TripLife 1.0 – il piacere dell’essere imprenditori (22)

TripLife 1.0 - Manuale per vivere e lavorare viaggiandoQuesto é un capitolo del libro che sto scrivendo online: TripLife 1.0 Manuale per Vivere e Lavorare Viaggiando.
Qui c’é la presentazione.
Mandami commenti, critiche e suggerimenti, mi aiuterai a scriverlo nel miglior modo possibile.
Questo capitolo si chiama:

Il piacere dell’essere imprenditori

Non mi posso considerare un buon imprenditore. Non sto scrivendo questo capitolo da un iPad speditomi da Jobs in anteprima, spaparanzato su di un sedile di pelle del mio camper wireless e non ci sono due bionde svedesi in bikini che mi massaggiano il collo mentre rifletto sulla prossima frase.

Non sono arrivati “i soldi” a suggellare il mio successo, per cui probabilmente non sono davvero credibile nel parlare di cosa vuol dire essere imprenditori e nel dare consigli.

Ma lo faccio comunque perché, a questo punto del libro, non posso evitarlo: se davvero vuoi “fare la Triplife”, devi diventare imprenditore.

Non ti spaventare, perché é un’ottima notizia.
Togliti subito dalla testa le immagini di direttori incravattati e stressati che lottano con i denti a forza di colpi bassi pur di raggiungere obiettivi e di passare dalla Porsche alla Ferrari e che moriranno soli e ricchi in qualche jacuzzi di un hotel a cinque stelle di una città dove nessuno li ama.

Essere imprenditori, é semplicemente lavorare per sé stessi e non per gli altri.
E’ la condizione lavorativa più umana e primitiva e quindi porta con sé una certa sensazione di naturalezza.

Il cavernicolo Urguz, quando usciva a caccia, armato di una clava per portare a casa la cena, era un imprenditore che aveva certe risorse (la clava), conoscenze (l’andirivieni del Mammut) e strategie (“adesso lo aspetto sopra questa roccia e poi gli spacco la testa”).
Nella sua mente esistevano già concetti quali il break even point (“le calorie consumabili devono essere superiori a quelle di sostentamento, altrimenti crepiamo”), l’accesso al credito (“Bunz, prestami la clava col chiodo”), gli interessi (“dai Bunz, che poi ti dò il filetto del Mammut”) ecc..potrei continuare per ore.

E’ solo in società più evolute che si é creato il lavoro dipendente, quel tipo di attività dove Tizio lavora per Caio e Caio guadagna molto se gli va bene e perde tutto se gli va male.
E dove Tizio spesso si spegne lentamente finché dimentica il richiamo del Mammut in amore.

Quindi, se decidi di fare l’imprenditore in un certo senso fai un ritorno alla foresta e ti sentirai meno protetto ma più vivo, meno sicuro ma più sveglio e lavorerai di più ma ti divertirai.

Ed ecco il punto: fare gli imprenditori é incredibilmente divertente.

Che tu odi o ami il tuo lavoro attuale, una cosa é certa: farlo per té stesso ti piacerà molto di più.
E’ anzi probabile che il peso del lavoro sparisca e resti solo la leggerezza e creatività, con occasionali task ripetitivi noiosi che imparerai presto a delegare.

Ci saranno problemi? Certo, ma risolverli sarà una sfida e averli risolti ti darà una grande energia.
Una vita senza problemi non esiste, ma si possono affrontare col petto in fuori e accoglierli come opportunità per diventare più forti.

Ecco, tutto molto bello, ma come si diventa imprenditori?
Non lo so, credo sia un pò come nuotare, ci si butta e poi si vedrà, ma ecco alcune massime che posso estrapolare dalla mia esperienza:

1)  Non c’é più la mamma: di colpo puoi contare solo su te stesso. Non c’é più il capo al quale passare la rogna o il collega tuttofare o la possibilità di fare finta di niente sperando che se ne occupi qualcuno. Sei solo tu. Brutto? All’inizio, poi diventa bello. E’ una strada polverosa nel Far West (dalle parti di Cuneo), a mezzogiorno e due nemici che si affrontano: tu e il problema. E non c’é posto per entrambi. Semplice e brutale. Spara per primo.
Dopo un pò capirai che preferisci così piuttosto che la melma fangosa delle pianure della politica (intesa come gestione aziendale del problema) dove si affossano sia le persone che i problemi.
Ok Corral, non riunione del lunedì.

2) Fallirai:  mettitelo bene in testa da subito. A meno che tu non abbia un fortuna pazzesca fallirai, la prima volta. Poi ti rialzerai e riproverai per fallire ancora. Non importa quante volte sbagli o non trovi l’idea giusta. Quello che conta é che sopravvivi, impari e riparti. Ti guarderai indietro e vedrai i tentativi falliti come altrettanti MBA per i quali non hai dovuto pagare 80.000 euro.
Se poi capisci che non fa per te, tornerai a fare il dipendente e sarai un passo avanti rispetto a molti colleghi.
(Nota: per “fallire” non intendo nel senso legale, senò sono guai, ma in quello di dover chiudere un progetto che non va).

3) Non fallire: il punto precedente spesso viene preso troppo alla lettera e ci si butta in progetti senza senso perche “almeno imparo qualcosa”. Se da una parte é preferibile che continuare ad affittare il proprio tempo a terzi, dall’altra é meglio cercare di non fallire. Pensaci bene e ascolta il tuo istinto, sei nella foresta e un fallimento potrebbe anche significare la fine della tua avventura imprenditoriale.

4) Impara a gestire il tempo, adesso é tuo: se prima erano otto ore da far passare, ora sono ventiquattro e sembrano troppo poche. La tentazione é di lavorare il più possibile mentre la strada giusta é il lavorare il meglio possibile. Non fare nulla che non ti insegni qualcosa, se vedi che é una cosa ripetitiva cerca di pagare qualcuno per farla. Definisci quanto vale il tuo tempo. 20 euro all’ora? Ok, se qualcuno lo può fare per meno e meglio delega.
E il tempo é tuo. Vai a berti un caffé in centro e guarda la gente passare, non devi renderne conto a nessuno.

5) Prendi i migliori: questa é una cosa che ho capito tardi. Se hai tre cose da fare e i soldi ti bastano per tre esecutori di media qualità, fanne due o una con il migliore* che trovi sul mercato. I costi nascosti del fare le cose fatte male, quasi sempre riaffiorano nel tempo e finirai per aver speso di più e di ritrovarti con un prodotto scadente.
(* il migliore, non per forza il più caro. Il più caro é facile da trovare, il migliore no).

Ok, qui chiudo perché sta diventando uno di quei libri di Self Help o i Dummies, dove si cercano delle strutture e dinamiche comuni per spiegare  e teorizzare il successo.
La verità é che il tuo successo lo definisci solo tu, e non dev’essere legato ai numeri ma alla qualità della vita che la tua attività ti permette di vivere.
Il successo é profondamente personale e non calcolabile. Direi quasi intimo.

La tua attività é solo una parte della tua vita.
Devi riuscire a integrare in maniera armoniosa l’attività con il resto: le passioni, i sogni, gli affetti.
Devi provare a mettere sulla stessa lunghezza d’onda la creatività imprenditoriale con le sensazioni più profonde  del tuo essere, in modo che una supporti l’altra.

Fare soldi, in confronto, é facile.

E’ per questo che guardandomi alle spalle, mi rendo conto che non ho mai sognato le massaggiatici svedesi, ma esattamente la vita che ho vissuto finora e, anche se dalle Porsche se la rideranno di gusto, io mi considero un imprenditore di successo.

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