MarcoMonkeyMadafacca non ha paura di dire quello che altri pensano ma non dicono, e quindi mi permette di approfondire degli aspetti del mio Vangelo.
In un intervista che gli ho generosamente concesso lui si é permesso di attaccarmi e denigrarmi, osando ribellarsi al Pensiero Unico ma Profondamente Giusto del Grande Trip, dicendo che ormai ho perso di vista il vero motivo del viaggio.
Ho letto le sue parole con piacere, perché in parte ha ragione e in parte é una reazione che mi aspettavo da molti dei miei, ehhmmm..seguaci.
Il Trip parla.
Silenzio:
“Ti seguo da abbastanza tempo per aver notato dei grossi cambiamenti nel tuo approccio alle cose, e secondo me, tu stai pensando troppo ai soldi.
Sarà che ti sei sposato e hai pressioni asiatiche alle natiche, sarà che stai invecchiando, ma da buon Veneto quale sei (e lo dico perché lo sono mezzo sangue), pensi sempre agli sghei, e a modi per farne”
Si, credo tu abbia ragione.
Ci penso molto, anche perchè non si può fare business senza pensare ai soldi.
Quando ero dipendente ci pensavo meno perché erano garantiti e bastava far uscire meno di quello che entrava per stare a galla.
Era più facile ma anche meno interessante e in più vivevo in una situazione di sicurezza economica che mi portava a pensare come spenderli.
Quando avevo quasi deciso di cambiare macchina nonostante la mia Tipo rossa andasse perfettamente bene, mi resi conto che ero ricaduto nel classico trucchetto e mollai tutto.
Da quando sono partito invece i soldi sono più aleatori.
Per un periodo finché ero solo, riuscivo anche a gestirgli meglio.
Sono un risparmione come te.
Ho avuto anch’io le mie appassionate storie d’amore con gli scarafaggi.
Adesso siamo in due e volendo continuare a muovermi sto dando meno occasione a Lek di trovarsi un lavoro.
Per cui viaggiare mi costa di più ma va bene così, é una scelta e come ben sai quando si fa una scelta (vera, non condizionata), si é anche pronti a gestirne le conseguenze.
E si, a una donna gli scarafaggi fanno schifo (valle a capire).
Ne approfitto per ringraziarla pubblicamente del suo spirito di adattamento.
Ha visto cose che un’asiatica non dovrebbe mai vedere.
“Dici ora che sai cosa perdi se ti fermi ma tu… bhe, sei fermo, da un bel pezzo, e ti dichiari semiresidente.”
Qui possiamo discutere un bel pò ma il concetto é abbastanza semplice: non ho più voglia di fare né il backpacker né il turista.
Per cui mi muovo di meno e per periodi più lunghi.
Abbiamo sempre criticato i turisti che vedono solo la superficie e adesso che ci fermiamo un pò per andare più a fondo non va più bene?
Perché, e tu me lo insegni, il 90% dei backpackers sono turisti con pochi soldi e tanto tempo, non veri viaggiatori.
Io credo che il viaggio sia crescita ed evoluzione, non solo spostamenti.
“Come dicevo, non é vivere a Bali o a Penang quattro mesi o due anni una “vivere viaggiando”: é semplicemente una “vita a Bali, o a Penang””
Vivere a Penang 4 mesi, a Bali altri 3 e poi andare a Buenos Aires per 4, passando per 6 in Italia non é esattamente vivere in quei posti.
E’ essere semiresidenti. Io ultimamente faccio base in Italia e ci sono stato un pò troppo, é vero, ma finchè continuo a muovermi non mi considero residente.
“Io ho viaggiato per 10 mesi filati con duemilatrecento euro, e ho visto gente che lo faceva anche con meno. Certo, bisogna ingegnarsi e porre il di viaggio prima di tutto, come bisogno PRIMARIO di conoscenze ed esperienza, anche prima del bisogno di avere un letto (dormi in tenda o per strada). Ho fatto molte di queste cose, e devo dire che nonstante tutto, non ho speso molto durante il mio viaggio. Quindi, tutto il discorso dei soldi, le sicurezze, I soldi per viaggiare mi suonano come un discorso totalmente krumiro. Alcuni consigli: tagliare spese sigarette e alcolici, centinaia di euro risparmiate al mese. Dormire a casa di sconosciuti che diventeranno vostri amici usando couchsurfing, hospitality club o qualsiasi altra cosa. Dormire in giro, se siete in posti pericolosi andate a farlo al cimitero, nessuno vi disturberà lì, tranquilli. Se un individuo ha voglia di SCOPRIRE, lo fa senza pensare ai dannati soldi.”
Io l’ho fatto per 5 anni di fila e ho fatto couchsurfing-oski nei paesi dell’Est dal 1989 al 1996 prima che nascesse couchsurfing e ancora prima di avere un indirizzo email.
Per esempio ho girato la Polonia in lungo e in largo senza mai mettere piede in un ostello o albergo.
Ero sempre a casa di gente che conoscevo per la via.
L’opzione di continuare a farlo solo perché é la cosa più cool non mi é passata nemmeno per la testa.
Ho cercato nuovi stimoli e li ho trovati.
Per assurdo, se gli stimoli fossero stati nel fare il ragioniere (poveri questi ragionieri, sempre martoriati) lo avrei fatto.
Il viaggio non é il fine.
Per me é il mezzo, il migliore, ma non so se lo sarà per sempre e non lo é per tutti.
Ciò che conta é fare quello che si ama e svilupparsi.
Viaggiare cheap secondo me é il miglior modo per vivere un’esperienza formativa, per quella regola secondo la quale più spendi e più ti isoli.
Meno soldi hai, invece, e più ti relazioni con la gente.
E’ anche un ottimo antidoto al consumismo perché ci fa capire che sono tutte balle e abbiamo veramente bisogno del 20% di quello che ci propinano.
E’ una vera e propria liberazione.
Però, ripeto, l’ho già fatto.
Mi piacerebbe ripeterlo e riprovare le stesse emozioni, ma é impossibile, perché quelle emozioni non le ho provate sulla vetta del Machu Picchu o davanti al Taj Mahal.
Quelli mi hanno lasciato relativamente indifferente.
Le emozioni più grandi sono state legate allo scoprire che stavo cambiando dentro, ero ogni giorno più libero e ogni giorno capivo qualcosa in più.
Sono passaggi irripetibili.
Uno dei miti del backpacker é credere che mescolarsi con i locali, mangiare con loro, dormire con loro, sia l’unico modo per capirli.
Come se un pranzo a 1 euro e la guest house a 5 euro sia la chiave per capire l’India.
Cazzata immane.
Sei sempre un cazzone di cliente che paga (e pure poco) e se ne va.
Questo l’ho capito molto tempo fa.
Non é così semplice, si deve trovare una chiave per entrare.
“Tu modelli un concetto di viaggio con uno di business, e questo, per me, non si sposa troppo bene.”
E’ una coincidenza interessante che stessi parlando della stessa cosa con un marocchino (un possibile partner di business) due giorni prima di leggere la tua intervista, forse proprio mentre scrivevi le tue righe.
Lui disse che sin da bambino sognava di andare in Madagascar e che quando ci é andato si é annoiato nel giro di una settimana.
Allora, dato che la sua ditta vendeva margarina, si é messo a cercare clienti e ha venduto tre container di margarina ai malgashi divertendosi e conoscendo gente.
Me lo diceva mentre andavamo nel suo 4X4 e dopo aver bevuto un cappuccino in un caffè fighetto del centro. Quindi senza tanto folclore, incantatori di serpenti e robe lunghe della Medina.
Ma non é il Marocco anche questo? O il Marocco é solo Souq e scarpe a punta?
Dopo alcuni giorni passati a visitare moschee, mercati, scuole coraniche e minaretti mi ero rotto le palle pure io.
Le giornate più belle sono state quelle nelle quale sono andato in giro per Riad a vendere siti internet fatti col mio nuovo sistema (ecco un Riad di Marrakech al quale ho fatto il sito).
Ho conosciuto persone, stretto mani, parlato della realtà locale e visto una Marrakech più vera e viva mentre fuori i turisti/backpackers compravano souvenir.
Quindi, e qui sta tutto il concetto, il business per me é una chiave che mi permette di entrare, meglio di come potrei fare viaggiando con 5000/300/250/150 euro al mese.
E nel frattempo creo qualcosa, un sistema che genera soldi e che in futuro potrebbe addirittura liberarmi dal bisogno di pensarci ai “fottutissimi soldi”.
Perché i soldi si possono fare non solo per spenderli in un consumismo assurdo del quale sono ben consapevole, ma anche per non pensarci più.
Non é quella la vera liberazione?
“I tuoi stessi seguaci, mi paiono abbietti e in cerca di una liberazione seguendo il tuo modello di “Salvatore telematico”, sempre pronti a difendere ogni tua parola come un dogma pseudo religioso. Insomma, hai un potere mediatico non indifferente, cerca quindi di sfruttarlo bene.”
Seguaci é una parola grossa. Diciamo Adepti.
Credo che chi non condivide le mie allucinazioni non lo scriva.
Nel mio sito leggiamo quindi le parole di chi condivide, spero non acriticamente, le mie posizioni e l’impressione é che tutti siano d’accordo.
Devi considerare che sono persone in gran parte che si svegliano la mattina e vanno a lavorare per qualcuno, per cui magari vedono la mia posizione più libera come un sogno.
Io ho sempre detto che se uno se ne vuole uscire basta che metta via 5000 euro e parta, e chi lo ha voluto fare lo ha fatto.
Ora ho una prosposta più strutturata che dà più possibilità di restare in giro (tanti partono ma molti tornano) e allo stesso tempo fare qualcosa di interessante.
Col tempo cambiamo e io sono cambiato: se mi dai 10.000 euro e un biglietto Round The World dicendomi “vai a fare un anno in giro a visitare monumenti” non credo accetterei.
Già fatto grazie.
La moglie di un contatto marocchino (un altro, non quello di cui sopra) di mio fratello, col quale abbiamo parlato (guardacaso) di business, mi ha chiesto cosa abbiamo visitato a Marrakech.
Quando le ho detto che abbiamo visto tre cose é rimasta sorpresa.
“Ma come? E il Minaret? L’Alh Abs Ka? L’Ukh Kra Kalla? El Stu Cazz’ho ah ah ? (nomi di fantasia)” io le ho detto (copiando da Coelho) che preferisco vedere i vivi che le opere dei morti.
E ha incassato.
Ma la verità é che a me piace interagire, creare, parlare.
Di fare foto alle pietre non ne ho più voglia.
E ci siamo pure beccati una bella cena in terrazzo di ristorante con il marito, la moglie e i due bimbi, parlando di cultura, storia e costumi.
Una vera esperienza marocchina che se si potesse vendere avrebbe un mercato per i turisti affamati del “vero Marocco ma non troppo”.
Riguardo al “vivere cercando di stare in giro a divertirsi”: c’é una persona che prima di te ha realizzato questo, si chiama Timothy Ferriss e ha scritto un libro, “The 4 Hours Work Week” e ha una community che puoi trovare qui http://www.fourhourworkweek.com/. Parla di usare risorse internet, outsourcing e tutte queste belle cose per avere dei lavori “remote” e godersi il tempo libero andando a fare dei viaggi o vivendo per periodi di tempo in varie città, imparando cose. Ovviamente, lui é un subdolo patriota Americano che ha fatto della sua procacità una macchina per far soldi e “liberare le menti dei nuovi ricchi verso proposte di business indipendente”, tu lo fai all’Italiana, con più romanticismo e sentimento. Bella idea, non so se é il tuo scopo, se così fosse ti auguro di realizzarlo. Ma abbiamo tutti veramente bisogno di questi business? Siamo VERAMENTE sicuri che il mondo funzioni bene grazie a questi business? Io sono probabilmente più sognatore, e del denaro ne uso quello che necessito, e poi se son povero, pace. Verranno tempi migliori.
Il mio scopo é prima di tutto realizzare il mio obiettivo, e mi sono reso conto che é meglio farlo assieme ad altre persone con uno scopo simile.
Non mi propongo di salvare nessuno.
E’ più un “lavoratori di tutto il mondo unitevi” che un “convertitevi”.
Senza i business non ti arriverebbe nemmeno la farina per il chapati che ti permette di avere abbastanza carboidrati a pochi soldi.
E nemmeno i soldi per comprarlo.
Una cosa é il capitalismo selvaggio e finanziario, un’altra il lavoro onesto di persone che creano beni e servizi da scambiare.
Se consideri il business come un male assoluto semplifichi in maniera anacronostica.
Non é questione di essere ricchi o poveri ma di fare quello che si ama e io in questo momento non mi posso nemmeno immaginare una situazione più appassionante.
Ho messo in piedi, e ne sono orgoglioso, un gruppo che sta lavorando per cambiare stile di vita.
Forse ti immagini gente che vuole arrivare a 5000 euro al mese, ma ti assicuro che il parametro tempo é prevalente: si vuole lavorare meno e meglio.
Si vuole vivere più liberi.
Si vuole realizzare probabilmente la promessa che ci avevano fatto con la meccanizzazione: lavorare meno, non consumare di più. Col consumare di più ci hanno fregato per bene.
Sai benissimo che andando ogni mattina in ufficio o fabbrica si é in un circolo dal quale é difficile uscire.
Tu stesso giustamente riconosci il potere della pubblicità e te ne astieni.
Bisogna innanzitutto uscire da quel circolo, e il business può essere il modo.
Altrimenti si fa il classico viaggio di 6 o 12 mesi e poi ci si ricade dentro passando il resto della vita a dire com’era bello.
Per rispondere alla tua domanda: non so quanti soldi vorrei perché non ho mai desiderato né avuto lavori da schiavo del “sistema”. Ho lavorato nei campi, nella vendemmia, nella ristorazione e nella scuola. Mai timbrato un cartellino, e sempre lavorato per periodi di pochi mesi. E si mi sono già fermato, in Cina, per un anno, per 400 euro mensili. Qua se mi andrà bene ne prenderò 300. Come vedi, non si naviga nell’oro. Il resto cerco di farlo passare come va, muovendomi stranamente spendo meno di quando sto fermo, generalmente. I soldi non fanno la felicità perché più ne hai, più non ti accontenti e ne vorrai altri… questo si sposa male col mio concetto di viaggio e di una vita indipendente dai modelli di una società consumistica che sempre più ci fotte il cervello con ste idée di business. Per andare dove?
Potrai continuare per sempre a fare lavori del genere per pochi soldi ma se il tuo cervello può dare di più, stai forse sprecando tempo.
Certo, se nel frattempo cerchi di avverare il tuo sogno di diventare scrittore va bene.
Ma perché il lavoro umile dev’essere per forza più “romantico”?
E comunque se scrivi sei già scrittore. Punto.
Tu i libri li vuoi vendere e farne quindi un business.
Ho fatto il cameriere, lavapiatti, raccolto l’uva, le notti in fabbrica e tutte quelle menate lì anch’io e le ho trovate molto interessanti per un pò, ma poi mi hanno stufato.
Finita l’esperienza e l’apprendimento si passa ad altro.
Perché dovrei lavorare 8 ore per 40 euro in fabbrica se ne posso lavorare una sola magari al computer e con un cappuccino a fianco a fare una cosa che mi piace?
Per solidarietà con gli ultimi del mondo? Quelli mi mandano giustamente a fanculo dopo due minuti, é già abbastanza affollato da quelle parti e non apprezzano la concorrenza.
Per concludere la debolezza maggiore del tuo attacco al Grande Trip sta nel considerare il business e il consumismo come una cosa sola.
Ma non lo sono.
Il business, che é una parola bruttta, in realtà, per come lo intendo io, é il lavoro in proprio, che poi è la situazione più naturale per l’uomo.
I lavori a stipendio (anche quelli che hai fatto tu), sono un’evoluzione successiva, ma Urlk all’inizio se ne andava a caccia da solo e quando ha imparato a coltivare la bieta del mesostoico si é arrangiato per un bel pò di anni prima di delegare la zappa al cugino.
Quel cugino, quando ha accettato di zappare per Urlk, ha rinunciato a gran parte del piacere di vedere la bieta crescere, perché non era sua.
Ecco, a me piace coltivare la mia bieta e non dover sottostare a nessuno.
Per me questa é la libertà, altro che business o vita a 8 euro al giorno.
Il consumismo é un’altra cosa.
Il consumismo inizia nel momento in cui hai i soldi in tasca e cominci a spenderli per cose che non ti servono.
Non conta assolutamente niente come quei soldi ci siano arrivati in tasca, se con la vendemmia o la vendita di margarina.
Li potresti usare per comprare del tempo e lavorare meno, invece ecco la nuova macchina, l’abbonamento a Sky e altri prodotti e servizi belli quanto vuoi ma per i quali dovrai lavorare ancora.
Io credo nella sintesi, non negli estremismi.
Perché la sintesi é un’operazione intelligente e difficile, mentre l’estremismo é una facile semplificazione.
Ora, io in questi anni ho cercato di operare una sintesi tra il capitalismo (business, lavoro in proprio…chiamalo come vuoi) e il consumismo, accettando uno e limitando l’altro (gli insiders la chiamano taccagneria).
E sto cercando una via di mezzo, proprio come il Buddha del quale mi reputo un degno successore (sto ancora lavorando sulla pancetta).
E’ comprensibile che la cosa interessi ad alcune persone perché c’é una proposta positiva e non solo un rifiuto.
E’ bello leggere quanto fa schifo questo e quanto di merda é l’altro, ma poi uno si chiede “ok, e il prossimo passo per uscirne?” e se non hai risposte se ne va.
Io sto provando a rispondere a quella domanda.
Tu, scusa la franchezza, ti limiti a puntare il dito sulla merda.
POST SCRIPTUM
Mi si chiede continuamente perché mi piace il Monkey credendo che questo equivalga a condividere tutte le sue idee e prese di posizione.
No, a me piace come scrive e come personaggio.
Come scrive: non c’é molto da spiegare. Uno legge, gli piace e basta.
Il Personaggio: forse se nella società ci fossero più individui con un pensiero indipendente e scelte di vita coerenti con tale pensiero, il Monkey sparirebbe nella massa.
Ma allo stato attuale mi piace vedere dove va, cosa fa e di cosa scrive questa scheggia impazzita.
Magari le conclusioni alle quali é arrivato finora non sono condivisibili, sicuramente esagera, senza dubbio é volutamente provocatorio, a volte tende a semplificare ecc…ma ha una qualità oggi talmente rara e preziosa che sono pronto a perdonargli mille cose:
Il Monkey Pensa.

















giugno 23rd, 2010 alle 08:14
Bene. Mi e’ piaciuto leggere della tua “spiegazione”, perche’ finalmente dici cose piu’ concrete di prima. Credo comunque che in sintesi, il nostro pensiero sia piuttosto comune, forse si cerca di raggiungere gli scopi in due modi diversi. E anche se fossero differenti, viva la varieta’.
In quanto come dici penso, e’ lecito per me criticare. Non farei la tua scelta credo, ma sicuramente ne condivido alcuni punti. Se li condividessi tutti, sarei uno dei 20 “apostoli” di sto gran c*** de Trip. Fortunatamente per te, non lo sono!! Immagina quanto ti romperei i coglioni, se lavorassimo assieme… probabilmente il Signore ha deciso che ci fossero due alternative.
Avrei molto da discutere sulla semiclassificazione che fai di me come di un disilusso barbone post-backpacker in evoluzione, ma mi astengo. No altri post, no altri commenti, no altro food for non-populinoTrip-thought.
Ne parleremo, invece, la prossima volta sul prossimo tetto della prossima parte del mondo che ci vedra’ riuniti, sperando con meno sonno e piu’ birra. Molto meglio.
giugno 23rd, 2010 alle 10:43
Bella questa contrapposizione dialettica Trip-Monkey, sembra di assistere alla perenne lotta fra bene e male, angeli e demoni!
Scherzi a parte, se sono qui a commentare è perché tutta la faccenda mi interessa e ritengo che la diversità di opinioni rappresenti una ricchezza; e poi quando il Monkey diventerà un grande scrittore potrò vantarmi con gli amici di essere stato tra i primi al mondo ad avere il suo primo libro nella mia libreria..!
Devo però ammettere che una volta di più ho capito perché è tanti anni che seguo Tripluca: mi piace moltissimo lo stile con cui scrive e esprime il suo pensiero, diretto ma amichevole e pacato, con i piedi per terra ma con intuizioni illuminanti, dignitoso e onesto; parla con il cuore e colpisce al cuore.
Grazie Luca
giugno 23rd, 2010 alle 11:03
Il riassunto delle vostre due “interviste” è nelle ultime parole del Grande Buddha Veneto Tripparolo Luca.
Il Monkey Pensa.
Pensare con la propria testa e uscire dagli schemi della vita che viene imposta dal consumismo, questo è quello che vedo in voi due e che fate a vostro modo. Non c’è ne un buono, ne un cattivo, ci sono solo due brutti.
Che vogliono vivere e fare le cose a modo loro.
BuonTrip!
Giò
giugno 23rd, 2010 alle 11:52
Bella controintervista, mi piace che Tripluca giustifichi la passione per il suo business, specificando che si tratta di un mezzo per raggiungere il tempo libero (l’indipendenza dal denaro) e non la ricchezza materiale (dipendenza dal denaro).
Conoscendo a grandi righe l’esperienza di entrambi mi sembra che emerga questo: prima si parte, poi ci si chiede il perche’, si giustifica le proprie mosse. “Prima dovevo scappare dalla normalita’. Ho trovato altra routine. Ho cercato altri stimoli. Ora cerco di cambiare il mondo. Domani vado in Sudamerica. Eccetera.”
Questi scambi di opinioni sono interessanti, ma mi piace pensare che ci siano stimoli molto piu’ ingenui e inutili per aver voglia di partire.
Andrò ancora per le strade del mondo con occhi sinceri
Cercherò ovunque il dolore, la gioia dell’uomo
Conterò le lacrime amare di chi soffre
I sorrisi di chi attende con mani protese in avanti
Andrò ancora senza un orario, senza bandiera
Mi chinerò su malati e fontane, su volti di bimbi
Camminerò tra sporcizia e danaro senza fermarmi
Andrò ancora e quando tornerò sarò più vecchio e migliore
Non sarò mai né triste né stanco
Andrò ancora e se tornerò sarò senz’altro migliore
Andrò ancora per le strade del mondo potete contarci
(De André – Mannerini – Di Palo – De Scalzi)
giugno 23rd, 2010 alle 12:12
Sono un socio anziano (55 anni) del club dei fan di Luca, e provo a dare il mio contributo da una prospettiva anagraficamente diversa.
Negli interventi che ho letto c’è di tutto, compresi deliri fideistici antiscientifici (Galileo è vissuto invano), ma manca un elemento che credo sia fondamentale per capire la realtà: la qualità della nostra vita non si definisce da sola, ma solo in rapporto con gli altri. Non può esserci felicità, se non è condivisa con altri (al limite, anche solo con la natura, se è armoniosa); è quindi quasi inevitabile cercare un compagno/a, avere figli, consolidare una rete di vere amicizie, perdere col tempo un po’ di libertà individuale.
Continuare a viaggiare ci isola, e diventare residenti o semi-residenti è il destino di tutti: l’ideale per chi ha la passione del viaggio è quindi riuscire ad avere il tempo ed i soldi per coltivare la rete degli affetti, senza rinunciare per questo alla propria libertà.
Il progetto di Luca va in questa direzione, mi pare, quindi devo augurargli le migliori fortune.
giugno 23rd, 2010 alle 20:56
gran bell’articolo !!
giugno 24th, 2010 alle 00:59
Personalmente ammiro chiunque abbia una propria idea, giusta o non, e continui coerente per la sua strada, senza farsi condizionare dalla società. Difficile trovarne, soprattutto dove sono RESIDENTE io in questo momento. Monkey mi piace. Non condivido molto “il suo mettersi in mostra estremo” ma ammiro di lui anche questa capacità, molti si tirano indietro, dicono il falso per la paura di essere giudicati… e quindi non dicono, non fanno niente e risultano essere dei parassiti capaci solo di giudicare chi invece fa qualcosa anche timidamente, distruggendone a volte ogni tentativo.
Di Luca invece ammiro a 360 gradi il suo pensiero, le capacità, la sua modestia e semplicità. Adepti? Se continua a sfornarci articoli del genere…certo, non me ne vergogno.
giugno 26th, 2010 alle 10:58
Concordo con Luca…alla lunga se non ti poni un obiettivo al tuo viaggio diventa una cosa un pò sterile, anche perchè il mondo cambia….ed è normale, ma tutto cambia nella stessa direzione!Io sono per la diversità, per la pluralità di idee, di culture, di cucine, di abiti…di tutto! E ammiro chiunque abbia un’idea propria e lotti per questa. E invece sempre più spesso i pensieri della gente sono uguali, identici, non dettati da vere esperienze vissute,ma per sentito dire! Ma si può ragionare…”per sentito dire”??’ Incredibile. La veri crisi oggi è quella delle idee e di un medioevo culturale la cui causa principale è il consumismo – materialismo. E tutto ciò genera frustazione. E allora viene da dire, beati quelli che non se ne sono accorti e vivono nell’ignoranza ( ma credi di no in fondo…). Terzani disse, spegnete la televisione e riacquistate la libertà.
P.S: ciao marco sono andre l’amico di gabriele messina che è stato tuo ospite qualche giorno in malesia al ritorno dall’indonesia!mitico!
giugno 27th, 2010 alle 14:04
Salve,
per curiosità, preso dalla discussione, ho cliccato sul link al sito di Monkey (http://www.monkeyrockworld.com/) e, nello spazio dedicato agli “sponsored links” mi sono dovuto confrontare con quanto segue:
Beautiful Chinese Women
Chinese Women For Dating & Marriage Join Us And Find Your Love Today!
http://www.ChnLove.asia
Sesso per soldi e business (stringendo) per sostenere ideali diametralmente opposti.
Non una polemica, solo una constatazione, triste riflessione su un mondo che si culla sulle sue palesi contraddizioni.
Nella società, dall’amore alla politica, sull’onda dell’incongruenza tra parole e fatti.
Funziona così, mi dicono sempre.
Condanno me per primo, spettatore troppo passivo di un sistema che critico e quotidianamente, più o meno direttamente, alimento.
Auspico un dialogo costruttivo senza le degenerazioni volgari seguite alla precedente intervista a Marco Ferrarese.
Saluti,
Riccardo
giugno 27th, 2010 alle 16:11
credo non sia una scelta, ma é google che mette le pubblicità che vuole in base al contenuto della pagina.
giugno 27th, 2010 alle 16:31
Il blog di Monkey e’ solo una copertura per una community di amanti delle prostitute cinesi e scopatori di scimmie. Googlare per credere
giugno 27th, 2010 alle 20:29
E’ una scelta eccome.
E’ tutto “una scelta” ma niente pare esserlo, anche su questo verteva la mia osservazione.
Sembra che davanti a dio Google (per esempio) si sia impotenti, che se google vuole promuovere prostituzione (per esempio) io lo debba necessariamente accettare, accantonando la mia etica, calpestando i miei principi (per esempio).
Compromessi.
Io uso Google, Google usa me.
Funziona così mi direte.
“Secondo, mi sono divertito tutte le sere e i santi giorni, ma se tirate in mezzo le donnine, miei cari, mi fate pena e ribrezzo e spero che vi pigliate la famosa SIDA…. chiavare senza pagare, e’ la regola d’oro, altrimenti andate sul viale in Italia e non rompete i coglioni qua.” (cit. Monkey, 17 Giugno 2010)
Sorvolo (con difficoltà) il tono di questo volgare sparar sentenze (immagino che faccia parte del gioco): a voi tornano i conti?
E se google volesse promuovere armi sul mio sito oltre che “prostitute” cinesi, thai ecc…?
E se quelle “prostitute” fossero minorenni?
E se quelle armi uccidessero persone?
E’ business, funziona così, prendere o lasciare.
Nessuna scelta?
Non lo credo, non per me.
Riccardo
giugno 27th, 2010 alle 21:05
OMG!!!
giugno 28th, 2010 alle 02:00
il monkey e’ soprattutto anche molto coerente con se stesso.sono passato da penang per conoscerlo verso la fine dell’anno scorso e in tempi non sospetti mi disse parecchie cose che rileggo ora nella sua intervista.incazzature comprese
comunque ci voleva, grazie a questa discussione tra i due cervelloni viaggiatori un po’ egocentrici ho anche capito il senso di luca per i soldi,che e’ pure condivisibile.
ora viaggiate,fate il businness,fate quello che volete ma continuate a scrivere cose interessanti che a me piace leggerle.
giugno 28th, 2010 alle 05:57
Non so chi di voi due sia il più spocchioso e tuttologo!
giugno 28th, 2010 alle 10:12
“Funziona così mi direte.”
no, si possono bloccare i singoli siti, ma non credo Monkey ne abbia il tempo e la voglia e cmq é un lavoraccio.
“ora viaggiate,fate il businness,fate quello che volete ma continuate a scrivere cose interessanti che a me piace leggerle.”
agli ordini. E quando faccio i soldi compro il sito di Monkey licenzio Monkey.
giugno 29th, 2010 alle 13:23
concordo con riccardo, cercate di fare scelte coerenti!
per esempio usate questi banner non si guadagna niente in soldi ma in scambio link
http://www.stradaalternativa.it/
luglio 1st, 2010 alle 04:02
L’hanno detto anche a me quando dopo 5 anni di viaggio ho cominciato a dar frutto a quello che 5 anni di vagabondare per 5 euro al giorno mi hanno insegnato.
Perchè finchè sei una persona felice, ma “morta di fame”, non tangi a chi rinuncia alla libertà per un benessere evidente.
Ma quando oltre alla libertà, fai anche più soldi di chi si fa 8 – 17 tutti i giorni, allora improvvisamente diventi un CAPITALISTA contro il quale puntare il dito.
Il mio dito, a questa gente, si erge come un moai destinato alla dogana che c’è fra il retto e le viscere….
E ci metto anche la firma.
Gionata Nencini
luglio 1st, 2010 alle 08:59
in effetti Gionata, tocchi un tasto delicato ma vero.
Finchè alla libertà corrisponde una rinuncia uno può dire “ok, é libero ma é un morto di fame e io il morto di fame non lo voglio fare”.
Poi se però uno si porta a casa anche uno stipendio simile (e lasciamo stare se poi uno fa anche i soldi veri), mantenendo comunque tutta o quasi la libertà, allora può dar fastidio ad alcuni che, immersi nel loro stile di vita capitalista e consumista vengono dire a te che sei capitalista e consumista.
In un certo senso, quando sei puro, povero e viaggiatore, sei un prodotto da consumare, assieme ai film e libri di evasione.
Poi se rimetti i piedi nella (loro) realtà, dimostrando che ci si può vivere in maniera diversa, senza per forza rinnegarla completamente…non diverti più, non sei più uno né uno svago, né un sogno.
luglio 2nd, 2010 alle 20:28
e allora io che devo dire che ho un sacco di soldi anche senza dover lavorare e quando viaggio e lo faccio con pochi euri al giorno pensano che sia uno straccione?
e mi chiedono sempre come faccio,che lavoro faccio e ho imparato a mentire perche’ quando lo dici al tipo che si sente figo perche’ ha preso sei mesi di aspettativa dalla filiale di banca al neolaureto in gap year o a quello che lavora con internet due ore al giorno senti lo stesso un piccolo travaso di bile, e tanta invidia di quella cattiva?
luglio 7th, 2010 alle 19:37
Cito: sto ancora lavorando sulla pancetta
Non preoccuparti sei a buon punto
Bell’articolo. Mi piace la tua capacità di sintesi.
Un abbietto seguace!!!
luglio 8th, 2010 alle 01:38
@ Luca. Tutte queste interviste sono molto interessanti, ma mi sembra che hai già intervistato sia Monkey-Marco che i coniugi Paolo e Valeria “maiTrop” due volte. Perchè non dare spazio anche ad altri? Ci sono un sacco di viaggiatori che hanno commentato e mi sembra abbiano qualcosa da dire.
@ stefano. Io viaggio e lavoro dal 2008. Coi soldi sto bene, devo comunque lavorare, ma non sono con l’acqua alla gola, nonostante lavori “solo” 8-10 mesi l’anno, talvolta solo 6. Tra le prime domande che mi fanno i miei connazionali c’è quella dei soldi, se guadagno bene e come faccio a mantenermi e devo dire che sono anche un po’ imbarazzato nel rispondere che non ho nessun problema a gestirmi e che non ho mai chiesto niente a nessuno. Lo trovo anche io frustrante.
Ciao e buon “trip” a tutti!
Jacopo
luglio 8th, 2010 alle 12:19
“hai già intervistato sia Monkey-Marco che i coniugi Paolo e Valeria “maiTrop” due volte”
questa é un’intervista specifica per il triplife. Comunque si, ho chiesto a parecchia gente ma non tutti poi prendono il tempo per rispondere.
Mi fa piacere se si fa avanti qualcuno.
luglio 9th, 2010 alle 15:15
Magari guadagnassi promuovendo le puttane cinesi!! sarei ricco! Purrtoppo in tre anni con Google non ho tirato a casa nemmeno il primo check, ahahahaha…. presto mi lancero’ nel porno con cinesi e scimmie, altro che Trip Life…
luglio 30th, 2010 alle 00:20
“preferisco vedere i vivi che le opere dei morti.”
Condivido questa frase, è condivido in pieno quasi tutte le risposte che gli hai dato. Io sto terminando in questo momento i miei bellissimi 6 mesi a Rio de Janeiro, mesi bellissimi in cui ho alternato business, la mia attività di web marketing che va a gonfie vele, accordi per la vendita di appartamenti, ed altro, e giorni in cui ho fatto il turista vero e proprio. Ho conosciuto gente della zona “normale”, molto lontana e completamente differente dalla zona sud “turistica”, ho tanti amici adesso e una donna carioca meravigliosa. In realtà non sono mai stato un turista, ma ben si l’Italiano che vive a Rio. Avvolte i “viaggiatori” e “turisti” non riescono proprio a capire la sottile ma profonda differenza tra visitare e vivere un luogo.
Continua cosi
agosto 18th, 2010 alle 22:30
Nel 2004 ero sul punto di partire per non tornare più…in bici…con l’idea di svanire in Africa…poi incontro della vita e ora eccomi qua, in Cile, con moglie e figli…e sempre con l’idea di vivere di viaggi…ma se prima era “difficile” ora lo è ad una potenza sconosciuta…l’unica cosa che sono riuscito a fare è mollare l’Italia e stabilirmi qua…riuscendo anche a fare due viaggi attraverso Cile, Argentina e Bolivia…vorrei riprendere i miei ritmi di viaggio ma con bambini piccoli di 4 e 9 anni è impossibile…ho deciso di aspettare ma sono stufo del solito lavoro e da qualche settimana sto seriamente pensando al viaggio…qua in Cile ho rispolverato al mia laurea in Ingegneria e sono riuscito ad avere un lavoro all’università…come professore!! Ma se qualcuno mi chiama prof mi viene da sorridere…peggio se mi chiama ingegnere…io sono stato e mi sento un viaggiatore…devo inventarmi qualcosa e soprattutto devo ricominciare a viaggiare…
Nicola