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Assaggi di "movida spagnola"
Martedi 17 Luglio 2001 Sabato sera, ore 10:45 Hotel Villa Venecia.
Alberto viene a fare la notte all'Hotel e mentre me ne vado mi dice:
-"Che fai stasera, vai di "marcha" (festa)?
Avevo pensato tutta la giornata che era ora che cominciassi ad uscire
un po'.
-"Vediamo, se la tipa e' a casa e vuole uscire...".
Lo saluto e mi incammino verso il "coche" (macchina) pensando
che l'estate e' arrivata e rischia anche di passare senza che mi renda
conto di cosa sia la famosa "movida" spagnola.
Quando arrivo a casa c'e' Ana. La prima cosa che mi dice e': -"Pensavo
di andare ad Altea stasera, vuoi venire?"
- "Si...si', dai che andiamo", le rispondo.
Mentre mi preparo la chiama il ragazzo e cambiano i piani. Si va a Benidorm.
-"Perche' non andiamo al Penelope Beach?", le chiedo.
E' un locale che ho visto varie volte e avevo voglia di andarci.
A Benidorm cerchiamo un parcheggio e passeggiando in mezzo a gente con
bottiglie e bicchieri in mano andiamo al bar di Rafa.
Li' c'e' Susana con il suo amico Pepe, un tipo che ha viaggiato molto
e vive di rendita. E' simpatico ma un po' ubriaco, lo guardo e vedo il
rischio di vivere di rendita. Ci si rilassa.
Diventero' anch'io cosi se dovessi riuscire a portare a compimento i miei
piani? Dopo una birra decidiamo di andare al Penelope, Pepe non viene,
Rafa lavora e mi ritrovo io con due chique in mezzo alla strada, camminando
verso il Penelope.
Non mi faccio sfuggire la foto alla quale le due si prestano volentieri
e che vi presento gratuitamente qui a destra.
Andiamo a vedere la movida. Entriamo nel locale accolti da una musica
soft tutto sommato piacevole come la cubista bionda con le tette di silicone
che faccio l'errore di filmare in verticale dimenticando che i file mpg
non li so girare come faccio con le foto.
Andiamo a prendere una birra, quella del guado. Adesso sono ancora di
qua', dopo questa birra saro' a meta' strada, lo so gia'. Andiamo verso
il centro della pista, Ana e Susana cominciano a ballare e sculetto un
po' anch'io.
Ma ho sempre l'occhio vigile per catturare qualche immagine.
Dopo due minuti ci spostiamo verso i tavoli.
-"Ci sediamo gia'?", chiedo.
No, il fatto e' che c'e' uno specchio e ad Ana piace guardarsi quando
balla. Reminescenze da scuola di Flamenco.
Mi siedo a sorbirmi la birra. Rubo immagini e suoni.
Facendo finta di fotografare le mie accompagnatrici ormai inflazionate
immortalo e trasporto virtualmente su centinaia di schermi italiani una
bionda dall'aria scandinava seduta a qualche metro da me. Bella. Il bicchiere
e' vuoto, Ana raccoglie i soldi e va a prendere un'altra Cerveza (birra),
quella dell'altra sponda.
Il mio cervello comincia a pensare. Ragionamenti strani. Globalizzazione...neanche
McDonalds e' cosi globalizzato come una discoteca. Una cubista con la
mascella da Schwarzenegger porta un cappello da cowboy e veste di mucca.
Madonna. New York. Un giorno si e' svegliata (lei o il suo staff commerciale)
con questa idea e ha deciso il destino estivo della testa di milioni di
giovani coperta in seguito alla geniale trovata da un cappello da Far
West. Per non parlare dei milioni di mucche scuoiate. Vuoi vedere che
c'entra la mucca pazza?! La moda.
La musica, la stessa in tutto il mondo. Da Sydney a Jakarta, da Bangkok
a Signoressa di Treviso. Gli occhiali colorati anni settanta che adesso
portano le modelle. Mi guardo attorno, getto un'occhiata alla terza birra
ormai a meta', e provo ad esprimere il concetto in castigliano. Senza
fortuna.
Ana e Susana se ne vanno ai rispettivi cavalieri. Io sono inchiodato alla
sedia.
-"Attento alle lupe", dice Susana andandosene. Le lupe...
La posizione e' ottima per osservare e l'alcool che ho in corpo elimina
il problema di sentirsi stupidi quando si e' in discoteca da soli.
Finora mi hanno visto con due tipe che mi ballavano davanti e ho ancora
un'aureola di magnaccia. Vedo corpi atletici, bei vestiti. Forza, efficienza,
ricchezza. Fascista? La discoteca e' fascista? Gli handicappati ci vengono
raramente. I deboli fuori. Chi ha i soldi si veste bene e viene col macchinone.
I poveri fuori. Il look e' standardizzato. I diversi fuori. Fascista?
Non lo so, butto giu' la birra e decido di andarmene, ormai l'aureola
se n'e' andata.
I nuovi entrati cominciano a chiedersi chi sara' quel tipo solo con la
macchina fotografica? Esco in spiaggia, centinaia di persone. Faccio un
po' di foto. Poi vado all'Hotel a trovare Alberto. Mentre busso alla porta
faccio di tutto per non sembrare ubriaco ma lo capisce gia' attraverso
il vetro grosso della che lo sono. Entro, gli faccio vedere qualche foto
e filmino, vado in bagno, rubo un'ottima nocipesca nel ristorante e me
ne vado.
Fuori c'e' Paco, ricezionista di notte dell'Hotel in fronte appassionato
di storia della seconda guerra mondiale.
Gli mostro qualche foto mentre le tre tipe sedute sulla panchina ci guardano.
Vogliono vedere anche loro. Mi siedo in mezzo a loro e mi si stringono
attorno. Sento il calore delle loro cosce vicino alle mie. L'alcool rafforza
i sensi. La macchina digitale e' stata un ottimo investimento. Parliamo
del piu' e del meno. Sono di un pueblo (villaggio) vicino a Madrid e stanno
aspettando un taxi (taxi) per andare in disco. Sono le 5 della mattina.
-"Vuoi venire?" La movida mi sembra un'olimpiade e sono un po'
fuori allenamento. In piu' ho finito i soldi. 2000 pesetas, 24.000 Lire,
due giorni in Asia potevo viverci. No, grazie.
Il mio desiderio piu' grande in quel momento non sono le cosce delle ragazze
ma le forti gambe del mio letto che sorreggono un morbido materasso nel
pueblo di Heidi di Finestrat. Mi trascino verso il coche (macchina) e
passo davanti ad una pizzeria al taglio. Mi mangio un bel trancio, buono.
Arrivo al coche e trovo Ana con Rafa. Foto nella notte, molto dolce.
-"E' pericoloso guidare un po' alticci?" Capiscono la domanda
e mi suggeriscono la strada per evitare la polizia.
Penso che con la fortuna che mi ritrovo trovero' il poliziotto che mi
ha beccato qualche anno fa Varsavia, in vacanza a Benidorm. Mi inerpico
a Finestrat, sono le sei del mattino. Fine della movida, inizio di due
giorni di testa rincoglionita. La prossima volta durero' di piu'. E' questione
di allenamento.
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Io credevo Altavista fosse americana! |
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Ana e Susana |
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Susana e Ana |
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Uno sprazzo di luce nella tenebra |
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Un altro sprazzo |
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La tenebra |
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