Conversazione natalizia con Gesù al Central World di Bangkok

Natale a Bangkok
Natale a Bangkok
  • «Vai, raccontami di questa start-up del Natale», ho chiesto a Gesù ieri sera. Eravamo al Central World di Bangkok, in mezzo ad alberi di Natale bianchi e dorati, con mille luci, fiori finti e un incontro di Muai Thai a poca distanza accompagnato da Heavy Metal thailandese.
  • «E’ stato incredibile. Ho iniziato senza soldi, altro che acceleratori come fate voi oggi. Non avevo nulla, i miei erano poveri.  Sono nato in una grotta per Giove!». Si china a guardare il suo Mango Sticky Rice e noto una vena di tristezza nella sua voce.
  • «Wow, e sei arrivato a questo? Come hai fatto?».
  • «Intanto ero motivato. Non come voi che vivete nella bambagia, avete letto da qualche parte che la cosa cool da fare è una startup e riuscite a farvi dare 30.000 € per un’app inutile. Io ho iniziato per uscire dalla povertà, volevo dare una vita migliore ai miei genitori».
  • «Ok, e poi?»
  • «Vedi. Ci vuole un’idea forte. Qualcosa che faccia presa subito, su un sacco di gente».
  • «E quindi?».
  • «E devi anche capire qual’è la piattaforma giusta».

  • «E cos’era?»
  • «Ai miei tempi non c’era internet, e l’unica cosa che permetteva un vero accesso alle masse era la religione. Quindi ho detto che il paradiso spettava ai poveri. Che era giusto essere poveri».
  • «E come l’hanno presa?»
  • «Benissimo. Se dici alla gente che deve fare qualcosa per uscirne, ne perdi tre quarti per strada. Se invece gli dici che va benissimo cosí e che non devono fare niente, ti seguono tutti».
  • «Ma i ricchi?».
  • «I ricchi in genere sono più furbi, e capiscono cosa c’è dietro la fuffa. Hanno subito capito che la mia religione era un modo per tenere i poveri al loro posto. E infatti ha ridotto le rivoluzioni del 70%.»
  • «Geniale. Ma il Natale?»
  • «Il Natale mi è sfuggito di mano. Avrei dovuto brevettarlo.»
  • «In che senso?»
  • «Non vedi? Questi sono Buddhisti, manco sanno che il fondatore sono io. Credono che il Natale sia una festa dove si fanno regali.»
  • «Anche in Europa».
  • «Sì, ma almeno lí qualcuno si vergogna un po’. Sanno da dove viene, sanno che cosa ne hanno fatto, alcuni vanno anche in Chiesa per dargli una parvenza di serietà, ma almeno sono consapevoli».
  • «Si in effetti qui finora non ti ha riconosciuto nessuno. Nemmeno un selfie».
  • «Ok, ma senti, a parte le mie lamentele, volevo farti notare il potere del messaggio iniziale».
  • «Si?»
  • «Guarda fin dov’è arrivato il prodotto, anche se il messaggio si è perso».
  • «Cosa intendi dire?»
  • «Che il messaggio iniziale serve solo per far partire il tutto, poi se continua è perchè alla base c’è qualcosa di concreto».
  • «E cioè?»
  • «In Europa il Natale è una bella festa durante la quale ci si ferma un attimo e ci ritrova in famiglia, cosa altrimenti impossibile per molti. Ha un suo senso, nonostante l’origine e nonostante la deriva consumista».
  • «E qui?»
  • «Qui è una scusa per uscire, fare degli acquisti, vedere delle belle luci, farsi dei selfie, forse anche emozionarsi a sentire il coro che canta le canzoni natalizie.  Il Natale qui è quello che hanno visto nei film americani ambientati a New York e loro vogliono respirare quell’emozione».
  • «Si ma il vantaggio per te?»
  • «Per me niente. Qui ho perso il treno, avrei dovuto brevettarlo, ripeto»
  • «Ma quindi cosa ne dovrei imparare io?»
  • «Che è il fatto che lo fanno tutti che lo rende potente. E’ una festa globale ormai, la puoi vestire come vuoi, ma qualcosa ne tiri fuori. In Occidente la Chiesa tollera perchè nonostante tutto prova indirettamente il suo potere. E’ pur sempre il Natale. E’ di Hallowen che hanno davvero paura».
  • «Continuo a non capire».
  • «Ok, guarda Airbnb.»
  • «Che c’entra Airbnb col Natale?»
  • «Stessa cosa».
  • «Come?»
  • «Allora, partono con un messaggio nuovo no? Share Economy, community e così via, giusto?»
  • «Si».
  • «Ma cosa fanno in realtà?»
  • «Un sito di affitti case».
  • «E non ce n’erano prima?»
  • «Si, certo.»
  • «E quindi non vedi che il messaggio ha fatto la differenza? Hanno fatto credere che si trattasse di una cosa nuova, un sacco di gente è entrata pensando di essere all’avanguardia e si è messa ad affittare case e stanze illegalmente pensando che non ci fossero leggi al riguardo».
  • «Mmm…e adesso?».
  • «Adesso di Share economy e community è rimasto poco, solo il messaggio di marketing. Adesso puoi affittare anche stanze d’albergo. E andrà avanti lo stesso perchè ormai c’è la massa critica. Geniale».
  • «Ok, chiaro, quindi il trucco sta nel messaggio iniziale, che poi si può anche perdere?»
  • «Si».
  • «Ci vuole una bella faccia tosta però».
  • «No! Il bello è che all’inizio ci puoi anche credere. Che magari vuoi cambiare il mondo. Poi appena hai qualche milione in tasca il mondo è cambiato, solo per te, ma è cambiato. Perdi un po’ di voglia di cambiarlo anche per gli altri, anche perchè ti rendi conto che non apprezzerebbero».
  • «Ma e semplicemente fare un prodotto buono e presentarlo per quel che è»?
  • «Una volta forse, questa e l’era del Marketing. Non puoi andare contro le dinamiche generali, ti schiacciano. O le abbracci o sparisci».
    Mi intristisco, guardo una bella ragazza più bianca di quello che davvero è, l’avevo vista un po’ triste in coda per uno spazio davanti all’albero, poi si accende per un selfie, sorride, e di colpo diventa l’immagine della felicità.
    Per tre secondi, poi il sorriso si spegne e se ne va.
    Immagino che quella foto tra pochi secondi sarà su Facebook e le cugine rimaste in campagna moriranno d’invidia pensando alla sua bellissima vita a Bangkok.
    Poi lei torna nel suo condo alla fine della stradina, nella sua stanzetta minuscola, condivisa con un’altra ragazza, vede 8 Mi Piace, sorride, e va a dormire serena.
  • «Siamo diventati markettari di noi stessi», Dico.
  • «Sì».
  • «Sai cosa intendo dire no?».
  • «Sì».
  • «Buon compleanno», gli dico.
  • «Buon Natale», risponde con un sorriso appesantito da 2000 anni di auguri, sempre meno sentiti.

Andiamo a mangiare una pink noodle soup e poi se ne va.
Lo vedo camminare lentamente, passa su una pozzanghera e ho come l’impressione che non si bagni i sandali.
All’angolo un lady boy gli parla, lui gli fa il segno della benedizione, sale su di un taxi e sparisce.

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3 pensieri su “Conversazione natalizia con Gesù al Central World di Bangkok”

  1. Ehi ma sei ancora in Thailand? Vorrei proprio sapere che combini ora… Io sono in Italia per un po’, la mia avventura “start-up” in Australia si è improvvisamente conclusa e cerco nuovi stimoli, forse alle Canarie, vediamo…Un abbraccio,rispondimi

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