feb 3 2008
Riflessi – capitolo 3.1
10 anni fa ho scritto un breve romanzo ispirato ai miei anni parigini (1994/5).
L’altro giorno l’ho trovato nei reconditi delle mie cartelle. Ho iniziato a leggerlo e…mi é piaciuto. E’ roba vecchia, un Luca pre-Trip, ma già viaggiatore anche se solo in Europa.
Ve lo propongo intero, a piccole dosi, da leggere 5 minuti alla volta…
RIFLESSI
CAPITOLO TERZO, parte prima
A volte quando ci si sveglia dopo un sogno particolarmente realistico, si é per un attimo in un limbo che non é né la vita vera né il sogno ma in un attimo che ha il sapore della verità. E’ l’attimo prima della messa in scena di un attore schizofrenico che crede di essere il personaggio che interpreta e che si vede allo specchio senza trucco, né abito né parrucca. La libertà del sogno che permea la vita reale, che penetra la seconda pelle che ognuno di noi ha.
Quella pelle fatta di convinzioni false sulla propria persona, sul proprio corpo, su quello che gli altri pensano di noi, su tutto ciò che rende di noi degli essere umani. Quelle convinzioni sui nostri desideri ed istinti, e sulle nostre paure.
Nel sogno vengono fuori quelli veri, senza menzogne. E così il prete si ricorda di essere uomo, il duro di avere bisogno di tenerezza, l’uomo di successo di aver fallito, l’uomo che credeva di aver dimenticato di essere ancora innamorato e così via…
Francesco si svegliò la mattina senza sapere dov’era. Ancora in Australia? A Parigi? Guardò la ragazza e si chiese se fosse sola. Ma non volle chiederle niente. Dentro di sé si sentiva un po’ risentito verso di lei “per quello che era successo”.
In effetti se lo era solo sognato, ma d’altra parte forse lei aveva davvero qualcuno.
La guardò che dormiva ancora. Le sue labbra rosa erano leggermente aperte, respirava piano. I capelli neri arruffati le davano un aspetto selvaggio e infantile. Il suo sguardo scivolò dal viso al collo bianco di lei e proseguì fino al seno, coperto dalla maglietta, fino ai fianchi. Aveva voglia di carezzarla ma non osava svegliarla. “Appartiene già a qualcuno questo corpo?” pensò, ma la cosa gli appariva impossibile. Lei era scesa dal cielo il giorno prima, era stata posata sul Pont des Arts e in quel momento aveva cominciato ad esistere. Ne era convinto, tanto quanto siamo convinti tutti noi della nostra immortalità, sappiamo che moriremo ma non ci crediamo veramente. Così non si pose più quella inutile domanda e si riaddormentò.
Lei si svegliò verso le sei di mattina. Si alzò lentamente, mentre Francesco dormiva. Lo baciò in fronte. Si fece la doccia, si vestì e cominciò a preparare la valigia. Francesco si svegliò, la vide e capì. Non le aveva ancora chiesto quando sarebbe partita, e nemmeno lei ne aveva parlato. Era chiaro che era questione di poche ore.