giu 21 2004
Pensieri di fine Sud America a Buenos Aires
Santiago del Cile, 21 Giugno 2004
Ultimo giorno di Sudamerica. Stasera mi affido alle ali della Lan Chile che mi portera’ tra le nuvole al di sopra dell’Oceano Pacifico fino in Nuova Zelanda. Il fuso orario e’ qualcosa come +15 e coincide esattamente con la partita Italia-Bulgaria che quindi, per uno scherzo di quantum-post-temporale, nella mia vita non esistera’. Mi pregusto la sopresa di arrivare a Auckland e buttarmi in un internet per leggere il risultato.
Una nota folclorica: mi stavo guardando Italia-Svezia in stanza in Hotel a Buenos Aires. Eravamo sull’uno a zero ed era appena iniziato il classico “difendiamo il risultato” col quale regolarmente becchiamo un gol (Finale Europei 2002 con la Francia, ottavi dei mondiali con la Corea, eccetera eccetarea). Mi sono alzato con un gran senso di fatalismo che quasi mi sentivo il Gattopardo quando gli offrono il posto di Senatore, consapevole dell’inutilita’ dell’intervento umano di fronte a una tradizione millenaria italica, che risale ai tempi di Roma che riusciva a perdere battaglie imperdibili con i barbari solo perche’ sapeva di non poter perdere.
Insomma, me ne vado in bagno, lascio la porta aperta, alzo la tazza e inizio a pisciare. Sento la voce del cronista argentino che si alza di tono, immagino l’azione degli svedesi che si avvicinano alla porta, chiudo gli occhi per non vedere e non sapere, ma il grido arriva inesorabile. Un grido di “goooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooolllllllllllllllll” sudamericano, di quelli che durano 15 secondi e che ti penetrano nell’anima, togliendo ogni speranza di redenzione, di dubbio che sia fuorigioco o di aver capito male.
Finisco la mia pisciata, tiro l’acqua, mi giro, mi guardo il replay e sprofondo nel letto profondissimo che mi accoglie in un abbraccio consolatore.
A Buenos Aires sono uscito con Eugenio, conosciuto in Patagonia e che fa Donatello di cognome. Serata di pizza e birra e successivo incontro con amici. Erano le tre e si dirigevano ad una festa, ma purtroppo mi dovevo alzare alle sette e ho rinunciato. E’ cosi, che dopo essere stato tre volte a Buenos Aires devo ancora vederne la famosa vita notturna.
Non ho rinunciato pero’ alla vita culturale vedendomi, la sera prima, un musical tributo a Mina (“Mina. que cosa sei” scritto anche sbagliato), a 6 euro. Bellissimo.
Ho fatto anche shopping di libri comprandomi Agatha Christie, Tolstoy, un libro su vespucci, Neruda e Garcia Lorca, tutte edizioni nuove a una media di 1,5 euro.
Dopo due giorni a BA, eccomi a Santiago, una notte e via per Auckland, stanotte.
E’ quindi arrivato il classico momento della riflessione finale come quando si andava in montagna col prete.
Sono stato in America del Sud per quasi quattro mesi, da aggiungere ai quattro dell’anno scorso, e direi che si puo’ definire conquistata. Mi mancano solo Uruguay, Ecuador e Colombia (oltre ai tre mini-stati tra Brasile e Argentina).
Per conquistata intendo un sentimento di familiarita’ unito a una certa conoscenza sul campo di luoghi e soprattutto di persone.
Il continente e’ talmente grande che per conoscerlo bene e a fondo ci vorrebbero anni viaggiando meno e fermandosi di piu’, ma un buon assaggio l’ho avuto.
Devo dire che la scelta di scendere fino alla Terra del Fuoco mi ha in un certo senso costretto a correre piu’ del necessario e di non potermi fermare di piu’ in alcuni luoghi.
Ne faro’ una lezione, nei prossimi mesi cerchero’ di resistere alla tentazione di vedere molte cose mi fermero’ in alcuni posti. Sono sicuro che ne possono venir fuori belle cose.
Se dovessi tornare rifarei il Nord-Est del Brasile, la Bolivia e la parte Andina del Peru. Non rifarei ne’ Cile ne’ Argentina, a parte Buenos Aires, perche’ meno esotiche. Stessa cosa per il Sud del Brasile, bello ma troppo europeo.
Ecco, l’ho scritto perche’ me poi me lo chiedono e sono stufo di rispondere sempre alle stesse domande.
