11 giugno 2004, Curitiba, Brasile
Il Peru’ e stato il mio pantano, ci ho passato infatti quasi due mesi senza rendermene conto. Non ho il minimo rimorso ma mi e’ toccato passare la Bolivia in un soffio e adesso che sono in Brasile mi rendo conto che Buenos Aires mi chiama con la sua voce velata dicendomi “vieni, vieni che c’e’ l’aereo” e non ho tempo di godermelo.
Eh si, il tempo tiranno anche per me, nonostante i quasi quattro mesi disponibili per l’America del Sud.
Pensandoci bene la situazione non e’ grave, assomiglia piuttosto a quella di Pinocchio (mmm.era lui?) nel paese dei balocchi che non sa che regalo scegliere. Io mi sono ritrovato a giocare molto col Peru’ e mi sono trovato poi tra le mani la Bolivia senza avere il tempo di entrarci in contatto profondo. Per non parlare del Brasile che ha tanto da dare.
Solo l’entrare in Bolivia dal Peru’ e ritrovarsi sui 4000 metri di La Paz con tutte queste donne ciccione vestite da boliviane andine con questi cappelli da uomo e la loro mercanzia in vendita sulla strada, e’ un’esperienza in se’.
Comprare poi due litri di yogurt a 600 lire dalla vecchietta che se l’e’ portato da Cochabamba per venderlo al mercato, bersi un “api” (bevanda dolce di mais) con frittella in mezzo ai locali in un locale zozzissimo, scendere poi verso Santa Cruz in un viaggio notturno in mezzo ad una pianura lunare a 4000 metri dove all’orizzonte vedi montagne ancora piu’ alte e la mattina ritrovarti in un mondo non piu’ freddo e alto ma tropicale e basso dove gli uomini hanno tutti un bel pacco di coca in bocca che masticano di continuo e sembra che abbiano un tumore (qui ci andrebbe il finale della frase iniziata con “Comprare poi due litri di yogurt”, ma non lo trovo).
E poi, diciamoci la verita’, meno un paese costa e meglio ci stai. Giusto per dare un’idea a Santa Cruz con 8 euro e mezzo ero in centro in un hotel a tre stelle bello e pulito con colazione, prendevo un taxi con 1 euro, mangiavo la zuppa di pesce con 50 cent, un pesce fritto con 1,5, una birra con 1 euro. Insomma senti i giorni passare e non ti preoccupi troppo dei soldi, per cui tutto si rilassa e sembra che il mondo ti sia piu amico.
A Santa Cruz sono stato spesso a trovare Michele, un amico dentista delle mie parti che ogni tanto si fa tre mesi qui in una missione salesiana e aiuta i bambini orfani. Appena arrivato mi ha messo sotto e ho dovuto fare il buon samaritano tenendo delle conferenze per minori sulle bestie che ho visto nei miei viaggi. Quelli piu’ di successo sono stati gli animali che ho visto in Australia, specialmente Paolo e Giuseppe (si lo so e’ sempre la solita battuta ma ho un buon turn-over di lettori e ne approfitto). I soldi non fanno la felicita’, ma i prezzi bassi si, eh eh!
Sempre a Santa Cruz sono stato in compagnia di un australiano/nepalese/spagnolo/portoghese buddista che ho conosciuto in pullman e con lui ho continuato il viaggio verso la frontiera col Brasile dove si stende il Pantanal cioe’ centomila miliardi di milioni di km quadrati di natura dove si vedono ben piu’ animali che nel bel mezzo dell’amazzonia di Manaus.
Nel poco tempo a disposizione abbiamo preso una barca e ci hanno portato a vedere gli alligatori nella notte. Abbiamo visto solo gli occhi riflettenti la torcia ma erano un sacco e comunque avevamo avuto un incontro piu’ che ravvicinato a mezzogiorno al ristorante dove ce ne hanno presentato uno in forma di polpette.
Li’ le nostre strade si sono divise perche’ Homer (il suo nome) aveva dimenticato che doveva farsi il visto per il Brasile perche’ australiano. Per me nessun problema, gli italiani passano dappertutto, almeno per ora.
Ora sono in Brasile ma piove e fa freddo, che razza di Brasile e’? Non ho tempo di lussureggiarmi nel Nord-Est e mi limitero’ a fare lo spettatore di due/tre citta’ del Sud nel viaggio verso Buenos Aires.















