L’aspetto più interessante di tutta questa storia del crocifisso in classe, di per sè noiosa e poco pertinente, é il livello di emotività che suscita.
Viviamo in un paese dove forse il 10% della popolazione é davvero convinto della propria religiosità, un 70% vive nel Limbo e il 20% se ne frega.
Gli abitanti del limbo sono i più interessanti: il loro livello di ascolto delle parole del Papa é simile a quello di un novantenne mezzo addormentato che guarda la Tv, le loro osservanza dei precetti cattolici si limita al non uso del preservativo perché è più bello così e la loro moralità é una bandiera al vento delle mode.
Ma sono proprio loro quelli che insorgono di fronte alla richiesta di togliere il crocifisso dalle aule.
Hanno paura che si affermi in maniera esplicita una verità ovvia: che il cattolicesimo é una religione di minoranza in Italia.
Per quanto siano Cattolici da Natale, hanno comunque quella sensazione di sicurezza del far parte di qualcosa di grande e cheap, in quanto basta poco per farne parte.
Fanno il tifo, niente più, niente meno, e non vogliono vedere perdere la loro squadra.
Dall’altra parte ci sono gli altri esaltati: i SuperLaici, quelli che se vedono un Cristo si toccano le palle.
Inoltre, nel background, aleggia la presenza crescente dei musulmani, milioni di persone che ci credono davvero e che vogliono togliere il crocifisso e imporre il Corano, o almeno così si teme.
Abbiamo quindi una civiltà prevalentemente laica con una religiosità in calo, che appena si sente attaccata dai Laici o dai Musulmani fa un upgrade religioso on the spot e ridiventa fervente cattolica.
Non é certo un bell’esempio di indipendenza di pensiero: io sono quello che sono, mica lo definisci tu.
Se adesso mi viene uno e dice “Trip, hai rotto, non viaggi più e parli di viaggi, lascia il posto a chi viaggia davvero”, io non posso prendere e farmi tre mesi di zaino in spalla per dimostrare chi sono, no?
“I am what I am e no stame rompar i maroni” , disse il saggio venessian.
Quindi, i miei consigli per le varie parti in causa:
Cattolici veri: siete una minoranza, accettatelo e vivete come tale. La vostra vita sarà piena di gioia.
Limbianici: decidete da che parte stare, perché state creando un sacco di problemi a tutti.
Super Laici: rilassatevi. Se non ci credete, un crocifisso ha lo stesso valore di un quadretto da 5 euro. Prendetelo come un retaggio culturale interessante e andate avanti con le vostre vite Senza Dio.
Ecco, se un giorno dovessi avere figli che vanno a scuola (non sono convinto sia un luogo raccomandabile), che sul muro sia appeso un Cristo, un Buddha o una fetta di salame ungherese, non me ne importerebbe nulla.
















novembre 6th, 2009 alle 21:32
magari il salame meglio di no, dopo un poco puzza
novembre 7th, 2009 alle 05:08
e dove lo trovano un atelier più cheap di una chiesa la notte di Natale??
Povero Cristo!
Dovesse reincarnarsi ancora una volta il Vaticano spedirebbe un commando di svizzeri in armi a farlo fuori di nuovo…
novembre 7th, 2009 alle 16:00
Luca sei sempre più grande, il tuo post mi è piaciuto tantissimo, oltre a farmi ridere. Ancora una volta ti dimostri una persona di acuta intelligenza, io un giorno o l’altro ti devo incontrare da qualche parte
. Condivido molte delle cose che hai detto, in particolare riconosco chiaramente questa figura dei limbianici, in mezzo ai quali sono cresciuta. Forse ho una visione un po’ diversa su di loro rispetto alla tua, comunque… Tu sei veneto e nella tua regione, da quanto ho sentito, c’è un diffuso catto-bigottismo. Io vengo dalla Sardegna, dove la chiesa e le credenze religiose sono un fortissimo collante sociale. La gente insomma ci credicchia, o diciamo si attacca di più a tutto l’ambaradàn di cresime, comunioni e battesimi, rispettare il prete e andare a chiesa la domenica altrimenti sei l’anticristo. Una cosa del genere. Gente che aderisce in modo acritico alle convenzioni. Mi sono sempre chiesta se abbiano mai messo in discussione una sola parola di ciò che gli viene rifilato. E sono spesso quelli che applicano quel comportamento che dici tu, che io chiamo “identificazione negativa”: l’identificazione in base alla negazione dell’opposto, un’identificazione per litote, diciamo. Cioè quell’atteggiamento di stupidità incommensurabile per cui tu dici “io NON sono questo” invece di dire “io SONO quest’altro”.
novembre 8th, 2009 alle 14:00
“e non ci credete, un crocifisso ha lo stesso valore di un quadretto da 5 euro. Prendetelo come un retaggio culturale interessante e andate avanti con le vostre vite Senza Dio.”
Purtroppo non sono d’accordo su questo punto, caro Luca! Il valore e’ molto pesante, e’ il valore di un simbolo e sta li’ a ricordarti che in Italia la Chiesa Cattolica ha potere. Tanto. Pure troppo!
novembre 9th, 2009 alle 02:36
Tanto baccano per nulla..gruppi su facebook che vengono aperti, gente che diventa matta per questo crocifisso a scuola, che si dice contro Strasburgo etc…e poi non hanno nemmeno letto la notizia! Lo trovo stupendo, tipicamente italiano.
Le stesse persone che si agitano tanto in difesa del crocifisso nelle aule non sanno nemmeno se nella loro aula ce n’è uno di crocifisso.
Ma come stiamo messi?
novembre 9th, 2009 alle 10:28
beh dai non e’ mica poi obbligatorio schierarsi, anche se devo ammettere che il bel quadretto dell’italia l’hai fatto tu in poche righe anche senza appenderlo sul muro..meno male che oggi parto e mi levo un po’dalle palle tutte queste paranoie italiane.
novembre 10th, 2009 alle 10:38
Travaglio (quello famoso, quello di Santoro) è un cattolico praticante, allevato dai Salesiani di Torino: sono convintamente agnostico (ossimoro), ma condivido questo suo commento (scusate per la lunghezza):
MA IO DIFENDO QUELLA CROCE
di Marco Travaglio
Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da
politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io. Fa
ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché
occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi
degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che
parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate
altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti
che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni
celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione”
contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce
valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che
non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”. Alla stregua di
cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto
vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di
Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che
poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare). Gesù Cristo
è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare
con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi
crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e
umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel
che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).
Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono
all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande
profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci – a scatenare la
guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per
raccontarlo. Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni
Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana,
che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero
sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di
ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un
bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi
genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe
minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo.
Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni
fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano
proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.