Im Memoriam Bali

Surf Estremo

Recentemente ho scritto un articolo in cui mi dichiaravo novello Semi Residente, solo per poi, qualche giorno dopo, rendermi conto che la mia “carriera” di sbandato era iniziata proprio come tale negli anni 90.
Dopo una brillante carriera di 6 mesi alla facoltà di Filosofia a Venezia e un 30 e lode nel primo esame di Pissicologgia (condiviso dal 95% delle altre marticole),  decisi che era meglio chiudere in bellezza con un’ottima media (30 e lode appunto), piuttosto che incamminarmi verso quattro o cinque anni di studi su Platone, Aristotele e una futura occupazione come  segretario di una scuola superiore del veneziano.

In realtà le circostanze del mio abbandono degli studi erano legate  a problemi finanziari in famiglia. Ricordate la crisi dei primi anni 90? Ero a Monaco di Baviera per un mesetto a caccia di femmine dell’Est (e occasionalmente dell’Ovest) con la scusa di Taizé, quando mia madre mi chiamò per dire che i soldi che avevo messo via per tornare a Londra erano stati usati per le bollette.

Fu così imparai il tedesco e iniziai la mia carriera in albergo.

Gli anni novanta furono quindi la celebrazione del semi-residentismo: 3 mesi a Londra, 6 a Monaco di Baviera, 20 a Parigi, 8 a Cracovia e tanti viaggi e viaggetti soprattutto in autostop in giro per un’Europa tutta da scoprire.

Fu solo nel 2000 che iniziai i viaggi da backpacker in Asia e SudAmerica dei quali potete leggere in questo sito.
Il mio quindi é un vero e proprio ritorno al semi-residentismo che affronto con un enorme bagaglio di esperienza.
So già come si entra in un nuovo mondo e pian piano si crea un giro di conoscenze, si studia l’ambiente e si impara un pò la lingua (cosa che mi sta riuscendo male in Asia però).

Oggi voglio quindi celebrare questi quattro mesi a Bali come il ritorno a quello stile di vita.

E’ stato, semplicemente, molto bello.
Bali ha qualcosa di magico per me. E’ un’oasi dai problemi del resto del mondo.
Occhio, non sto dicendo che Bali sia il paradiso che ci viene venduto. Non lo é.
Ma é comunque un luogo dove ci si può isolare facilmente e in comodità.

Affitto una casetta, mi faccio installare internet, capisco dove fare la spesa, vado a fare finta di fare il surfista, visitiamo i ristorantini cheap della zona, mangiamo le leccornie di Lek, andiamo a trovare Paolo und Valeria nella loro casa infestata di serpenti, cani, geki e l’occasionale couchsurfer e dimentichiamo per un attimo che il resto del mondo in lotta.

La scena più emblematica e carica di significato é stato il nostro Vanilla Hunting di qualche giorno fa:
Lek and I, avevamo deciso di andare a comprare della vaniglia , che qui viene coltivata e non costa 4 euro al rametto come all’Auchan di Mestre.
Dato che Lek sta già affilando le unghie per due mesi di biscotti e dolcetti da preparare in Italia e la vaniglia é un ingrediente base, il viaggio era inevitabile.
Dovevamo andare a Lovina, a circa 3/4 ore di strada, ma per fortuna a un certo punto abbiamo visto delle signore che portavano migliaia di rametti di vaniglia a seccare al sole.
Ci siamo fermati e mentre io acquistavo un Kg di pregiata vaniglia di prima qualità (speriamo), Lek si era messa a dare una mano alle signore, prendendo bracciate di rametti-da-4-euro-all’-uno-all’-Auchan-di-Mestre e spargendoli al sole.
Le signore ridevano e Lek, immersa nel profumo inteso e dolce di questa orchidea pregiata (si, la vaniglia é un’orchidea), sembrava non volesse più smettere di fare la bracciante agricola.

Poi, avendo raggiunto il nostro obiettivo già alle nove di mattina e avendo tutta la giornata davanti, siamo andati a Ubud a fare colazione alla pasticceria giapponese. Croissant, Cinnamon Roll, té e cappuccino Illy.
A seguire ci siamo sparati un’oretta a Celuk, dove Lek ha comprato orecchini e braccialetti di argento per amici e conoscenti e poi abbiamo finito la giornata a Seminyak dove l’ho lasciata con Valeria, Rosa e Sara per un Shopping in the City finale, mentre io, esausto, tornavo a casa a farmi una doccia e riposare.

Credo che sia stata una delle giornate più “complete” dei nostri quattro mesi a Bali, soprattutto perché ho avuto la prontezza di spirito di sparire quando é iniziata la tortura dello shopping.

Completa perché ha dimostrato che Bali, se lo vuoi e se sai come muoverti, riesce ancora ad essere un paradiso e a conferma di ciò ricordo le esclamazioni sommesse di Lek mentre il fidato motorino ci portava attraverso strade sconosciute nel mezzo di risaie collinose.
Il verde intenso, il vento, i balinesi chini a raccogliere il riso, la semplice e luminosa bellezza di tutto ciò che lo sguardo riusciva a calcolare, le faceva dire inconsciamente “beautiful” ogni due minuti, come se per la prima volta vedesse Bali mentre a me venivano in mente i turisti piazzati a Kuta dai Tour Operator mondiali, convinti che quella spiaggia piena di merda (letteralmente, dato che gli alberghi di lusso scaricano tutto lì) e quelle stradine piene di traffico, fossero il massimo che Bali potesse offrire loro.
E anche se poi avessero visitato questi stessi luoghi dalla comodità di un’automobile con autista ad aria condizionata, ne sarebbero sempre stati in un certo senso distanti.

E, ancora una volta, ho percepito forte e chiaro il senso di privilegio che questo tipo di vita mi dà e di come sia stata una scommessa vinta quella di non seguire i binari tracciati di fronte a me ma di andare Off the Beaten Track anche se poi sono finito in un’isola turistica.
Perché una volta fuori dal famoso Matrix ti puoi permettere di andare dove vuoi, anche nel bel mezzo del Matrix stesso, e non perderti.
E anch’io, in quel verde, pensavo “beautiful”, ma non per le risaie e il cielo blu, quanto per il fatto di essere lì, di non avere nessuno sopra di me che mi dicesse cosa fare, nessun elastico transoceanico che alla scadenza delle ferie mi avrebbe riportato alla scrivania e per aver visto, capito e sperimentato – per un tempo troppo lungo per dimenticare – che la vita te la devi inventare.

E se anche un giorno, per motivi economici, mi dovessi ritrovare seduto ad una scrivania a spedire offerte, lo farò con la consapevolezza che fuori da quella finestra io ci sono già stato e che, utilizzando tutto ciò che ho imparato sulla strada, dovrò lottare per tornarci, e che ci tornerò perché ho le spalle grosse e io so con assoluta certezza che al di là di quei vetri bagnati dalla pioggia (permettete un pò di poesia per il pubblico femminile) non c’é un’illusione ma la realtà.