Riflessi – capitolo 3.2

Riflessi10 anni fa ho scritto un breve romanzo ispirato ai miei anni parigini (1994/5).
L’altro giorno l’ho trovato nei reconditi delle mie cartelle. Ho iniziato a leggerlo e…mi é piaciuto.
E’ roba vecchia, un Luca pre-Trip, ma già viaggiatore anche se solo in Europa.
Ve lo propongo intero, a piccole dosi, da leggere 5 minuti alla volta…

RIFLESSI

CAPITOLO TERZO, parte seconda

- “A che ora parti?”, le chiese.
- “Fra mezz’ora devo lasciare l’hotel”, fu la risposta.

Francesco chiuse gli occhi e si concentrò sul proprio respiro. Sentiva l’aria che entrava nei polmoni che non riuscivano a riempirsi completamente. Un dolore lo prendeva alla gola, e doveva espirare. Poi inspirava ancora, e ancora quel dolore. Analizzò con attenzione quello che, dal punto di vista fisico, era solo un leggero fastidio, e finché riuscì tenere l’anima staccata la corpo, a percepire quella sensazione come si può percepire un raggio di sole o un brivido di freddo, stava ancora bene.
Pian piano però cominciava a rendersi conto che forzava se stesso, che quel dolore stava per scoppiare.

Poi la guardò e qualcosa si spezzò in lui. La vide così dolce e bella che si dimenticò di respirare. Aveva voglia di piangere e ora se ne rendeva conto.

Voleva però trattenersi, non lasciarsi andare. Lasciarsi andare significava aprire la porta alla sofferenza, ne era perfettamente conscio.
Cominciò così un altro gioco con la sua anima, l’indifferenza.
Il suo cervello cercava freneticamente delle frasi e le buttava in aria, sul soffitto, dove potesse leggerle.
“L’hai conosciuta ieri”. “Ma che t’importa?”. “Domani ne incontri un’altra”.
Erano concetti che avrebbero potuto salvarlo, ma li rifiutò. Si accorse di provare in effetti un certo piacere in quel dolore. Era qualcosa di nuovo, doloroso ma reale. Sentiva che si avvicinava un po’ di più alla verità dell’universo. La guardò ancora, non voleva avvicinarsi a lei, non voleva parlare. Avrebbe voluto che lo facesse lei. Sentiva i suoi pensieri gridargli dentro, sentiva che volevano diventare voce e passare a lei. Ma non voleva.

Allora i pensieri si spostarono, lasciarono la gola, che ormai era solo un nodo, e andarono agli occhi. Francesco li chiuse con forza.
- “Dormi?”, chiese lei.
Più stringeva gli occhi e più sentiva che non ce la faceva, i pensieri si fecero liquidi e uscirono dagli occhi sotto forma di lacrime, Francesco sentì il naso che diventava umido e la gola che bruciava. Un brivido come di febbre lo colse.

Ormai piangeva. Il suo cuore sanguinava lacrime. Non vedeva nulla, solo il nero delle proprie palpebre, il rosso della luce e le figura di lei, sfocata, che si avvicinava.
Aprì gli occhi, e vide il soffitto. Lei lo abbracciava in silenzio. La strinse.
Non dissero niente per qualche minuto. Poi prese il suo viso tra le mani e vide che anche lei aveva pianto, in silenzio.
Si alzarono, la valigia era pronta.
Uscirono insieme, aspettarono un taxi nel quale lei entrò sorridendogli.
Il taxi partì e mentre tornava a casa, con in tasca il suo indirizzo, ricominciava piano piano a respirare.

Non si erano detti niente prima che lei entrasse nel taxi. Non si erano detti addio, non si erano detti ciao.
Così, mentre tornava a casa, non pensava a nulla. Camminava per le strade e guardava la gente, si fermò davanti ad un negozio di dischi e mentre leggeva i titoli di un CD, immaginò l’aereo che partiva e lei dentro. Piano piano cominciò a pensare a cosa avrebbe detto agli amici di quell’avventura. Forse nulla, chissà se avrebbero capito, no certamente no. Si accorse di non avere una sua foto e pensò che forse era meglio così.
No, non avrebbe detto nulla, di quella ragazza con la quale aveva dormito ma che non aveva nemmeno baciato. Sarebbe stato un bel ricordo.
Questo fu il suo ultimo pensiero prima di arrivare a casa, buttarsi sul letto ed addormentarsi.

Sognò ancora: si vide in una casa in mezzo alla prateria, circondata da un giardino protetto da un recinto di legno. Stava annaffiando i fiori e sentì in lontananza alcuni amici giocare a calcio. Andò verso di loro e giocò con loro.
Poi, tutti se ne tornarono a casa. Riprese ad annaffiare il giardino, non aveva mai permesso a nessuno di calpestare la sua erba e di guardare i suoi fiori. In effetti, il vialetto che portava all’entrata nascondeva il giardino. Era la cosa più preziosa e delicata al mondo per lui. Un solo sguardo ironico avrebbe potuto distruggerlo, un solo giudizio negativo poteva avvelenarne i fiori e le piante.
Dunque lo nascondeva a tutti. Chissà cosa avrebbero detto se avessero saputo che coltivava dei fiori!

Poi sentì dei passi dietro di lui. Una ragazza era entrata nel suo giardino e stava annusando i fiori! La guardò di nascosto, era a piedi nudi.
Si avvicinò e le chiese: “cosa fai qui?”. Si accorse che era la ragazza australiana.
Lei rispose che i fiori erano bellissimi e continuò a cercarne di nuovi. Dopo un po’ se ne andò salutandolo. Appena uscita dal cancello sparì.

Francesco corse in mezzo alla prateria ma non riuscì a vederla. Tornò a casa e si sentì terribilmente solo.