feb 08
2008

Il deficit informativo, anche detto “il viaggiare senza Lonely Planet”, ha anche dei pregi.
Ora scrivo da Montevideo, Uruguay, senza nemmeno sapere come ci sono arrivato.
Mi spiego.
Nel mio ultimo attimo di consapevolezza ero a Villa General Belgrano, fuori Cordoba, e volevo andare a Villa Carlos Paz, paesino della Sierra con molta vita notturna e culturale.
Prendo il micro (piccolo bus) per Cordoba dove ne prenderò un altro per Villa Carlos Paz.

Piove.

Piove, per voi che siete a casa non vuol dire molto. Cioé non vi cambia la vita.
Per me é stata una revolution.

Nel tragitto verso Cordoba tra colline verdi e vacche bianche e nere, sono seduto accanto all’autista e rifletto:
- “mumble, mumble, se Villa Carlos Paz é come Villa General Belgrano, sarà pieno di turisti e difficile trovare un hotel, senza nemmeno pensare a un Hotel con internet in camera. Mi sa che mi aspetta una casino, mumble mumble”.

Arrivo a Cordoba e piove ancora. Allora decido di fermarmi lì, nello stesso Hotel, e andare a Carlos Paz in giornata (sono un paio d’ore di bus). Chiamo il mio Hotel e sono pieni. Vado in un ostello e sono pieni.
Inizio così a girare la città con lo zaino in spalla e a chiedere una stanza con internet.
Sono schiavo di internet.
La fregatura é che se non ce l’ho in camera perdo più soldi in produttività di quanti ne posso risparmiare in un hotel economico.
E’ un casino. Sono una commodity. Altro che backpacker. Altro che libero senza pensieri.
Ma mi piace così, senò é troppo facile.

Comunque più giro e meno ho voglia di restare a Cordoba due giorni. Ci sono già stato e piove.
Giro l’angolo e il vento dell’est mi porta echi di Buenos Aires.
Baires mi chiama “vieni, vieni, torna qui”.

Allora decido di andare a Buenos Aires anche se l’appartamento sarà disponibile solo da Domenica.

Vado alla stazione dei pullman e a un certo punto vedo scritto “Montevideo”.
Folgorato. L’ignoto mi chiama.
Penso:
- “mumble mumble, da quanto tempo non vado in un paese nuovo? Dev’essere una vita. Torno sempre negli stessi posti. Uruguay, Montevideo, nomi esotici. Un altro punto sulla mappa da trasformare in sensazioni ed immagini. Un’altra parte di mondo da rendere familiare”.

Ora, il problema é che nell’immaginario collettivo o forse solo in quello personale, Montevideo e Baires sono attaccati. La frase classica é “dall’altra parte del fiume”.
Ok, allora via un biglietto per Montevideo.
Ma perché costa più del doppio?

Dalle 5 della tarde alle 10 della mattina in bus, comodo subendo una compilation di video degli anni 80 con estratti di 30 secondi ciascuno. Passa da “The final countdown” degli Europe a “In the name of love” degli U2, passando per Roxette, Bon Jovi, Madonna, Nick Kamen e una serie infinita di ricordi della mia adolescenza. Dopo 50 canzoni sono inebetito. Gli anni 80 fanno un certo effetto, ma sparati a tutta velocità sono paurosi. Mi viene da ridere per alcuni passi di danza e vesititi e da piangere per alcune canzoni (con Carrie degli Europe ho ballato il mio primo lento, tutta la notte di capodanno con la stessa canzone).
Continua con almeno 150 canzoni. Poi finisce, grazie a Dio.

Arrivo a Montevideo e ci sono video dappertutto, la maggior parte sulla cima delle colline. Per questo si chiama Montevideo. E inoltre vendono degli schermi piatti al plasma a ottimi prezzi. Davvero.

Il giorno prima avevo quasi prenotato un albergo con Wifi in the room su Hostel World ma poi mi sono fermato perché non volevo pagare i 2 euro al sito e inoltre pensavo che mi avrebbero dato la stanza peggiore perché devono pagare la commissione al sito.
Decisione da iscrivere nell’annuale “le cappelle di Quel Coglione di TripLuca”, perchè all’Ufficio turistico mi dicono che é tutto pieno a causa del Carnevale.
Chiamo l’Hotel in questione e supplico una stanza.
- “nada”.
Coglione.

Allora ne prenoto un altro con Wifi in the lobby. Prendo un taxi simpatico e arrivo all’Hotel Klee che per 35 U$ (25 Euro) mi dà una bellissima stanza al secondo piano, su mia richiesta per essere vicini all’antenna del Wifi, messaggera della Grande Madre.
Salgo in stanza, apro il Mac e il segnale c’é. I am online, il mondo mi sorride.

Scendo, vado a fare colazione, mi piazzo in un bel caffé e guardo la gente passare.
Provo a calcolare la percentuale di quelli che camminano con il termos e il mate in mano e sono sotto l’1%. Con questo confermo che la “percezione” che avevo (tutti con il mate in mano a Montevideo) é una cosa, e le statistiche un’altra.

Piaciuto? Forse ti interessano anche questi:

  1. Khajuraho, i templi delle trombate e la pioggia che non c’é Khajuraho, 11 Ottobre Anno di Visnhu Fuori dalla finestra, oltre a 4 miliardi di insetti che aspettano solo il calare del sole per penetrare nella stanza, c’é un tipo che canta. Canta “Rama, Sati, Sati, Rama”, che sarebbero il Dio Rama e la moglie. Canta da stamattina, anzi da ieri...
  2. Pioggia e Php Ubud, 21 Aprile 2007 Piove a Ubud. Ci stavamo preparando ad uscire quando il cielo ha iniziato ad oscurarsi e l’aria si è fatta più fresca. Dal balcone del Warini ho guardato le nuvole avvicinarsi, nere e cariche di pioggia. Sono rimasto a petto nudo, non fa freddo, a guardare...
  3. Pioggia Cambogiana La mattina andiamo a passare l’ultima oretta in spiaggia. Siamo seduti sulle sdraio e dei nuvoloni appaiono ad Est. La truccatrice da spiaggia che ci sta facendo compagnia ci dice: - “quando e’ scuro da quella parte non piove, tranquilli”. Saggezza dei locali, imbattibile. Dopo 5 minuti inizia a piovere....


1 bruttissimo2 brutto3 mediocre4 medio5 ok6 bello7 molto bello8 bellissimo9 ottimo10 perfetto (2 voti, media: 6,50 su 10)
Loading ... Loading ...

5 Commenti a “La pioggia mi porta a Montevideo”

  1. Paoloferrara Dice:

    Grande Luca. Spettacolare

  2. Ninfa Dice:

    cos’e’ il mate??

  3. admin Dice:

    Ciao Paolo,
    grazie :)

    Ninfa, il mate è la bevanda
    it.wikipedia.org/wiki/Mate
    Luca

  4. ilcujo Dice:

    …beh…figo!….

    beh dah un pò di autostima….anche io di cappelle ne ho fatte tante….

  5. federico Dice:

    viajo a uruguay para usar wifi?? :(

Lascia un Commento!