La maledizione dell’innovatore

L’innovazione a volte prende forme strane

Girando nel nord della Thailandia in motorino con Riccardo, abbiamo molto tempo per parlare e confrontarci.

Parlando cosí a caso, uno stacca un attimo dai soliti pensieri e riesce ad analizzare meglio anche sé stesso.
Una cosa che avevo già capito da tempo, ma ho interiorizzato recentemente, è che se da una parte ho il gusto per l’innovazione, dall’altra ho dei gravi limiti nell’esecuzione.
O meglio, nella scalabilità.

Mi spiego: ricordate l’articolo “6 cose che il Tripluca ha fatto prima degli altri e di cui ora giustamente si vanta”?
In breve, scrivevo come mi ero buttato molto presto in cose che poi sono diventate di massa come i blog, la fotografia digitale, Airbnb, il nomadismo digitale, la parola trip e, con immenso orgoglio, i Selfie.

A questi ne aggiungo adesso altri che mi erano sfuggiti l’altra volta, giusto per farvi capire l’abbondanza di idee nella quale ho nuotato:

  • I co-living: dal 2003 con l’idea mai realizzata, perché troppo in anticipo sui tempi, del Tripcentre.
  • I video di Porchetti e Cobretti dal 2003 prima di Maccio Capatonda e mille altri. Ma restano i migliori a distanza di anni (o no? No, ma nel nostro cuore sí).
  • Il Tripmagazine dal 2003, una rivista di viaggi scritta dai viaggiatori. Immagino ci sia qualcosa del genere di successo in giro…’speta che cerco in Google..eccone uno, guarda stesso nome.
  • Il Travel coach dal 2002 con le Scuole di Viaggi Disorganizzati a Bali.
  • Il Life Coach dal 2007 (ma senza scam) con Triplife, il libro non ancora terminato su come mollare tutto e vivere in viaggio.

Ah, e poi quell’episodio del 1998 quando tutti cominciavano ad avere in mano il cellulare e apparivano le prime macchine fotografiche digitali.
Ed io, genio incompreso, dissi:

  • «Tra qualche anno ci saranno i telefonini che fanno foto, pensa che figata».
  • «Come foto?», dice un mio amico con un sorriso ironico.
  • «Ci sono i telefoni digitali, ci sono le macchine digitali, li metti assieme e fai le foto col telefono che poi mandi via internet».
  • «Ma va in figa Giglio…telefoni che fanno foto».

Sapete quanti “ma va in figa Giglio” mi sono preso io?
Dicevo queste cose che mi parevano ovvie ma mi trovavo sempre di fronte amici che, beati loro, vivevano nel presente.

Queste idee mi sono venute non perchè sono particolarmente intelligente od ho trovato il metodo per meditare guardando candele e far spuntare genialate, ma perchè sono sempre vissuto un po’ nel futuro.
Tipo in Black Mirror per capirci.
Solo qualche anno più in là, quindi non fantascienza, ma pura analisi di tendenze.
Bastava guardare dopotutto.
Proprio come dice Paul Graham in Startup IdeasLive in the future, then build what’s missing (vivi nel futuro e poi costruisci quello che manca).

E come l’ho fatto? Andando via dal passato, il lavoro fisso, la residenza fissa, e lasciandomi alle spalle tutta un struttura mentale costruita negli anni cinquanta ormai non piú adatta ai tempi.

Bravo Tripluca, sei proprio bravo.
E invece no. Sono abbastanza coglione.
Se ne avessi portata avanti per bene anche una sola, in questo momento non sarei in un ostello a 350 bath ma probabilmente in uno yacht a fare due risate con Di Caprio al largo di Novosibirsk.

Queste sono cose che ho pensato e anche realizzato, cioè non sono rimaste solo idee, ma nel momento stesso in cui avrei potuto spingere per farle crescere esponenzialmente (e fare due soldi) ho mollato.

In realtà non ho mai nemmeno mollato, avessi fatto almeno quello, ma mi sono fatto prendere dall’idea successiva e ho rallentato, condannando quei progetti a una lunga e dolorosa morte.
E’ come se il contadino che si è appena inventato una pianta di pomodoro che cresce e nasce già con l’olio d’oliva, il basilico e la mozzarella per fare la caprese, ne coltiva 10 Kg e poi passa ad altro.

Ma perchè? La risposta snob che mi fa meno male è “perché la fase successiva mi interessa meno”.
La risposta che mi ferisce invece è “perchè non sono in grado di fare 1000 kg”.

La verità probabilmente sta nel mezzo: un misto di poca predisposizione e capacità limitate.

Mi piace moltissimo avere l’idea, confrontarmi, e magari sentirmi dire che è stupida, poi realizzarla e farla funzionare.
Portarla da 10 a 1000 invece non mi interessa molto perchè a quel punto diventa gestione aziendale, scalabilità e altre cose per me poco interessanti.

Non mi interessano i soldi? Certo che mi interessano.
Penso più ai soldi io del mitico ragioniere a 1000 € al mese che tanto ho denigrato negli anni. Almeno lui sa che a fine mese lo stipendio gli arriva (almeno per questo mese).
Io sono sempre su e giù e non so gestirli: quando ne ho li butto con un ottimismo idiota di chi sa che tanto è facile guadagnarli, quando non ne ho risparmio 1 € per perderne 10 nel casino che ne consegue.
Un fallimento totale da questo punto di vista.

E la soluzione è sempre a portata di mano:

  • «fai 100 kg di caprese, Luca. Serve solo un po’ di concentrazione».
  • «ma ho appena scoperto come fare il Tiramelosù, il Tiramisù afrodisiaco. E’ troppo bello». (lo so, battutaccia pure vecchia).

Troppe opportunità ci sono in questo mondo, ecco la mia condanna.
Capito Riccardo? Troppe, non troppo poche.

Probabilmente ho anche paura di esserne trascinato non so dove.
Anzi lo so: ogni volta che il prossimo passo è ingrandire, vengo assalito da immagini di me in un ufficio senza finestre con gente che mi chiede cose e nemmeno un piatto di noodle per rincuorarmi.
Potrei vendervi questa come una delle solite immagini eroiche del tripluca che resiste.
Ma in realtà non avete idea di quante volte, nelle difficoltà, una cravatta che mi tenesse al caldo l’ho agognata.
Solo che la volevo temporanea, sapete, di quelle cravatte che metti per due mesi e poi togli quando il tuo cuore grida “freedom”, e quindi eravamo al punto di prima.
Non puoi avere la cravatta comoda e il vento nei capelli.
Puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca invece: butti la moglie nella botte.
Visto che mio pensiero laterale funziona ancora?
Ma la cravatta è una cosa seria. Non la metti sperando di toglierla dopo due mesi.

E pensare che la soluzione sarebbe sempre stata fare solo 100 kg di caprese invece di 10, mica serve farne per forza 1000 no?

Ma la domanda è: e adesso che l’ho capito?
Credo che, per la prossima idea, le opzioni siano due:

  • La porto avanti come si deve (e vado contro natura attirandomi l’ira della Chiesa).
  • La porto allo stadio di maturazione solito e poi la passo a persone che sono capaci e hanno voglia di portarla al massimo.La seconda è probabilmente più realistica e saggia perché si basa sul riconoscimento dei miei limiti e delle mie forze.

Mi limito cosí ad un ruolo di innovatore e primo esecutore.
Tesla, non Edison.
Se non cambio morirò povero e ben che vada si ricorderanno di me a Belgrado, in un comic online e useranno il mio nome a sbafo per una ditta all’avanguardia.
Sarebbe bello, solo che non sono lontanamente Tesla per cui non posso nemmeno aspirare a questi onori.
Devo diventare Teslidson o almeno Tesla che vende i diritti, insomma trovare un equilibrio sensato.

Sperando che non restino chiacchiere da blog.

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6 pensieri su “La maledizione dell’innovatore”

  1. Ma infatti devo aver letto da qualche parte che il 90% delle startup che fallisce lo fa proprio perché chi ha avuto l’idea non si dedica al 100% al progetto ma solo come cosa collaterale mantenedo il lavoro primario.
    Ed è comunque un fatto che chi ha successo sia nell’industria come nello sport fa diventare quello scopo la sua ragione di vita. Ed è spesso appunto la perseveranza non il talento che fa la differenza.

  2. Cmq x andare da 10kg a 1000kg un ufficio ce lo devi mettere. Quelli delle reclame online che lo fanno dalla barca a vela, purtroppo ti stanno mentendo!!

  3. Eh… io ricordo una mail che ti inviai proprio in quegli anni di tua “intensa attività creativa”, quando ogni pochi mesi sfornavi una idea nuova nel tripforum e/o sito. Erano i tempi del tripmagazine, del tuo business online che era ancora segreto (prima di Adormo), del mysuitcaseisready e altre visioni simili.
    Erano anche gli anni che io ero alla ricerca disperata di qualsiasi cosa mi togliesse dalla mia rat-race quotidiana e mi aprisse le porte del viaggio lungo per il mondo.
    In quella mail (che per me era disperata) ti chiesi se, considerate le tante idee che avevi in quel periodo, eri disposto ad affidarne qualcuna tipo in franchising a chi aveva voglia di svilupparla (io). Ma mi risposi semplicemente che no, non ne avevi da affidare ad altri… 🙁

    Anni dopo ho trovato da solo la mia porta per il mondo (il part-time dal lavoro fisso) e altri anni dopo ancora ho trovato anche i miei 500-800 kg di caprese, ma dopo questo post è giunto il momento di dirti: “Te l’avevo detto io! (di affidare a qualcuno una tua idea) “.
    🙂

    Un abbraccio!

  4. @Valerio
    Si, ma magari ai 100 Kg ci si arriva sani…è difficile l’equilibrio.

    @Pedro
    Davvero Pedro? Non ricordo ma ovviamente ti credo e ti faccio le mie scuse più sentite. E’ stata un’occasione persa anche per me.
    Ma sai, come al solito si imparano le cose dopo aver fatto gli errori.
    Speriamo serva a qualcosa 🙂

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