Web 3

Nel 2000 capii che il web sarebbe stato importante e imparai l’HTML, un “linguaggio” che mi permise di far parte della minoranza che sapeva scriverci sopra.
Nel giro di pochi mesi ero in giro per il mondo a viaggiare a tempo pieno e non mi sarei fermato per una decade.
Una bella intuizione o, piuttosto, il coraggio di provarci senza troppe paure.

Il Web iniziò subito una lentissima trasformazione nel Web 2.0, una delle cui caratteristiche è quella di essere il web delle start-up > mega corporazioni che si mangiano tutto: Google, Facebook, Amazon e Airbnb, che oggi entra in borsa.
Quel Web non lo capii, ero troppo chiuso nella mia visione Web1, il web delle persone, che permetteva a chiunque di crearsi un’attività indipendente e cambiare la propria vita.
Mi piaceva troppo per accettare che fosse finito.
Ne fui travolto come viene sempre travolto chi non sa guardare in faccia la realtà, e iniziò una fase che ricorda molto la cacciata dal paradiso.

Col senno di poi nel 2009 quando ero in Siberia a programmare la nuova versione del mio portale, e scoprii la nuova start-up Airbnb, avrei dovuto mandare loro un CV e lavorare con loro.
In quel momento avevo già otto anni di esperienza nel settore, ben più degli stessi fondatori.
Oggi avrei un bel pacchetto di azioni da dumpare sul pubblico.

A volte mi chiedo come mai, nonostante le difficoltà vissute, non provo dispiacere per aver perso una grande occasione.
Credo che i motivi siano due: non era la mia strada.
Sarebbe stata una strada migliore, ma non era la mia.
Mi piace infatti fare le cose da solo, non mettermi a ruota.

L’altro motivo è che ogni errore che ho fatto nella vita, per quanto doloroso, mi ha sempre dato più di quanto mi abbia fatto perdere.
A forza di sbattere il naso ho un naso d’acciaio.

Questi dieci anni di stenti relativi (“first world” stenti) mi sono serviti.
Non so bene ancora per cosa, ma mi sono serviti.

Oggi siamo all’alba dell’era del Web3, nato undici anni fa col Bitcoin.
Un web che non so ancora definire ma che spero sarà il web delle Community, di gruppi di persone che lanciano protocolli aperti che si mangiano intere industrie.
Come nel 2000, ancora pochi l’hanno capito, e questo mi dà un enorme vantaggio.

Sono pronto per questo viaggio, ho già una mappa sufficientemente dettagliata, e l’attrezzatura necessaria.
Mi manca solo l’Html del Web3, Solidity, che sto iniziando a studiare.
Se riesco a capirlo (non ne sono sicuro), sarò non pronto, ma prontissimo.
Voglio solo imparare a leggere il Web3 (a scriverlo non ci provo nemmeno).
Altrimenti pazienza, farò il viaggio senza l’arma segreta, e sarà comunque interessante.
Tanto ciò che conta è solo la storia che scriviamo.
Alla fine resta solo quello.

Cronistoria del Coronavirus (Day 37): Il Catastrofista

Day 37
1 Marzo 2020

Casi confermati / decessi nel mondo: 88.300 / 3050
Casi confermati / decessi in Italia: 566 / 5

Repubblica

Continua la chiusura dell’Italia, piano piano, mentre il virus si diffonde velocemente.
Sepulveda è contagiato, morirà a metà Aprile.

IL CATASTROFISTA

Intanto io comincio ad essere taggato come catastrofista.
Faccio una premessa: forse sbaglio io. Anzi, qualcosa l’ho sicuramente sbagliato, come d’altra parte praticamente tutti.

Probabilmente sbaglio ancora oggi (4 Maggio) persino scrivendo queste righe perchè, tutto sommato, non è grave come si dice.
Questo è un punto importante: se non si definisce bene cosa si sta dicendo e si sposta sempre l’asticella più in alto, alla fine non ha mai ragione nessuno.

Un esempio dei discorsi che mi sono ritrovato a fare:

– “Occhio che questo virus è una cosa più seria di quello che sembra“.
– “Mah, non mi pare stia succedendo molto“.

Passano pochi giorni e chiudono il Nord Italia.
Qui devo estrapolare un po’.
Non so cosa pensasse chi diceva che non succedeva nulla, ma posso immaginare con un certo grado di sicurezza che non prevedesse la chiusura del Nord Italia, un evento inimmaginabile fino a quando non è accaduto.

La chiusura è già prova che fosse una cosa più seria di quello che pensavano.
Un “in effetti era più serio di quello che sembrava” ci sarebbe stato tutto.
E invece, silenzio.

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