Matrimonio Thai, auguri e marcia trionfale – parte terza

Un uomo e un ombrelloMentre i monaci si godono il meritato Kin Kao (mangiare), inizia la cerimonia del riso.
Io e Lek passiamo davanti a 9 contenitori e ci mettiamo dentro del riso.
Come nel matrimonio di casa nostra durante il taglio della torta, la sposa guida la mano dello sposo che tiene in mano la paletta/coltello.
La cosa é onestamente particolarmente scomoda e poco piacevole.
Sarà che é una metafora della donna che comanda e l’uomo che esegue? Non so, ma preferisco avere le mani libere.

Poi iniziano i saluti.
Ci inginocchiamo su delle sedioline e uniamo le mani in un wai sopra della piantine.
Il popolo passa, fa gli auguri e butta un pò d’acqua santa sulle mani che poi cade sulle piantine.
La cosa sarebbe anche piacevole se non fosse per il numero di wai che siamo costretti a fare. Credo un migliaio.
Fanno parte dello scaglione 1800-2300, troppi per un farang non allenato.
Dietro di noi i quattro testimoni che tengono la fila rifornita d’acqua santa.
Comunque anche questo calvario termina.

Dopo la cerimonia buddista inizia quella popolare.
Il mio padre a noleggio mi porta in macchina verso un punto indefinito nella campagna. Siamo raffrescati dall’aria condizionata e lui se la ride degli altri che vanno a piedi.
Dopo circa un chilometro parcheggiamo e scendiamo. C’è un gruppetto di persone raccolto attorno a un’anziana signora seduta per terra, intenta a preparare una serie di oggetti e regali.
Una banda suona musica popolare.
Sapendo che posso contare solo sulle mie forze per capire, osservo la scena e decido che non ha senso tentare di capire.
L’indolenza intellettuale thai ha appena conquistato una parte del mio cervello.
Sto iniziando a sprofondare negli abissi felici della non-curiosità.
Sento il flusso di coscienza calmarsi, come l’attimo prima del sonno, come quando si spegne la ventola del computer, ed é un piacere infinito.

Me ne resto quindi lì a parlare del più e del meno con i ragazzi, incosciente e disinteressato a tutto ciò che succede attorno a me.
Perché qualsiasi cosa succederà, sarà buona e giusta.

Ad un certo punto inizia la marcia. Ci sono almeno un centinaio di persone attorno a me.
Alcuni ballano, altri portano i regali e le pietanze, io incedo trionfalmente con un tipo che mi tiene l’ombrello in testa.
Mi viene in mente che sarebbe una scena da Porchetti fantastica e mi piange il cuore non poter essere lì a filmarla.
Manu dice “sarebbe una scena da Porchetti fantastica”.
Lo guardo e penso che se il successo di un matrimonio fosse la compatibilità intellettuale, avrei dovuto sposare lui.
Lo riguardo e decido che é un bene che il successo di un matrimonio dipenda da molti altri fattori.

E insomma avanziamo in questa campagna thai, tra i campi di riso verdi di un verde che solo un campo di riso sa darci, e il fratello di Lek, ormai ubriaco mi porge una bottiglia di whisky.
La vedo come un anestetico che mi traghetterà verso il domani in maniera indolore, ma un qualche mormone moralista lo rimprovera e mi lascia a gola secca.
Lo sguardo d’intesa del brother é significativo: vai sotto senza anestesia, sii forte.

Arriviamo in casa, ma prima di entrare nel cortile dobbiamo passare sotto una porta fatta di rami di banano e cocco, protetta da una moltitudine di persone.
Con orrore vedo che il mio padre posticcio porge delle buste contenenti denaro ai guardiani, che così lo lasciano passare.
Continua a corrompere i presenti con bustarelle fino a che arriviamo alla porta di casa.

Se cercate le motivazioni della corruzione in Thailandia non cercate oltre.

Alla porta di casa mi fermano davanti a un tappetino di foglie.
A questo punto non é chiaro cosa devo fare.
Inizia il classico meccanismo di negoziazione popolare che ha come conclusione un accordo generale sul da farsi.
Qualcuno mi fa segno di togliermi le scarpe, una signora mi indica di tenermele. Un tipo mi spinge e un altro mi trattiene.
Poi qualcuno più convinto mi fa togliere una scarpa.
Una ragazzina sta per bagnarmi il calzino ma viene interrotta da un uomo.
Mi fanno segno di togliermi il calzino.
Poi invece mi bagnano il calzino sopra le foglie.
Giratemela come volete ma non mi convincerete mai che la cerimonia del calzino bagnato é un classico.
E’ solo il risultato del meccanismo difettoso della trasmissione culturale thai.
Nessuno sa niente. Tutti sanno tutto. Gli anziani hanno ragione, in particolare se hanno l’aria svampita e persa.
Quindi questo calzino bagnato é semplicemente una media ponderata (dal fattore età) di una serie di credenze, ricordi e improvvisazioni.
La cosa é peggiorata dal fatto che chi dovrebbe sapere non sa, chi dovrebbe parlare tace, chi dovrebbe tacere parla e in più io sono uno straniero ignorante sul quale le regole glissano.
E per finire erano presenti popolani sia di Kachanaburi (Ovest di Bangkok) che di Ubon Ratchatani (Est di Bangkok), distanti anni luce culturalmente.
Insomma un casino.

Comunque, passata l’erbaccia mi ritrovo sulla soglia di casa, momento topico, con Lek che mi deve accogliere romanticamente e portarmi davanti ai genitori.
Mi tolgo l’altra scarpa (di mia propria volontà alla faccia di questi incompetenti), lei mi prende la mano e mi fa entrare.
Il popolo applaude. Sorrisi e wai a profusione.
Capisco, solo ora, che é un momento topico.
Siamo sposati? Sembra di no, non ancora.
Continua…

(le foto del matrimonio)

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3 pensieri su “Matrimonio Thai, auguri e marcia trionfale – parte terza”

  1. Ciao Luca…
    verrai anche in Italia con la tua sposa? Speriamo di rivederti presto… un abbraccio.
    Luca y Mari

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