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JOEL E IL FOOTBAL AUSTRALIANO (AFL)

Batemans Bay 16.2.2000 (Da Melbourne verso Sydney sulla costa)

JOEL E IL FOOTBAL AUSTRALIANO (AFL)

Prologo: Novembre 1998, Melbourne, Hotel Holyday Inn
Sono in Australia missione speciale: vendere pompe per conto della ditta per la quale lavoro, la Project.
Sono a colazione con Andrea Barzon (collega della Sacem) e Joel Steindl, mio cliente, figlio di Peter, mio cliente anche lui oltre che padre di Joel.
Tra un succo d'arancia , un toast e un po' di burro sulla cravatta, faccio conoscenza con Joel che ha due anni piu' di me e una moglie che aspetta un figlio.

Periodo Novembre '98- Febbraio 2000
Nessuno contatto tra me e Joel, e' Peter che si occupa dei rapporti con i fornitori.

Venerdi' 11 febbraio 2000, ore 20:00

Io e Fausto siamo nello stadio di Waverley Park e assistiamo al match di football Australiano tra i Kangaroo Melbourne Nord e i Lions Brisbane. Joel e' dietro di noi nella cabina e sta lavorando per i Kangaroo in funzione di operatore statistico. Ci ha invitati a vedere la partita.

Quello che succede e' inconcepibile a una mente impostata calcisticamente in quanto  il numero di persone in campo (immenso) supera le 50 unita': 32 giocatori, sei tipi di arbitri, guardalinee, portatori d'acqua oltre a degli strani personaggi vestiti di giallo che incessantemente partono dalle panchine e vanno a parlare con i giocatori.
Per completare il quadro c'e' un vecchietto (tipo quello di Benny Hill) che ogni tanto si trascina verso il centro del campo rischiando di essere travolto dalla mandria di giocatori all'inseguimento della meta secondo una logica semplice quanto raffinata: tutti sulla palla.
Ci mettiamo un po' a capire che piu' il contatto tra due giocatori e' leggero, piu' e' probabile che l'arbitro fischi il fallo, mentre a partire dalle due costole rotte in su' il gioco e' regolare d'ufficio.
Nella cabina di Jole c'e' un esagitato che urla al telefono (probabilmente in linea con la panchina) in un linguaggio che non vorreste i vostri figlio non debbano mai sentire, coadiuvato da un assistente col compito di pulire il vetro imbrattato dalla saliva.
Il risultato e' favorevole di un soffio ai Kangaroo grazie ad una meta a pochi secondi dalla fine della partita, salutata con sollievo da parte nostra, perche' cosi' Joel sara' contento e non cambiera' idea sull'invito a fare sci d'acqua nel week-end.

Prima di andare via, Joel deve consegnare computer e stampante, cosi' scendiamo con lui negli spogliatoi.
Dopo aver passato vari controlli arriviamo negli spogliatoi dove, come in campo, c'e' veramente di tutto: giocatori che si cambiano, giornalisti, fotografi, amici, donne, bambini, massaggiatrici al lavoro sui giocatori (uno ha una farfalla tatuata sul sedere), altri giocatori nudi sotto la doccia (perfettamente in vista), il tutto in un'atmosfera australianamente rilassata.

LO SCI D'ACQUA



Ore 7 di mattina. Suona la sveglia. Dove siamo? Spengo la sveglia. Apro gli occhi. Fausto? E' qui ma non  risponde. Ah si, lo sci d'acqua. Ahi che male alle braccia! E' colpa del giro in copertone di ieri. Il motoscafo correva in mezzo alle onde e mi sbatteva di qua' e di la'. L'acqua sembrava di pietra. Fausto lo ha perfino rotto il copertone. 

Ho il collo a pezzi. Apro la tenda. C'e' vento. Se c'e' vento non possiamo andare. Speriamo. Chissa', forse Joel non si e' svegliato.Ah no, eccolo la'. Siamo fregati. Esco dalla tenda. Ciao Luca! Vado a vedere com'e' l'acqua, se ci sono onde andiamo al fiume che e' sempre calmo. Siete pronti per quando torno? Si..certo.
Ore 7:15. Fa freddo e c'e' vento. L'acqua dev'essere ghiacciata. Il motoscafo sfreccia. Maledetti spruzzi, mi sto bagnando. Guardo Fausto, mi ricambia lo sguardo. Ci siamo capiti. Terrore. Tra un po' Joel si fermera', spegnera' il motore e  dira': chi comincia? Un quarto d'ora fa eravamo al caldo nel sacco a pelo! Nemmeno un caffe', l'ultimocaffe' del condannato. Joel spegne il motore. Il sole e' basso e non riscalda. Australia, caldo...Ho il maglione, il golfino, la maglietta e ho freddo. Chi comincia? Joel, non e' che ci becchiamo una polmonite? No, tranquilli, una volta in acqua non ci penserete nemmeno al freddo. Comincio (e' colpa mia). Allora ragazzi, bisogna tenere le braccia sempre tese e il resto e' come sulla neve. Per partire tenete le ginocchia sul petto e gli sci fuori dall'acqua. Dev'essere ghiacciata. Mi spoglio del maglione, del golfino, della maglietta e delle speranze di grazia. Mi metto il giubbetto salvagente. Ho la pelle d'oca. Guardo Fausto. Nei suoi occhi leggo l'impotenza ad aiutarmi e la rabbia per averlo trascinato fin qui. Scendo. Sono in acqua. Non e' cosi' fredda. Joel mi aiuta a mettere gli sci. Ecco fatto. Mi passa la corda. Tienila in mezzo agli sci. Accende il motore. La costa e' a trecento metri. Una barca passa davanti al motoscafo. Si muove. Quando sei pronto di' "ready". Sono le sette venti. Non mi sono neanche lavato la faccia.Alzo lo sguardo al cielo, vedo due gabbiani volare sopra di me. Il rumore delle onde. Respiro. Guardo il motoscafo. Sorridono. Grido:"READY!!!". Partono lentamente. Osservo la corda tendersi. Quando la sento tirare loro sono a venti metri. Avvicino le ginocchia al petto. Mi fanno male gli addominali. Joel accelera di colpo. Tendo le braccia. Improvvisamente sono in piedi! Vedo gli sci ai miei piedi scivolare sull'acqua. Sono in piedi! Alzo lo sguardo verso il motoscafo. Mi rendo conto della velocita'. Inspiro profondamente pronto a lanciare un urlo di gioia ma la mia gamba destra se ne va per i fatti suoi. Sbatto la faccia sull'asfalto liquido e il mio grido si dissolve nei fondali sotto forma di bolle d'aria. Ho perso uno sci. Cavoli pero' mi sono alzato! Tornano indietro. Perfetto, riproviamo. Dove ho sbagliato? Hai tirato la corda verso di te. Mi rimeto gli sci. Prendo il cavo. Riparte. Accelera. Sono in piedi! Sto sciando! Il motoscafo forma uan scia di acqua piatta e io sono in mezzo. Grido. NOn cado, non cado, non devo cadere! Rilassati. Sono rilassato. "Scivola, scivola via, non te ne andare", canto mentalmente. Li guardo. Fausto sta facendo delle foto. Il rumore dell'acqua e' un sibilo. Non ho freddo. Volo! Joel svolta a sinistra e mi ritrovo fuori dalla scia.

E' come pattinare sul graticolato. Provo a rientrare. Peso a destra per andare a sinistra. No, vado a destra. Sono troppo fuori. Mi fanno cenno di rientrare in scia. Che fatica le braccia. Grido di non accelerare. Avra' capito? No, accelera! Grido: NO!!!! Peso a sinistra, vado a sinistra. Oro! Per rientrare nella scia devo scavalcare l'onda. Cado di sicuro. Ci sono sopra. Eccomi ancora in mezzo. E sono in piedi! Joel si gira e sorride. Bastaaaa!!! Mi sente? Non controllo piu' le gambe e le braccia sono stanche. Voglio fermarmi. Il rumore del motore copre la mia voce. Dove siamo? Cerco di capire se staimo tornando indietro ma non ne ho idea. STOOOOOPPP!!! Maledizione non mi sente. Tra un po' cado. Sta per girarsi e rallenta. Ora o mai piu'. Apro le dita e mi affido al creatore. Per un attimo infinito volo sull'acqua libero come un pesce volante, le braccia aperte come Di Caprio sul Titanic. Sto volando! Poi le leggi fisiche, sospese dall'intervento divino per un momento di letizia unico, riprendono il sopravvento e la materia torna a sopraffare lo spirito spingendomi verso l'abisso, freddo, oscuro e bagnato. E' finita.

Il resto e' la storia di un uomo che dopo aver sofferto offre la propria compassione al compagno il cui travaglio deve ancora cominciare, cosciente che dopo nulla sara' come prima. Specialmente le braccia e la schiena.
 

 

 


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