LA GAY PARADE
E I RAINBOW PEOPLE

Martedi'' 7.3.2000
Piove. Piove su tutta la costa da tre giorni e secondo le previsioni
piovera' tutta la settimana. Siamo in macchina, diretti verso l'incontro
dei Rainbow People a 800 Km da Sydney.
Abbiamo lasciato Paul e Howard a King's Cross con un certo rammarico
perche' eravamo una bella squadra. Speriamo di ritrovarli al Rainbow.
Al loro posto sono subentrati Federico e Nele.
Federico e' un romanaccio di Frascati che se lavorasse alla radio sarebbe
miliardario in quanto parla sempre e l'unico modo per fermarlo una mezz'oretta
e' una bastonata in testa.
Nele e' Belga di Anversa, l'abbiamo conosciuta io e Manu una sera tornati
da Internet che stava scivendo il suo diario nell'ostello.
Il cigolio della cassetta non copre completamente le canzoni di Manu
Chao mentre Manu e Fausto se le cantano e Arcangelo ripara un orsetto
di peluche orfano trovato l'altro ieri.
In questi giorni siamo stati in un ostello gestito e pieno di Coreani.
Avevamo la nostra stanza (I sei delle Blue Mountains) a King's Cross
che abbiamo usato come base per le nostre scorribande.
Era bello sapere che qualunque cosa succedesse nella giungla d'asfalto
avremmo sempre trovato un piatto di riso caldo, un caffe' e un sorriso
sincero di un coreano.
Sabato sera ci siamo sparati la Gay Parade della quale avete avuto un'anticipazione fotografica. Ci siamo
vestiti da donne io, Fausto, Manu, Clay (l'abbiamo ritrovato!), Paul
e Howard.
Arcangelo se ne andava in giro a petto nudo in quanto vittima di una
scottatura rimediata durante il lavoro sul tetto del furgone. Una pettinatura
da Apache e un'asciugamano a mo' di mutande da Moicano gli conferivano
un'aria sufficientemente perversa per poter partecipare. Con noi c'erano
le ragazze delle Blue Mountains che ci hanno procurato I vestiti.
Grazie ad Arcangelo che mi ha ceduto il posto in piedi sullo schienale
di due sedie in un equilibrio molto precario, sono riuscito a scattare
le foto.
Si e' visto di tutto: gay motociclisti, gay poliziotti, gay anglicani,
protestanti, cattolici, verdi, minatori, anti-gayparade, sponsor, sadomasochisti,
casti, semicasti, travestiti che sembravano donne vere, donne vere che
sembravano travestiti, lesbiche (non e' una parolaccia, omosessuala
non esiste anche se suona meglio, comunque avevo avvisato di mandare
I bimbi a letto).
Ad un certo punto e' comparso un gruppo di uomini e donne vestiti in
jeans e maglietta con in mano dei cartelli "proud parents" (genitori
orgogliosi).
C'e' stato un applauso e di colpo un raggio di luce mi ha illuminato
e ho capito il senso della manifestazione: Chi se ne frega!
Si, che c'importa del fatto che queste persone hanne preferenze sessuali
diverse dalle nostre? Perche' ne facciamo una grande questione? Perche'
ne ridiamo e li discriminiamo?
Ho pensato che la societa' "giusta" vive l'omosessualita' come una depravazione
e vuole tenerla alla larga mentre non si rende conto delle vere depravazioni
che la stanno minando dal fondo.
E se l'omosessualita' e' una depravazione (lo e', non lo e', lo e' solo
in alcuni casi?) e' sicuramente la meno dannosa. In ogni caso meno dannosa
dell'intolleranza. La Gay parade e' una festa della riconciliazione
ed ero contento di esserci perche' e' come se avessi tolto anch'io
un mattone al muro di Berlino.
Questo e' stato Sabato, oggi e Mercoledi'. In mezzo ci sono tre giorni
durante I quali le nostre occupazioni principali sono state: non svegliarsi
assolutamente prima dell'una, evitare cibi sani e gustosi (preparazione
piatto base: prendere il riso pronto scotto sempre disponibile
in cucina, tagliare il formaggio, sbattere tutto nel microonde), rovinarsi
gli occhi e la schiena su internet, non rallentare la degradazione igenica
della stanza in alcun modo per arrivare al piu' presto possibile al
punto di sporcizia massima e sapere che d'ora in poi le cose potranno
solo migliorare.
Il risultato e' stato devastante sui nostri corpi e sulle nostre anime,
tanto che l'idea di uscire da King's Cross ci faceva venire I
brividi freddi. Perche' avventurarsi in luoghi sconosciuti e inospitali
tipo un museo o una biblioteca?
Per evitare sensazioni negative (stancano) ci siamo dovuti liberare
della capacita' di vergognarci quando avevamo ospiti o il Gran Coreano
veniva nella stanza a verificare che fosse tutto a posto e poi se ne
usciva tristemente a capo chino tirando su col naso.
Il punto piu' basso (ma si puo' sempre migliorare) lo abbiamo toccato
lunedi' sera quando le ragazze sono venute da Sydney a trovarci per
uscire e sono rimaste con noi per tre ore nella stanza senza riuscire
a smuoverci. Volevamo dormire ma poi abbiamo pensato che erano solo
le dieci e ci saremmo alzati la mattina dopo troppo presto trovandoci
davanti una giornata troppo lunga da affrontare.
Quindi ci siamo trascinati fino al McDonald's di fronte (perche' andare
piu' lontano?) a bere un caffe'.
Ad un certo punto Paul si e' alzato e si e' messo in piedi a fumarsi
una sigaretta di quelle fatte da se'. Indossava la sua giacca di pelle
marrone di due misure piu' grandi e guardava la gente passare. Ad un
certo punto si e' avvicinato un poliziotto che gli ha sorriso e fatto
I complimenti per la bella giacca. In realta' voleva vedere se Paul
stava fumando uno spinello. Io pensavo che credesse che la giacca fosse
rubata.
La notte verso le quattro me ne sto' tranquillo alla finestra della
cucina a guardare una prostituta abbordare clienti giu' in strada, quando
entrano due poliziotti, mi salutano, danno un'occhiata in cucina, una
nella nostra stanza con la porta semiaperta e se ne vanno augurandomi
buona serata. La prostituta intanto e' andata al Mc a comprarsi un panino
e la vedo li' seduta.
Ad un certo punto non resisto e scendo. Mi sento schiavo dei sensi quando
attraverso la strada, apro la porta e sorrido:
-"Ciao Luca, lavori al sito?", mi dice il ragazzo indonesiano che fa
le notti all'Internet Café'. (Credevate eh?)
-"Eh, si.", dico.
-"Come va?",
-"Bene, comincio ad avere parecchi accessi. Sta diventando una cosa
seria".
Apro la posta. Messaggi. Apro il sito, 30 nuovi accessi da ieri. Qualcuno
dal Portogallo, dev'essere Luis, mi fa piacere che mi segua. Qualcuno
dalla Grecia, Marianna, devo rispondere alla sua email. Qualcuno dalla
Svizzera. Sono venuto in Australia a fare l'unica cosa che si
puo' fare ovunque nel mondo: lavorare su internet!
Lavoro alla pagina dei personaggi e inserisco Paolo. Dopo un po' comincia ad albeggiare, sono stanco.
Apro Virgilio, digito Australia, sono al quarto
posto. Lo sapevo gia' ma e' troppo bello vederlo.
Mi riguardo le foto della Gay
Parade. Mi alzo, saluto l'indonesiano che mi sorride. Esco in strada.
Solito casino, solito odore, solite luci. Attraverso, un' aborigena
dorme sullo scalino della porta dell'ostello.
-"Excuse me..", le dico.
Apre gli occhi, mi guarda con la faccia stanca. Per un attimo i nostri
sguardi si incrociano. Entro nel suo cervello e vedo l'uomo bianco venuto
a toglierle la terra, spezzare un equilibrio antico, sbatterla su una
strada e infine svegliarla per entrare nella propria casa comoda e pulita.
Niente di tutto questo molto probabilmente, solo un mio pensiero
stereotipato. Si alza, passo, apro la porta ed entro. Attraverso la
porta vetrata vedo che si risiede. Entro in stanza, dormono tutti .
Arranco al buio verso il bagno in mezzo ad una discarica di zaini, calzetti,
riviste, sedie, tazze di caffe' ormai freddo, bottiglie di birra e scarpe.
Siamo in sei: un dottore, un area manager, un direttore marketing, un
ingegniere della motorizzazione civile, un opertatore sociale e uno
studente. Abbiamo toccato il fondo. American Beauty, mi viene in mente
la scena finale.
-"Come stai?", gli chiede la ragazza.
Silenzio.
-"Come sto?", prende il frullato, fuori piove, e' sera, si appoggia
al mobile.
-"Era da molto tempo che nessuno me lo domandava", dice.
Silenzio.
Inquadratura sulla ragazza, poi su di lui. Parla:
-"I feel great (mi sento benissimo)".
Silenzio.
-"I feel great"
Respira e sorride.
Salgo sul letto. Guardo giu'. Il fondo e' lontano.
Venerdi' 10.3.2000
E' scuro e piove quando arriviamo al Parco Nazionale di Boono Boono.
Passiamo per una strada infangata in mezzo a qualche centinaio di mezzi
parcheggiati e smontiamo.
C'e' un sentiero che porta probabilmente al campo, lo prendiamo. Arcangelo
fa strada con la pila. Camminiamo sotto la pioggia per una decina di
minuti.
-"Aho', ma 'ndo' stanno 'sti reinbovvepipol?", dice Federico.
Passiamo un ponticello di legno, ci sono dei cartelli di benvenuto.
Arcangelo li illumina. Sono colorati d'arcobaleno e non mi ricordo bene
cosa dicono ma comunque qualcosa del tipo:"pace e amore, fratelli, ecc.".
Guardiamo e passiamo. Siamo in un campo, in fondo ci sono dei tendoni
e del fuoco. Andiamo verso il primo. C'e' una specie di santone capelli
e barba lunghi, seduto davanti ad un pentolone che sembra il druido
di Asterix (e' solo un po' piu' giovane).
Gli parlo:
-"Salve, siamo appena arrivati, come funziona qui il discorso?",
Mi guarda, il fuoco illumina il suo viso. "Che sia un santo?", penso.
Apre la bocca ma ne esce un suono strano.
-"Come?", dico.
Si mette a ridere:
-"Scusate, sono un po' stanco.",
E'' fumato fino all'ultimo pelo della lunga barba.
Guardiamo e passiamo all'altra tenda dove attorno al fuoco ci sono una
ventina di persone. Un'occhiata basta per capire che nemmeno uno di
loro ha visto un barbiere negli ultimi due anni.
-"Welcome Home (benvenuti a casa!)", dicono due o tre voci.
-"Salve, siamo appena arrivati, come funziona qui il discorso?", ripeto.
"Veramente stavamo nel mezzo di un gruppo di discussione", dice una
tipa.
Silenzio. Un ragazzo si alza:
-"Ma che razza di accoglienza e' questa?", poi si rivolge a noi,"Ciao
ragazzi, volete bere qualcosa, mangiare?".
-"Si, si!", dicono Manu e Federico.
-"Bene, per dormire c'e' quel telone, andate pure a prendere la vostra
roba, una tazza e una scodella. Sara' pronto per quando tornate."
E' gentile anche se un po' arrabbiato con gli altri.
Andiamo e torniamo. Mettiamo il telone blu per terra, lasciamo li' i
sacchi a pelo e andiamo a sederci attorno al fuoco.
Stanno discutendo e chi parla ha in mano un bastoncino d'incenso che
passa a chi vuole intervenire. Nessuno ci offre niente da mangiare.
Aspettiamo.
-".perche' c'e' poco da fare, i cani sporcano! Sono stata ad un incontro
dove erano permessi I cani ed era pieno di merda dappertutto, entravano
a gruppi in cucina, negli spazi per I bambini, dove tenevamo il cibo,
un casino! Io ho un cane, io amo I cani, ma secondo me devono stare
fuori!", dice una ragazza col "terzo occhio" in fronte.
-'Si pero' c'e' gente che non puo' lasciare I cani a casa!", risponde
un tipo con I capelli rasta.
-"Per favore rispettate il bastoncino!", dice un ragazzo dallo spiccato
accento tedesco. E' visibilmente nervoso.
Qualcuno passa il bastoncino al tipo che stava parlando.
-"No, Ok, non ho altro da dire", dice.
-"Io voglio parlare!", dice un altro.
Gli passano il bastoncino.
-"Per quanto riguarda I cani credo che siamo tutti d'accordo: no! Per
quanto riguarda la festa tecno io dico che amo la musica tecno, e' grande
per le feste, un'ottimo veicolo di socializzazione e armonia, pero'
non e' questo il luogo adatto. Quindi credo che siamo tutti d'accordo:
no!".
-"Non e' vero che siamo tutti d'accordo!".
-"Per favore rispettate il bastoncino!", dice il tedesco. Gli passano
il bastoncino.
Guardo Federico che ridacchia, Manu ha il viso tra le mani.
Vanno avanti mezz'ora in questo modo. Sono aggressivi e inconcludenti,
ognuno vuole dire la sua e non si ascoltano tanto che sarebbero dei
politici niente male.
Manu chiede la parola. Gli passano il bastoncino. Aspetta il sielnzio
totale. Tutti lo stanno guardando. Abbasso gli occhi, "che vorra' dire?",
penso. Lo guardo.
-"Amore", pausa, "siamo qui da cinque minuti ed e' l'unica cosa che
non abbiamo sentito", silenzio.
Passa il bastoncino. "Chissa' cosa risponderanno", penso.
Una ragazza al suo fianco gli prende la mano. E' fumata fino all'ultimo
capello della vasta chioma. Lo guarda con aria da Maria Addolorata.
-"Secondo me bisogna spostare le tende dell'accoglienza!", dice uno.
-"No, e' troppo lavoro!", risponde un altro.
-"Per favore rispettate il bastoncino!", dice il solito tedesco sempre
piu' arrabbiato.
Manu si alza e se ne va verso il tramonto completamente ignorato. Neanche
un accenno alle sue parole.
-"Qua' sono tutti matti", dico a Federico.
-"Ma che' no' se magna?", mi risponde.
Il bastoncino e' in mano al druido di Asterix. Durante la serata ogni
tanto si girava verso di me e mi diceva: Welcome", poi mi guardava finche'
non abbassavo lo sguardo.
Apre la bocca e ci viene da ridere perche' parla come un bambino, con
la lingua sul palato.
Sorprendentemente dice le uniche cose sensate della serata parlando
di tolleranza e ascolto.
Quando finisce la riunione mi avvicino e gli chiedo:
-"Da dove vieni?",
Mi guarda con estrema calma e poi dice:
-"Dal posto che mi permette di essere qui in questo momento"
-"Ma che cacchio sta' a di'?", dice Federico.
-"Ma sei Australiano?", gli chiedo.
-"Se fossi Australiano avrei la pelle nera e le narici larghe",
-"Dove sei nato? (Stavolta ti frego, penso)",
-"A Sydney da genitori che non conosco. Sono stato allevato da una coppia
con la quale sono ancora in contatto".
Andiamo a mangiare.
-"Luca, quello li' e' un santo. No te po' rispondere normalmente, ce
vole sempre 'na frase storica, 'nnamo va'",
Ci danno un minestrone piccantissimo e una pera per companatico. Restiamo
un po' a parlare ma sono quasi tutti fumati e girano delle canne. C'e'
un tipo che pare Gesu' in versione giocatore di basket che si chiama
Krishna. L'unica sana e' una ragazza Americana che ci spiega meglio
cos'e' il Rainbow.
Andiamo a letto, ci stendiamo sul telone e ci copriamo perche' piove
dentro. Manu non ha il sacco a pelo e si copre con la giacca. Io non
ho il cuscino e uso le scarpe. Arcangelo invece e' attrezzato. Federico
e' ai nostri piedi e sta' gia' dormendo, cosi' come un'altra ventina
di persone. Maneggio la pila e mi accorgo di disturbare le effusioni
notturne di una coppia. Mi guardano male. Ci mettiamo a dormire e dopo
un po' sentiamo dei rumori. E' la famiglia al nostro fianco (una
coppia e una bambina di cinque anni) che si spota perche' piove. Manu
propone di offrire loro il telone, cosi' lo apriamo e lo stendiamo su
tutti. Restiamo senza telone sotto di noi e quindi dormiamo sull'erba.
Ci addormentiamo.
Ad un certo punto Manu si alza gridando:
-"La luce ,la luce!! Un ragno cabron de hijo de puta grande come una
mano!!"
L'attimo in cui mi sveglio mi vedo in una macchina che viene risucchiata
fuori da un tunnel verso la luce, ed e' uno shock.
Cerco la torcia ma non la trovo. Manu saltella di qua' e di la' svegliando
mezzo campo. C'e' una ragazza accanto a lui che cerca di parlargli ma
lui non la sente.
Chiamo Manu. La ascoltiamo:
-"Non credo sia un ragno. Mi sono alzata e ti ho toccato la mano con
I capelli."
Manu cade in ginocchio, respira a fondo e si butta giu'.
-"Madonna Santa, ho sentito qualcosa sulla mano.che paura!"
Torniamo a dormire. Qualcuno russa come un mantice e sogno di essere
braccato da un mostro volante il cui respiro e' il russare. Ogni volta
che si avvicina, fa quel suono.
L'odore delle scarpe nel naso mi aiuta a dormire, ma la posizione sul
lato mi risulta difficile.
Ho la schiena a pezzi.
Mi sveglio. Federico e' attorno al fuoco che parla. Si sente solo lui.
Se facesse il baritono sarebbe miliardario. Mi riaddormento. Piove.
Manu dorme. Arcangelo dorme. Sento una risata. Apro gli occhi. C'e'
un ragazzo che sta togliendo una sanguisuga dalla propria tazza. Mi
rimetto giu' e provo a dormire.welcome home.
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Federico |
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