Minsk, la città offesa

Bielorussi arrabbiatiEccoci a Minsk. Sono solo 4 ore di bus da Vilnius ma ci sono almeno 20 anni di distanza.
Un pò come da Bangkok a Rangoon in Birmania.
Abbiamo lasciato una città piccina e carina, a misura di piede d’uomo (nel senso che si passeggia), e ne abbiamo trovata concepita per essere abitata da Boeing 747.
E’ tutto grande, tipo in Texas.

Un tassista armeno guidato da un Gps (non conosceva la città) ci ha portati all’appartamento e ci ha raccontato la sua storia.
Dico “ma in Armenia si sta peggio di qua?”. “10 volte peggio”. Non oso pensare.
A parte lui nessuno ci parla in ingese.
Anzi, nessuno ci parla.

La prima impressione quando ti rivolgi a un bielorusso é che sia offeso da un tuo comportamento.
Domandi, e lui/lei risponde col broncio.
Ti pare di essere in Asia dove fai errori imperdonabili ogni 5 minuti senza nemmeno saperlo.

Se sorridono é una smorfia forzata, quasi paurosa. Come se qualcuno li stesse guardando e controllasse che non sorridano troppo (spero di aver imbroccato i tempi).

Fa paura essere in una città dove hai offeso tutti. Potrebbero incazzarsi davvero.

Poi però scopri che la cosa funziona così:

- Le prime 30 parole, per decreto governativo, sono di ghiaccio.
- Dalle 30 alle 600, vengono abbozzati dei sorrisi. Una specie di allenamento muscolare (il sorriso, ricordiamolo, provoca dispersione calorica del corpo e fa entrare il vento gelido della steppa).
- 600 – 900 parole, siamo a una certa cortesia, paragonabile all’impiegata delle poste all’angolo in giorno di mestruazioni.
- Se si passano le 900, siamo a livelli umani, quasi normali.
- Una volta arrivati a 2000 parole senza incidenti, scopri tutta la bellezza, serietà e dolcezza di un popolo oppresso. A quel punto diventa bello, aperto e interessante.
- Non vanno però superate le 10.000 parole e 5 bicchieri di Vodka, altrimenti si innesta la Sindrome Siciliana, e non ti mollano più.

A proposito di Siculi, a Riga il mese prossimo ne avrò 4 con me a Riga…che Dio mi aiuti.

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