Le Trip-Houses

SLETR: Sri Lanka Extreme Train Riding

Bangkok 15 Maggio 2011

Il progetto del Tripcentre e’ vecchio come il cucco.
Credo di avere avuto l’idea nel 2003 o giù di li quando mi sono reso conto che i miei periodi in Italia sarebbero stati più belli in una casa con altri viaggiatori.
Allora ho organizzato i tripraduni, per incontrare altri viaggiatori, unire le forze, affittare una baracca e avere finalmente una base.
Ci siamo incontrati in mezza Italia ed e’ stato molto interessante conoscere persone nuove amanti dei viaggi.
Abbiamo messo in piedi alcuni progetti, come il TripMagazine (che nelle prime versioni era addirittura stampato).
C’era molto entusiasmo e si era creata una vera e propria rete di viaggiatori.
Ma non siamo mai arrivati ad entrare in una casa.

Ciò che e’ mancato sono state le persone nella mia situazione: gente che viaggia molto e lavora online.
La maggior parte delle persone che hanno partecipato ai tripraduni era gente che viaggiava, ma quando finivano i soldi andava da qualche parte a lavorare.
Altri invece viaggiavano e poi tornavano alla vita residente.
Altri ancora erano semplicemente appassionati di viaggi.

Tutti condividevano una grande nostalgia del viaggio, ma il 90% é  prima o poi tornato al lavoro fisso.

Il Tripcentre doveva diventare il luogo dove poter tornare dai viaggi, lavorare e guadagnare, per poi ripartire, tutti i progetti erano infatti legati a qualche attività remunerativa, condivisa da alcuni responsabili.
Ma questi progetti non sono mai davvero partiti, forse perché io non ne avevo bisogno, grazie al mio lavoro e perché viaggiavo ancora troppo e mi preoccupava l’idea di mettere in piedi una comunità di viaggiatori che mi avrebbe impedito di viaggiare.

Negli ultimi anni la cosa si è  spenta, abbiamo fatto l’ultimo tripraduno (il dodicesimo) a Orsigna un anno fa ma ormai non c’erano più progetti e ci si e’ limitati a mangiare, bere, condividere esperienze di viaggi e godersi lo spettacolo della zona.

Io intanto mi ero buttato nel progetto Adormo, che si e’ subito rivelato più concreto perché andava al nocciolo della questione: il lavoro online.
Mi e’ un po’ dispiaciuto dedicarmi solo a un’attività economica e mettere da parte un’idea alla quale avevo dedicato tanta passione, ma mi rendo conto che era la strada giusta: il lavoro online é quello che apre tutte le porte.

E quando ormai il Tripcentre sembrava un sogno di gioventù ecco che mi rendo conto di una cosa interessante: molti ragazzi del progetto Adormo sono in giro per il mondo e quando torneranno in Italia avranno il mio stesso identico problema. Dove andare a vivere.
Tié, vi ho fregati!

E mi domando se i tempi sono forse maturi.
Ecco alcune considerazioni:
- Lavorare online é molto più comune oggi di cinque anni fa. E lo sarà sempre di più.
- Il lavoro dipendente non ha più la stessa attrattiva di qualche anno fa. Una volta ti ci potevi creare un progetto di vita (casa, pensione ecc..) oggi é sempre più mera sopravvivenza.
- Viaggiare e vivere in paese diversi é diventato più facile.

Sempre più persone si troveranno quindi nella mia situazione: senza una base e senza voglia di rinunciare a tutto solo per avere una base.
Quindi forse adesso possiamo iniziare a parlarne seriamente?

Ora però non voglio lanciare l’idea e raccogliere consensi.
Per ora infatti credo ci convenga mantenere la cosa all’interno del gruppo di lavoro, perché siamo abbastanza, ci conosciamo, e abbiamo un progetto comune.
Ma posso già condividere con tutti gli aspetti salienti dell’idea, così, per discuterne:

- Casa base: una casa in Italia presa in affitto assieme, dove ognuno ha la sua stanza e quando non ci abita la mette a disposizione di altri (altri del progetto, turisti, viaggiatori) rientrando così almeno parzialmente della spesa dell’affitto.
- Case in giro per il mondo: abbiamo una casa in affitto a Bali che magari possiamo tenere per lungo tempo, uno dei Manager affitterà un appartamento a Rio e così via. Avremo così una rete di case che ci permettono di vivere in vari luoghi senza dover ogni volta cercare una sistemazione.
- Ditta: questa e’ bella. Pensate, se tutti ciò che abitano nella casa lavorano per il progetto, la ditta ha una sede nella casa. E’ questa forse la formula per un nuovo modo di concepire il lavoro? Non più padroni e dipendenti, ma persone indipendenti che hanno un progetto in comune, e dove nessuno é stipendiato e guadagna per conto suo in base al proprio lavoro, come un qualsiasi imprenditore. Potrebbero accadere cose interessanti: uno che arriva da Bangkok , si ferma un paio di mesi “in ditta”, mette in piedi un progetto col Manager di Rio a Bali, e riparte per sei mesi in Grecia. Nessun obbligo, nessuna garanzia (perché gli obblighi del lavoro dipendente altro che non sono il costo della sicurezza). Un modo più libero di guadagnarsi la pagnotta.

Ora, magari dopo questo post non ne sentirete più parlare per tre anni perché nessuno ancora guadagna abbastanza per vivere solo di questo, volevo solo riemergere un attimo dallo scantinato dove ci stiamo spaccando la schiena per il bene dell’umanità e avvisarvi che qualcosa bolle in pentola.
E come al solito anche se non ce la faremo, almeno ci avremo provato.