In un mondo che

Foto di Riccardo Boccardi, Aborigeni.it
Foto di Riccardo Boccardi, Aborigeni.it

Treno Regionale (quello dei poveri) Milano – Venezia ore 17:27

Oggi ho portato Lek in aeroporto.
Siamo arrivati ieri sera e ci siamo piazzati da Ermanno, una delle mie sedicenti vittime, che un paio di anni fa se n’è andato andare a fare il Giro del Mondo parzialmente ispirato da me.
A pranzo dai suoi mi sono beccato un classico “é per colpa tua se mio figlio é partito” da sua madre, cosa alla quale ho fatto il callo da tempo ma che fa sempre piacere sentire.
Cioé, per quanto bonario, é un rimprovero, ma se é vero che ho avuto anche un piccolo ruolo nel mettere un ragazzo dell’hinterland milanese su di un aereo e lanciarlo verso l’avventura della vita, non posso che esserne orgoglioso.

Sbaglio?
Ermanno mi ha regalato il suo libro, la raccolta dei suo blog di quell’anno, e mentre leggevo pensavo a Lek che torna nella terra del bambù dopo 10 mesi di Europa selvaggia.
Dato che lei i blog non li scrive e tripleklek.com é diventato una raccolta di spam, provo a immedesimarmi in lei e immaginare i suoi pensieri, ora che vola in alto e guarda le nuvole.

In queste ultime settimane, il suo animo nostalgico ha iniziato a farle sentire il dolore del distacco dall’Italia.
Ieri siamo andati a trovare mia madre in cimitero, e uscendo l’ho portata sul prato e abbiamo raccolto un paio di margherite e una violetta.
Never been so gay in my life, dirà qualcuno.
Ma volevo farle vedere dei fiori che spuntano dal nulla, dopo mesi di freddo e grigio, e dimostrarle così che anche Scorzé sa sorridere.
Lei, abituata ai fiori tutto l’anno, si é sorpresa davanti alla margherita (molto rock nella sua potente semplicità).
Si é probabilmente sorpresa anche di me, improvvisamente sensibile invece del solito “burbero inside”.
E mi sono sorpreso anch’io, pensando che Lek é una mia specie di plugin che se attivato, aumenta anche la mia sensibilità.

Quindi eccola in aereo che probabilmente pensa alle cose che lascia.
La nipotina che ha accudito in questi mesi e che ama più di me, mio papà in cui vede me tra 40 anni, l’appartamento che “looks like a house”, gli spaghetti al sugo, il parmigiano, il basilico fresco, la pizza, le colline toscane e infine le lacrime e i regali di chi ha imparato a volerle bene (quando parto io non vedo mai nè lacrime nè regali. Quando torno sento solo “quando riparti?”. Ma questa é un’altra storia).
Ed eccola che guarda fuori dal finestrino (in realtà é seduta lato corridoio per avere accesso al bagno) che pensa a cosa va a trovare: la mamma, il papà, le nipotine, i fratelli, le amiche, il caldo e i piatti economici cucinati come Buddha comanda.
Tremate gamberetti thailandesi, intere famiglie verranno sterminate.

E poi, dopo le difficoltà del soggiorno padano, improvvisamente appariranno chiare anche quelle del soggiorno thai: il rumore, la puzza, il caldo afoso, i pettegolezzi in quantità industriale, le domande sui soldi.
E soprattutto le amiche che si rendono conto che non é più una di loro, che ha problemi diversi, che si sente più sicura. Che é avanti.
O I genitori che la vedono troppo indipendente e la vorrebbero più remissiva.
O i vicini che la scansioneranno per calcolare il costo dei vestiti che porta ora che torna da Farangland.
(Se avesse sposato un vecchietto pieno di soldi sarebbero contenti per lei, ma siccome ha sposato una sfigatello qualunque, se la rideranno sotto i baffi).

Così si renderà conto, come ha già parzialmente già fatto, che non é né di qua né di là.
E si sentirà spersa, nel mezzo di due mondi incompatibili.
Uno che la disprezza se é debole e uno che la disprezza se é forte.
Uno che la disprezza se parla male inglese e uno che la disprezza se lo parla bene.
Uno che la disprezza se si sposa per soldi e uno che la disprezza se lo fa per amore (invece di farlo per soldi e aiutare la famiglia).
In definitiva due mondi che dicono la stessa cosa: devi scegliere da che parte stare.
Indipendenza o interdipendenza.

E lei, persa, cercherà conforto in me, ma io non avrò un messaggio facile: le potrò solo dire che non deve stare da nessuna parte, se non dalla propria.
E il fatto che già guarda a Bali come un’oasi fuori dal tempo e dalla realtà, é riprova della sua consapevolezza di essere sulla strada verso un luogo che non conosce.
Un luogo che però io conosco benissimo e che trovo meraviglioso.
L’isola dei Cazzi Miei, fantastica e gloriosa.
Un luogo dove il cervello vola libero, senza la zavorra delle bassezze del social networking tradizionale.
Un luogo che può essere ovunque, ma che Bali si presta benissimo a rappresentare.

E forse, solo oggi, capisco bene le parole di quella canzone che anche lei, chissà perché, ha imparato ad amare:
In un mondo che, non ci vuole più, il mio canto libero, sei tu“.

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13 pensieri su “In un mondo che”

  1. “L’isola dei Cazzi Miei, fantastica e gloriosa.”

    C’e’ chi non ci arriva mai. Ma solo perche’ non parte. Non resta che salutarli con la manina mentre li vedi scomparire all’orizzonte.

  2. ..secondo me è uno dei post piu belli che hai scritto….
    😀

    qui raggiungi il massimo:
    “Così si renderà conto, come ha già parzialmente già fatto, che non é né di qua né di là.
    E si sentirà spersa, nel mezzo di due mondi incompatibili.
    Uno che la disprezza se é debole e uno che la disprezza se é forte.
    Uno che la disprezza se parla male inglese e uno che la disprezza se lo parla bene.
    Uno che la disprezza se si sposa per soldi e uno che la disprezza se lo fa per amore (invece di farlo per soldi e aiutare la famiglia).
    In definitiva due mondi che dicono la stessa cosa: devi scegliere da che parte stare.
    Indipendenza o interdipendenza.”

    braaaaoooooooo…

    guarda che avanzi ancora una base royalty free eh!..non mi dimentico delle promesse…

    tu parti,io sono appena tornato da 45 gg fra Thailand e Laos… 🙂

    ciao vèccciooo!!!

  3. Hehehe allora quello che dice Never been so gay sono sicuramente io, vieni vieni a Bali la trasformeremo nel paese dei balocchi io voglio fare il mangia fuoco……

  4. Bravo Luca, lacrimuccia scappata.
    Lek é cosi dolce.
    Che Dio (il mio , il vostro, il loro) vi benedica.
    sinceramente con affetto, dal profondo nord germanico
    Giordana

  5. cavoli, i report scritti in treno funzionano.
    Io pensavo di essere un reportista ormai tramontato e guarda che feedback 🙂
    é così quando senti il sangue scorrere nelle vene, ed é così sempre in prossimità di un viaggio.

  6. bello l’amore! trippers ok ma siamo uomini no??!!! bello sempre l’amore…ma la cosa + bella è la foto!!luca con intappino invernale é veramente uno spettacolo, immagino il fastidio delle scarpe, la voglia di un sarong e i pensieri guardando le vetrine….”ma veramente mi servono ste cagate??!!” ancora una volta buon viaggio vecio!!

  7. ah! Ci tengo a dire che quella non é la mia tenuta classica. Stavamo facendo una simulazione di matrimonio a Firenze (ovviamente non per mia iniziativa, ah ah)

  8. boia a saperlo ci facevamo una vasca sul ponte vecchio insieme!! con rispettive fanciulle a sognare, la mia almeno solo sognare, anelloni a 3000 karati!! enjoy wonderland che t’aspetto x un birroccio a marsiglia! cia cia!

  9. Grande Luca (come sempre)!

    “L’Isola dei cazzi miei” è proprio così, io la identifico di più in un periodo di tempo (quello speso in viaggio) che in un luogo fisico, però il concetto è chiarissimo. Infatti dici anche “… un luogo che può essere ovunque”.

    Buona vita per i tuoi prossimi mesi, quindi!
    😉

  10. Complimenti per il post, uno dei più interessanti che ho letto qui.
    Mi piace molto anche la foto scattata a Firenze, nella sua semplicità ha qualcosa di speciale.
    Andrai a vivere a Bali?

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