Conoscenza ed emozioni

Xiamen, Cina, la cerimonia del te (si, lo so, non c'entra)

Se vi é mai capitato di viaggiare con un vacanziere già mi avete capito.
Il caso classico é l’amico che ti raggiunge durante il tuo viaggio di molti mesi e passa due settimane con te.
Due mondi si scontrano.
Dopo pochissime ore dall’incontro all’aeroporto entrano subito in gioco le dinamiche che vi accompagneranno durante tutto il tempo.
Siete in viaggio assieme ma state facendo due cose diverse e inconciliabili.
E’ diverso il rapporto col tempo e con i soldi.
Lui vorrà spendere di più, non farsi mancare niente e sarà sempre di corsa mentre tu, al contrario, cercherai di stare nel budget, continuerai a rinunciare a mille cose e te la prenderai con calma.

I Soldi:
Lui) un euro per lui adesso vale come 10 a casa e lo vuole spendere qui, cazzo , che a casa non ci fa niente.
Tu) un euro per te rappresenta 1,2 ore in viaggio secondo il tuo budget di 20 euro al giorno. Se ti fa spendere 20 euro in più, ecco un giorno in meno in viaggio e uno in più a lavorare.

Il Tempo:
Lui) Ogni ora va sfruttata al massimo. E’ l’ora per la quale ha lavorato tutto l’anno. L’ora d’aria. E tu vuoi stare a non fare una minchia per risparmiare 5 euro? Ma vaffanculo. Io voglio farmi due massaggi, bere tre spremute di guava peruviano a Pnhom Pen e spararmi…cosa posso comprare, dai, dai che il tempo stringe!!!
Tu) Dopo tutte le fatiche degli spostamenti, del trovare un alloggio, del lavare i panni e aver visto quindici templi tutti uguali, ecco che ti ritrovi sull’amaca di questa guest house in legno, con la sensazione del Mekong vicino e un succo di anguria in mano, per un attimo senti di essere al posto giusto al momento giusto.
Rifletti sul perché quella venditrice ha sorriso al backpacker che alzava la voce per pagare i mandarini 0,20 invece di 0,25 euro al chilo (e che ne voleva mezzo chilo), e cominci a capire qualcosa dell’Asia.
Provi rispetto e anche un certo orgoglio per aver scalfito il granito del loro codice culturale
Dove vuoi andare? Rilassati fratello residente.

Questo non é per affermare chi sia migliore. Ognuno agisce in base alla propria condizione, e se tu fossi nei suoi panni, con la scrivania che negli incubi notturni si avvicina minacciosa, scatteresti sull’attenti e andresti alla ricerca del piacere.

Ed é qui che volevo arrivare: noi non viaggiamo per il piacere.
Se lo facessimo staremmo sbagliando.
Non é piacevole viaggiare così (come? Da morti di fame? Ma no, dai, amico residente, non dire così…si, ho capito, adesso andiamo a fare quel rafting).
E’ piacevole a volte, una specie di effetto collaterale.

Noi viaggiamo per la conoscenza e le emozioni.
E non perché ci siano utili un giorno, in futuro, quando saremo “tornati tra gli uomini”.
Lo facciamo perché emozioni e conoscenza sono un traguardo in sé.
Se potessimo passare tutta la vita ad accumulare conoscenza ed emozioni, dove potremmo arrivare?

Scrivo a te, viaggiatore con la diarrea, alla ricerca di 5 bath per pagarti quel pad thai, che ti stai chiedendo “che cosa ci faccio qui?”.
La mia risposta ti giunga fresca e veloce dalle innevate lande europee, e appaia sul tuo schermo a 256 colori come un incoraggiamento alla speranza:

ti stai cagando addosso per un’ottima ragione.