gen 24 2008
Un dentista a Buenos Aires
Oggi sono andato dal dentista. Mi devo devitalizzare un dente in preparazione all’operazione per togliermi la ciste mascellare in Italia.
Non sapendo bene dove andare mi sono rivolto all’Hospital Alleman (Ospedale Tedesco), che suona bene.
Ci ero già stato ieri e mi avevano detto di tornare oggi per parlare col chirurgo.
Avevo notato che si baciano sulla guancia quasi tutti.
Cioé, per capirci, il paziente entra nello studio e il dottore lo bacia.
Penso alla vita facile dei germi argentini che possono farsi dei viaggi velocissimi.
Oggi torno, pago 12 euro alla cassa e mi fanno entrare nello studio del Dott. Chir. Agostinelli di chiare origini bielorusse.
Mi dà la mano. Una mano da chirurgo.
Ho l’impressione che nella stretta mi abbia sistemato un nervo.
Gli faccio vedere la radiografia e mi chiede se intendo fare l’operazione lì.
Dico di no, solo la devitalizzazione.
C’é stato un malinteso, non la fa lui.
Esce e dopo tre minuti torna con un numero di telefono, quello della dottoressa che fa ‘ste cose.
Mi dice di chiamarle direttamente perché se passo per l’ospedale devo aspettare un mese.
Mi chiede di dove sono e come sono gli ospedali italiani.
Parliamo un pò, dato che ho pagato devo ottimizzare le chiacchiere.
E comunque si vede che gli piace parlare con me.
Poi esco, chiamo il cellulare della dottoressa ma non risponde.
Così decido intanto di avviarmi verso un indirizzo trovato in internet, in Calle Esmeralda, la stessa dove avevo abitato qualche anno fa.
Nel frattempo richiamo la dottoressa ma evidentemente sta devitalizzando.
Arrivo al mio indirizzo, entro nel palazzo, passo la guardia, prendo l’ascensore, la porta si apre e vedo un muro davanti a me. Non posso scendere. Forse ho aperto troppo presto? Schiaccio il bottone e non succede niente.
Sono bloccato? E mi scappa anche da pisciare (mai aspettare, la vita ti può mettere in brutte situazioni e se ti scappa la pipì sono anche peggiori).
Allora provo a scendere. Scende al terzo. Apro la porta. Ancora il muro.
Mierda.
Scendo al pianoterra, salgono due persone e gli chiedo come si fa ad uscire.
- “Apri la porta”.
Arriviamo al terzo piano, si apre la porta e non c’é il muro.
Per forza…era dall’altro lato!
Mi sembra di essere in un libro di pensiero laterale, dalla parte sbagliata.
Comunque, entro nello studio e mi accoglie Laura con un sorriso e la mano tesa. Stringo.
Mentre aspettiamo il dottore mi chiede di che parte d’Italia sono. Le dico Venezia e quasi sviene.
Mi dice che é stata 10 volte di fila in Italia (prima della crisi of course) e che ne é innamorata.
Mi dice che però in Italia non vivrebbe. Manca l’umanità così importante per lei.
Siamo un pò troppo chiusi.
Lo dice quasi dispiaciuta, si vede che ama il nostro paese.
Parliamo, parliamo e parliamo e poi parliamo anche con un altro paziente che mi spiega tutta una serie di cose per ritirare più di 320 pesos (62 euro) alla volta, dagli Atm.
Dopo la visita, Laura mi saluta con un bacio sulla guancia (cioé guancia contro guancia, niente umidità).
Rimango un pò sorpreso e automaticamente sto per darle il secondo, e si mette a ridere, ricordandosi che in Italia non si dà mai solo un bacio.
Saluto ed esco, io uomo di mondo, che sa ancora sorprendersi per un bacio.
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gen 28, 2008 @ 17:36:46
Troppo bello questo racconto.
ott 19, 2010 @ 00:28:36
Ooooooooooh
Grazie
Mi sto inoltrando nelle viscere del tuo blog per cogliere un poco della vita sudamericana. Bhe, sai far sorridere, ridere, emozionare, sognare e anche suscitare tenerezza. Se non ti conoscessi vorrei conoscerti
ott 19, 2010 @ 18:42:21
Peccato che mi conosci
Comunque grazie!