Il Marocco, il suo esotismo e le sue fregature

Un albergo a ChefchaouenOceano atlantico, 13 marzo 2002
Quelle colline non le ho riviste. Credo che a Montecarlo abbiamo semplicemente preso una strada diversa e le abbiamo perse. Adesso siamo sul traghetto che porta alle Canarie da Cadice ed e’ uno di quei momenti in cui ti chiedi perche’ non sei rimasto a casa. Niente crisi filosofiche, solo una gran voglia di terraferma. E’ da ieri che sono a letto sempre sull’orlo del vomito. La cosa sarebbe anche accettabile se non fosse per le sessantenni inglesi che mentre tu ti senti uno straccio, se ne stanno al bar a trangugiare litri di gin & tonic.
Ci abbiamo messo due settimane per imbarcarci. Il furgone ci ha lentamente portati a Barcellona dove ci siamo fermati da Manuel, un amico di Mario e Paolo. Poi abbiamo passato qualche giorno a Benidorm (dove avevo lavorato) a casa di Max e Barbara e quando siamo arrivati in zona Cadice mancava una settimana al traghetto successivo per le Canarie. Che facciamo nel frattempo? Marocco.
Lasciato il furgone in un parcheggio di Algeciras, ci siamo imbarcati per Ceuta, l’enclave spagnola in terra africana. Con 40 Euro a/r e mezz’ora di traversata ci siamo ritrovati un Africa. Ceuta e’ piu’ spagnola di Algeciras (sul continente) dove ci sono un sacco di marocchini nella zona del porto. Per andare alla frontiera abbiamo preso un taxi a 2 Euro a testa (il bus costava 50 centesimi). Scusate se saro’ molto dettagliato sui costi e le modalita’ ma vorrei che chi legge il report lo possa utilizzare come guida.
La frontiera e’ pazzesca. Decine di donne e uomini marocchini se ne stavano letteralmente ingabbiati in attesa di passare per andare al mercato di Ceuta, porto franco. Grida ed esclamazioni riempivano l’aria, i poliziotti mantenevano l’ordine e ogni tanto portavano via qualcuno. Ai lati c’era una collina spoglia sulla quale si inerpicavano persone piene di ceste e borse come profughi che fuggono dalla guerra. Dopo dieci minuti di attesa siamo passati dall’altra parte e ci siamo trovati davanti un campo di terra battuta pieno di vecchi taxi Mercedes blu. E la gente ha cominciato a parlarci. Un po’ invadenti come ci si puo’ ragionevolmente aspettare in un paese del genere verso i turisti occidentali, abbastanza gentili, le solite battute sull’Italia, il calcio, ecc…abbiamo preso un taxi che con 3 Euro a testa ci ha portati a Tetuan. Inutile dire che il prezzo va contrattato. Nel taxi c’era il tassista, cosa buona e giusta, e un altro personaggio che faceva Fez di serada Public Relation in quanto parlava solo lui.
Solite chiacchiere, cercavo di capire quale fosse il suo ruolo in tutta la faccenda ma non ci riuscivo. Arrivati a Tetuan abbiamo pagato lui e dovendo darci 10 Dirham (1 Euro) di resto siamo andati con lui. Ci ha detto che il prossimo pullman per Chefchauen era solo alle 4 e mezza e che potevamo lasciare i bagagli in stazione. Negativo, non volevamo rischiare. Allora ci ha portati a mangiare, e’ li che avremmo dovuto dirgli addio per evitare i successivi guai.
Abbiamo mangiato del Tagir, ottimo, a 1.5 euro a testa. Ha mangiato anche lui e abbiamo pagato noi. Ci ha proposto di comprare del chocolate (hashis), ma abbiamo rifiutato.
Poi siamo andati, con lui, alla stazione dei pulman e ci ha fatto comprare il biglietto dove voleva lui, altro errore (mio che lo seguivo). La persona che ci ha venduto i biglietti (15 Dirham, 1.5 Euro) non era all’interno dell’ufficio. Nell’attesa ci siamo messi a bere un the’ alla menta, sempre con lui. Poi ha iniziato a chiedere “un souvenir”. Soldi. Non avremmo dovuto seguirlo e fargli fare da guida, ma una volta che glielo abbiamo permesso (anche se non chiesto) non volevo lasciarlo a mani vuote.
-“Quanto vuoi?”
-“Quanto vuoi tu, deve venire dal cuore”. Discorso assurdo, non mi piaceva.
-“Dimmi tu quanto vuoi, quanto e’ giusto per te”.
Dopo parecchie insistenze ha detto la cifra: 10 Euro. Assurdo.
Gli ho dato un Euro, ha mangiato gratis, si e’ tenuto l’altro Euro, non ci aveva detto che voleva soldi, ha perso un paio d’ore. Doveva bastare.
Si e’ messo a chiedere soldi anche a Mario e Paolo che giustamente non gliene hanno dati. Ha insistito parecchio e quando si e’ messo a fare velate minacce sulla nostra incolumita’, Mario era gia’ abbastanza incazzato.
E’ arrivato il tipo del biglietto dicendo che il pulman era li. Mancava mezz’ora e Mario gli ha detto, con l’aria indisposta, che saremmo scesi dopo. Il tipo si e’ offeso e ho cercato di calmarlo, gli ho detto che Mario era nervoso perche’ quello continuava a chiedere soldi e che glieli avevamo gia’ dati
– “Quanti?”.
– “Due Euro. ma ne voleva 10”
– “Dagliene 10, se li merita”
– “10 se li puo’ scordare, adesso veniamo ai pullman”
Errore, dovevo lasciarlo andare via. Alla fine siamo scesi mentre la guida continuava a chiedere soldi. Al pulman abbiamo dovuto pagare 5 Dihram per i bagagli, giusto.
Siamo saliti e ci siamo seduti. A quel punto sono entrati dei tipi insieme al bigliettaio, e hanno chiesto 75 Dirham (7.5 Euro) a testa per la “prenotazione”! Il biglietto costava 15 e la prenotazione 75?! No, impossibile. Al nostro rifiuto hanno chiamato l’autista che si e’ messo ad inveire e minacciare di farci scendere dal suo pullman. Mario voleva restare e non pagare. Io volevo prendere il treno. La tensione saliva e Mario e’ quasi arrivato alle mani con l’autista, sono volate parole grosse.
Il prezzo della “prenotazione” e’ sceso fino a 20 Dirham, che ho chiesto a Paolo di pagare. Siamo saliti e i tipi se ne sono andati, non senza prima gridarmi:
-“tu sei una brava persona”.
Leggi: tu sei il piu’ cretino.
Era tutta una montatura, il bigliettaio non era un bigliettaio, l’autista non era l’autista.
Tutto era probabilmente stato macchinato con la collaborazione della guida che ci ha portati a prendere il biglietto dal finto bigliettaio in attesa. La cosa che ci ha fregati e’ appunto quella. Credevamo (ma Mario no) che l’autista e il bigliettaio fossero reali.
Abbiamo sbagliato a non ascoltare Mario, che in Marocco ci era gia’ stato, e siamo caduti nella trappola. Il fatto e’ che una cosa cosi organizzata non ci era mai successa, in nessun paese.
Il tutto ci e’ costato forse 5 Euro, ma almeno abbiamo imparato sulla nostra pelle che puoi aver viaggiato quanto vuoi, ma ci sono sempre delle sorprese.
Quindi la regola da seguire e’ quella di non farsi portare in giro da guide, perche’ si entra in un giro dal quale e’ poi difficile uscire.
Inutile dire che come primo impatto col Marocco non e’ stato il massimo. I giorni a venire pero’ mi avrebbero permesso di vedere quanto e’ bello questo paese.

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Un pensiero su “Il Marocco, il suo esotismo e le sue fregature”

  1. Non acqustare mai una cosa della quale non conosci il valore
    Non fidarti di guide
    Non accettare insistenze
    Non mostrare banconote di grosso taglio
    Chiedi sempre il prezzo di un servizio
    Anche di una informazione

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