pernottare…io non ce la faccio e pazienza. Tra l’altro ci si e’ messo anche Virgilio che si e’ inventato di nominare Tripreport il sito della settimana nella categoria viaggi facendo balzare gli accessi a 100/150 al giorno! (Immagino che con 52 settimane all’anno sarebbe dovuto capitare prima o poi, quindi non mi monto la testa, comunque e’ una soddisfazione).
A questo si aggiungono i circa 150/200 di Tripfoto e insomma in una settimana ho avuto 2000 accessi! Sono sulla soglia del mito e a questo punto ci mancherebbe solo una bella fine tragica tipo divorato da uno squalo, squartato da un coccodrillo o intossicato dal pane fritto di Giuseppe, poi entrerei di diritto nella storia e non mi ci tirerebbe piu’ fuori nessuno.
Purtroppo pero’ la fama ha anche i suoi lati negativi e sono venuto a sapere di essere sotto controllo della CIA. Come faccio a saperlo? Semplice, il counter che e’ il sito che mi fornisce le statistiche sugli accessi mi ha presentato questa pagina ….Praticamente sono fregato. Ho ripassato tutte le mie malefatte degli ultimi mesi e credo di aver individuato il problema: il cartello di Shield Street che ho trovato per terra una notte tornando a casa dal WoolSheed (una discoteca/mensa dei poveri sempre piena di turisti affamati alla ricerca di un pranzo quasi gratis) che poi ho messo nel furgone…qualche satellite americano si sara’ insospettito, mi avra’ filmato e adesso mi tengono d’occhio.
Problema per casa: un turista ha un sito con qualche migliaio di accessi al mese. Spende qualche migliaio di dollari al mese per fare il turista e non ha voglia di smettere di fare il turista per andare a lavorare e guadagnare qualche migliaio di dollari al mese e comprarsi quindi la macchina nuova sperando che possa dargli una sensazione di liberta’ che pero’ poi non gli dara’. Aiutino: il turista sa fare siti internet.
Soluzione: io ci ho provato, ho comprato otto didgeridoo (strumenti musicali aborigeni – praticamente un
ramo di eucalipto reso cavo dalle termiti, che si suona soffiandoci dentro, finemente decorato all’esterno), qualche boomerang e li ho spediti a un mio amico in Italia. Ho fatto le foto, li ho fatti suonare a Ryan (un aborigeno di Cairns) e ci ho fatto il sito! Mentre scrivo il sito non e’ pronto e ci faro’ un link da Tripreport e Tripfoto, mandero’ un’email alla mia Mailing List e speriamo di venderli!
Pubblicita’: sono strumenti originali di produzione aborigena, molto belli come potrete vedere dalle foto, i prezzi devo ancora deciderli ma sara’ un affare (devo vedere se per chi li compra o per me). Non sono assolutamente facili da trovare in Italia e se li comprate da me almeno sapete che vengono davvero dall’Australia! Spesso in Italia ne vendono di produzione indiana o di bambu’. Se non vi va di suonare compratemi almeno un boomerang che costa poco, e’ bello da appendere alla parete, se lo lanciate torna! No? Nemmeno quello? E allora mi tocca tornare a casa e chiudere il sito…pazienza, saluti a tutti e’ stato bello ma e’ finita. Tripreport chiude qui ed e’ con un gusto amaro in bocca che mi congedo dal mio pubblico che mi e’ stato vicino, specialmente nei momenti difficili. Addio.
Novita’? Arcangelo e’ partito con la sua Nissan ed e’ stato un continuo problema tecnico. Ogni sera chiamava (Io, Federico e Arcangelo abbiamo il telefonino con Optus e ci sono 20 minuti gratis la sera) e ogni volta aveva un problema nuovo! Da Cairns e’ andato ad Alice Springs, si e’ visto Ayers Rock, poi e’ sceso ad Adelaide di cui si e’ innamorato e adesso e’ quasi a Melbourne (li e’ inverno e fa freddo, qui e’ il tropico e fa freddo anche). Ieri e’ stato investito da un Australiano ma il morale e’ alto perche’ ora viaggia con due inglesine molto simpatiche (io le ho sentite al telefono ma mi sembravano piu’ apatiche che altro…). Forza Arca’!!!
Ieri invece e’ partito Federico che ha messo a posto la macchina di Paul della quale Manu ave
va perso i documenti, lui li ha rifatti (non c’e’ stato bisogno dell’intervento del Ministro ai trasporti: e’ bastato che verificassero che non fosse rubata e mezz’ora dopo aveva le targhe!) ed e’ andato verso Sydney a cercare fortuna. La “carta magica” (la stessa che ha fatto tornare Paolo a casa – la Visa) dava segni di debolezza ed e’ dovuto partire. Si e’ sparato 1800 chilometri in due giorni. Ci siamo sentiti poco fa e stava per arrivare a Brisbane, andra’ a dormire al Palace dove due mesi fa siamo stati tutti insieme. Poi andra’ al Down Under (la discoteca sotto il Palace) a spararsi qualche birra e poi si buttera’ a letto. Il Palace..sembra una vita fa.
Quindi ora siamo rimasti io, Shizu e Giuseppe. Io e Shizu viaggeremo insieme fino a Perth.
Fausto in Italia, Paolo in Italia, Manu a Bali, Paul in Thailandia, Arcangelo a Melbourne, Federico a Sydney…e’ la fine della prima seconda fase.
Giovedi’, 22 Giugno 2000
Sono un mito. Adesso c’e’ anche la fine tragica di cui parlavo sopra. Un coccodrillo, uno squalo? No. Un incidente in macchina? No. Il pane fritto di Giuseppe? Magari. Leggete e saprete:
Ormai deciso a lasciare Cairns ricevo una telefonata da una certa Julie (no, ma il nome vero non lo dico, sono troppo sfigato!) che vuole un sito per un bar. Non so se accettare perche’ ormai sembra che ogni volta che decido di partire ci sia un nuovo lavoro, ma poi penso che posso lavorarci sopra a Cape Tribulation e accetto, poi potro’ tornare a Cairns che e’ per strada, farmi dare i soldi e addentrarmi nel deserto. Restiamo d’accordo che mi chiama per fissare un appuntamento. Dopo qualche giorno in effetti mi chiama e mi da’ appuntamento al bar. Questa mattina mi alzo e vado all’appuntamnto con Shizu. Entriamo, mi avvicino al bancone dove c’e’ una signora.
-”Buongiorno, Julie?”, dico apprestandomi a stringerle la mano.
-”No, e’ la signora dietro di lei”, mi dice.
Mi giro, vedo la signora e le stringo la mano. E’ sui trentacinque anni, vestita piu’ da manager che da cameriera, capelli lunghi, occhiali, abbastanza grassa da passare l’inverno senza rischi, mi sorride.
Ci sediamo. Comincio la mia presentazione dei siti gia’ fatti da bravo Web Designer Barbone (anzi la barba me l’ero fatta questa mattina), mi chiede il prezzo, mi chiede quante pagine faccio di solito, mi chiede se puo’ pagare con un assegno, le rispondo di si’, le chiedo a che tipo di sito stava pensando e a quel punto lei spara la frase magica che vi riporto in lingua originale perche’ fa piu’ effetto:
-”OK, Luca, I’ve got bad news for you… (OK, Luca, ho brutte notizie per te)”, e tira fuori un distintivo. “Madonna la CIA!”, penso. In quel momento si affianca un tipo alto, muscoloso con lo sguardo di ghiaccio.
“Tutto per uno stupido cartello!”, penso.
-”Sono del Dipartimento Immigrazione, hai un visto per lavoro?”, mi chiede.
Di colpo capisco, sto lavorando illegalmente!
-”Il visto? No”, rispondo, ma lo sapevano gia’.
-”Bene, se vuoi seguirci”.
Ci alziamo, spengo il computer, lo metto nella borsa e ci incamminiamo verso il patibolo.
Il Dipartimento Immigrazione, lo stesso dove avevo richiesto e ottenuto l’estensione del visto, e’ sulla stessa strada, a trenta metri dal caffe’! Come ho fatto a non pensarci prima? Col senno di poi e’ facile…
Ci fa entrare in una stanza e comincia a farci domande. Poi dice:
-”Allora, adesso dovro’ decidere se ritirarti il visto o meno. Se te lo ritiro diventi automaticamente un clandestino perche’ non hai il visto e quindi passibile di galera”,
La guardo e non so se sta scherzando o faccia sul serio. Non stavo mica vendendo droga! Mi ritiri il visto e poi dici: “Ehi! Tu non hai il visto! Sei clandestino! Vai in galera!”.
Avevo piu’ o meno capito che stava usando la tattica ti-spavento-adesso-poi-te-la-cavi-con-poco-e-te-ne-vai-contento ma non fa mai piacere sentirti dire che rischi la galera, specialmente prima di colazione.
Adesso vi scrivo dal carcere…no, sono nella mia stanza all’ostello, ma andiamo avanti:
La cara Julie continua a farmi domande e poi scopre che la prima volta che sono stato in Australia per lavoro (avevo partecipato ad una fiera per conto della mia ditta) ero venuto con un visto turistico: l’aggravante! Per fortuna che le ho spiegato che il tipo di visto non l’ho deciso io, ma l’agenzia di viaggi, e ha lasciato perdere (“Com’e’ umana lei…”, direbbe Fantozzi).
Dopodiche’ si mette a scrivere su un foglio di carta, lo firma e dice:
-”Ok, c’e’ qualche motivo per il quale secondo Lei non dovremmo ritirarle il visto?”,
Io le dico che la mia attivita’ a Cairns non ha arrecato danni a nessuno: ha favorito qualche piccolo bussiness che mai avrebbe speso migliaia di dollari per un sito che non sanno neanche se vale la pena di fare, ho favorito le ditte che qui a Cairns creano pagine Web perche’ i miei clienti saranno loro clienti in futuro e non lo sarebbero se non avessero avuto la possibilita’ di cominciare con me. In piu’ in fin dei conti non ho creato cento siti, ma una decina! Inoltre sono turista e quindi spendo soldi. Sono perfino arrivato a dire che il mio sito sta facendo una certa pubblicita’ all’Australia! Insomma sono stato molto convincente e infatti subito dopo mi dice:
-”Ok, Luca, ho deciso di ritirarti il visto, adesso devo decidere se metterti in galera o fidarmi e farti partire da solo, da questo momento sei in detenzione”. Silenzio. Vedo una mosca volare e sbattere contro il vetro. Vorrei essere quella mosca e uscire per il buco della serratura. Deglutisco mezzo litro di saliva. Brutta cosa internet ragazzi…
Si alza ed esce.
La situazione e’ talmente strana che non sembra neanche vera. In Australia ho conosciuto decine di persone che lavorano in nero, nella raccolta della frutta, nei ristoranti, negli ostelli, insomma in tutti quei posti dove se cerchi lavoratori in nero vai sul sicuro, e mai ho sentito di qualcuno beccato dall’Immigrazione. La settimana scorsa hanno beccato un Italiano in Esplanade, la strada principale di Cairns, che lavorava da dieci anni senza visto! E lo hanno beccato solo perche’ era stato denunciato in seguito ad una lite. Ed eccomi qua, sull’orlo del carcere, per quattro siti del cavolo.
Torna, si siede e mi guarda:
-”OK, ho deciso di fidarmi e ti lascero’ partire. Quanto tempo ti serve?”.
La sua voce e’ il suono di un violino una mattina primaverile al risveglio in una casa di campagna piena di rose, un suono che entra dalle finestre semichiuse portato da un vento lieve e fresco, un suono dolce che viene a svegliarmi da un brutto sogno che aveva turbato il sonno del mio animo innocente.
-”Luca, ho deciso di fidarmi e ti lascero’ partire. Quanto tempo ti serve?”.
Vi risparmio il resto, in poche parole negoziamo una data, il tempo di mettere a posto la macchina, scendere a Sydney, venderla e andarmene. Il giorno della fine di questo sito: 31 Luglio 2000. Me ne vado talmente rilassato che quasi la ringrazio e per poco non le stringo la mano. La tattica ti-spavento-adesso-poi-te-la-cavi-con-poco-e-te-ne-vai-contento ha funzionato!
Quindi niente deserto, niente foresta pluviale, niente Ayer’s Rock, niente Olgas, niente West Australia, niente Perth, niente Adelaide, solo un viaggio di ritorno per strade ormai viste, paesaggi scontati, storie gia’ vissute. Un viaggio verso l’inverno di Sydney, la fine della lunga estate? No! Vi interessa l’Asia? Il 1 Agosto 2000, sbarcheremo tutti a Bangkok ragazzi! Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Indonesia…il mondo e’ grande! Su con la vita.
Alla fine mi hanno accorciato il viaggio di un paio di mesi, ma quello che perdo in Australia lo recupero in Asia, non mi posso lamentare, d’altra parte viaggiare significa rischiare e finora tutto mi era andato troppo bene! E’ chiaro che chi aspettava di vedere le foto del resto dell’Australia sara’ deluso, mi dispiace. Chissa’, forse qualcuno che sta leggendo fara’ come me, si comprera’ una macchinetta digitale e scrivera’ del viaggio, io sarei felice di ospitarlo sul mio sito. Cedo volentieri il testimone!
Torniamo al concreto: nessuno vuole un furgone per girare l’Australia? Sara’ a disposizione tutto il mese di Luglio a Sydney, ci facciamo la revisione e buon viaggio!
Vendo anche il computer che ho appena comprato ad un buon prezzo perche’ e’ troppo vistoso in Asia e ho paura che me lo rubino. E’ un Compaq 1200 comprato due mesi fa, il prezzo? Mandatemi un’email che ne parliamo.
Venerdi, 23 Giugno 2000
Il giorno dopo. Stamattina mi sono svegliato con la sensazione alla Don Abbondio che si sveglia il giorno dopo che i bravi lo hanno minacciato se avesse sposato Renzo e Lucia. Avete presente? Ti svegli ed e’ tutto come ieri mattina, poi di colpo ti ricordi di quello che e’ successo e la giornata comincia male.
Comunque ho reagito bene e ho passato la giornata a mettere finalmente a posto la macchina, ho cambiato le gomme, sistemato la marmitta, lavorato al letto, colorato il portapacchi, insomma tra un po’ si parte per Sydney…i 2800 chilometri dell’esiliato. Ho una sola richiesta: mandatemi un’email di consolazione!
Una riflessione: Il piu’ grosso problema dell’Autorita’ non sono le persone che non la rispettano ma quelle che la gestiscono in quanto troppo spesso sono persone che cercano attraverso la divisa di ottenere quel rispetto e quella considerazione che non trovano nei loro abiti borghesi. Il risultato e’ spesso un abuso del potere che a loro viene affidato al quale consegue la perdita di rispetto della gente nei confronti dell’autorita’.















