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Uncategorized…e dato che abbiamo iniziato questa diatriba intercontinentale approfondiamola.
La questione da risolvere è: dopo tanti viaggi, siamo diventati più furbi o più cretini?

E  in particolare giudichiamo in base all’apparenza o aspettiamo di sapere di più?

Secondo me si fanno entrambe le cose, o almeno io, credo di fare così:
In primis faccio una scansione dell’aspetto, ne  traggo una serie di dati e li elaboro.
In base ai vari parametri, categorizzo il personaggio e lo piazzo in una delle 23 categorie alle quali appartengono gli esseri umani, ma é solo in Bozza, non faccio ancora Salva.

Il personaggio in questione, si ritrova così piazzato in un luogo preciso, dal quale ha comunque la libertà di spostarsi.
Se il contatto continua, ha la possibilità di dire o fare cose che gli permettono di essere scategorizzato e spostato in una categoria diversa.

Il piazzamento immediato post-scansione é limitante e ingiusto ma serve a tenere un minimo d’ordine nel panorama di personaggi che si incontrano per strada.
Non si possono mettere tutti in Cache in attesa di salvarli nel disco fisso o addirittura in qualche CD, perché la memoria virtuale é comunque limitata.

Quindi sì: giudico in base all’apparenza.

Ma, siccome io stesso sono difficile da categorizzare chiaramente (viaggiatore? Businessman? Sfigato? Ricco? Povero?), sono sempre alla ricerca di personaggi pluri-categorici, perché sono quelli che riescono a darmi qualcosa.

I personaggi più interessanti sono gestibili meglio con i Tag, perché togliendo o aggiungendo dei Tag, si riesce a definirli con più precisione, e la loro indicizzazione é più fluida.

Prendete il Monkey o il TripMaiTrop…in che categorie li volete mettere? Viaggiatori?
E’ riduttivo.
Entrambi sono in una fase post backpacker. Uno che non sa bene cosa fare se non  insegnare inglese e inveire sugli altri esseri umani e l’altro che molla la tavola da surf per prendere in mano….scusate, per far prendere in mano, la zappa alla moglie e ritirarsi nelle lande abruzzesi a coltivare Rambutan.

Sono personaggi che sfuggono alla categorizzazione perché non l’hanno mai seguita.
Hanno deciso molto presto che nella vita devi scegliere se fare quello che la società si aspetta da te ed essere frustrato, o fare quello che vuoi tu ed essere criticato.
Di conseguenza il loro cammino é a zig zag, non li porta apparentemente da nessuna parte, o almeno non li porta in nessun luogo riconosciuto.
Il posto dove finiscono loro non é nella Google Maps del Matrix, viaggiano al di sotto del Radar del sentire comune.

Non sono destinati al successo, alla fama, alla ricchezza e forse nemmeno alla felicità.
Ma di loro resterà una storia da raccontare, che parla di autostop nel deserto australiano con una tavola da surf, cavalcate nelle famose lande mongole o incontri col famoso Tripluca nei primi anni del 21esimo secolo.

E quando degli altri non sarà restato molto, se non le quattro mura di una casa, dei figli che li hanno dimenticati o le tonnellate di scorie prodotte in una vita di consumi, di loro sarà rimasta la storia.
Una storia che può anche non essere raccontata ma che ha toccato altre vite, in maniera spesso indiretta, e che aveva come messaggio di base: “sono libero, non rompetemi i coglioni” (vi posso assicurare che é  una frase che calza a pennello alle due bestie qui ritratte).

E per chi non capisce l’importanza di una storia in una vita, riporto una frase che mi disse una ragazza che mi amava e che io non amavo abbastanza e alla quale chiesi perché si era tanto fissata con me:

“Gli altri sono tutti uguali. Tu hai una Storia”.

Le donne…sempre più avanti di noi.
Dopo quella frase capiii l’importanza di avere una storia e dopo pochi mesi partii per il primo viaggio che mi avrebbe fatto diventare Trip.

E quindi, giudichiamo o aspettiamo? Giudichiamo, categorizziamo, e speriamo di trovare altri personaggi taggabili, quelli che espandono la percezione delle possibilità umane, e delle nostre possibilità.
Quelli che in un blog di WordPress possiamo mettere solo sotto Uncategorized.

Per concludere rispondendo al Monkey: ho aperto quella porta e ti ho visto in camicia, ma non ho pensato per un attimo di rimetterti in una categoria fissa. Ho semplicemente aggiunto il tag: “camicia” accanto a molti altri che se visti assieme fanno comunque un’impressione interessante e rendono impossibile il togliere “Uncategorized” dalla barra laterale.

Auguro a me, a te, a Paolo e a tutte gli altri di non finire mai a recitare le battute di una storia già scritta, costi quel che costi.

Uncategorized Brothers.