In una pausa di 12 giorni tra Bali e Bali, sono venuto a rifugiarmi a Pai, nelle montagne thailandesi.
Lek invece è rimasta a casa per passare un pò di tempo con la famiglia che non vede molto ultimamente.
A Pai mi sono subito diretto alla guest house dell’altra volta, dove il ragazzo della reception mi ha subito fatto felice: 200 bath a notte (4,2 euro) per il bungalow con cavo Lan per internet.
Mentre riempivo il modulo di check-in, mi chiede da dove vengo.
- “Italy” , dico
- “Ahh..no islael ah?” (ah, non Israele, ah?)
- “No, no, Italy, perché?”
- “Pecché Islael, pufff…tanti ploblemi semple”
- “Ah, si, si lamentano sempre eh?”
- “Si, semple lamentale, lasciale stanza spolca e lotta”
- “Eh….anch’io ho lavorato alla reception e ho avuto a che fare con loro…”
- “Tante guest house quando alliva islael, dice che pieno, non volele”
Continuo a riempire il modulo, lo vedo abbastanza stressato e non voglio approfondire il discorso.
Mente scrivo, come in un sospiro, lo sento dire “Hitlel…”.
“Azz…”, penso “a questo punto siamo?”
Non rispondo e lascio cadere l’argomento.
Fossi stato in un altro paese avrei cercato di parlarne e fargli capire delle cose, per rendere il suo giudizio meno drastico.
Ma in Thailandia se sei d’accordo parli e se non sei d’accordo stai zitto, il che equivale a far capire che non sei d’accordo.
Un qualsiasi discorso teorico non fa presa sull’opinione, loro vedono i fatti e giudicano in base a quelli.
Poi, siccome non é la prima volta che mi trovo davanti a questa diatriba thailandeso-israeliana e siccome sono ormai un vecchio che ha combattuto le sue battaglie, mi lascio andare a un “azzi loro”.
Cioé, mi dico, non sta certo a me cercare di difendere gli israeliani no?
Io onestamente non capisco.
Guardate i tedeschi. Hanno fatto un macello durante la seconda guerra mondiale. Delle cose indescrivibili delle quali non si libereranno mai.
Tutta le generezione post guerra é schiacciata dal rimorso per delle cose che non hanno fatto loro ma i loro padri e nonni.
Chi si sente in colpa per Mussolini in Italia? Io no (mi sento in colpa per il B. by the way).
Sono una nazione in una costante tensione per dimostrare agli altri e soprattutto a loro stessi che il nazismo e la crudeltà non fanno parte del loro codice genetico.
Durante la guerra in Jugoslavia ero in Germania e ho conosciuto famiglie che hanno ospitato dei profughi in casa, per anni, mentre noi italiani brava gente li mettevamo nei campi profughi.
Cercavano di pagare un debito acquisito dai loro padri.
Che sia giusto o no, che i tedeschi siano buoni o cattivi, qui non importa.
Voglio solo mettere in evidenza una reazione al problema: il mondo ci odia e noi cerchiamo di comportarci in maniera che non ci odi più.
Logico, intelligente e adulto.
Ma Israele?
Israele aveva due scelte:
1) Il mondo ci odia e noi cerchiamo di comportarci in maniera che non ci odi più.
2) Il mondo ci ha fatto tanto male, noi siamo delle vittime e tutti ci debbono delle scuse e guai a chi parla male di noi e instilla l’antisemitismo.
E ha scelto la seconda col risultato che i più potenti agenti antisemiti sono gli israeliani stessi che se ne vanno in giro per il mondo a far capire perché il mondo li ha tanto odiati.
E noi, se diciamo delle cose negative, come sto facendo io, dobbiamo aver paura di essere considerati antisemiti.
E ci sono persino delle leggi che limitano la mia libertà di espressione in questo contesto.
Io queste leggi non le conosco, dico quello che penso e che vedo. Porto fatti e opinioni. Posso?
Non ce l’ho su con loro, anzi mi dispiace molto per la situazione.
Hanno sofferto abbastanza, no?
Qui non c’entra la politica.
Un Thailandese medio non sa nulla di politica, non gliene importa niente dei palestinesi, se mai ne ha sentito parlare.
E’ un perfetto esempio di tabula rasa.
Tu arrivi e se sei un italiano antipatico, lui registrerà nel suo schedario che gli italiani sono antipatici.
Poi ne arriva un simpatico e dirà che alcuni sono simpatici e alcuni no.
Poi ne arriva un’altro simpatico e dirà che la maggior parte degli italiani sono simpatici.
Pura statistica.
E se quando arrivi in un negozio o guest house e il thailandese non ti accoglie con un sorriso ma con lo sguardo duro, e tu sai già per certo che il motivo é che ha a che fare con gli israeliani e ha imparato a non sorridere più, capisci che c’é qualcosa di molto sbagliato.
Perché il thailandese perdona molte cose ma non la maleducazione.
Se sei maleducato stai facendo un attentato al contratto sociale e non meriti più nulla.
E quindi, Israele, questa piccola nazione di 7 milioni di abitanti circondata da nemici, manda in giro per il mondo una serie di agenti di pubbliche relazioni che hanno come risultato quello di allungare la lista di nazioni che ce l’hanno su con loro.
Pazzesco.
Però io non gliene faccio una colpa.
Sono un popolo traumatizzato che sta avendo una reazione infantile a un problema serio e non sembra rendersi conto delle conseguenze a lungo termine.
Hai voglia a comprare Hollywood e farci vedere un sacco di israeliani simpatici nei film.
Ben Stiller e Adam Sandler non cambieranno l’opinione del mio receptionista.
E’ sul campo che si vince questa lotta e loro la stanno perdendo di nuovo.
E pensare che basterebbe un pò di buona educazione…



















giugno 25th, 2009 alle 08:57
puro antisemitismo
giugno 25th, 2009 alle 10:02
non la sapevo sta storia degli Israeliani e dei receptionists… a Fuerte non ne ho mai incontrati… comunque fondare la propria idea di un popolo da receptionist è drammatico nel caso di qualsiasi nazionalità… Inglesi, Tedeschi, Olandesi, Scandinavi… ne ho un corollario pazzesco dopo 4 anni di reception.
ps: hai visto la mia chitarra?–> http://myhandmadeguitar.blogspot.com
giugno 25th, 2009 alle 11:59
questa arriva dal Messico…chi sarà il solito che scrive con nomi falsi?
Un ex gestore di forum frustrato da anni di moderazione che adesso si vendica?
giugno 26th, 2009 alle 07:59
In anni di peregrinare per il mondo ho avuto modo di imbattermi frequentemente in backpackers israeliani. Dopo la naja che per loro dura 3 anni (due per le donne) molti di loro si prendono un anno sabbatico e si mettono in viaggio con una preferenza per quelle destinazioni a buon mercato tipo India, Sud America e, per l’appunto, il sud est asiatico. Se viaggiano soli rimangono nell’anonimato più totale, se sono in compagnia riescono a formare il gruppo più casinista e antipatico che riesci ad immaginare. L’opinione da te riportata sembra la copia esatta di tante altre impressioni ascoltate in giro per il mondo circa i loro comportamenti e i loro atteggiamenti. Ho avuto modo di conoscerli a casa propria in un viaggio in Israele che ricordo ancora oggi come l’unico pieno di incazzature tra tutti quelli fatti finora. Contavo i giorni che mancavano al mio rientro a Milano! Non l’avrei mai detto!
Stefano
giugno 26th, 2009 alle 12:43
giusto per curiosità ho cercato “Israeli backpackers” in Google…
http://www.google.com/search?client=safari&rls=en&q=israeli+backpackers&ie=UTF-8&oe=UTF-8
non é proprio rose e fiori, eh!
Persino l’ambasciata israeliana in India non sa più che fare con loro
giugno 26th, 2009 alle 17:48
Questo post non mi piace.
Non perché ciò che scrivi non sia vero: è più che probabile che le cose vadano come racconti, ma mi chiedo quanti altri esempi analoghi si potrebbero fare. Ad esempio, potrei dire che non sopporto i magrebini, falsi ed aggressivi, o che i neri hanno un cattivo odore, che gli zingari rubano, che i terroni hanno poca voglia di lavorare: tutto vero (?), ma inutile, anzi dannoso da ribadire. Perché va fatto di tutto per togliere agli idioti argomenti per il razzismo sempre più diffuso, perché nulla cementa un gruppo quanto il sentirsi attaccato in modo generalizzato, perché sono convinto che solo le buone pratiche individuali aiutino tutti a migliorarsi ed a migliorare gli altri.
giugno 27th, 2009 alle 05:28
Francesco,
io credo che la strada del filtrare ciò che si pensa o non dire tutto perchè suona razzista (ma non lo é), la strada che consigli tu, sia ormai storicamente fallita.
E’ il famoso politically correct, il non fare affermazioni negative relativamente a un gruppo perché “non sono tutti così e non si può generalizzare”, mentre allo stesso tempo si possono tranquillamente generalizzare le cose positive come “che organizzati i tedeschi” o “che artistici i balinesi”.
Ipocrita, no?
Tanto la maggior parte della gente mica pensa che gli zingari non rubino, gli arabi non siano aggressivi ecc….mica si fanno la loro opinione sul tuo silenzio ma su:
1) ciò che vedono
2) ciò che sentono dire dai razzisti
e noi non diamo mai la possibilità di ragionarci su e trovare le motivazioni profonde (nel caso dei backpacker israeliani i 3 anni di militare per esempio), perché sono argomenti Tabu.
Basta, non funziona, diamoci un taglio con questa ipocrisia e smettiamola di aver paura.
Meglio dirle le cose negative, si tolgono di bocca ai razzisti veri che altrimenti sono gli unici che dicono “le cose come stanno”.
Gli si toglie l’esclusività e ci possiamo permettere di dirle noi in maniera più oggettiva, pacata e analitica.
Quindi non credo sia inutile e dannoso da ribadire, ma utile, perché finalmente lo dice qualcuno che non ha preconcetti.
(Ieri sono arrivati parecchi israeliani e tailandesi: stamattina alle 3 mi sono svegliato perché c’era della gente che faceva casino. Erano i Thai, eh eh!!)
giugno 27th, 2009 alle 08:38
Luca,
sono d’accordo con te su quasi tutto, ed il problema del politically correct è un pò troppo vasto perché io rubi spazio per approfondirlo, quindi non insisto.
Però….
luglio 1st, 2009 alle 09:00
Io più leggo Luca e più trovo che scrive al 90% le cose che io penso.
E se ben lo si legge a nessuno verrà mai in mente che sia fanatico di qualsiasi inclinazione ..usa il buon senso e osserva senza preconcetti.
Per quanto riguarda l’argomento in questione avevo letto sulle guide lonely planet di questo aspetto sia per il sud america che per l’India.
Così ero pronto a verificare o smentire la cosa alla prima occasione di incontro.
In India in moto sugli altopiani a 4000 metri ho bucato la gomma della moto, e due motociclisti isrealiani mi hanno regalato una camera d’aria e fatto compagnia finchè non ho risolto il problema (con 5 motociclisti indiani), in Ladahk a Leh c’erano molti giovani isrealiani, se ne stavono principalmente tra di loro ma non ho mai visto scene fastidiose ne sentito lamentele.
Ho poi vanduto la mia moto a un biondissimo ragazzo isrealiano e la trattativa è stata corretta.
Poi sono volato a Goa, e li una sera in un ristorante bar completamente pieno,credo ci fossero solo ragazzi isrealiani, tutti tranquilli che giocavano a carte e chiaccheravano amabilmente.
Spostandosi in sud America sui sentieri del Parque Torres del Paine, ho incrociato ragazzi di tutte le nazionalità e gli unici che non salutavano e non ti guardavano in faccia erano gli isrealiani, ma anche qui, nei campeggi grandi dormite..sarà che tutti avevamo 8 o 10 ore di camminata sulle spalle!!
Quaste sono le mie esperienze dirette.
Su fatto di discutere di queste cose o no sono d’accordo con Luca che non parlare ma pensare non è molto meglio, certo bisogna sempre ricordare che alle generalizzazioni ci sono delle eccezioni anche ampie.
Anzi, probabilmente gli isrealiani maleducati, gli zingari ladri e gli italiani disonesti e che non pagano le tasse sono una minoranza, forse uno su 5 o uno su dieci….ma sempre troppi rispetto ad altri gruppi o nazionalità.
Concludo dicendo che di ragazzi ventenni scalmanati ce ne sono in tutti i paesi e che in questi viaggi molti degli altri ragazzi incontrati arrivavano da Scandinavia,Svizzera, Francia, Germania….ma provate a mandare gruppi di 10 ragazzi Italiani o Cileni in giro per il mondo…mi sa che qualche danno di immagine lo combinerebbero.
Prima o poi andrò in israele e così poi mi farò un’idea diretta.
luglio 1st, 2009 alle 22:57
Un mio amico è stato in Patagonia e tra gli aneddoti ce n’è uno: era zuppo fino ai capelli perchè aveva piovuto a dirotto e non aveva più nulla di asciutto, e gli unici a prestargli qualcosa da mettersi sono stati… degli israeliani.
Generalizzare è stupido: vale per italiani, zingari, inglesi, greci, maghrebini, per chiunque.
Ciao
luglio 1st, 2009 alle 23:24
Luca la tua è una grossissima generalizzazione.
Insomma dici che il tuo giudizio è senza preconcetti ma basi le tue affermazioni su qualche backpacker coglione che hai incontrato nei tuoi viaggi e cerchi di suffragare la tua tesi con il commento di un receptionist thailandese.
Inoltre nel momento in cui tiri in ballo le sofferenze del popolo ebraico non tiri in ballo solo gli israeliani ma gli ebrei in generale,israeliani e non.
Dimmi tu se questa non è una generalizzazione?!
E’ come se io dicessi che siccome quando sono stato in Thailandia ho visto centinaia di prostitute in tutti i bar e locali in cui sono stato allora le thailandesi sono tutte puttane!
E’ esattamente il ragionamento che hai fatto tu.
Nessuno vuole toglierti il tuo diritto d’espressione però credo che quello che hai scritto sia sbagliato.
Ciao.
David
luglio 2nd, 2009 alle 06:05
Quello della generalizzazione é un tema classico della comunicazione, e il problema sta nell’interpretazione delle parole.
Quando dico “i tedeschi sono organizzati” nessuno mi contesta perché danno per scontato che non mi riferisco al 100% dei tedeschi, ma sto dicendo in maniera succinta “i tedeschi sono organizzati. Non tutti ovviamente, ma la maggior parte, e in particolare la maggior parte di quelli che conosco. Ci sono anche dei tedeschi disorganizzati ma in questo contesto non servirebbe specificarlo perché é ovvio”.
Il buon senso e il fatto che sto lodando i tedeschi fa passare come buona la versione succinta.
Quando invece dico una cosa negativa, tipo “i backpackers israeliani sono maleducati” ecco che si levano gli scudi a dire che non sono tutti così.
Siccome non ho detto che sono tutti così, pensavo fosse ovvio: sono così la maggior parte di quelli che ho incontrato e la pensano così la maggior parte delle persone che hanno viaggiato e li hanno incontrati.
Penso quindi di avere abbastanza dati concreti a disposizione per dire che in generale sono maleducati.
Se poi volete che faccia dei distinguo li faccio, ma dovrebbe bastare il buon senso, quello stesso che utilizzate quando dico che i tedeschi sono organizzati o i brasiliani simpatici.
E invece niente, se si dice una cosa negativa succede sempre un casino.
Mai dire le cose negative in pubblico, diciamocele al bar, dove siamo tutti d’accordo.
In tutto questo ambaradan é invece sfuggita la cosa più importante: come risolvere il problema.
Il problema é oggettivo e non andrebbe nemmeno discusso: i backpacker israeliani (non tutti, con eccezioni ecc.ecc…) sono un “pain in the ass” sia per gli altri backpackers che per i locali.
Io ho cercato di aprire una discussione per presentare il problema e consigliare loro di comportarsi meglio.
Quello sarebbe un passo in avanti concreto, no?
E invece siamo qui a discutere se é vero o no che sono tutti così, a dire che sto generalizzando e a portare vari esempi virtuosi.
Il risultato é che il tabù rimane intoccato e loro continueranno a fare una brutta figura, aumentanto il numero di persone che ce l’ha su con loro.
Con brutte conseguenze per loro nel lungo termine.
Io, forse non si era capito, personalmente non ce l’ho su con loro.
luglio 6th, 2009 alle 09:31
L’ultima risposta di Luca non fa che ripetere il suo post principale, che era già chiaro dall’inizio. Ma ho notato che chi non vuole capire non capisce, concentrandosi su alcuni dettagli e interpretandoli a suo modo. A me è sembrato un post esemplare perchè affronta un argomento scomodo e lo fa in maniera corretta anche se non politically correct.
luglio 8th, 2009 alle 08:54
Purtroppo è molto difficile ragionare veramente con la propria testa e cercare ogni volta di osservare senza preconcetti.
E’ anche molto difficile trovere persone che ti ascoltino o ti leggano con attenzione.
E questa è un’ulteriore conferma.
Il mondo è superficiale……e vuole che ti schieri sempre da una parte netta.
Quando dici “bianco” i bianchi ti loderanno, ma quando in un’altra occasione ti accorgerai che è giusto “nero” allora subirai le critiche di quelli schierati con “bianco”.
E alla fine sarai solo…..però ne vale la pena!
luglio 16th, 2009 alle 15:12
Ciao luca,
da vecchia receptionist sia in villaggi turistici, sia in hotel in Italia e all’estero non posso che confermare che israeliani e americani-israeliani sono i clienti peggiori perchè rompicoglioni all’invero simile (sempre sempre sempre complains da loro) e lasciano le camere in uno stato osceno. Non sto dicendo di un caso ogni 10 , sto parlando della totalità delle volte che abbiamo ospitato familie, coppie o single da Israele . I tranquilli e ordinati erano l’eccezione.
Voglio anche dire un’altra cosa. Qui non si parla di razzismo, antisemitismo o altro , qui è solo una questione di .. non lo so nemmeno io. Lavorando in hotel è normale che si facciano categorie di cliente : i giapponesi tranquilli e mai rompipalle, i tedeschi buone mance ma molto pignoli sui servizi , gli americani grezzi ma ottime mance ma tanta attenzione e si può continuare per ore .. dimmi una nazione, una regione, un paese e ti dico uno stereotipo che calza a pennello e quasi mai sono sbagliati. All’estero comunque gli italiani sono in seconda posizione, subito dopo gli israeliani , in quanto bad-clients . Un saluto alla Thailandia .. io sto in Liguria e adesso si suddivide per paese (il varesotto, il milanese, il bergamasco alto e quello basso …)
luglio 17th, 2009 alle 20:46
Ciao a tutti…….sono giunto fin qui dal sito di Stefano
Quoto quanto detto in origine;ho avuto modo di trascorrere 13 ore in compagnia di diversi backpacker israeliani sul bus che da Krabi portava a Bkk.Spero di non incontrarne più!! Visto che la ragazza tedesca davanti a me aveva tirato giù il sedile e essendo io ben piazzato mi stavo apprestanto a fare lo stesso……..da dietro mi sono arrivate due “sconocchiate” sulla testa………indovinate chi era?? Una panzona israeliana che ha incominciato a insultarmi come una matta ROBA DA MATTI !! Nessuno si è mai permesso di toccarmi in tutta la mia vita………ci sono rimasto veramente male,una maleducazione sconcertante
Ciao DAnilo
luglio 21st, 2009 alle 13:15
Luca sostiene che siccome il mondo vive un senso di colpa nei confronti degli Israeliani (casomai degli ebrei,perchè sono gli ebrei ad avere subìto le persecuzioni) allora gli israeliani si sentono autorizzati ad andare in giro per il mondo a rompere i coglioni a tutti!
Questa mi sembra una grossa cavolata.
Io non voglio dire che siano simpatici per forza,anzi,probabilmente quello che dice Luca sarà anche vero,ma francamente l’analisi storico-sociale con la quale Luca spiega il comportamento maleducato dei backpakers israeliani mi sembra del tutto sballata.
Da un viaggiatore filosofo e illuminato mi sarei aspettato qualcosa di più profondo.
Ciao
David
luglio 21st, 2009 alle 15:41
David,
se leggi bene non ho collegato la maleducazione al senso di colpa “mondiale”.
Sono due cose distinte.
Non lo so perché sono maleducati, posso solo dire che in genere sono maleducati (ok…non tutti…ok, ne hai conosciuto uno simpatico, ok…).
E posso anche dire che assumono un comportamento vittimista che, giustificato o meno, non aiuta la loro causa.
Forse c’é un collegamento tra il loro vittimismo e la maleducazione (“ce l’hanno tutti su con me, e quindi perché devo essere gentile?”), ed é questo che ho detto.
In effetti sono concetti che possono essere confusi.
Quello che ho detto é che secondo me gli converrebbe un atteggiamento diverso.
Poi, per il discorso Israele / Ebrei, mi pare che si voglia cercare il pelo nell’uovo. Sono concetti diversi, ma abbastanza simili per permetterne l’uso indistinto in un blog di poche righe.