gen 2 2010
La Scimmia Tatuata contro il Dragone Meccanico

Non posso consigliare questo libro. Non lo posso fare perché a molti non piacerà. Non é “il Signore degli Anelli” o i “Fratelli Karamazov” che bene o male riescono a intrattenere , istruire o acculturare.
Questo libro é un viaggio in una mente diversa, che tenta di essere libera cercando di vedere le cose da un’angolatura diversa.
E l’effetto é strano, perché sperso in una città del nord della Cina, dove c’é già molto di obliquo e diversamente interpretabile, il Monkey si mette a complicare ulteriormente le cose con la sua visione post-Vogheriana, vagamente metallara ma sicuramente onesta nel suo volersi mettere in discussione, nel suo entrare in un paese il più diverso possibile deciso a farsi modellare, resettare e ricostruire.
Ne voleva uscire Uomo Nuovo e ne esce Scimmia Confusa.
E’ un’anima in pena che si lancia nella lavatrice cinese a 90 gradi e vuole togliere tutte le macchie di cultura occidentale che però restano nelle sue fibre, indelebili ed eterne con un retrogusto padano.
E’ una scimmia che vuole essere stuprata dal dragone meccanico che lo rifiuta, lo usa e lo sputa fuori, in un rapporto puramente utilitario.
E’ un primate che si vuole immergere in una cultura millenaria e trova ragazzine brufolose che sognano il Michigan.
E’, ed é questo il motivo per cui vale la pena di leggerlo, una storia veria ed attuale, dell’incontro tra due inciviltà, entrambe in fase decadente.
E’ il viaggio di una persona che cerca non solo di spostarsi nello spazio dell’universo giallo, ma che cerca di compiere anche il famoso ed abusato viaggio interiore e non ne esce purificato, elevato e più vicino a Dio, ma sporco, stanco e anche più incazzato di prima.
E chissà se lui ha capito cos’ha trovato in questo viaggio.
Io forse sì. O almeno mi piace pensare che, lasciando una cultura per un’altra, abbia trovato lo spazio tra le due, quel luogo etereo e personale, aculturale, dove ogni scelta é il risultato non di usi e costumi di persone morte da secoli, ma delle proprie esperienze.
E comunque, quando il figlio di una casalinga di Voghera scrive un libro, va letto.
gen 03, 2010 @ 09:02:09
“lasciando una cultura per un’altra, abbia trovato lo spazio tra le due, quel luogo etereo e personale, aculturale, dove ogni scelta é il risultato non di usi e costumi di persone morte da secoli, ma delle proprie esperienze”…adoro quel luogo! Credo che dovrebbero farci un salto molte persone. Credo sia un bell’augurio per l’anno nuovo…